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mercoledì 6 maggio 2026

“Fuori Biennale Aperto 2026, “Ricercare le vibrazioni sospese della memoria” - 75 anni di ricerche artistiche contemporanee.

 

SANDRO BONGIANI ARTE CONTEMPORANEA

 Pavilion Locust Valley / Fuori Biennale Aperto 2026

“Ricercare le vibrazioni sospese della memoria

75 anni di ricerche artistiche contemporanee,

da Andrè Derain  a Shepard Fairey (1951-2026)

dal 10 maggio al 22 novembre 2026

 


La Galleria Sandro Bongiani Arte Contemporanea è lieta di inaugurare domenica 10 maggio 2026 presso il Pavilion Locust Valley alle ore 18,00, in contemporanea con il tema “Minor Keys” della 61. Biennale Internazionale di Venezia 2026 che suggerisce un rallentamento del passo e la necessità di tornare alla terra e a guardare il cielo, l’evento internazionale “Fuori Biennale Aperto 2026, dal titolo: Ricercare le vibrazioni sospese della memoria, in cui viene segnalata la condizione  di marginalità di diverse generazioni di artisti che in modo unico e originale hanno continuato a lavorare spesso nell’isolamento collettivo, alcuni anche per diversi decenni, non curandosi  minimamente del mercato e del sistema ufficiale dell’arte e  producendo nel tempo opere per certi versi non conformi ai dettami imposti dal mercato  proseguendo in un cosciente viaggio solitario e  personale. Una sorta di “Fuori Biennale” a cura di Sandro Bongiani, presentando nella galleria 287 opere di arte contemporanea.

Nella presentazione Sandro Bongiani scrive: “Viviamo tempi inquieti carichi di sofferenza e di tormento in cui le incomprensioni e i dubbi si addensano cupi all’orizzonte. Una monotonia culturale odierna ridotta all’afasia aleggia nell’aria in cui l’arte del dejà vu naviga a vista tra l’impotenza e la spettacolarità decadente del presente alla ricerca della suggestione scenografica, dello stupore e del divertimento collettivo. Tale catastrofe inizia circa trent’anni fa in cui diverse generazioni di artisti di valore nati tra gli anni 20 e gli anni 70 si ritrovano di colpo messi in quarantena permanente a condividere il silenzio e l’abbandono, sostituiti da giovani rampolli di scuderia alla ricerca del facile successo e della possibile ricchezza finanziaria. Un procedere, quello di oggi, decisamente diverso rispetto al passato, sterilizzando di colpo da parte delle istituzioni l’azione del critico d’arte sostituito ingenerosamente da curatori “tuttofare” allo scopo di avvalorare e rendere credibile qualsiasi opera d’arte e persino dare un senso e un valore a una cosa che non ha alcun valore come per esempio la banana con nastro adesivo esposta a parete e venduta a caro prezzo. Una follia maldestra e incosciente e soprattutto una disfatta culturale a tutto campo che ci ha condotti a condividere le miserie creative prodotte oggi”.   

Una curiosità a margine, la Biennale di Venezia, secondo dati tecnici, produce per questa particolare manifestazione internazionale oltre 100.000 tonnellate di CO2, l'equivalente di 5.000 automobili utilizzate in 10 anni. Ecco una sorta di convinta rilettura presente per l’occorrenza in un “fuori padiglione” del tutto virtuale ed anche ecologico, con un’area immaginaria di 13 sale presso il Pavilion Locust Valley in cui sono stati coinvolti 177 artisti di varie nazioni realmente presenti nella Collezione reale del Bongiani Art Museum di Salerno in un lucido e suggestivo percorso per una condivisione globale via web a 360 gradi in tutto il mondo a ridottissimo impatto di contenuto di emissioni di CO2.


Artisti presenti: Andrè  Derain, Jacques Villon, Max Bill, Max Ernst, Peter Royen, Berto Lardera, Renè Mels, Guido Biasi, Yves Brayer, Alberto Giacometti, Monique Baroni, Pericle Fazzini, Carlo Mattioli, Victor Vasarely, Heinz Trockes, Maurice Elie Sarthou, Renzo Vespignani, Elsa Oliva Urbach, Giancarlo Pozzi, Corrado Cagli, Tony Agostini, Fabrizio Clerici, Carlo Levi, Fernando Farulli, Gianni Dova, Aldo Turchiaro, Edival Ramosa, Gianni Bertini, Fernando De Filippi, Antonio Corpora, Edouard Pignon,  Attilio Steffanoni, Vanni Viviani, Seymour Rosofsky, Aldo Calò, Antonio Possenti, Walter Piacesi, Wifredo Lam,  Ajdic Andrej, Christian Mischke, Francesc Artigau Segui, Floriano Bodini, Camille Hilaire, Enrico Della Torre, Ugo Attardi, Pietro Annigoni, Eduardo Chillida, Joan Miro’, Robert Muller, Gonzalo Sebastian de Erice, Leonardo Cremonini, Riccardo Licata, Bernard Schultze, Valeriano Trubbiani, Luigi Boille,  Guido Strazza, Hans Hartung, Mario Radice, Agostino Ferrari, Graham Sutherland, Josè Balmes, Giovanni Campus, Andrea Bonanno, Maurice Henry, Jean Michel Folon, Dieter Wallert, Alberto Sughi, Giulio Turcato, Roberto Fontirossi, Luca Alinari, Armodio, Guglielmo Achille Cavellini, Robert Carroll, Titina Maselli, Antoni Tapies, Christo Javacheff, Luciano Minguzzi, Emilio Greco, Ennio Calabria, Willem De Kooning, Alfred Klinkan, Alberto Venditti, Bruno Cassinari, Salvatore Fiume, Franco Rognoni, Eva Fischer, Riccardo Benvenuti, Tommaso Cascella, Georg Fenkl, Lise Malinovsky, Serge Segay, Lia Drei, Shozo  Shimamoto, Ron  Kowalke, Dieter Haack, Roberto Barni, Antonio Vangelli, Robert Rauschenberg, Helmut Kies, Arcangelo (Esposito Arcangelo), Walter Valentini, Ruggero Maggi, Vincenzo Ferrara, Giovanni Bonanno, Ugo Nespolo, Martin Schwarz, Peter Schenk, Ercole Pignatelli, Gianfranco Pardi, Fernandez Arman, Livio Bernasconi, Domenico Boscolo Natta, Giancarlo Cazzaniga, Giovanni Leto, Angelo Cagnone, Klaus Bartl, Renzo Nucara, Marcello Diotallevi, Giovanni Fontana, Omar Galliani, Kino Mistral, Nicolò D’Alessandro, Carla Bertola, Clemens Briels, Arrigo Lora Totino, Vincenzo Nucci, Mariano Filippetta, Anna Boschi, Franco Massanova, Fernando Aguiar, Jurgen O. Olbrich, Hans Braumuller, Greta Schoedl, Rosalie Gancie, Lamberto Pignotti, Mirella Bentivoglio, Paolo Scirpa, Rolando Zucchini, Paolo Bini, Maurizia Carantani, Ryosuke Cohen, Tomaso Binga, Irma Blank, Ernesto Terlizzi, Philip Henderson, Paolo Gubinelli, Filippo Panseca, Masaki Kazushi, Mauro Magni, Giulia Napoleone, Coco Gordon, Franco Panella, Pablo Echaurren, Carlo Iacomucci, Carmela Corsitto, Cinzia Farina, Elena Marini, Antonella Gandini, Enzo Patti, Giorgio Moio, John M. Bennett, Mauro Molinari,Oronzo Liuzzi, RCBz, Reid Wood, Serse Luigetti, Ugo La Pietra, Pietro Lista, Raffaele Boemio, Francesco Aprile, Alessandra Angelini, Antonio Baglivo, Gian Paolo Roffi, Luc Fierens, Marco Giovenale, Maya Lopez Muro, Rosa Cuccurullo, Alberto Vitacchio, Shepard Fairey.

 

Pavilion Locust Valley

“Fuori Biennale Aperto 2026,

“Ricercare le vibrazioni sospese della memoria” 

75 anni di ricerche artistiche contemporanee, 

da Andrè Derain  a Shepard Fairey   (1951-2026).  

A cura di Sandro Bongiani

13 Room presso il Pavilion Locust Valley 

con 177 artisti e 287 opere  presenti nella Collezione del Bongiani Art Museum  di Salerno (Italy).

Vernissage: Domenica 10 maggio ore  18:00                                                                                                         

Da domenica 10 maggio al 22 novembre 2026                                                                                                             

Orari:  tutti i giorni dalle 00.00 alle 24.00                                                                            

https://www.sandrobongianivrspace.it/                                                                                                                                         

E-MAIL INFO: bongianimuseum@gmail.com                                                                                      

TELEFONO PER INFORMAZIONI: +393937380225                                                                                      

Credits: Collezione Bongiani Art Museum.

 



 La Presentazione di Sandro Bongiani                                                                                                                                     

Salerno, 17 aprile 2026

Viviamo tempi inquieti carichi di sofferenza e di tormento in cui le incomprensioni e i dubbi si addensano cupi all’orizzonte. Una monotonia culturale odierna ridotta all’afasia aleggia nell’aria in cui l’arte del déjà vu naviga a vista tra l’impotenza e la spettacolarità decadente del presente alla ricerca della suggestione scenografica, dello stupore e del divertimento collettivo. Tale catastrofe inizia circa trent’anni fa in cui diverse generazioni di artisti di valore nati tra gli anni 20 e gli anni 70 si ritrovano di colpo messi in quarantena permanente a condividere il silenzio e l’abbandono, sostituiti da giovani rampolli di scuderia alla ricerca del facile successo e della possibile ricchezza finanziaria. Un procedere quello di oggi decisamente diverso rispetto al passato, sterilizzando da parte delle istituzioni l’azione del critico d’arte sostituito ingenerosamente da curatori “tuttofare” allo scopo di avvalorare e rendere credibile qualsiasi opera d’arte e persino dare un senso e un valore a una cosa che non ha alcun valore, come per esempio, la banana con nastro adesivo esposta a parete e venduta a caro prezzo. Una follia maldestra e incosciente e soprattutto una disfatta culturale a tutto campo che ci ha condotti a condividere le miserie creative prodotte oggi.   

Per diverso tempo, gli artisti hanno trovato una certa autonomia e libertà creativa, che nella diversità delle indagini e delle proposte, ha permesso di produrre con creatività e aprire finestre sull’abisso del mondo. Purtroppo, dopo gli anni ottanta qualcosa di strano stava già succedendo da parte del sistema nella gestione dell’arte globale, preferendo nelle scelte degli artisti una logica e un criterio “accondiscendente”  creando in questo modo una forte standardizzazione e omologazione nelle proposte degli artisti opportunamente presentati da curatori chiaramente associati al potere gestionale, in una sorta di  passerella domenicale di personaggi segnalati da amici e collezionisti potenti, che hanno preferito di anno in anno, segnalare sempre gli stessi i pupilli protetti provenienti da scuderie altamente facoltose in senso finanziario, come per esempio, le scelte messe in atto in diverse precedenti Biennali di Venezia con i soliti fenomeni come Massimo Bartolini, Giorgio Andreotta Calò, Chiara Enzo, Yuri Ancarani, Maurizio Cattelan, e quest’anno anche con la rovinosa giardiniera  di turno delle Alpi Apuane Chiara Camoni. In tal senso, che poter pensare della festaiola e circense da luna park come Marinella Senatore, tutta lustrini e neon, votata al coinvolgimento collettivo in sagre paesane di dubbio valore che orgogliosamente rivendica “la potenza del corpo collettivo, della luce come gesto pubblico e della celebrazione come pratica capace di costruire, ancora, comunità”. In siffatta condizione precaria di nichilismo il condizionamento risulta una pratica altamente utile e assai consueta che si esercita da parte di chi nel baratto   ritrova benefici richiesti e concessi. 

Un dare e avere richiesto dal basso o viceversa dall’alto   decisamente radicato nell’animo umano. Una relazione decisamente tossica e deviata votata al Dio denaro che lega amici, gruppi di vario genere, associazioni, mercanti, curatori e soprattutto gallerie star system che al bisogno intercedono nel compromesso arrogante del sistema corrotto dell’arte globale a costringere al silenzio chi non ha voce e non si allinea alle regole deviate da loro stabilite. Tutto ciò ha consolidato nel tempo una paralisi di idee da parte di giovani e meno giovani promesse tenuti in scacco e mantenuti economicamente in ostaggio, costretti in cambio di un possibile momento di successo a essere protagonisti innocui e merce di scambio di eventi e appuntamenti diffusi come per esempio le solite e noiose fiere dell’arte. Un sistema dell’arte di clan chiusi e prepotenti che ha fatto fuori la critica d’arte a beneficio di sprovveduti curatori compiacenti che nel corso del tempo hanno raccolto poca qualità e innovazione creativa, e soprattutto, cadaveri da riesumare e illusioni diventate relitti e macerie.

Nel nuovo saggio del filosofo francese Latouche analizza la commercializzazione dello spazio urbano e dell’arte contemporanea smantellando il concetto di città-supermercato e l’arte usa-e-getta che entrambe affondano nella stessa identica matrice, l’omnimercificazione, che trasforma il mondo in un supermercato infinito dove spariscono i confini, la storia e persino il senso del limite. Una sorta di spazio anonimo, del non-luogo in cui l’essere umano alla ricerca della competizione e del profitto si ritrova con una creatività addomesticata alle logiche del mero mercato. Strumentalizzare l’arte – avverte l’autore - equivale a distruggerla. Insomma, una “colonizzazione dell’immaginario” condizionato dall’economia alla ricerca sfrenata del profitto, del culto della tecnoscienza e del facile consenso, che ovviamente influenza negativamente l’attuale modo di fare arte, proponendo di fatto poveri simulacri sterilizzati senza futuro e senza storia. Se tutto può diventare arte e merce di scambio, anche la creatività più viva può essere reclusa e abbandonata in un vecchio solaio dei ricordi. Festival, fiere d’arte, Biennali rassegne collettive e personali organizzate nelle fondazioni e nei musei si rincorrono ormai con un ritmo frenetico, sostenuti da banche, sponsor, finanziatori occulti, riviste d’arte, premi e aste da record. 

Un intenso e quando mai travagliato procedere di assegnazioni di residenze per giovani artisti under 30, concorsi pilotati, conferenze e stage all’estero hanno avuto il solo scopo di ovattare e far credere che tutto ciò potesse ricreare un’azione libera a favore della cultura, in realtà si lavorava sottobanco per i propri personali interessi commerciali. Inoltre, con la richiesta ossessiva e velleitaria di nuove leve di giovani autori hanno persino tentato di convincerci che potessero risvegliarci dal torpore e dall’inerzia, illudendoci che essere giovani fosse sinonimo di nuova e possibile creatività, ben sapendo che l’originalità non può essere per forza data da una semplice questione anagrafica e divenire volutamente una qualità creativa. In passato le migliori opere prodotte dagli artisti sono state create in età anche avanzata. Una “colonizzazione generalizzata della creatività che da lungo tempo ci attanaglia, condizionata dall’economia    che si riflette negativamente nei modi di fare arte oggi. 

L’arte a parere nostro non può essere asservita agli imperativi del mercato. Nella riflessione critica che prima o poi occorrerà seriamente fare è convincersi che vi è bisogno di produrre un’arte per certi versi “resistente” visionaria, che possa nella marginalità metterci in contatto con l’alterità e con l’inesauribile, in un rapporto profondo “che ci lega all’abisso” al di là delle logiche di consumo e di spettacolarizzazione e non egoisticamente condividere la sterilizzazione totale della coscienza e di conseguenza della creatività.

L’arte senza una riflessione critica e una libertà di pensiero “divergente” è destinata a soccombere, inoltre, bisognerà urgentemente puntare sulla formazione degli artisti piuttosto che sulla spettacolarità delle proposte spesso accademiche e rivisitate che pescano nel torbido alla ricerca di qualche possibile certezza quasi sempre negata. Ormai più nessuno fa ricerca sul campo, preferendo aggiornarsi osservando le consuete riviste di arte dai contenuti uniformati, spesso anche complici dello stesso sistema corrotto in un dare e avere ricambiato. Di certo bisognerà intercettare Il silenzio e nel silenzio più assorto anche l’abisso e anche la rigenerazione in cui affiori la qualità vera della visione. E’ sorprendente come l’arte oggi si mostri ignuda nella sua precaria e indifesa veste effimera e didascalica, sempre più ripetitiva e dipendente dal bailamme della parola e dalle scelte confuse imposte dal sistema.

Per sopravvivere in senso creativo a questa catastrofe collettiva l’artista dovrà per forza riappropriarsi di un proprio tempo soggettivo e visionario per poter aprire varchi e luoghi immaginari, adottare una “resistenza sensibile” per poter ancora sognare e svelare nuovi mondi piuttosto che condividere il balbettio di trappole, tralicci e messinscene spettacolari per divertire il pubblico, che purtroppo, non aggiungono niente di nuovo di ciò che siamo e sappiamo. Anche per tale motivo, noi della Collezione Bongiani Art Museum abbiamo preferito in occasione di questa 61. Biennale di Venezia 2026 prospettare una rassegna ad ampio spettro in cui proporre l’avvicendamento di esperienze grafiche e pittoriche svolte dagli artisti a partire dal 1951 fino a oggi, una sorta di controproposta storica “Fuori Biennale” degli esclusi e degli artisti marginalizzati e dimenticati dal sistema ufficiale dell’arte. 177  artisti presenti in tutto con una selezione significativa di 287 opere di importanti protagonisti già storicizzati dell’arte internazionale e anche con la presenza di diverse generazioni di artisti più giovani che completano il percorso espositivo che comprende 75 lunghi anni di ricerche e di esperienze creative svolte e scelte opportunamente dalla raccolta in divenire della Collezione Bongiani Art Museum di Salerno.


evento segnalato da Archivio Ophen Virtual Art

 



lunedì 4 agosto 2025

Retrospettiva di Caroline Demangel, “Indagare l’emozione tra impulso e tensione visionaria”.

 Caroline Demangel, “Indagare l’emozione tra impulso e tensione visionaria”

SANDRO BONGIANI ARTE CONTEMPORANEA   

Mostra Retrospettiva di Caroline Demangel

Dal 2 al 30 agosto 2025

56 opere del periodo 2011-2022


 

Dopo la retrospettiva dell’artista indonesiano Noviadi Angkasapura, continua  il ciclo di mostre dedicate all’Art Brut proponendo questa volta un’artista outsider francese come Caroline Demangel che pare rievocare un insolito mondo sommerso di entità figurative umane caratterizzate da grovigli e da intensi colori che toccano le corde emotive più profonde dell’animo umano, catturano e nel contempo  ingannano lo sguardo lasciando un intrigante dubbio di ciò che siamo. Caroline Demangel è un’artista autodidatta e non ha alcuna formazione artistica, nata nel 1972 a Remiremont, nei Vosgi, in Francia. Attualmente vive a Parigi. Ha iniziato a disegnare nel 2008 durante un ricovero in ospedale in cui l'arteterapia gli fece scoprire mondi inesplorati, spazi incontaminati in cui poter raccordare la realtà  con emotività dell’essere. Sedici anni dopo Demangel si è dedicata totalmente alla pittura come se la sua vita dipendesse da questo.

Il suo indagare è caratterizzato da un assiduo lavoro di scavo in profondità, alle origini in cui raccogliere tracce di memorie personali dell’infanzia disvelate con il disegno e la pratica della pittura. Un viaggio davvero solitario e profondo  nei ricordi e nelle emozioni a lungo dimenticate. Una sorta di primordiale ‘work in regress’, ovvero, interrogare l’origine delle cose e regredire in un’epoca in cui il concetto di futuro e di progresso appare sempre più fragile e labile l’opera di Demangel rileva margini di riflessione e di lettura alternativa rispetto alla realtà monotona  del nostro presente. Un impulso davvero forte, insistente e oscuro  che suggerisce corpi, grovigli di segni, viscere e persino parole scritte che si raccordano nello spazio visionario della rappresentazione e che fa lievitare in superficie  presenze sospese e sovrapposte che si aggregano e si sdoppiano nello spazio  prossime al cambiamento.

Da questo mondo oscuro  sono nati nel tempo, attraverso il pastello e l'acrilico, personaggi  inascoltati carichi di un malessere che si fa sempre più presenza ossessiva. Una espressione  e una visionarietà davvero forte e ignota che raccoglie e aggrega frammenti di emozioni come la rabbia, la paura e altresì come atto urgente di riflessione sulla nostra precaria e monotona esistenza caratterizzata dall’incomunicabilità ormai diffusa e dirompente  destinata a una tragica solitudine. L’arte è sempre lo specchio della vita, quella autentica raccoglie frammenti di battiti  e di emozioni contraddittorie di verità nascoste, di pulsazioni primordiali e di  conflitti interiori che l’occhio spesso non vede. Questa è la riflessione straordinaria e profonda che accoglie il visitatore in questo secondo appuntamento espositivo presso la galleria Sandro Bongiani Vrspace.

  


La presentazione di Sandro Bongiani

Retrospettiva di Caroline  Demangel, “Indagare l’emozione tra impulso e tensione visionaria”. Presentazione di Sandro Bongiani, Salerno 9 luglio 2025

Dopo la retrospettiva dell’artista indonesiano Noviadi Angkasapura, continua  il ciclo di mostre dedicate all’Art Brut proponendo questa volta un’artista outsider francese come Caroline Demangel che pare rievocare un insolito mondo sommerso di entità figurative umane caratterizzate da grovigli e da intensi colori che toccano le corde emotive più profonde dell’animo umano, catturano e nel contempo  ingannano lo sguardo lasciando un intrigante dubbio di ciò che siamo.

Per Caroline Demangel, l’amore per l’arte è nato per caso, un incontro folgorante, nato per urgenza intorno al 2008  durante un ricovero ospedaliero in cui l'arteterapia  gli fece scoprire mondi inesplorati,  spazi incontaminati in cui poter raccordare la realtà  con emotività dell’essere. Ci confessa: "Quando sono stata recentemente (ri)coverata, i pazienti, con tutte le loro stranezze e idiosincrasie mi hanno ispirata profondamente senza che nemmeno me ne rendessi conto” – aggiungendo –    durante i mesi successivi a questa scoperta mi sono costantemente isolata per rivivere e materializzare visioni che non avrei potuto immaginare un secondo prima.”  Una sorta di regressione e un ritorno alle origini che non è fuga nostalgica ma  riflessione critica. Un ricercare di  mondi diversi rispetto la realtà oggettiva e monotona  del nostro presente. Si direbbe un assiduo lavoro di scavo in profondità in cui raccogliere tracce di memorie personali dell’infanzia disvelate con il disegno e la pratica della pittura. Un viaggio davvero solitario e profondo  nei ricordi e nelle emozioni a lungo dimenticate. Una sorta di primordiale ‘work in regress’, ovvero, interrogare l’origine delle cose e regredire in un’epoca in cui il concetto di futuro e di progresso appare sempre più fragile e labile l’opera di Demangel ricerca una forma espressiva di resistenza simbolica lasciatoci margini di riflessione e di lettura alternativa al nostro inquieto presente.

Da questo mondo oscuro  sono nati nel tempo, attraverso il pastello e l'acrilico, personaggi inascoltati carichi di un malessere che si fa sempre più presenza ossessiva. Per Demangel rappresentare i personaggi figurativi sono sempre molto importanti perché le permettono di non sentirsi sola. Insomma, é come creare una presenza, un altro sé, un doppio che possa farle anche compagnia. il disegno per lei è un mezzo perfetto che le permette di catturare gli stati d'animo e l’emozioni fugaci  di esseri che si intrecciano tra loro, si duplicano creando  molteplici associazioni e sfaccettature che permettono di far affiorare in superficie nascoste emozioni e le contraddizioni che si raccordano con il presente inquieto  della vita. Infatti, quando disegna o dipinge vi è in lei qualcosa di insolito e trascendente che le permette di connettersi con un altrove, al di fuori del reale e del visibile. Un impulso forte, insistente e oscuro  che suggerisce corpi, grovigli di segni, viscere e persino parole scritte che si raccordano nello spazio visionario della rappresentazione. Una espressione  davvero potente e ignota  che fa lievitare in superficie  presenze solitarie aggrovigliate e sovrapposte che si aggregano e si sdoppiano sospese nello spazio e  prossime al cambiamento. Sospensione e trascendenza caratterizzano da sempre il suo lavoro di ricerca con frammenti di ricordi che per strano sortilegio affiorano improvvisamente in una accumulazione visionaria  apparentemente caotica e in verità accorta e struggente di presenze leggere e insostanziali che  occupano lo spazio assorto della rappresentazione.

Caroline Demangel indaga l’esistenza inquieta dell’uomo attingendo alla sfera emotiva e simbolica con presenze in rapido e contraddittorio mutamento  come i pensieri lungamente inascoltati che tentano di associarsi per definirsi in figure e in scenari del tutto innaturali. Un groviglio di linee e stesure piatte di colore fortemente espressive, tramutate nell’indeterminatezza e sospensione in presenze beffarde in cui spicca la deformazione espressiva e caricaturale dei corpi, la presenza assidua delle mani e dei piedi, caratterizzate da un’ossessione urgente quasi violenta e ignota. Una  visionarietà che raccoglie e aggrega frammenti di emozioni come la rabbia, la paura e altresì come atto di riflessione profonda sulla nostra precaria e inquieta  esistenza caratterizzata dall’incomunicabilità ormai diffusa destinata a una tragica solitudine.

Chissà se gli insetti quando dormono hanno la capacità di sognare? L'arte dell’uomo é un potente strumento per esplorare la memoria e l'immaginazione, tuttavia, solo gli artisti con la loro creatività hanno la possibilità di evocare emozioni e ricordi attraverso il loro vissuto, trasportarci in mondi nuovi e farci rivivere esperienze di mondi unici. È come se avessero una chiave assoluta per accedere a dimensioni diverse della realtà. L’arte è sempre lo specchio della vita, quella autentica, sa raccogliere frammenti di battiti  d’ali  e di emozioni, di verità nascoste, di pulsazioni primordiali e di  conflitti interiori che l’occhio spesso non vede. Questa è la riflessione straordinaria e profonda che accoglie il visitatore in questo secondo appuntamento espositivo presso la galleria Sandro Bongiani Vrspace. 

 

Biografia di Caroline Demangel


Caroline Demangel è nata nel 1972 a Remiremont, nei Vosgi, in Francia. Ha iniziato a disegnare nel 2008 durante un ricovero ospedaliero. L'atto di creare arte le ha dato una nuova libertà di espressione creativa ed emotiva. Demangel racconta quanto segue: Quando sono stata recentemente (ri)ricoverata, i pazienti, con tutte le loro stranezze e idiosincrasie, mi hanno ispirata profondamente senza che nemmeno me ne rendessi conto. I personaggi figurativi sono sempre molto importanti per me, perché mi permettono di non sentirmi sola. Ad esempio, creo un "uomo in piedi", un po' come creare una presenza, un altro sé, un amico, un doppio. Anche la messa in scena nel mio lavoro è molto importante. Si tratta di ballare a ritmo di musica e, a seconda del ritmo, lasciarla prendere il sopravvento fino a trovare il gesto giusto. L'opera mi aiuta molto. È anche una questione di messa in scena materiale, poiché la disposizione ordinata di matite, pastelli e tubetti acrilici è importante per me. Perché più di ogni altra cosa, c'è l'impulso, che non può essere preparato, non può essere intellettualizzato, non può essere espresso a parole e non può essere rappresentato in alcun modo. C'è l'urgenza e la necessità del linguaggio pittorico, una sorta di ribambelle (moltitudine) di segni, nodi, viscere, nuclei (l'interno del corpo è molto presente) e a volte mi vengono parole che si frappongono tra il foglio e me, chiedendomi di inscriverle. Quando lavoro, c'è davvero qualcosa di trascendente, qualcosa di "più grande di me", un grande spirito che permette il gesto "perfetto", giusto. Mi connetto a ciò che non conosco altrove, al di fuori del luogo di lavoro, e questo mi guida. A volte ho l'impressione di realizzare un'opera che non proviene interamente da me. Un messaggio da recapitare. Sedici anni dopo, nonostante le battute d'arresto, Demangel ha continuato a dipingere come se la sua vita dipendesse da questo. Il disegno è per lei un mezzo perfetto, che le permette di catturare stati d'animo e stati d'animo, anche fugaci. I personaggi si intrecciano, si duplicano. Le sue linee creano molteplici sfaccettature, portando in superficie emozioni spesso contraddittorie contemporaneamente. Le immagini, ricche di colori, producono scintille e si impongono con un'espressione libera e potente.

Caroline Demangel espone regolarmente alla Galleria Polad-Hardouin di Parigi e alla Galleria Cavin-Morris dal 2015. Le sue opere sono state esposte alla Halle St. Pierre di Parigi e sono state incluse in dRAW, una mostra di Intuit organizzata da Jan Petry nel 2015


Si ringrazia l’Archivio personale di  Caroline Demangel di Parigi  per aver permesso per la prima volta in Italia  la realizzazione di questa  importante retrospettiva che riassume con 56 opere  12 anni di assiduo lavoro  (2011-2022).

 

 

 

 


Sandro Bongiani Vrspace

Opening  sabato 2 agosto 2025  h. 18:00

EVENTO:  Retrospettiva dal 2 al 30 agosto 2025

TITOLO: Caroline Demangel “Indagare l’emozione tra impulso e tensione visionaria”

LUOGO: Salerno (Italy).

CURATORI:  Sandro  Bongiani

 

INDIRIZZO: Via S. Calenda 105/D – Salerno

 

ORARI:  tutti i giorni dalle 00.00 alle 24.00

TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 3937380225

E-MAIL INFO: bongianimuseum@gmail.com

 

SITO UFFICIALE: https://www.sandrobongianivrspace.it/