domenica 6 gennaio 2019

A Salerno nuovi importanti successi con gli interventi di alta specialistica di chirurgia Maxillo Facciale.



A Salerno nuovi importanti successi con gli interventi di alta specialistica di chirurgia Maxillo  Facciale svolti all’Ospedale alla OO.  “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona”.



Sono già  numerosi gli interventi  altamente innovativi effettuati negli ultimi anni  presso il Ruggi di Salerno dalla U.O. di chirurgia Maxillo Facciale diretta dal Prof. Antonio CORTESE: sono stati effettuati interventi di altissima specializzazione quali traumi cranio -facciali, osteo-distrazìoni mascellari e mandibolari, chirurgia ortognatica con tecniche altamente innovative in collaborazione con importanti luminari internazionali, chirurgia oncologica con metodiche innovative originali sia demolitive con riduzione degli esiti sia ricostruttive con risultati decisamente superiori rispetto alle tradizionali metodiche, oggetto anche di pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali ad alto Impact Factor e di relazioni a  importanti congressi Europei e Mondiali. Inoltre, sono stati effettuati interventi ricostruttivi con metodiche microchirurgiche per la riabilitazione delle paralisi del nervo Facciale dopo interventi demolitivi oncologici e sono state messe a punto particolari metodiche individualizzate per terapie oncologiche di precisione in collaborazione con diverse Università degli USA. Recentemente è stato effettuato un’altro delicatissimo e importante intervento di asportazione di tumore endo-orbitario coinvolgente il basicranio con pieno successo e soddisfazione della paziente; tutti interventi che non venivano effettuati prima del trasferimento del prof. Cortese dall’Università” Federico II” di Napoli all’Università di Salerno. Di fatto, tale attività hanno consentito di guadagnare notevole credito presso i colleghi di ambito Ospedaliero con proficue collaborazioni in atto anche con Colleghi di altre discipline come il Dott. Mario Avossa Dirigente della Chirurgia Generale e il  Dott. Giuseppe Santoro che con il loro impegno e sacrificio hanno permesso lo svolgimento di tali attività assistenziali con importanti ricadute positive sui pazienti e sul territorio, ampiamente riconosciute  da precisi riscontri su quotidiani e media Nazionali e Internazionali.

Nonostante tale impegno proficuo  e varietà di interessanti risultati ottenuti vi è stato  recentemente aggiunto un Atto  Aziendale, che, purtroppo, ha incomprensibilmente limitato il buon funzionamento della U.O. Maxillo con l’ingiustificata  e quanto mai  irresponsabile soppressione di una UOC ed il declassamento della UOSD con mancata afferenza del relativo personale di specialistica ambulatoriale ed infermieristico. Ancora più paradossale ci sembra l’esclusione della Chirurgia Maxillo-Facciale dal Trauma Center, pur trattando tutti i traumi del Massiccio Facciale afferenti da  PS con metodiche altamente innovative ed originali che hanno consentito il preciso trattamento di delicate patologie che in altri centri pur qualificati non vengono ancora trattate. Si auspica, quindi, da parte degli organi competenti e della collettività campana una maggiore attenzione e consapevolezza verso una disciplina che sta dando tantissimo in termini di servizio per tutto il territorio campano e ampio prestigio per la collettività scientifica mediante intense e proficue collaborazioni  con prestigiosi Istituti ed Università, recentemente concretizzate al Ruggi di Salerno  in importanti Conferenze e accordi di collaborazione Istituzionale con prestigiose Università degli Stati Uniti.   Sandro  Bongiani



 

venerdì 28 dicembre 2018

BARONISSI / Pino Pascali - Io cerco di fare ciò che amo fare



Pino Pascali - Io cerco di fare ciò che amo fare

FRAC - CONVENTO FRANCESCANO DELLA SANTISSIMA TRINITÀ
Via Convento (84081)
+39 089828210 , +39 089828252 (fax)


Fotografie © Courtesy Sandro Bongiani Arte Contemporanea - Salerno


Sabato 15 dicembre, alle ore 19:00 presso la Sala delle conferenze del Museo-FRaC Baronissi, Gianfranco Valiante sindaco di Baronissi e Massimo Bignardi, direttore del museo, hanno presentato la mostra Pino Pascali. Io cerco di fare ciò che amo fare, promossa in occasione del cinquantesimo anniversario della morte avvenuta nel 1968, all’età di trentatré anni non ancora compiuti. La mostra realizzata con il sostegno della Regione Campania, gode del patrocinio del Dipartimento di Scienze storiche e dei Beni culturali dell’Università di Siena; della Fondazione Museo Pino Pascali di Polignano a Mare e dell’Archivio Pino Pascali di Firenze.

L’esposizione, curata da Massimo Bignardi, propone oltre quaranta opere tra dipinti, disegni, bozzetti di scenografie e di spot pubblicitari per la televisione, realizzati da Pascali nell’arco di tempo che, dal 1959, giunge al 1968: è un percorso espositivo che attraversa gli anni Sessanta, una stagione carica di grandi novità sia sul piano culturale, innanzitutto artistico, sia sul piano di una nuova ed entusiasmate realtà sociale ed economica. Un percorso che dà piena testimonianza di tale momento: i disegni per gli spot pubblicitari per l’allora neonato Carosello, le campagne pubblicitarie per la Cirio, l’Algida eccetera ci offrono la possibilità di percepire l’entusiasmo e la capacità propositiva che in quel decennio l’Italia faceva registrare.
“Una mostra di grande rilievo nazionale – rileva Gianfranco Valiante nella presentazione al catalogo – questa che oggi, il Museo-FRaC Baronissi, ospita nelle sue sale in occasione del cinquantesimo anniversario della prematura morte di uno dei grandi artisti contemporanei: Pino Pascali. Una mostra coraggiosa anche sul piano specifico dell’opera di Pascali, rivolgendo l’attenzione, non agli aspetti ben noti della sua esperienza artistica, così come da tempo fa con eco internazionale la Fondazione Museo Pino Pascali di Polignano a Mare, bensì restringendola all’esercizio del disegno che ci mostra un artista calato pienamente nella realtà che l’Italia vive negli anni del ‘miracolo economico’.[…] Una esposizione che è stata realizzata, e come non avrebbe potuto essere diversamente, grazie a quanti hanno dato la loro disponibilità a collaborare sia con il prestito delle opere, sia con l’adesione al progetto concedendo il patrocino, sia con l’intenso studio e la ricerca. […] La storia e l’immagine di una città affiora nitida nel tempo, quanto più i suoi amministratori rivolgono attenzione e cura alla cultura: il nostro è un impegno che ci sollecita ogni giorno dell’anno”.
La mostra fonda quindi sulla grande, in parte poco riconosciuta dalla critica, esperienza di grafico pubblicitario, di pittore che si inserisce in un momento di passaggio, significativo per quando riguarda i linguaggi dell’arte che registra l’invadenza della ‘lingua’ dell’arte americano.

“Sono questi – scrive Bignardi – gli anni nei quali lavora, come grafico e scenografo di spot pubblicitari, Pino Pascali: è un’esperienza che lo impegnerà in una frenetica ricerca creativa, avviata già all’indomani del 1959, quando lascia gli atelier dell’Accademia di Belle Arti di Roma e che proseguirà fino agli ultimi giorni della sua vita, recisa, non ancora trentatreenne, da un tragico incidente nel settembre del 1968. Dieci anni di segni lasciati su un repertorio straordinariamente vasto di materiali e di supporti; un segno non disciplinato da uno stile autoreferenziale, quanto in continua evoluzione. Pascali come il funàmbolo nietzschiano corre sul filo teso che attraversa l’intero decennio Sessanta, da un lato all’altro, cioè tra momenti distanti che testimoniano, ciascuno, i tempi di una generazione: un anno prima, nel gennaio del 1967 in una stanza di albergo a San Remo, dopo che la sua canzone Ciao amore ciao, viene eliminata dal Festival della canzone italiana, Luigi Tenco si toglie la vita; nel maggio del 1968 Parigi è assediata dagli slogan di studenti, di giovani pronti a disegnare un nuovo domani. Una protesta che, in brevissimo tempo inonderà l’intera Europa. Il Sessantotto, però leggendolo a distanza di cinquant’anni e riassaporando l’entusiasmo dei miei quindici anni, è stato un’energia priva di progetto. Ha pienamente ragione Franco Ferrarotti, quando scrive che “è stato una protesta che non è riuscita a farsi progetto, cioè programma con le sue fasi evolutive, con le sue scadenze nel tempo”.

In questa cornice si è mosso dunque Pascali, come un funambolo, dicevo, che di Nietzsche non veste tanto i panni del ‘superuomo’, la figura con la quale s’imbatte Zarathustra nella prefazione narrativa, bensì come una figura che si sente fuori dalla massa, pronto a vivere il mondo di un suo orgoglio. Un funambolo, pronto a correre su un filo che per Philippe Petit “non è ciò che si immagina. Non è l’universo della leggerezza, dello spazio, del sorriso. È un mestiere. Sobrio, rude, scoraggiante”: tale è il lascito che Pascali ha consegnato all’arte contemporanea. Un lascito che include a pieno titolo, accanto a quella di scultore, l’intera esperienza di grafico e di grafico pubblicitario per la televisione, della quale questa mostra, pur facendo leva su un ristrettissimo repertorio di dipinti, disegni, bozzetti, prove di animazione realizzate su fogli di acetato, dà conto. Ho cercato di far trasparire, dal nucleo di opere proposte sia la gamma di soggetti ai quali Pascali era interessato, sia l’attrattiva di materie pittoriche e di materiali che sollecitavano il suo immaginario, forte del potere delle immagini che sosteneva la sua fantasia nel tentativo di ‘resistere nel vuoto’ come egli stesso affermava”.





























In occasione della mostra è stato pubblicato dalla Gutenberg Edizioni il catalogo contenente il saggio introduttivo del curatore, i contributi storico critici di Maria Apicella, Paolo Berti, Enrico Crispolti, Luca Mansueto, Paola Torre che ha curato gli apparati biografici e bibliografici. L’edizione è arricchita dalle fotografie tratte dall’Archivio Claudio Abate di Roma e da un ampio apparato di illustrazioni a colori e bianco e nero. ISBN 978-88-7554-162-0
Eventi, didattica e visite guidate: Associazione Culturale “Tutti Suonati”
Orario di apertura: lunedì-giovedì ore 9:00/12:30 lunedì e giovedì anche ore 16:00/18:30
venerdì e sabato: ore 10:00 /13:00; 17:00/20:00 domenica e festivi: ore 10:00/13:00; 17:00/21:00


Info: Convento Francescano SS. Trinità, 84081 - Baronissi

Settore Affari Generali ed Amministrazione Strategica – Servizi alla Persona, Comune di Baronissi - tel. 089 828209 – fax 089 828217 E-mail: cultura@comune.baronissi.sa.it - Sito Web: www.comune.baronissi.sa.it











Giuseppe Pascali all’anagrafe, divenuto Pino per tutti, è nato a Bari il 19 Ottobre 1935. Ha vissuto a Polignano a Mare fino al 1940, quando allo scoppio guerra, il padre Francesco, funzionario di polizia del Regime e addetto all’Ufficio Emigrazioni venne trasferito, con al seguito tutta la famiglia, a Tirana. 

Nel 1956, dopo aver sostenuto l’esame di maturità presso il Liceo Artistico di Napoli, si trasferì nella Capitale per seguire i corsi di scenografia tenuti da Toti Scialoja all’Accademia di Belle Arti; si diplomerà nel 1959, ottenendo il massimo dei voti e la lode, con una tesi dedicata a André Antoine, regista teatrale e cinematografico francese. La sua attività di scenografo, disegnatore e creativo, in collaborazione con lo Studio Saracini e con la Lodolofilm, era iniziata già prima del diploma, esattamente nel settembre 1958, e si protrarrà fino all’anno della sua morte, così come l’intenso legame d’amicizia con Sandro Lodolo. Come pubblicitario lavorerà per le più importanti aziende: Agip, Algida, Autoservizi Maggiore, Caffè Mauro, Cirio, Ferrovie dello Stato, Sigarette Amadis, solo per citarne alcune; collaborerà inoltre, alla realizzazione di qualche puntata della celebre trasmissione televisiva Carosello. Al luglio del 1959 risale la sua prima partecipazione alla mostra “Giovani scenografi” per il Festival dei Due Mondi a Spoleto, dove esporrà alcuni bozzetti realizzati per le opere teatrali e liriche Amleto, Giulio Cesare, Tristano e Isotta. Pascali ebbe la possibilità di allestire la sua prima mostra personale a gennaio del 1965, presso la Galleria la Tartaruga di Plinio De Martiis, a Roma; in quell’occasione espose Colosseo, Ruderi sul prato, Muro di pietra, Biancavvela, Grande bacino di donna, Seni. Le opere degli anni precedenti invece, quelle che potremmo definire del ‘periodo giovanile’, compresi quindi gli assemblaggi realizzati intorno al 1964, con materiali di recupero, come l’Araba fenice, Pinguino, l’Arcangelo dell’autostrada, non vennero mai esposte e vennero distrutte dal padre in seguito alla sua morte, per adempiere ad un desiderio che era stato espresso da Pino stesso. Le prime opere del ciclo delle ‘armi’ furono invece esposte nel 1966 a Torino, presso la Galleria Gian Enzo Sperone. Nello stesso anno Pascali allestì presso la galleria romana L’Attico di Fabio Sargentini una mostra in due atti: il primo prevedeva l’esposizione del ciclo degli animali e dei trofei, il secondo invece: Il Mare, Barca che affonda, Balene. All’inizio del 1967 tiene la sua prima personale all’estero, precisamente alla Thelen Galerie di Essen, in Germania. In quegli anni la sua attività espositiva fu inarrestabile: in ottobre allestì una mostra alla Galleria Jolas di Milano, presentato da Cesare Brandi, in dicembre alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, presentato da Palma Bucarelli. Il 1968 cominciò con una mostra personale allestita alla Galleria Ars Intermedia di Colonia, e poi a febbraio partecipò alla VI Biennale di Roma, esponendo la prima opera di un nuovo ciclo: Vedova Blu. Poco tempo dopo presentò per la prima volta i Bachi da setola, presso la galleria Jolas di Parigi, presentato da Giulio Carlo Argan. Arrivò poco tempo dopo la possibilità di allestire una sala personale nella prestigiosa cornice della XXXIV Biennale di Venezia, dove espose tra le altre opere: Pelo, Contropelo, Cesto, Stuoia, Le penne di Esopo. A luglio prese parte, insieme a Fabio Sargentini, Jannis Kounellis ed Eliseo Mattiacci al film di Luca Patella SMKP2, che può essere considerato il suo ultimo lavoro. Un’incidente in moto, infatti, avvenuto presso il Muro Torto, a Roma, alla fine dell’agosto di quello stesso anno, metterà fine alla vita di Pino, che morirà l’11 settembre, a causa delle gravi ferite riportate dopo l’impatto.

mercoledì 26 dicembre 2018

SPAZIO OPHEN VIRTUAL ART GALLERY
 “SELFIE / Searching for Identity”
a cura di Sandro Bongiani



Il progetto Selfie Searching For Identity 
nasce da una card in forma di francobollo


Dal 28 dicembre 2018  al 28 aprile 2019




S’inaugura  venerdì 28 dicembre, alle ore 18.00, la mostra collettiva internazionale a cura di Sandro Bongiani dal titolo: “SELFIE / Searching for Identity”, una mostra sull’identità che si sviluppa intorno al tema del selfie e dell’autoritratto. In mostra 72 opere di altrettanti artisti internazionali che hanno sviluppato con diverse tecniche espressive una ricerca improntata sulla continua evoluzione delle sensazioni contrastanti della contemporaneità mettendo in luce l’essenza problematica e vera del nostro precario esistere.

Quale identità?
Viviamo in un'epoca uniformata con esseri profondamente omologati e scissi, caratterizzati da  una profonda dissociazione dalla realtà che condiziona pesantemente  il nostro inquieto esistere. Come scrive nella presentazione Sandro  Bongiani: La perdita dell’identità dell’uomo contemporaneo ormai assuefatto a modi precostituiti e imposti dal sistema sociale genera confusione e dissociazione in questa società carica di profondi cambiamenti culturali, sociali e politici, segnata dall’alterità e dai nuovi e possibili modi nella costruzione dell’io, smantellando  i consueti concetti tradizionali  sostituiti da nuove e provvisorie percezioni e dal nuovo modo di relazionarsi; non più l’immagine di come siamo, ma come possiamo “essere” sostituendo all’immagine di se stesso quella riflessa e appetibile dell’altro. Tutto ciò fa apparire l’uomo  complicatamente inespressivo e inutile. Solo l'artista, da bravo e curioso analista mette a nudo l’uomo di fronte a se stesso, al suo specchio culturale e sociale, facendo intendere come la tecnologia odierna abbia sconvolto definitivamente in nostro vivere. Con ciò non desidera affatto costruire l’io come registrazione del bello, bensì come possibilità per accedere ad un livello più profondo di coscienza nella realtà, definendo un modello molto più concreto rispetto alla convinzione di un modello stereotipato e anonimo dell'attuale presente, imposto e condizionato attraverso la pubblicità e gli strumenti di persuasione occulta. L'essere ridotto a “una dimensione” evidenzia  in modo problematico la propria fragilità condividendo la similitudine, la ripetitività, la somiglianza dell'altro e negando la conoscenza di un’io che non riesce e non desidera definirsi e consolidarsi in forme più stabili. Di certo, questi condizionamenti accettati ormai per consueti  e  normali  smantellano la costruzione di un io personale  accettando passivamente i luoghi comuni e preferendo un falso modo di “essere” nel tentativo estremo di appropriazione di una pseudo unità per trovare se stesso. Nel sentirci smarriti e indifesi siamo costretti tutti a scrutarci allo specchio del nostro “io impersonale”  alla ricerca di una qualsiasi identità anonima e sterilizzata, ma perfettamente aderente alla precarietà del nostro esistere e di come siamo diventati.     

Artisti presenti: Guglielmo Achille Cavellini I Picasso Gaglione I Luc Fierens I Reid Wood I  Noriko Shimizu I John M. Bennett I Rosalie Gancie I Mailarta I Snappy I Maria Alejandra Besozzi I Matthew Rose I Miguel Jimenez I Coco Gordon I Cracker Jack Kid I Mustafa Cevat Atalay I C. Mehrl  Bennett I Fernando Aguiar I Monsenhor enVide neFelibata I Anja Mattila I Marina Salmaso I Remy Penard I Pedro Bericat I Michel Della Vedova I Maria Josè Silva – Mizè I Clemente Padin I Maya Lopez Muro I Jacob de Chirico I Ruggero  Maggi I Emilio Morandi I Ernesto Terlizzi  I Mauro Molinari I Pier Roberto Bassi I Rolando Zucchini I Gino Gini I Carlo Iacomucci I Fernanda Fedi I Claudio Grandinetti I Luisa Bergamini I Giovanni Fontana I Enzo Patti I Giancarlo Pucci I Vittore  Baroni I Elisa Zadi I Marcello Diotallevi I Alfonso Caccavale I Alessandra Angelini  I Antonio Sassu I Calogero Barba I Anna Boschi I Giovanni Bonanno I Lamberto Caravita I Bruno Cassaglia I Maria Credidio I Renata e Giovanni Stada I Maria Grazia Martina I Cinzia Farina I Domenico Severino I Daniele Virgilio I Gian Paolo Roffi I Antonella Sassanelli I Gianni Romizi I Pierpaolo Limongelli I I Santini del Prete I Lancillotto Bellini I Domenico Ferrara Foria I Bruno Pierozzi I Claudio Romeo I Fulgor G. Silvi I Roberto Scala I Francesco Cornello I Fiorentina Giannotta I Roberta Savolini.






“SELFIE / Searching for Identity”
Mostra Collettiva Internazionale dedicata al  Selfie e alla ricerca dell’identità



Coco Gordon, Lyons  Co - Usa


 Quale identità ?
Mai prima d’oggi l’uomo si era trovato di fronte a una situazione di “s-naturazione totale” come ai nostri giorni. La civiltà tecnologica ha sconvolto il normale rapporto uomo-natura, frantumato il consueto concetto di spazio/tempo e consolidato il senso della perdita. La rapidità e l’accelerazione della nostra esistenza ha condizionato negativamente tutta la civiltà moderna. L’isolamento del nostro tempo da quello della natura, il movimento continuo e nomade dei nostri spostamenti è diventato un elemento essenzialmente “artificiale” non più legato ai normali ritmi. La dimensione spazio-tempo della terra e dell’universo si è contratta a tal punto da cedere il passo alla velocità della trasmissione televisiva in tempo reale in una dimensione essenzialmente “immateriale” e inoggettiva. Una società  capitalistica che ha perso i consueti punti di riferimento e ha creato la costrizione e il grande vuoto dell‘uomo contemporaneo; ormai nulla è misurabile, non esistono più neanche modelli stabili. Viviamo in una situazione molto precaria dove gli spostamenti, le comunicazioni in tempo reale, la televisione, l’uso distorto dei social come Facebook, Instagram,  il paranoico e maniacale selfie fotografico, assieme ad altri fattori contingenti hanno modificato e cancellato l’identità di ognuno di noi. Spesso cambiamo l’identità di ciò che siano a seconda, del contesto in cui ci troviamo utilizzando gli stessi gesti e lo stesso linguaggio, forse per paura di essere emarginati; abbiamo paura di apparire “diversi” dagli altri e quindi guardiamo l’altro” nel tentativo di essere la stessa persona. In questo confronto vi è l’urgenza di ridisegnare i contorni dell’io, l’io e l’altro sono continuamente coinvolti e condizionati in un processo  trascorrente e indeterminato di definizione e rimodulazione. L’alterità significa confronto tra l’io e l’altro e ci suggerisce somiglianza, differenza e modo di stabilizzare un’identità. Inoltre,  è anche la capacità di cambiare, di attraversare i confini certi e diventare “altro”. Con l’alterità si creano nuovi confini, ma anche nuovi limiti. Con l’assimilazione e la simulazione si tende a eliminare la distinzione e la diversità in un processo in base al quale l’alterità dell’altro (o la nostra), viene chiamata ad uniformarsi. Per certi versi, l’uomo contemporaneo perpetua i concetti di assimilazione, di somiglianza e di diversità. Tuttavia, “essere” significa non uniformarsi a nessuno; non desiderare di raggiungere la somiglianza in alcuna cosa. La perdita dell’identità dell’uomo contemporaneo ormai assuefatto a modi precostituiti e imposti dal sistema sociale genera confusione e  dissociazione in questa società carica di profondi cambiamenti culturali, sociali e politici, segnata dall'alterità e dai nuovi e possibili modi nella costruzione dell’io, smantellando  i consueti concetti tradizionali  sostituiti da nuove e provvisorie percezioni e dal nuovo modo di relazionarsi; non più l’immagine di come siamo, ma come possiamo “essere” sostituendo all’immagine di se stesso quella riflessa e appetibile dell’altro. Tutto ciò fa apparire l’uomo  complicatamente inespressivo e inutile. Solo l'artista, da bravo e curioso analista, mette a nudo l’uomo di fronte a se stesso, al suo specchio culturale e sociale, facendo intendere come la tecnologia odierna abbia sconvolto definitivamente in nostro vivere. Con ciò non desidera affatto costruire l’io come registrazione del bello, bensì come possibilità per accedere ad un livello più profondo di coscienza nella realtà, definendo un modello molto più concreto rispetto alla convinzione di un modello stereotipato e anonimo dell'attuale presente, imposto e condizionato attraverso la pubblicità e gli strumenti di persuasione occulta. Viviamo in  un'epoca uniformata con esseri profondamente omologati e scissi, caratterizzati da  una profonda dissociazione dalla realtà che condiziona pesantemente  il nostro vivere. L’uomo potrà tentare di superare i suoi limiti e le sue certezze ma, non dovrà perdere la coscienza di sé, del suo “io personale” e la differenza “dell’altro”.  L'essere ridotto  a una dimensione evidenzia  in modo problematico la propria fragilità condividendo la similitudine, la ripetitività, la somiglianza dell'altro e negando la conoscenza di un io che non riesce e non desidera definirsi e consolidarsi in forme più stabili. Di certo, questi condizionamenti accettati ormai per consueti  e  normali  smantellano la costruzione di un io personale  accettando passivamente i luoghi comuni e preferendo un falso modo di essere nel tentativo estremo di appropriazione di una pseudo unità  per trovare se stesso. Non è un caso, se abbiamo utilizzato volutamente, per la prima volta in una nostra mostra virtuale, una ricercata cornice di grande fattura e bellezza, ciò vuol far riflettere sulla precaria condizione del singolo individuo che demanda supinamente all'apparenza dell’altro, in questo caso la cornice, il ruolo prioritario di gestire  e dare corpo alla propria visibilità. Un’individualità del tutto lacerata che non riesce a ritrovare una sua dimensione logica. Nel sentirci smarriti e indifesi siamo tutti costretti a scrutarci allo specchio del nostro “io impersonale”  alla ricerca di una qualsiasi identità anonima e sterilizzata,  ma perfettamente aderente alla precarietà del nostro esistere e di come siamo diventati.      
Sandro  Bongiani



 “SELFIE / Searching for Identity”
SPAZIO OPHEN VIRTUAL ART GALLERY 
Inaugurazione: venerdì  28 dicembre 2018, ore 18.00
Via S. Calenda, 105/D  - Salerno,  Tel/Fax 089 5648159  
e-mail: bongianimuseum@gmail.com     
Orario continuato tutti i giorni dalle 00.00 alle 24.00






martedì 25 dicembre 2018

Auguri con Exibart



AUGURI 
BUONE  FESTE
 CON
EXIBART 


2019

martedì 11 dicembre 2018

VIDEO SHOZO SHIMAMOTO - SPAZIO NEL TEMPO / Fondazione Shozo Shimamoto, Napoli




Video:


SHOZO SHIMAMOTO - SPAZIO NEL TEMPO

Palazzo Sant’Elia - Palermo
Mostra  del 14 giugno  6 agosto 2018  a cura di Achille Bonito Oliva
© Fondazione Shozo Shimamoto, Napoli






L’artista giapponese, considerato il "kamikaze del colore” intende la pittura come azione forte, sentimento  prepotente capace di travolgere e triturare qualsiasi precaria certezza. Le bottiglie di colore che lancia direttamente sulle tele servono a liberare i suoi tormenti, le sue paure. La sua pittura, se così vogliamo chiamarla, nasce dal gesto dell’artista che agisce a contatto con il pubblico, per definirsi e condensarsi in opera. Nei suoi interventi non è importante l’atto finale che porta alla realizzazione dell'oggetto, ma l’azione diretta, il suo svolgersi nel momento stesso che si fa colore. Ciò che conta è riuscire a materializzare l’energia  e di colpo svelarla come in un precario battito d’ali.  Per questo, Shozo Shimamoto si affida alla performance come pratica necessaria a liberare le energie accumulate dentro di sé nel momento stesso dell’accadimento e dell’azione. A volte,  l’opera viene creata anche all’aperto, a contatto con gli eventi atmosferici; il vento, la pioggia, la neve  fanno parte dell’azione dell’artista con un contributo del tutto casuale nella definizione finale dell’opera. 





Shozo Shimamoto, Hole Showa 21, 1946, acrilico su carta, 32x41 cm


Il dibattito: Shozo Shimamoto o  Lucio Fontana?

Shozo Shimamoto  alcuni anni prima del 1950 aveva già realizzato una serie di opere aprendo uno squarcio  concreto sulla superficie della pittura. Anche queste opere, sono nate come  risultato di un`azione casuale.  In quel periodo, per risparmiare sui materiali, Shimamoto usava come base carta di giornali incollati, tuttavia,  un giorno per sbaglio fini`  per fare un buco su una superficie   di carta fragile. D`istinto Shimamoto  si accorse che si trattava comunque di un`espressione. E` interessante sottolineare come circa nello stesso periodo in Italia, Fontana tentava di aprire dei fori sulla tela e successivamente  i  tagli, tuttavia,  bisogna notare come i primi buchi e tagli di Fontana risalgono al 1949, come sono testimoniate dai cataloghi e  dalle mostre  svolte, mentre Shimamoto di certo ha iniziato a fare i primi buchi nel 1946, praticamente tre anni prima di Fontana. Inoltre,  occorre aggiungere che i Maestri Gutai dal 1949 erano  in Europa già molto conosciuti con le loro opere, invitati dallo scrittore e artista francese  Henri  Michaux.  Solo nel 1994, durante la mostra "l'Arte giapponese dopo il 1945: il Grido Contro il Cielo" tenutasi  al Museo Guggenheim in New York, il curatore Alexandra MONROE scopre che i "Buchi" di Shimamoto sono antecedenti ai buchi di Fontana (sulla polemica Shimamoto-Fontana cfr. il sito della Tate Gallery).  Sandro  Bongiani
Palermo è l'inizio di  un progetto sperimentale di distribuzione partecipata e alternativo . Una comunità prima di tutto, un gioco di informazione e formazione utile alla comunità stessa e alla cultura.

Video. Durata: 5:50


domenica 9 dicembre 2018

CERRETO SANNITA / Presepiarte 2018



Sabato 8 dicembre, ore 18.00 
Sala polifunzionale Museo della Ceramica di Cerreto Sannita (BENEVENTO),  
dal 8 novembre al 6 gennaio 2019 



PRESEPIARTE  2018

A Cerreto Sannita città d'arte, grande appuntamento nazionale con la ceramica d'autore  con tanti lavori di grande qualità arrivati da ogni parte d'Italia.  
(Sandro  Bongiani)







Dott. Ferdinando Creta,  Direttore del Museo Archeologico del Sannio Caudino di Montesarchio, 
direttore Area Archeologica del Teatro Romano e del Museo Arcos.





Opera di Laura Marmai, Salerno


Ferdinando Creta


Opera di Pasquale Liguori, Vietri