lunedì 24 febbraio 2020

LUIGI MAZZELLA / Elogio del pensiero libero



Elogio del pensiero libero


di Luigi Mazzella



Editore: Avagliano
Data di Pubblicazione: febbraio 2020
EAN: 9788883094187
ISBN: 8883094182



La  presentazione del libro “Elogio del Pensiero Libero” 
di Luigi Mazzella

Lunedì 24 febbraio alle ore 16,30 presso l’AULA TURINA DELLA CORTE DEI CONTI, a Roma, Via Antonio Baiamonti, 6 sarà presentato l’ultimo libro del professor Luigi Mazzella “Elogio del Pensiero Libero” edito da Avagliano.


La presentazione del volume  "Elogio del pensiero libero" di Luigi Mazzella




Luigi Mazzella, nato a Roma, scrittore e giornalista, Vice Presidente emerito della Corte Costituzionale, Avvocato Generale dello Stato emerito, Ex Ministro per la Funzione Pubblica e grande saggista  sarà presente all’incontro per parlare del suo ultimo lavoro. 

Lo scrittore Nino D’Antonio nella sua recente  recensione al libro si chiede a quale genere  potrebbe appartenere tale trattazione.  Il riferimento più immediato è il saggio, tenuto conto del sapere, della dottrina, della cultura storica e filosofica di cui il testo si nutre maggiormente. Tuttavia, se consideriamo la trattazione degli argomenti e una costante contaminazione di idee che ti affascina e nel contempo ti fa riflettere, risulta una lettura scorrevole, lucida, di alta qualità letteraria e umanistica. Da ciò scaturisce la qualità  narrativa e l’indagine accorta sul pensiero libero, dall’antica Grecia all’Umanesimo fino  alla nostra civiltà occidentale con una voglia del lettore e un desiderio continuo a proseguire la lettura, per  conoscere le conclusioni finali che fa questo importante scrittore.


 La ricerca di un pensiero libero 

Secondo l’autore, l’esigenza di avere un “pensiero libero” come bisogno concreto,  non nasce da un anelito astratto ad avere una situazione “ottimale”, ma da un bisogno “drammaticamente” concreto e più specificamente politico. Se “politica” è fare al meglio l’interesse della “polis” (vale a dire di una comunità organizzata su un territorio circoscritto che ha propri usi, costumi, abitudini, consuetudini di vita e specifiche leggi dirette a regolare una pacifica e ordinata convivenza civile) l’interesse precipuo dei governati è che le persone elette e incaricate di curare la res publica  abbiano la mente sgombera da preconcetti e pregiudizi di qualsiasi natura e possano applicare nella ricerca delle soluzioni dei problemi della collettività la razionalità e la logica che sono espressione unicamente di un pensiero libero. Se ciò non avviene, il “Malgoverno”, magistralmente dipinto da Ambrogio Lorenzetti nel Palazzo pubblico di Siena è del tutto inevitabile. E ciò  anche se non è strettamente necessario attribuirlo in modo fideistico a opera del Diavolo. Anche le Teocrazie producono inevitabilmente  metodi di governo non dettati, certamente, dal bisogno di aiuto dei governati ma piuttosto all’esigenza di operare per la maggiore gloria di un Dio sulla Terra. Sono, in altre parole, forme palesi di “Malgoverno” che tengono poco conto della “polis” dei viventi e si preoccupano molto, invece, di un’astrazione non provata e non dimostrabile che condiziona il pensiero umano, sino a condurlo nel vicolo cieco dell’irrazionalità. In conseguenza, i connotati del governo giusto, equanime su tutto e nei confronti di tutti si smarriscono e sono sostituiti dalla parzialità faziosa, sia pur dettata da un preteso nobile istinto di fratellanza religiosa. Ma il “Malgoverno” s’instaura anche quando a orientare i governanti in luogo del fideismo religioso è il fanatismo ideologico a ostacolare o tentare di condizionare l’esercizio del pensiero libero. Anche il Dualismo  filosofico, come quello di Platone e dell’infinita sequela dei Post-Platonici fino agli Idealisti tedeschi post-hegeliani, introducendo un elemento di fantasia non provato né dimostrabile (come il Mondo Iperuranio che nessun telescopio può mai scorgere, l’Idea Universale, “chioccia” attenta a non perdere il contatto con i tanti Io particolari disseminati sul Pianeta,  i giochi astratti e invisibili della mente  che giocano a rimpiattino tra tesi, antitesi e sintesi e via dicendo) allontana i responsabili della res publica dagli interessi concreti della gente che sono hinc et nunc e hanno bisogno di azioni mirate a risolverli con immediatezza e non di certo di utopie mirate o alla gloria del magma astratto della Patria o al benessere dell’intera Umanità, entità ugualmente impalpabile e vaga. Ho avvertito il bisogno di tessere, nel mio libro, l’Elogio del pensiero libero  non per scrivere un’opera filosofica, sociologica o letteraria (come pure è stato detto da un recensore) ma per indurre, “sperabilmente” i miei connazionali a puntare, con acutezza e perspicacia, uno sguardo libero e non fuorviato da pluridecennale militanza o simpatia partitica,  sulla vera “politica” quella che si propone e dà mostra di volere curare gli interessi concreti e reali della polis. Il mio libro è un invito a liberarsi dai paraocchi della fede (che predica amore universale in teoria e alimenta guerre sia pure sante nella pratica quotidiana) o dell’ideologia (che esalta il buonismo diffuso a trecentosessanta gradi o l’entità astratta della Nazione, l’una e l’altra al solo fine di occupare poltrone e cadreghini). Governare non significa servire gli interessi di padroni stranieri (che nel Risorgimento furono inglesi e francesi contro l’impero austro-ungarico, oggi sono gli gnomi di Wall Street e della City contro la ripresa industriale negli Stati - membri dell’Unione Europea), ma quelli della nostra polis che non è l’ecumene terrestre… ma l’Italia con i suoi pregi e i suoi difetti; e comunque l’Italia! Italy first! (Sì, come America e Great Britain). D'altronde, empiristi, pragmatici, concreti, efficienti,  prima degli Statunitensi e degli Inglesi furono i Romani della Repubblica!  Nel mio libro ho voluto ricordarlo! 

APPROFONDIMENTO:

DENTRO  L’OPERA  DI  AMBROGIO  LORENZETTI:

L’elogio del pensiero libero, gli effetti del buono  e cattivo governo, della  giustizia e del benessere visto con l’occhio curioso  e sottile del grande artista senese  Ambrogio Lorenzetti  (1285/90 –1348).

Da sempre i popoli hanno avuto governanti che hanno dato a loro la prosperità e il benessere, soprattutto quando erano animati da buoni propositi e si interessavano del bene comune, oppure, che hanno costretto i propri cittadini a dolorosi momenti della storia, inique, guerre, povertà, soprusi e inganni quando erano spinti da accorti interessi personali, familiari o di parte. Il cantore della città purificata che ha rappresentato magnificamente il Buono e il Cattivo Governo, è stato Ambrogio Lorenzetti, con un'opera densa di momenti   simbolici, allegorici, di grande significato e  raffinata bellezza.
Ambrogio Lorenzetti, artista che dai Commentari di Lorenzo Ghiberti risulta essere stato, oltre che grande pittore, acuto filosofo, è universalmente celebre per gli affreschi del Palazzo pubblico di piazza del Campo a Siena. Le Allegorie, la descrizione degli effetti che sul Buono e sul Cattivo Governo possono avere le idee dominanti in un Paese meritano una riflessione. Non si fa fatica, infatti, a indovinare che per il Mal  Governo l’Italia gli abbia offerto molto materiale (la Iustitia  legata, svilita, senza manto, scettro e corona: la bilancia spezzata in due; la Tirannide strabica, zannuta e, come il diavolo, cornuta, la zampa artigliata e via dicendo); riesce, invece, più difficile immaginare da quale Paese l’artista abbia tratto ispirazione per descrivere e affrescare le scene del Buon Governo.  Secondo l’autore Luigi Mazzella è pensabile che “il Lorenzetti abbia immaginato per il suo luogo di Bengodi, la polisgreca e la res publica Romana, quella antecedente all’immigrazione ebraica, cristiana e all’egemonia del pensiero platonico (e post). In quei luoghi, prevaleva ancora una visione monistica della realtà, priva delle fantasie e fumisterie del dualismo religioso e filosofico, basata  sull’individualismo concreto e non sull’universalismo astratto delle Idee che prendono il posto delle cose”.  In fondo, - confessa l’autore -  tutti gli idealismi mascherano la realtà e rendono soprattutto la lotta politica più aspra e conflittuale per la carica di odio che è connessa a ogni “diversità”  di opinioni, manifestata dagli esseri umani.



L’opera:
 
L'Allegoria è un ciclo di affreschi eseguiti da questo grande artista della pittura medievale, presente nel Palazzo Pubblico di Siena e databile al 1338-1339. Gli affreschi si trovano nella Sala del Consiglio dei Nove, detta anche Sala della Pace.


Ambrogio Lorenzetti,  grande interprete della stagione della pittura senese del 300, fratello di Pietro,  raggiunse  tra il 1280 – 1285, nel campo della pittura significativi risultati molto diversi rispetto all’opera di Giotto  o di Giovanni Pisano che trattavano l’arte con un crudo realismo drammatico. Ambrogio, saggio filosofo e convinto seguace di Simone Martini  e  Duccio Buoninsegna  seguì le orme di questi due importanti interpreti senesi, con un’attenzione particolare  per la vita politica e sociale. Alla prospettiva fiorentina contrappose la preziosa decorazione   con  la delicata e sinuosa linea di contorno senese. Un grande risultato pittorico è visibile nel ciclo del Buon Governo e del Cattivo Governo, una serie di grandi affreschi presenti nella Sala dei Nove a Siena, con la parete di sinistra, delicata all’Allegoria del Buon Governo e, in quella di destra  con gli Effetti del Buon Governo in città e in campagna. Questi affreschi sono stati realizzati da Ambrogio tra il 1938 e il 1939, dopo la morte di Giotto (1937) e subito dopo la partenza di Simone Martini ad Avignone. Il ciclo di immagini rappresentate si snoda tra tre pareti del salone di rappresentanza. In quella minore è rappresentata l’Allegoria del Buon Governo, mentre nelle pareti lunghe, nella prima, sono rappresentati gli effetti del Buon Governo in città  e in campagna e nella seconda parete  le allegorie e gli effetti  del Cattivo Governo in città e in campagna.


Nella maestosa Allegoria da favola incantata carica di aspirazione e ottimismo vi è un complesso intreccio di figure allegoriche che Ambrogio ha ripreso dalle teorie filosofiche di San Tommaso d’Aquino. In tale visione  è dipinto il Buon Governo  rappresentato da un vecchio saggio con corona, scettro e scudo. Seduto in trono  con sotto le figure alate di Fede, Speranza e Carità. Alla sua destra siedono la Temperanza e la Giustizia rappresentata in una dimensione quasi identica al gran saggio che tiene una bilancia, simbolo dell’alta sapienza.  Più sotto, vi è una sfilata di 24 consiglieri della città che reggono due cordoni che la concordia porge a loro. I due cordoni stanno a indicare come ogni cittadino debba essere legato all’altro da convinta volontà di giustizia.  In questo modo il potere celebra se stesso e la propria potenza politica facendosi rappresentare come un governo saggio a cui tutti devono concorrere nel rispetto delle leggi divine e degli uomini. Nella grandiosa allegoria sugli effetti del Buon Governo in città e in campagna, tuttavia,  Ambrogio Lorenzetti riesce  a liberare dalle maglie e dalle costrizioni simboliche rappresentazioni di insolita spontaneità  e bellezza. L’affresco lungo 14 metri, rappresenta la città di Siena, quasi una  istantanea immediata che documenta in tempo reale  la vita  sociale di quel tempo. E’ la prima volta che nella pittura medievale  il paesaggio acquista un ruolo paritario a confronto con le figure rappresentate. Non più fondi oro di ascendenza bizantina e figure grandi e piccole a seconda l’importanza del personaggio rappresentato ma  tutte considerate dello stesso valore. Il paesaggio, così,  diventa  il soggetto principale al pari delle figure rappresentate,  con interessanti descrizioni di vita; il lavoro dei campi, le chiese, le torri in muratura e i grandi palazzi merlati descrivono magistralmente  gli effetti positivi del Buon Governo, con i muratori, i mercanti, gli artigiani e gli abitanti senesi che fiduciosi riempiono la  città.  Tali effetti positivi si avvertono anche fuori le mura cittadine con una operatività, un ottimismo  e una sicurezza presente tra gli abitanti.



LA  RIFLESSIONE:
Quello che ci vuol far comprendere Ambrogio Lorenzetti in questo ciclo pittorico che ci può essere un Buon Governo se ogni cittadino dimostra nella collaborazione di essere legato all'altro nel bene generale della collettività, non come purtroppo succede oggi, in un perenne conflitto d’interessi personali, finanziari e di potere che di fatto annichiliscono e riducono al collasso  la speranza di un futuro migliore. Tutt'intorno a noi, oggi, permangono una catasta  di relitti e di idee negative personificate  egregiamente da Ambrogio Lorenzetti nella rappresentazione del Cattivo Governo, come per esempio nell'allusione della pena di morte presente nella didascalia in altro di un ’affresco,  oppure,  la scena di una  figura di un uomo seduto in trono con le corna che calpesta la Giustizia. Quasi tutte le figure principali rappresentate sono circondate da presenze allegoriche di Crudeltà, Perfidia, Frode, Ira, Discordia, Guerra, Tirannide, Avarizia,  Vanagloria e scene  tremendamente drammatiche di violenza, assassinii, saccheggi e distruzioni.  Proprio  la cronaca puntuale  ed esatta degli eventi distruttivi che viviamo ogni giorno intorno a noi!!!       Sandro  Bongiani






Video:


Ambrogio Lorenzetti,  L'allegoria del buon governo Palazzo Pubblico frescos: Allegory and effect of good and bad government.   

Durata del video  10:17      https://youtu.be/jk3wNadYA7k




 
 L’intervista di Moondo all’autore di Elogio del Pensiero Libero.


Conferenza segnalata da Archivio Ophen Virtual Art di Salerno

mercoledì 19 febbraio 2020

Luigi Mazzella / Le falsità pericolose di questa società




Fake off. Le falsità pericolose

Editore: Avagliano
Collana: I tornesi
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 26 settembre 2019
Pagine: 227 p., Brossura
euro 16,15
EAN: 9788883094040


Veronica Serafian, statunitense di origini armene, vive gran parte dell'anno a Roma, dove presiede e dirige un circolo culturale finanziato da un gruppo industriale-editoriale nordamericano, sospettato, da alcuni-giornalisti della Capitale, di essere vicino alla CIA, oltre che alle centrali finanziarie dell'Occidente. La mission di Veronica, divenuta quella del Circolo, è la battaglia al fake che monta nella società contemporanea. Con analisi, dibattiti e tavole rotonde la falsità è denunciata in tutte le sue manifestazioni: fake news, fake art, fake truth, fake charity.  

Il romanzo di Luigi Mazzella è, in parte, un monologo interiore di Veronica che spiega la sua visione del mondo; in parte, un dialogo con Cristiana, l'amica del cuore della protagonista, intessuto di conversazioni su tutti gli aspetti sociali e politici più attuali; in parte una ricerca senza speranza di Jennifer, un'amica amata ma perduta. È anche il racconto del fake wedding di Lizbeth, la figlia di Veronica, nella stupenda cornice del Castello Orsini-Odescalchi di Bracciano. Veronica esprime concetti che rappresentano un ritorno all'idea di matrimonio libero degli antichi romani. "È. (soprattutto), un fake che si deve ritenere in e non off come gli altri inganni cui ci sta abituando la nostra epoca".





L'autore Luigi Mazzella presenta alla Feltrinelli di Caserta il suo nuovo saggio 
dal titolo " ELOGIO DEL PENSIERO LIBERO" Avagliano Editore, con la presenza dello scrittore napoletano Nino  D'Antonio.




Luigi Mazzella, personaggio di grande cultura e scrittore geniale con un humus  teorico capace di spaziare con lo stesso impegno e qualità dal saggio politico e sociale al romanzo e alla cinematografia.  Questo ultimo lavoro non è un semplice romanzo descrittivo ma qualcosa di più complesso che fa affidamento anche alla riflessione spesso supportata da una acuta analisi sociale. Lo testimonia  magnificamente una serie di opere scritte nel corso di diversi decenni da questo importante autore italiano che spaziano nei vari campi d’indagine. Quello che si evidenzia in questo ultimo romanzo è la trattazione critica del diffuso uso della persuasione, l’utilizzo della falsità  e dell’inganno orchestrato in tutte le sue manifestazioni: fake news, fake art, fake truth e fake charity,  che di fatto diventa tema centrale di questo romanzo. La fake news è un fenomeno abbastanza recente, tuttavia,  sono da sempre esistite le “bufale” orchestrate dall’uomo per alterare a proprio piacimento i fatti concreti del reale. Nel villaggio globale di oggi, ormai, tutto viene recepito in tempo reale, le informazioni  arrivano facilmente a condizionare le coscienze senza avere più la capacità critica e il tempo necessario di analizzarle.  Un po’ è colpa  anche di una scuola  sterile e monolitica  ridotta ad un  meschino livellamento culturale gestito con intelligenza dalla politica al fine di addomesticare l’individuo sociale ad un ruolo subalterno al potere. Quest'altro problema richiederebbe un approfondimento a parte, che tuttavia,  Mazzella sta svolgendo in due  altri nuovi saggi in preparazione,   (“Tutti promossi a fine-anno”  e “L’albero dell’ignoranza”).  Di fatto,  facendo riferimento al problema delle fake news, il confine tra vero e falso è divenuto sempre più labile e possibile, tanto che ormai si utilizza il termine “post-verità” (dall’inglese post-truth), a un modo di trattare l’informazione a proprio piacimento al fine di plasmare  e manipolare l’opinione pubblica attraverso la paura e l’emozione provvisoria  delle persone. Di conseguenza, con l’uso sconsiderato e onnivoro dei media,  la televisione, internet e soprattutto i social che condizionano la grande massa,  la verità  viene sostituita di colpo da una “diversa verità dei fatti” che ha finito per divenire sofisticata tecnica del convincimento e delle Pubbliche Relazioni. Una “scienza della manipolazione” che riesce a influenzare con facilità comportamenti e modi di essere, purtroppo, questo avviene ogni giorno tra i diversi gruppi antagonisti del sociale e della politica  per controllare, indirizzare e manipolare l’opinione pubblica, per convogliare il consenso, creare una minaccia ma anche   semplicemente etichettare coloro che risultano figure “alternative” e non in linea con le indicazioni imposte dal potere, inventando apposite “fake news” che li possano screditare pubblicamente agli occhi della  collettività. In questo travaglio confuso di socialità, di idee contraffatte e rottamate, la fabbrica organizzata delle illusioni, delle menzogne e del “pensiero unico” orienta egoisticamente il gusto, le scelte e la vita intera dei cittadini  uccidendo definitivamente la verità ormai costretta e ridotta a simulacro e a semplice farsa del reale.     Sandro Bongiani


                                                                                                                

  



Luigi  Mazzella è autore anche di altri importanti volumi  di saggistica contemporanea, come per esempio,   il saggio  socio-politico trattato nel volume  “Il decennio nero degli Italiani”- Avagliano 2018,  Europa crash” (Armando Curcio editore) ed “Europa mia” (Avagliano), fino a trattare il saggio cinematografico come  nel “50 film da rivedere, per riflettere ancora” – Ist. Cult. Mezz. 2018”, oppure,  “Federico Fellini, il visionario realista” – Ist. Cult. Mezz. 2018,  fino a opere di raffinata  narrativa come “La complicità del perdono” – Marsilio 2016 e “Vissi d’arte” – Avagliano – 2018, “Elogio del pensiero libero” (ed. Genesi editore).







Luigi Mazzella / Biografia    https://moondo.info/author/luigi-mazzella/

venerdì 14 febbraio 2020

AL PALACONGRESSI DI RIMINI LE OPERE DI MARIA LUISA TADEI






IEG: IL PALACONGRESSI DI RIMINI 
SI APRE ALL’ARTE E AL DESIGN




NELLA LOCATION CONGRESSUALE DI ITALIAN EXHIBITON GROUP INSTALLATI DUE RECENTI LAVORI DELL’ARTISTA DI FAMA INTERNAZIONALE MARIA LUISA TADEI


Endlessy e Jilly, sculture in vetroresina, da ieri negli spazi del Foyer insieme alla grande Perla in granito Royal White, inserita sin dalla fondazione





Rimini, 13 febbraio 2020 – Il simbolo dell’infinito da un lato, una figura dall’anima femminile dall’altro. Sono firmate Maria Luisa Tadei - artista riminese, ma di fama internazionale formatasi tra Bologna, Düsseldorf e Londra - le due sculture che da ieri impreziosiscono gli spazi del Palacongressi di Rimini, grazie ad un accordo tra la divisione Event&Conference Division di Italian Exhibition Group e l’artista contemporanea, nota sia in Italia che all’estero. Una delle sue opere è stata recentemente esposta fuori dagli uffici del Times di Londra e due suoi lavori sono attualmente al prestigioso Yorkshire Sculpture Park, nel nord dell’Inghilterra.


Il Palacongressi riminese, icona che spicca nel paesaggio cittadino con la sua architettura moderna, contribuisce a connotare ormai da quasi un decennio in maniera inconfondibile e unica il profilo urbano contemporaneo di Rimini. Nel segno della bellezza, della creatività e dell’apertura al contemporaneo vanno a collocarsi le due opere di Maria Luisa Tadei, sculture dipinte con pittura acrilica e fibra di vetro epossidica, due nuove pennellate artistiche che si sono aggiunte da oggi nei luminosi spazi del foyer, dove già si trova la grande perla in granito Royal White, inserita sin dalle origini, a richiamare la spettacolare conchiglia che sovrasta l’ingresso e che ospita la sala anfiteatro.

“Si è spesso parlato di unire la bellezza del Palacongressi a quella di opere d’arte moderna e contemporanea, – spiega la direttrice della divisione Event&Conference Division di IEG, Stefania Agostini - un’associazione tra il nostro brand e l’ingegno creativo che IEG ha sempre condiviso. Un’aspirazione che doveva però conciliarsi con la nostra attività, in cui l’esposizione dell’opera trovasse la sua giusta valorizzazione senza porre vincoli all’organizzazione degli eventi. La proposta di ospitare le opere si è presentata subito perfetta perché ha messo d’accordo le esigenze di tutti e soprattutto dimostra la ripetibilità di questa iniziativa. Inoltre, può rappresentare anche un’interessante vetrina per far conoscere la nostra struttura alle aziende legate all’arte, al design, alla progettazione”.

L’occasione propizia si è concretizzata grazie alla disponibilità, oltre che dell’artista, del curatore delle sue opere, Matteo Sormani, noto esperto e direttore dello Spazio Augeo di Rimini. L’accordo prevede l’installazione, per un anno, delle due opere di Maria Luisa Tadei negli spazi del Palacongressi riminese.






LE OPERE

Endlessy (2017, scultura in vetroresina epossidica e colori acrilici, acciaio inossidabile, cm 208x102x230) è un’opera statica, ma dinamica nel suo contenuto significante di tensione verso il Trascendente. Costituisce un nuovo tassello nella ricerca dell’artista iniziata con Creative Wisdom – La Sapienza creativa (già esposta alla Cass Sculpure Foundation, Sussex, Great Britain). Il richiamo è al gesto condiviso di Dio e dell’artista che lo emula, forgiando lo spirito attraverso la materia.

Jilly (2017, vetroresina epossidica e colori acrilici, acciaio inossidabile, cm 76X100X190) è una figura biomorfica e bifronte, con un’anima femminile che il nome sottende, forse quella implicitamente giocosa dell’artista. Il suo io emerge attraverso corrispondenze e sovrapposizioni numeriche e simboliche di forme e colori emananti significati autentici, antiche e moderni.




L’ARTISTA




Maria Luisa Tadei, riminese, classe 1964, ha studiato storia dell’arte all’Università di Bologna e arte all’Accademia di Belle Arti di Bologna, a Dusseldorf e al Goldsmiths’ College di Londra. Ha iniziato a fare sculture all’inizio degli anni ‘90 e ha esposto in numerose gallerie e musei in Europa e in America. Oltre a questo, ha esposto alla Biennale d’Arte di Venezia nel 2009 e 2013 e alla biennale Architettura nel 2010. Ha esposto alle Olimpiadi del 2008 a Pechino. Il suo lavoro è nelle collezioni permanenti di musei in Italia, Olanda, Germania e Slovenia, mentre le sue commissioni pubbliche includono sculture per una stazione in Italia, per la città di Coral Springs, in Florida, per un giornale in India, per la più grande nave da crociera del mondo e per la Florida International University di Miami.






PRESS CONTACT ITALIAN EXHIBITION GROUP
Elisabetta Vitali, head of media relation and corporate communication IEG
Annamaria Gradara, media consultant Event&Conference Division IEG - +39 349 1761753





venerdì 31 gennaio 2020

VINCENZO NUCCI alla Galleria Elle Arte di Palermo



La Galleria Elle Arte di via Ricasoli n°45, Palermo, comunica che

venerdì 7 febbraio 2020 alle ore 18:00
sarà inaugurata la personale di

VINCENZO NUCCI


Racconti d'estate pastello cm 30x24 2007


"Il peso di un raggio"
Pastelli 1998- 2015

La mostra si avvale di una selezione di trentacinque pastelli, di medio, piccolo e grande formato, dedicati al paesaggio siciliano, soggetto di elezione della ricerca artistica di Nucci: le case padronali, le mura di cinta invase da rigogliosi fiori rampicanti, le palme nella loro maestosa bellezza.
Gli orizzonti di Nucci evocano varchi verso l’infinito, porzioni di cielo che si sottraggono al caos cittadino; una sorta di ritorno alle origini che favorisce l’ascolto del silenzio e l’immersione nella Natura.
Una parte delle opere in esposizione proviene da una preziosa raccolta di appunti, realizzati con i pastelli su piccoli fogli, raccogliendo ricordi o testimonianze di viaggio, fissati dall’artista nel momento dell’ispirazione.
Scrive Aldo Gerbino nel testo di presentazione: […] Tale impressionistica sostanza non può che confermarsi con Enzo Nucci, sia nella geometria della palma, sia nella pastosa concretezza delle erbe, sia nella calcinata, gessosa consistenza di conci, casolari, tegole affocate nel sole meridiano, portando con sé, il peso ineffabile dei raggi, la storia fotonica del nostro cosmo. Molto lo ritroviamo confermato nella stessa meccanica del pastello congeniale all’artista, e non certo subalterno ai pigmenti della pittura situandosi, per estatici trasognamenti, a maggior sostegno del reale. […]


Vincenzo Nucci : 
 “Tra Luce, Malinconia e Memoria”

Vincenzo Nucci da circa un quarantennio di ricerca dipinge ossessivamente i luoghi della memoria, della malinconia, con antiche ville secolari dove il tempo si è apparentemente rappreso e fermato. I suoi primi lavori negli anni Sessanta hanno avuto come tema centrale la guerra in Vietnam e il terremoto in Sicilia con una pittura pienamente aggiornata rispetto l’esperienze culturali e artistiche che si svolgevano in quel tempo in campo internazionale. Dopo circa un decennio di attività, di colpo, ha visto l’artista siciliano allontanarsi dalle vicende prettamente sociali e il tema ricorrente della sua pittura è diventato soltanto la sua Sicilia. Per diversi anni Vincenzo Nucci ha continuato a osservare curioso il paesaggio della sua fascinosa Sciacca con la casa padronale e le inquiete buganvillee fiorite dai colori vellutati che si arrampicano avidi a scrutare il mare Mediterraneo e l’orizzonte immacolato dell’Africa araba. Per molti anni l’artista ha dipinto in modo ossessivo solo paesaggi, quei paesaggi del Belice con gli orizzonti dati come “logos indefinito”, come superamento del dato provvisorio del reale e del visibile. Un visibile che s’incarna nella figurazione ma nel contempo la trascende e la proietta in una dimensione soffusa, intima in cui l’apparire si trasforma in essenza malinconica carica di silenzio e di cose non completamente svelate. L’artista ormai lavora sul crinale ossessivo di una figurazione in cui le immagini vivono la dimensione sospesa e impalpabile del momento.

Sono magiche visioni che si posizionano metaforicamente tra natura e storia, tra coscienza e sofferta aspirazione. La tela di Nucci non è altro che il “sudario della memoria”, dei ricordi rappresi, del passato trascorso che affiora come dolce ricordo e si condensa in materia più concreta e lirica. La visione dell’artista saccense nasce quindi da questa particolare capacità di trasportarci in un altrove praticabile in cui sentiamo persino i suoni, gli odori e i profumi delle diverse stagioni isolane; l’odore di terra dopo un temporale, il profumo del basilico, le cicale sospese all’ombra di una palma gentilizia a cantare e ricordarci i memorabili momenti di vita trascorsi accanto ad un solitario casolare di campagna. Insomma, la pittura di Enzo Nucci è intrisa di insolite memorie cariche di nostalgia e di profondo e assorto silenzio. Il paesaggio per l’artista siciliano non è semplice descrizione o pura sensazione percettiva ma inesorabile ossessione, struggente apparizione di memorie di luce non del tutto corporee ma che lasciano comunque tracce sostanziali ancora visibili. Tutta la sua pittura è intrisa di passato, di ricordi sedimentati in una dimensione alquanto provvisoria ma immediata. 

Per il pittore siciliano, l’arte è essenzialmente evocazione, sortilegio, vertigine. Forse il suo mistero sta tutto racchiuso nel suo magico studio arroccato tra tante fitte case arabe pressate a dismisura sopra il porto che formano la parte antica e più vera della città di Sciacca. Lì prendono forma i ricordi e nascono le architetture e i giardini con insoliti paesaggi svuotati di ogni presenza umana; solo la memoria della natura nella sua mitica essenza e nel silenzio più maestoso. Una visione decisamente “sospesa”, di confine, dilatata a dismisura che si concede ai flussi illogici dell’anima per diventare aria, vento africano, apparizione e anche superba emozione poetica. Da lì, l’artista scruta gli umori del giorno e elabora le sue misteriose visioni dai colori tenui che si trasformano per incanto in tonalità di colore alquanto ricercati. Come dice Philippe Daverio, “quell’architettura siciliana che proviene dal profondo della storia e sembra sempre sul punto di disfarsi, pezzi di paesaggio, quel paesaggio di Sicilia che si annulla nell'infinito della luce e della percezione, pezzi di natura, quel verde impenetrabile nelle sue contorsioni e negli spini che lo difendono, portatore di fiori che gridano al sole il colore della loro identità mediterranea”. Secondo Nucci, Il percorso pittorico di un artista è fatto di sentimenti, di emozioni, di ricerca infinita, di dubbi, e poi d’immagini, di silenzio assorto e anche di interminabili viaggi che l’occhio compie in cerca di qualche autentica certezza.

Quella di Nucci è la percezione poetica che nasce dal profondo dei ricordi e diventa memoria collettiva, metafora di un paesaggio senza tempo, convincimento di ciò che ormai siamo diventati. Quasi un’ossessione continua, interminabile che rilascia flussi di ricordi provvisori, in cui la natura prende il sopravvento con le palme secolari che ingentiliscono il creato e con la buganvillea che mostra di voler recuperare l’antico contatto con il tempo passato. Una natura orgogliosa che svetta adagiandosi alle pareti del vecchio nudo tufo ormai ingiallito dalle tante stagioni trascorse nel muto silenzio. Nel paesaggio di Nucci la luce è l’unica certezza, la vera presenza che può tentare di svelare la natura dell’anima, la soffusa malinconia, l’intima visione in cui il sale per strano sortilegio s’impasta con i delicati ricordi del passato e con il sole caldo del Mediterraneo per materializzarsi in apparizioni misteriose, sfuggenti. I ricordi di luce impressi nella tela attraverso la pittura non posseggono una forma definita e definitiva, sono solo presenze che condividono la dimensione di chi è diseredato e tenta invano di resistere, di esserci ancora, “dove la natura - come dice Aldo Gerbino - si stempera nella grazia di un estenuato ricordo, come sopraffatto da quella lacerazione nostalgica che concede quel tanto che basti al passato”.

Una natura ritrovata che nasce da un assiduo contatto con artisti del suo tempo come Ruggero Savinio, Piero Guccione, Carlo Mattioli, legati da profonde affinità di come poter trattare e intendere il visibile e anche dal continuo approfondimento con il passato, come Pierre Bonnard che Nucci ama più di tutti per la rara capacità che ha il pittore francese di trattare la dolce materia e farla vibrare in delicate e ricercate intensità cromatiche. Nella pittura di Vincenzo Nucci le antiche ville padronali dal tufo macerato dal tempo appaiono come presenze sfuggenti, quasi apparizioni metafisiche. La densa materia del colore ad olio o del pastello a contatto con la luce sembra che si sfarini trasformandosi improvvisamente in essenza malinconica, in delicata e soffusa presenza onirica con il vento maestoso e prepotente del Carboi che di notte, all’ombra di una palma araba africana, sembra che sibili malinconici ricordi di un tempo ormai trascorso e intanto di giorno accarezza compiaciuta l’aspra e selvaggia radura ancora non domata del selvaggio Belice. Questa è l’emozione che si respira guardando gli insoliti scorci paesaggistici in cui la luce siciliana si distende beffarda come timida apparizione. Paesaggi della memoria che incarnano provvisoriamente il mistero della vita, paesaggi in/cantati rilevati nella dimensione più intima e sofferta dell’anima. Questa è la pittura di Vincenzo Nucci.      Sandro  Bongiani







Enzo Nucci (1941-2015) ha fatto di Sciacca, sua città natale, il punto di riferimento ottico ed emotivo: La sua ricerca, continua e impegnata con l’uso di molteplici tecniche, consegna al pastello la sua sostanza spirituale e contemplativa. Numerosissime e qualificate le sue partecipazioni Collettive (dalla Permanente di Milano al Palazzo del Vittoriano in Roma; dal Premio Michetti al Palazzo Reale di Milano alla LIV Biennale veneziana), così le sue Personali allestite in gallerie private e in spazi istituzionali di prestigio. Dopo l’esordio a Reggio Calabria nel 1960, si ricordano: Galleria La Tavolozza, Palermo (1984); Palazzo Sarcinelli, Conegliano (1994); Galleria Forni, Bologna (1995); Casa dei Carraresi, Treviso (1999); Stadtmuseum, Tubinga (2001); Antologica Loggiato San Bartolomeo, Palermo (2003); Antologica ex Convento di San Francesco, Sciacca (2008); Galleria Elle Arte, Palermo (2014); Retrospettiva Casa Museo Scaglione, Sciacca (2019). Interessi critici: Philippe Daverio, Marco Goldin, Vittorio Sgarbi, Giuseppe Quatriglio, Ruggero Savinio, Aldo Gerbino, Enzo Siciliano, Marco Meneguzzo, Lucio Barbera, Stefano Malatesta, Paolo Nifosì, Sergio Troisi, Tanino Bonifacio, Rita Ferlisi, Piero Longo, Emilia Valenza, Valentina Di Miceli, Martina Corgnati, Sebastiano Grasso, Piero Guccione, Eva di Stefano, Roberto Tassi.


Paesaggio siciliano pastello cm 25x25, 2004

La mostra si protrarrà fino al 4 marzo 2020
Ingresso libero. Orari 16,30/19,30 (Chiuso domenica)
Per informazioni tel. 091-6114182; e-mail: ellearte@libero.it.website: www.ellearte.it








TUTTO PARLA DI TE

Poema Visivo  di Giovanni  Bonanno 
dedicato a Vincenzo Nucci.

Ho attraversato   antiche valli siciliane,
 luoghi solitari  e vecchi viali di campagna,
 ho odorato l’essenze profumate delle passate stagioni,
le terre aspre e  i sottili incanti con la Bougainville 
che si arrampica generosa su vecchi muri di tufo bruciati dal sale
  a vedere curiosa l’orizzonte africano che ancora incanta.
Tutto parla di te.

Ho scrutato l’acqua del Carboi che pare d’argento e seta fine
 sdraiarsi  come un vecchio  stanco  accanto ad una palma araba
che lascia ombre sottili di silenzio
che sanno di ruggine e di   profumi  antichi.
Tutto parla di te.

Dalla terra d’Abruzzo  c’è chi scruta ancora curioso la finestra del porto di Sciacca  
e continua a incantarsi per le sottili alchimie che nascono dall'anima,  
di come suo figlio sa trasformare il piombo più nero del cielo d’inverno
e il rovente rame d’estate in verdi brillanti, in ocre preziose africane
e struggenti lacche di garanza  che sanno di malva, di miele e di sulla fiorita a primavera.
Tutto parla di te.

Solo la nostalgia, quella più sottile e inquieta
sa colmare il vuoto di un’intera stagione,
sa carpire l’essenza più autentica dell’esserci ancora,  
emulando i favolosi ritmi e le antiche cadenze di tempo passato
nella penombra più vera di un’antica e solitaria casa padronale siciliana.
Natura, tutto parla ancora di te.
Giovanni Bonanno © 2010



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