martedì 12 maggio 2026

Pavilion Lautania Valley “Fuori Biennale Open 2026”, POIESIS / Materiali marginali sensibili tra segno, scrittura e corpo (1983-2025)

 


COLLEZIONE BONGIANI ART MUSEUM

 Pavilion Lautania Valley / Fuori Biennale Open 2026

 POIESIS / Materiali marginali sensibili tra segno, scrittura e corpo (1983-2025).

Da venerdì 15 maggio a domenica 26 luglio 2026

La Collezione Bongiani Art Museum è lieta di inaugurare venerdì 15 maggio 2026 presso il Pavilion Lautania Valley alle ore 18,00, in contemporanea con il tema “Minor Keys” della 61. Biennale Internazionale di Venezia 2026, l’evento internazionale “Fuori Biennale Open 2026, dal titolo: POIESIS/ Materiali marginali sensibili tra segno, scrittura e corpo (1983-2025), in cui viene segnalata la condizione  di marginalità di diverse generazioni di artisti che in modo unico e originale hanno continuato e continuano ancora a lavorare spesso nell’isolamento collettivo non curandosi del sistema ufficiale dell’arte e  producendo nel tempo opere per certi versi non conformi ai dettami imposti dal mercato  proseguendo in un cosciente viaggio solitario e  personale. Una sorta di “Fuori Biennale” a cura di Sandro Bongiani, presentando nella galleria 74 opere di arte contemporanea.

Nella presentazione Sandro Bongiani scrive: Per diverso tempo, gli artisti hanno trovato una certa autonomia e libertà creativa, che nella diversità delle indagini e delle proposte, ha permesso nel tempo di produrre con creatività e aprire finestre sull’abisso del mondo. Purtroppo, dopo gli anni ottanta qualcosa di strano stava già succedendo da parte del sistema nella gestione dell’arte globale, preferendo nelle scelte degli artisti una logica e un criterio “accondiscendente” creando in questo modo una forte standardizzazione e omologazione nelle proposte degli artisti opportunamente presentati da curatori chiaramente associati al potere gestionale. È sorprendente come l’arte oggi si mostri ignuda nella sua precaria e indifesa veste effimera e didascalica, sempre più ripetitiva e dipendente dal bailamme della parola e dalle scelte confuse imposte dal sistema. Anche per tale motivo, noi della Collezione Bongiani Art Museum abbiamo preferito in occasione di questa 61. Biennale di Venezia 2026 prospettare una rassegna in cui proporre una sorta di controproposta “Fuori dalla Biennale” degli esclusi e degli artisti marginalizzati e dimenticati dal sistema ufficiale dell’arte, in un percorso espositivo che comprende 42 anni di ricerche e di esperienze creative presenti nella raccolta in divenire della Collezione Bongiani Art Museum di Salerno.

Ecco una sorta di convinta rilettura del presente del tutto virtuale ed anche ecologica, con un’area immaginaria di 3 sale presso il Pavilion Lautania Valley in cui sono stati scelti 72 artisti di varie nazioni in un lucido e suggestivo percorso per una condivisione globale via web a 360° in tutto il mondo a ridottissimo impatto di contenuto di emissioni di CO2.


Artisti presenti: A. Zhurba, Kherson - Ucraina I Aarol Flores, Città del Messico - Messico I Alessandra Angelini - Trivolzio - Italia I Alessandra Finzi, Milano - Italia I Alfonso Caccavale, Afragola - Italia I Andrea Bonanno, Sacile - Italia I Anna Boschi, Castel San Pietro Terme - Italia I Antonella Sassanelli, Colturano MI - Italia I Antoni Mirò, Alcoi - Spagna I Antonio Baglivo, Bellizzi - Italia I Antonio Sassu, Torreglia - Italia I Ben Vautier (Ben  Nice) - Francia I Bruno Cassaglia, Vado Ligure - Italia I Claudia Ligorria, Argentina I C. Mehrl  Bennett, Columbus - Usa I Carl Baker, - Canada I Carl T. Chew, Seattle - Usa I Carlo Iacomucci, Monsano AN - Italia I Carmela Corsitto, Canicatti – Italia I Cheryl Penn - South  Africa I Cinzia Farina, Enna - Italia I Clemente Padin, Montevideo - Uruguay I Daniel Daligand, Levallois - Francia I Domenico Severino, Pompei - Italia I Enzo Patti, Palermo - Italia I Ernesto Terlizzi, Angri - Italia I Fabio Di Ojuara, Crearà - Mirim RN - Brasile I Fernanda Fedi, Milano - Italia I Fernando De Filippi, Milano - Italia I Francesco Aprile, Caprarica Di Lecce - Italia I Franco Panella, Monreale - Italia I Gian Paolo Roffi, Bologna - Italia I Giorgio Moio, Giugliano in Campania - Italia I Giovanni  Bonanno, Salerno - Italia I Giovanni Leto, Bagheria - Italia I Giuliana  Bellini, Milano - Italia I Jan Theuninck, Zonnebeke - Belgio I John M. Bennett, Columbus - USA I John Held JR, San Francisco - USA I Jurgen O. Olbrich, Kassel - Germania I Keiichi Nakamura, Shinjuku-ku,Tokio - Giappone I Lamberto Pignotti, Roma - Italia I Lars Schumacher, Burgdorf - Germania I Lorenzo Lome Menguzzato, Trento - Italia I Luc Fierens, Weerde - Belgio I Marc Deb, Arras - Francia I Marcello Diotallevi, Fano - Italia I Marco Giovenale, Roma – Italia I Mariano Bellarosa, San Donato Milanese - Italia I Mauro Molinari, Velletri – Italia I Maya Lopez Muro, San Giovanni Valdarno - Italia I Moan Lisa, North  Liberty – Usa I Monica Rex, Los Angeles - USA I Mustafa Cevat Atalay -Turchia I Nicola  Frangione, Monza - Italia I Nicolas de la Casinière, Nantes - Francia I Nicolò D'Alessandro, Palermo - Italia I Oronzo Liuzzi, Corato - Italia I Paolo Gubinelli, Firenze - Italia I Pascal Lenoir, Grandfresnoy - Francia I Paul Tililà, Palkane - Finlandia I Pina Della Rossa, Napoli - Italia I Ramona Palmisani, San Severo - Italia I RCBz, Minnesota - USA I Reid Wood, Oberlin - USA I Renata e Giovanni  Strada, Ravenna - Italia I Ruggero Maggi, Milano - Italia I Ryosuke Cohen, Ashiya - Giappone I Serse Luigetti, Perugia - Italia I Simon Warren - Regno Unito I Vittore Baroni, Viareggio - Italia I Vittorio  Baccelli, Lucca - Italia.

La presente rassegna è dedicata espressamente a chi ha saputo resistere alle lusinghe e alle intemperie del sistema culturale e soprattutto a chi come Clemente Padin, Ruggero Maggi, Paolo Scirpa, Giovanni Leto, Filippo Panseca, Guy Bleus, Carlo Pittore, BuZ Blurr e Walter Steding che purtroppo ci hanno lasciati prematuramente.



 

Pavilion Lautania Valley  “Fuori Biennale Open 2026”,

POIESIS / Materiali marginali sensibili tra segno, scrittura e corpo (1983-2025)”.                                                             

42 anni di ricerche artistiche contemporanee (1983-2025) a cura di Sandro Bongiani

3 Room presso il Pavilion Lautania Valley con 72 artisti e 74 opere presenti

nell’Archivio della Collezione del Bongiani Art Museum  di Salerno (Italy).

Vernissage: venerdì 15 maggio ore 18:00                                                                                                           

Da venerdì 15 maggio a domenica 26 luglio 2026                                                                                                            

Orari:  tutti i giorni dalle 00.00 alle 24.00                                                                            

https://www.collezionebongianiartmuseum.it/

E-MAIL INFO: bongianimuseum@gmail.com                                                                                     

TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 3937380225                                                                                     

Credits: Collezione Bongiani Art Museum.



La Presentazione:


 


Presentazione a cura di Sandro Bongiani  Salerno, 17 aprile 2026

Viviamo tempi inquieti carichi di sofferenza e di tormento in cui le incomprensioni e i dubbi si addensano cupi all’orizzonte. Una monotonia culturale odierna ridotta all’afasia aleggia nell’aria in cui l’arte del déjà vu naviga a vista tra l’impotenza e la spettacolarità decadente del presente alla ricerca della suggestione scenografica, dello stupore e del divertimento collettivo. Tale catastrofe inizia circa trent’anni fa in cui diverse generazioni di artisti di valore nati tra gli anni 20 e gli anni 70 si ritrovano di colpo messi in quarantena permanente a condividere il silenzio e l’abbandono, sostituiti da giovani rampolli di scuderia alla ricerca del facile successo e della possibile ricchezza finanziaria. Un procedere quello di oggi decisamente diverso rispetto al passato, sterilizzando da parte delle istituzioni l’azione del critico d’arte sostituito ingenerosamente da curatori “tutto fare” allo scopo di avvalorare e rendere credibile qualsiasi opera d’arte e persino dare un senso e un valore a una cosa che non ha alcun valore, come per esempio, la banana con nastro adesivo esposta a parete e venduta a caro prezzo. Una follia maldestra e incosciente e soprattutto una disfatta culturale a tutto campo che ci ha condotti a condividere le miserie creative prodotte oggi.   

Per diverso tempo, gli artisti hanno trovato una certa autonomia e libertà creativa, che nella diversità delle indagini e delle proposte, ha permesso di produrre con creatività e aprire finestre sull’abisso del mondo. Purtroppo, dopo gli anni ottanta qualcosa di strano stava già succedendo da parte del sistema nella gestione dell’arte globale, preferendo nelle scelte degli artisti una logica e un criterio “accondiscendente”  creando in questo modo una forte standardizzazione e omologazione nelle proposte degli artisti opportunamente presentati da curatori chiaramente associati al potere gestionale, in una sorta di  passerella domenicale di personaggi segnalati da amici e collezionisti potenti, che hanno preferito di anno in anno, segnalare sempre gli stessi i pupilli protetti provenienti da scuderie altamente facoltose in senso finanziario, come per esempio, le scelte messe in atto in diverse precedenti Biennali di Venezia con i soliti fenomeni come Massimo Bartolini, Giorgio Andreotta Calò, Chiara Enzo, Yuri Ancarani, Maurizio Cattelan, e quest’anno anche con la rovinosa giardiniera  di turno delle Alpi Apuane Chiara Camoni. In tal senso, che poter pensare della festaiola e circense da luna park come Marinella Senatore, tutta lustrini e neon, votata al coinvolgimento collettivo in sagre paesane di dubbio valore che orgogliosamente rivendica “la potenza del corpo collettivo, della luce come gesto pubblico e della celebrazione come pratica capace di costruire, ancora, comunità”. In siffatta condizione precaria di nichilismo il condizionamento risulta una pratica altamente utile e assai consueta che si esercita da parte di chi nel baratto   ritrova benefici richiesti e concessi. Un dare e avere richiesto dal basso o viceversa dall’alto   decisamente radicato nell’animo umano. Una relazione decisamente tossica e deviata votata al Dio denaro che lega amici, gruppi di vario genere, associazioni, mercanti, curatori e soprattutto gallerie star system che al bisogno intercedono nel compromesso arrogante del sistema corrotto dell’arte globale a costringere al silenzio chi non ha voce e non si allinea alle regole deviate da loro stabilite. Tutto ciò ha consolidato nel tempo una paralisi di idee da parte di giovani e meno giovani promesse tenuti in scacco e mantenuti economicamente in ostaggio, costretti in cambio di un possibile momento di successo a essere protagonisti innocui e merce di scambio di eventi e appuntamenti diffusi come per esempio le solite e noiose fiere dell’arte. Un sistema dell’arte di clan chiusi e prepotenti che ha fatto fuori la critica d’arte a beneficio di sprovveduti curatori compiacenti che nel corso del tempo hanno raccolto poca qualità e innovazione creativa, e soprattutto, cadaveri da riesumare e illusioni diventate relitti e macerie.

Nel nuovo saggio del filosofo francese Latouche analizza la commercializzazione dello spazio urbano e dell’arte contemporanea smantellando il concetto di città-supermercato e l’arte usa-e-getta che entrambe affondano nella stessa identica matrice, l’omnimercificazione, che trasforma il mondo in un supermercato infinito dove spariscono i confini, la storia e persino il senso del limite. Una sorta di spazio anonimo, del non-luogo in cui l’essere umano alla ricerca della competizione e del profitto si ritrova con una creatività addomesticata alle logiche del mero mercato. Strumentalizzare l’arte – avverte l’autore - equivale a distruggerla. Insomma, una “colonizzazione dell’immaginario” condizionato dall’economia alla ricerca sfrenata del profitto, del culto della tecnoscienza e del facile consenso, che ovviamente influenza negativamente l’attuale modo di fare arte, proponendo di fatto poveri simulacri sterilizzati senza futuro e senza storia. Se tutto può diventare arte e merce di scambio, anche la creatività più viva può essere reclusa e abbandonata in un vecchio solaio dei ricordi. Festival, fiere d’arte, Biennali rassegne collettive e personali organizzate nelle fondazioni e nei musei si rincorrono ormai con un ritmo frenetico, sostenuti da banche, sponsor, finanziatori occulti, riviste d’arte, premi e aste da record. Un intenso e quando mai travagliato procedere di assegnazioni di residenze per giovani artisti under 30, concorsi pilotati, conferenze e stage all’estero hanno avuto il solo scopo di ovattare e far credere che tutto ciò potesse ricreare un’azione libera a favore della cultura, in realtà si lavorava sottobanco per i propri personali interessi commerciali. Inoltre, con la richiesta ossessiva e velleitaria di nuove leve di giovani autori hanno persino tentato di convincerci che potessero risvegliarci dal torpore e dall’inerzia, illudendoci che essere giovani fosse sinonimo di nuova e possibile creatività, ben sapendo che l’originalità non può essere per forza data da una semplice questione anagrafica e divenire volutamente una qualità creativa. In passato le migliori opere prodotte dagli artisti sono state create in età anche avanzata. Una “colonizzazione generalizzata della creatività che da lungo tempo ci attanaglia, condizionata dall’economia    che si riflette negativamente nei modi di fare arte oggi. L’arte a parere nostro non può essere asservita agli imperativi del mercato. Nella riflessione critica che prima o poi occorrerà seriamente fare è convincersi che vi è bisogno di produrre un’arte per certi versi “resistente” visionaria, che possa nella marginalità metterci in contatto con l’alterità e con l’inesauribile, in un rapporto profondo “che ci lega all’abisso” al di là delle logiche di consumo e di spettacolarizzazione e non egoisticamente condividere la sterilizzazione totale della coscienza e di conseguenza della creatività.

L’arte senza una riflessione critica e una libertà di pensiero “divergente” è destinata a soccombere, inoltre, bisognerà urgentemente puntare sulla formazione degli artisti piuttosto che sulla spettacolarità delle proposte spesso accademiche e rivisitate che pescano nel torbido alla ricerca di qualche possibile certezza quasi sempre negata. Ormai più nessuno fa ricerca sul campo, preferendo aggiornarsi osservando le consuete riviste di arte dai contenuti uniformati, spesso anche complici dello stesso sistema corrotto in un dare e avere ricambiato. Di certo bisognerà intercettare Il silenzio e nel silenzio più assorto anche l’abisso e anche la rigenerazione in cui affiori la qualità vera della visione. È sorprendente come l’arte oggi si mostri ignuda nella sua precaria e indifesa veste effimera e didascalica, sempre più ripetitiva e dipendente dal bailamme della parola e dalle scelte confuse imposte dal sistema.

Per sopravvivere in senso creativo a questa catastrofe collettiva l’artista dovrà per forza riappropriarsi di un proprio tempo soggettivo e visionario per poter aprire varchi e luoghi immaginari, adottare una “resistenza sensibile” per poter ancora sognare e svelare nuovi mondi piuttosto che condividere il balbettio di trappole, tralicci e messinscene spettacolari per divertire il pubblico, che purtroppo, non aggiungono niente di nuovo di ciò che siamo e sappiamo. Anche per tale motivo, noi della Collezione Bongiani Art Museum abbiamo preferito in occasione di questa 61. Biennale di Venezia 2026 prospettare una rassegna in cui proporre una sorta di controproposta “Fuori dalla Biennale” degli esclusi e degli artisti marginalizzati e dimenticati dal sistema ufficiale dell’arte, in un percorso espositivo che comprende 42 anni di ricerche e di esperienze creative presenti nella raccolta in divenire della Collezione Bongiani Art Museum di Salerno. Ecco una sorta di convinta rilettura del presente del tutto virtuale ed anche ecologica, con un’area immaginaria di 3 sale presso il Pavilion Lautania Valley in cui sono stati scelti 72 artisti di varie nazioni in un lucido e suggestivo percorso per una condivisione globale via web a 360° in tutto il mondo a ridottissimo impatto di contenuto di emissioni di CO2.



mercoledì 6 maggio 2026

“Fuori Biennale Aperto 2026, “Ricercare le vibrazioni sospese della memoria” - 75 anni di ricerche artistiche contemporanee.

 

SANDRO BONGIANI ARTE CONTEMPORANEA

 Pavilion Locust Valley / Fuori Biennale Aperto 2026

“Ricercare le vibrazioni sospese della memoria

75 anni di ricerche artistiche contemporanee,

da Andrè Derain  a Shepard Fairey (1951-2026)

dal 10 maggio al 22 novembre 2026

 


La Galleria Sandro Bongiani Arte Contemporanea è lieta di inaugurare domenica 10 maggio 2026 presso il Pavilion Locust Valley alle ore 18,00, in contemporanea con il tema “Minor Keys” della 61. Biennale Internazionale di Venezia 2026 che suggerisce un rallentamento del passo e la necessità di tornare alla terra e a guardare il cielo, l’evento internazionale “Fuori Biennale Aperto 2026, dal titolo: Ricercare le vibrazioni sospese della memoria, in cui viene segnalata la condizione  di marginalità di diverse generazioni di artisti che in modo unico e originale hanno continuato a lavorare spesso nell’isolamento collettivo, alcuni anche per diversi decenni, non curandosi  minimamente del mercato e del sistema ufficiale dell’arte e  producendo nel tempo opere per certi versi non conformi ai dettami imposti dal mercato  proseguendo in un cosciente viaggio solitario e  personale. Una sorta di “Fuori Biennale” a cura di Sandro Bongiani, presentando nella galleria 287 opere di arte contemporanea.

Nella presentazione Sandro Bongiani scrive: “Viviamo tempi inquieti carichi di sofferenza e di tormento in cui le incomprensioni e i dubbi si addensano cupi all’orizzonte. Una monotonia culturale odierna ridotta all’afasia aleggia nell’aria in cui l’arte del dejà vu naviga a vista tra l’impotenza e la spettacolarità decadente del presente alla ricerca della suggestione scenografica, dello stupore e del divertimento collettivo. Tale catastrofe inizia circa trent’anni fa in cui diverse generazioni di artisti di valore nati tra gli anni 20 e gli anni 70 si ritrovano di colpo messi in quarantena permanente a condividere il silenzio e l’abbandono, sostituiti da giovani rampolli di scuderia alla ricerca del facile successo e della possibile ricchezza finanziaria. Un procedere, quello di oggi, decisamente diverso rispetto al passato, sterilizzando di colpo da parte delle istituzioni l’azione del critico d’arte sostituito ingenerosamente da curatori “tuttofare” allo scopo di avvalorare e rendere credibile qualsiasi opera d’arte e persino dare un senso e un valore a una cosa che non ha alcun valore come per esempio la banana con nastro adesivo esposta a parete e venduta a caro prezzo. Una follia maldestra e incosciente e soprattutto una disfatta culturale a tutto campo che ci ha condotti a condividere le miserie creative prodotte oggi”.   

Una curiosità a margine, la Biennale di Venezia, secondo dati tecnici, produce per questa particolare manifestazione internazionale oltre 100.000 tonnellate di CO2, l'equivalente di 5.000 automobili utilizzate in 10 anni. Ecco una sorta di convinta rilettura presente per l’occorrenza in un “fuori padiglione” del tutto virtuale ed anche ecologico, con un’area immaginaria di 13 sale presso il Pavilion Locust Valley in cui sono stati coinvolti 177 artisti di varie nazioni realmente presenti nella Collezione reale del Bongiani Art Museum di Salerno in un lucido e suggestivo percorso per una condivisione globale via web a 360 gradi in tutto il mondo a ridottissimo impatto di contenuto di emissioni di CO2.


Artisti presenti: Andrè  Derain, Jacques Villon, Max Bill, Max Ernst, Peter Royen, Berto Lardera, Renè Mels, Guido Biasi, Yves Brayer, Alberto Giacometti, Monique Baroni, Pericle Fazzini, Carlo Mattioli, Victor Vasarely, Heinz Trockes, Maurice Elie Sarthou, Renzo Vespignani, Elsa Oliva Urbach, Giancarlo Pozzi, Corrado Cagli, Tony Agostini, Fabrizio Clerici, Carlo Levi, Fernando Farulli, Gianni Dova, Aldo Turchiaro, Edival Ramosa, Gianni Bertini, Fernando De Filippi, Antonio Corpora, Edouard Pignon,  Attilio Steffanoni, Vanni Viviani, Seymour Rosofsky, Aldo Calò, Antonio Possenti, Walter Piacesi, Wifredo Lam,  Ajdic Andrej, Christian Mischke, Francesc Artigau Segui, Floriano Bodini, Camille Hilaire, Enrico Della Torre, Ugo Attardi, Pietro Annigoni, Eduardo Chillida, Joan Miro’, Robert Muller, Gonzalo Sebastian de Erice, Leonardo Cremonini, Riccardo Licata, Bernard Schultze, Valeriano Trubbiani, Luigi Boille,  Guido Strazza, Hans Hartung, Mario Radice, Agostino Ferrari, Graham Sutherland, Josè Balmes, Giovanni Campus, Andrea Bonanno, Maurice Henry, Jean Michel Folon, Dieter Wallert, Alberto Sughi, Giulio Turcato, Roberto Fontirossi, Luca Alinari, Armodio, Guglielmo Achille Cavellini, Robert Carroll, Titina Maselli, Antoni Tapies, Christo Javacheff, Luciano Minguzzi, Emilio Greco, Ennio Calabria, Willem De Kooning, Alfred Klinkan, Alberto Venditti, Bruno Cassinari, Salvatore Fiume, Franco Rognoni, Eva Fischer, Riccardo Benvenuti, Tommaso Cascella, Georg Fenkl, Lise Malinovsky, Serge Segay, Lia Drei, Shozo  Shimamoto, Ron  Kowalke, Dieter Haack, Roberto Barni, Antonio Vangelli, Robert Rauschenberg, Helmut Kies, Arcangelo (Esposito Arcangelo), Walter Valentini, Ruggero Maggi, Vincenzo Ferrara, Giovanni Bonanno, Ugo Nespolo, Martin Schwarz, Peter Schenk, Ercole Pignatelli, Gianfranco Pardi, Fernandez Arman, Livio Bernasconi, Domenico Boscolo Natta, Giancarlo Cazzaniga, Giovanni Leto, Angelo Cagnone, Klaus Bartl, Renzo Nucara, Marcello Diotallevi, Giovanni Fontana, Omar Galliani, Kino Mistral, Nicolò D’Alessandro, Carla Bertola, Clemens Briels, Arrigo Lora Totino, Vincenzo Nucci, Mariano Filippetta, Anna Boschi, Franco Massanova, Fernando Aguiar, Jurgen O. Olbrich, Hans Braumuller, Greta Schoedl, Rosalie Gancie, Lamberto Pignotti, Mirella Bentivoglio, Paolo Scirpa, Rolando Zucchini, Paolo Bini, Maurizia Carantani, Ryosuke Cohen, Tomaso Binga, Irma Blank, Ernesto Terlizzi, Philip Henderson, Paolo Gubinelli, Filippo Panseca, Masaki Kazushi, Mauro Magni, Giulia Napoleone, Coco Gordon, Franco Panella, Pablo Echaurren, Carlo Iacomucci, Carmela Corsitto, Cinzia Farina, Elena Marini, Antonella Gandini, Enzo Patti, Giorgio Moio, John M. Bennett, Mauro Molinari,Oronzo Liuzzi, RCBz, Reid Wood, Serse Luigetti, Ugo La Pietra, Pietro Lista, Raffaele Boemio, Francesco Aprile, Alessandra Angelini, Antonio Baglivo, Gian Paolo Roffi, Luc Fierens, Marco Giovenale, Maya Lopez Muro, Rosa Cuccurullo, Alberto Vitacchio, Shepard Fairey.

 

Pavilion Locust Valley

“Fuori Biennale Aperto 2026,

“Ricercare le vibrazioni sospese della memoria” 

75 anni di ricerche artistiche contemporanee, 

da Andrè Derain  a Shepard Fairey   (1951-2026).  

A cura di Sandro Bongiani

13 Room presso il Pavilion Locust Valley 

con 177 artisti e 287 opere  presenti nella Collezione del Bongiani Art Museum  di Salerno (Italy).

Vernissage: Domenica 10 maggio ore  18:00                                                                                                         

Da domenica 10 maggio al 22 novembre 2026                                                                                                             

Orari:  tutti i giorni dalle 00.00 alle 24.00                                                                            

https://www.sandrobongianivrspace.it/                                                                                                                                         

E-MAIL INFO: bongianimuseum@gmail.com                                                                                      

TELEFONO PER INFORMAZIONI: +393937380225                                                                                      

Credits: Collezione Bongiani Art Museum.

 



 La Presentazione di Sandro Bongiani                                                                                                                                     

Salerno, 17 aprile 2026

Viviamo tempi inquieti carichi di sofferenza e di tormento in cui le incomprensioni e i dubbi si addensano cupi all’orizzonte. Una monotonia culturale odierna ridotta all’afasia aleggia nell’aria in cui l’arte del déjà vu naviga a vista tra l’impotenza e la spettacolarità decadente del presente alla ricerca della suggestione scenografica, dello stupore e del divertimento collettivo. Tale catastrofe inizia circa trent’anni fa in cui diverse generazioni di artisti di valore nati tra gli anni 20 e gli anni 70 si ritrovano di colpo messi in quarantena permanente a condividere il silenzio e l’abbandono, sostituiti da giovani rampolli di scuderia alla ricerca del facile successo e della possibile ricchezza finanziaria. Un procedere quello di oggi decisamente diverso rispetto al passato, sterilizzando da parte delle istituzioni l’azione del critico d’arte sostituito ingenerosamente da curatori “tuttofare” allo scopo di avvalorare e rendere credibile qualsiasi opera d’arte e persino dare un senso e un valore a una cosa che non ha alcun valore, come per esempio, la banana con nastro adesivo esposta a parete e venduta a caro prezzo. Una follia maldestra e incosciente e soprattutto una disfatta culturale a tutto campo che ci ha condotti a condividere le miserie creative prodotte oggi.   

Per diverso tempo, gli artisti hanno trovato una certa autonomia e libertà creativa, che nella diversità delle indagini e delle proposte, ha permesso di produrre con creatività e aprire finestre sull’abisso del mondo. Purtroppo, dopo gli anni ottanta qualcosa di strano stava già succedendo da parte del sistema nella gestione dell’arte globale, preferendo nelle scelte degli artisti una logica e un criterio “accondiscendente”  creando in questo modo una forte standardizzazione e omologazione nelle proposte degli artisti opportunamente presentati da curatori chiaramente associati al potere gestionale, in una sorta di  passerella domenicale di personaggi segnalati da amici e collezionisti potenti, che hanno preferito di anno in anno, segnalare sempre gli stessi i pupilli protetti provenienti da scuderie altamente facoltose in senso finanziario, come per esempio, le scelte messe in atto in diverse precedenti Biennali di Venezia con i soliti fenomeni come Massimo Bartolini, Giorgio Andreotta Calò, Chiara Enzo, Yuri Ancarani, Maurizio Cattelan, e quest’anno anche con la rovinosa giardiniera  di turno delle Alpi Apuane Chiara Camoni. In tal senso, che poter pensare della festaiola e circense da luna park come Marinella Senatore, tutta lustrini e neon, votata al coinvolgimento collettivo in sagre paesane di dubbio valore che orgogliosamente rivendica “la potenza del corpo collettivo, della luce come gesto pubblico e della celebrazione come pratica capace di costruire, ancora, comunità”. In siffatta condizione precaria di nichilismo il condizionamento risulta una pratica altamente utile e assai consueta che si esercita da parte di chi nel baratto   ritrova benefici richiesti e concessi. 

Un dare e avere richiesto dal basso o viceversa dall’alto   decisamente radicato nell’animo umano. Una relazione decisamente tossica e deviata votata al Dio denaro che lega amici, gruppi di vario genere, associazioni, mercanti, curatori e soprattutto gallerie star system che al bisogno intercedono nel compromesso arrogante del sistema corrotto dell’arte globale a costringere al silenzio chi non ha voce e non si allinea alle regole deviate da loro stabilite. Tutto ciò ha consolidato nel tempo una paralisi di idee da parte di giovani e meno giovani promesse tenuti in scacco e mantenuti economicamente in ostaggio, costretti in cambio di un possibile momento di successo a essere protagonisti innocui e merce di scambio di eventi e appuntamenti diffusi come per esempio le solite e noiose fiere dell’arte. Un sistema dell’arte di clan chiusi e prepotenti che ha fatto fuori la critica d’arte a beneficio di sprovveduti curatori compiacenti che nel corso del tempo hanno raccolto poca qualità e innovazione creativa, e soprattutto, cadaveri da riesumare e illusioni diventate relitti e macerie.

Nel nuovo saggio del filosofo francese Latouche analizza la commercializzazione dello spazio urbano e dell’arte contemporanea smantellando il concetto di città-supermercato e l’arte usa-e-getta che entrambe affondano nella stessa identica matrice, l’omnimercificazione, che trasforma il mondo in un supermercato infinito dove spariscono i confini, la storia e persino il senso del limite. Una sorta di spazio anonimo, del non-luogo in cui l’essere umano alla ricerca della competizione e del profitto si ritrova con una creatività addomesticata alle logiche del mero mercato. Strumentalizzare l’arte – avverte l’autore - equivale a distruggerla. Insomma, una “colonizzazione dell’immaginario” condizionato dall’economia alla ricerca sfrenata del profitto, del culto della tecnoscienza e del facile consenso, che ovviamente influenza negativamente l’attuale modo di fare arte, proponendo di fatto poveri simulacri sterilizzati senza futuro e senza storia. Se tutto può diventare arte e merce di scambio, anche la creatività più viva può essere reclusa e abbandonata in un vecchio solaio dei ricordi. Festival, fiere d’arte, Biennali rassegne collettive e personali organizzate nelle fondazioni e nei musei si rincorrono ormai con un ritmo frenetico, sostenuti da banche, sponsor, finanziatori occulti, riviste d’arte, premi e aste da record. 

Un intenso e quando mai travagliato procedere di assegnazioni di residenze per giovani artisti under 30, concorsi pilotati, conferenze e stage all’estero hanno avuto il solo scopo di ovattare e far credere che tutto ciò potesse ricreare un’azione libera a favore della cultura, in realtà si lavorava sottobanco per i propri personali interessi commerciali. Inoltre, con la richiesta ossessiva e velleitaria di nuove leve di giovani autori hanno persino tentato di convincerci che potessero risvegliarci dal torpore e dall’inerzia, illudendoci che essere giovani fosse sinonimo di nuova e possibile creatività, ben sapendo che l’originalità non può essere per forza data da una semplice questione anagrafica e divenire volutamente una qualità creativa. In passato le migliori opere prodotte dagli artisti sono state create in età anche avanzata. Una “colonizzazione generalizzata della creatività che da lungo tempo ci attanaglia, condizionata dall’economia    che si riflette negativamente nei modi di fare arte oggi. 

L’arte a parere nostro non può essere asservita agli imperativi del mercato. Nella riflessione critica che prima o poi occorrerà seriamente fare è convincersi che vi è bisogno di produrre un’arte per certi versi “resistente” visionaria, che possa nella marginalità metterci in contatto con l’alterità e con l’inesauribile, in un rapporto profondo “che ci lega all’abisso” al di là delle logiche di consumo e di spettacolarizzazione e non egoisticamente condividere la sterilizzazione totale della coscienza e di conseguenza della creatività.

L’arte senza una riflessione critica e una libertà di pensiero “divergente” è destinata a soccombere, inoltre, bisognerà urgentemente puntare sulla formazione degli artisti piuttosto che sulla spettacolarità delle proposte spesso accademiche e rivisitate che pescano nel torbido alla ricerca di qualche possibile certezza quasi sempre negata. Ormai più nessuno fa ricerca sul campo, preferendo aggiornarsi osservando le consuete riviste di arte dai contenuti uniformati, spesso anche complici dello stesso sistema corrotto in un dare e avere ricambiato. Di certo bisognerà intercettare Il silenzio e nel silenzio più assorto anche l’abisso e anche la rigenerazione in cui affiori la qualità vera della visione. E’ sorprendente come l’arte oggi si mostri ignuda nella sua precaria e indifesa veste effimera e didascalica, sempre più ripetitiva e dipendente dal bailamme della parola e dalle scelte confuse imposte dal sistema.

Per sopravvivere in senso creativo a questa catastrofe collettiva l’artista dovrà per forza riappropriarsi di un proprio tempo soggettivo e visionario per poter aprire varchi e luoghi immaginari, adottare una “resistenza sensibile” per poter ancora sognare e svelare nuovi mondi piuttosto che condividere il balbettio di trappole, tralicci e messinscene spettacolari per divertire il pubblico, che purtroppo, non aggiungono niente di nuovo di ciò che siamo e sappiamo. Anche per tale motivo, noi della Collezione Bongiani Art Museum abbiamo preferito in occasione di questa 61. Biennale di Venezia 2026 prospettare una rassegna ad ampio spettro in cui proporre l’avvicendamento di esperienze grafiche e pittoriche svolte dagli artisti a partire dal 1951 fino a oggi, una sorta di controproposta storica “Fuori Biennale” degli esclusi e degli artisti marginalizzati e dimenticati dal sistema ufficiale dell’arte. 177  artisti presenti in tutto con una selezione significativa di 287 opere di importanti protagonisti già storicizzati dell’arte internazionale e anche con la presenza di diverse generazioni di artisti più giovani che completano il percorso espositivo che comprende 75 lunghi anni di ricerche e di esperienze creative svolte e scelte opportunamente dalla raccolta in divenire della Collezione Bongiani Art Museum di Salerno.


evento segnalato da Archivio Ophen Virtual Art

 



domenica 22 marzo 2026

PIETRO LISTA ... TRA LE NUVOLE

 

 

Pietro Lista… tra le nuvole  

 


Salerno, Galleria Paola Verrengia 

dal 22 marzo al 22 aprile 2026

Il lavoro dell’artista Pietro Lista, dalla lunga e importante carriera espositiva in Italia e all’estero, si contraddistingue, a partire dalla fine degli anni Sessanta, per una grande varietà di temi e per la continua sperimentazione di tecniche e materiali.

L'artista Pietro Lista


La Galleria Paola Verrengia inaugura domenica 22 marzo 2026 alle ore 11:30 la mostra Pietro Lista…tra le nuvole, a cura di Renata Caragliano.

Il lavoro dell’artista Pietro Lista, dalla lunga e importante carriera espositiva in Italia e all’estero, si contraddistingue, a partire dalla fine degli anni Sessanta, per una grande varietà di temi e per la continua sperimentazione di tecniche e materiali che spaziano dall’uso della pittura, al disegno, alla scultura, all’incisione e alla performance. Tra le esperienze che hanno segnato gli inizi della sua carriera, si segnala la partecipazione nell’ottobre del 1968 alla nota rassegna Arte povera più azioni povere ideata da Marcello Rumma, intellettuale e collezionista salernitano, e curata dal critico Germano Celant. Negli Antichi Arsenali di Amalfi, Lista realizza un’azione notturna dal titolo La scoperta della luce.

«Il progetto Pietro Lista…tra le nuvole – sottolinea la curatrice Renata Caragliano – gioca sul modo dell’artista di creare connessioni e relazioni di senso sempre nuove e imprevedibili tra le proprie opere, costruendo così un personalissimo universo creativo, soffermandosi soprattutto su un elemento ricorrente nella produzione di Lista: “la nuvola”».

Nuvole pop di vari colori dipinte su tela si accompagnano ad altre ritagliate su carta o tessute su reti che cercano di catturarne la forma, a volte nere come un fascio di luce nello spazio vuoto della notte. «La nuvola è una presenza chiamata ad esprimere l’assenza, il vuoto. Essa stessa si scinde, si altera secondo sequenze integrative. Il suo assorbimento nello spazio è mimato per denotare lo scaturire della luce e dello spazio stesso. Non si tratta in alcun modo di lirismo o di poesia. La grande macchia nel cielo non è per me sintesi del cosmo, ma segno del lavoro incessante della luce nello spazio». Pietro Lista definiva così, nel 1975, nel testo manifesto Cielitudine, la sua scelta di lavorare su questa forma continuamente mutevole che se ne sta in alto nell’aria, abita in un mondo di mezzo e che non obbedisce a regole geometriche. «Ogni nuvola aggiunge l’artista – conduce a delle associazioni di idee concrete come ogni sogno è immagine della realtà».

La mostra, pensata appositamente dall’artista per gli spazi della Galleria, raccoglie un nucleo di lavori che vanno dai primi anni ’70, come l’opera Cielitudine, fino a quelli più recenti come il neon Raggio Rosso o la serie delle Nuvola Aquilone del 2025 connotate da un forte cromatismo.


Le opere: 








 




PRINCIPALI MOSTRE PERSONALI E COLLETTIVE


Centralità del corpo: un dialogo a intervalli, opere di Pietro Lista e Lello Torchia, Complesso Monumentale di San Giovanni, Cava de’ Tirreni (2026); Pietro Lista. In controluce, Museo Madre, Napoli (2025); Caffè sospeso, Galleria Storie Contemporanee, Roma (2024); Die Morandiverschwörung, Galerie Peter Tedden, Düsseldorf (2023); Vie d’Acqua – Una proposta per un Museo dell’Acqua, Chiesa San Michele Arcangelo, Sermoneta (2021); Vocabolum, Palazzo Fruscione, Salerno (2021); I sei anni di Marcello Rumma, Museo Madre, Napoli (2019); Un teatro Povero, Pinacoteca Provinciale, Salerno (2018); Pietro Lista – Memoria, SAACI Gallery, Saviano (2017); Presenze, Aria Art Gallery, Firenze (2017); Timelessness, Aria Art Gallery, Londra (2017); Cielitudine, MARTE, Cava de’ Tirreni (2016); Hoc opus fecit… Pietro Lista, Museo Archeologico Nazionale, Pontecagnano (2016); Rosso su bianco, bianco su rosso, Spazio Arte, Milano (2014); 54ma Biennale d’Arte di Venezia (2011); Inquisizione, Complesso della Chiesa di Santa Sofia, Salerno (2010); Homage by Pietro Lista, The University Museum and Art Gallery, Hong Kong (2010); Pietro Lista, Galleria Comunale Santa Maria del Rifugio, Cava de’ Tirreni (2004); Interieurs, Galerie Dumont 18, Ginevra (2001); Interni, Galleria 33, Barcellona (2000); Lavagne, Galleria MR, Roma (1998); Il Lupo cattivo, Museo Nazionale del Picentino, Pontecagnano (1996); Galleria Civica d’Arte Contemporanea, Sarno (1995); Galleria Civica d’Arte Contemporanea, Suzzarra (1992); Galleria Il Catalogo, Salerno (1989); Galleria Taide, Salerno (1987); Eros et Peinture, Galerie Trans/Forme, Parigi (1983); Pole Position, Galleria K, Tokyo (1983); Studio Cavalieri, Bologna (1982); Galleria Il Catalogo, Salerno (1981); Galleria Taide, Salerno (1980); Cooperativa Associazione Esperienze Culturali, Pescara (1978); Concerto al mare, 29° Festival Internazionale del Cinema, Salerno (1976); Galleria Arte Vetrina 1-G, Bologna (1975); Gallerie Les Mains Libres, Parigi (1974); Galleria Breton, Milano (1974); Galleria Arte Vetrina, Bologna (1973); Galleria Bosquet, Parigi (1971); Galleria Il Catalogo, Salerno (1970); Spazio Einaudi 691, Salerno (1969); Galleria Linea, Salerno (1968); Galleria d’Arte La Seggiola, Salerno (1966).


Evento segnalato da Archivio Ophen Virtual Art di Salerno


giovedì 5 febbraio 2026

PROGETTO INTERNAZIONALE " MEMORIAL RUGGERO MAGGI 2026" - SPAZIO OPHEN VIRTUAL ART GALLERY

 

COLLEZIONE BONGIANI ART MUSEUM

     OPEN CALL / MEMORIAL RUGGERO MAGGI 2026

http://www.collezionebongianiartmuseum.it/ 

 

Invito a partecipare al Progetto Internazionale

dedicato a Ruggero Maggi (16/10/1950 - 29/10/2025).

 

SPAZIO OPHEN VIRTUAL ART GALLERY  (Italy).

Mostra Collettiva Internazionale

“RUGGERO MAGGI, COME  UN BATTITO D’ALI”

                       a cura di Sandro Bongiani

 

Nel 2020 per i 70 anni di Ruggero Maggi, lo Spazio Ophen Virtual Art Gallery di Salerno aveva attivato un Progetto Internazionale di Arte Contemporanea dal titolo “Fragilità e Distacco”. Dopo la prematura scomparsa dell’artista avvenuta il 29 ottobre del 2025 sentiamo il bisogno e l’urgenza di avviare un nuovo progetto internazionale come “memorial del primo anniversario” a lui dedicato, con un particolare e significativo titolo COME UN BATTITO D’ALI” per riflettere sul senso della fragilità, la perdita e il distacco che sono le condizioni del nostro precario esistere.

 

Pertanto, se desidera partecipare a questo evento, vi preghiamo di darci conferma via e-mail a: bongianimuseum@gmail.com

 

Con questo invito sono allegate le due "basi" da scaricare su cui intervenire e inviare esclusivamente per posta


Per utilizzare le due basi di lavoro si prega di utilizzare le seguenti card:


Base 1


Risoluzione immagine  di 2232x1688



Base 2


Risoluzione immagine  di 2232x1688


Per sicurezza, per evitare che le immagini inviate per posta vadano perse, si prega di inviarle anche in formato JPG a:

bongianimuseum@gmail.com

Spedire le opere solo per posta, preferibilmente in formato verticale max A4 (29,7 × 21 cm), indicando chiaramente sul retro di ciascuna opera il nome dell'autore, il formato, l'anno di esecuzione, la città, il paese e il rispettivo indirizzo per spedire le due opere a:

Giovanni Bonanno / Collezione Bongiani Art Museum

Via S. Calenda, 105/D 84126 SALERNO (Italia).

(scadenza del progetto: 31 agosto 2026)


Tutte le opere pervenute per posta non verranno restituite ma faranno parte delle opere presenti nella Collezione Bongiani Art Museum di Salerno per eventuali altri eventi.

Il 16 ottobre 2026, tutte le opere pervenute entro la data di scadenza saranno presentate ufficialmente in una mostra collettiva internazionale presso lo Spazio Ophen Virtual Art Gallery di Salerno (Italia).

Per possibili chiarimenti potete chiamare il numero: +39 3937380225.

Ci auguriamo di ricevere le opere entro il 31 agosto 2026, in modo da poter preparare al meglio la mostra interattiva dal 16 ottobre al 31 dicembre 2026. In attesa,  vi porgiamo i nostri più cordiali e cari saluti.

© - Collezione Bongiani Art Museum di Salerno - Italia