mercoledì 6 maggio 2026

“Fuori Biennale Aperto 2026, “Ricercare le vibrazioni sospese della memoria” - 75 anni di ricerche artistiche contemporanee.

 

SANDRO BONGIANI ARTE CONTEMPORANEA

 Pavilion Locust Valley / Fuori Biennale Aperto 2026

“Ricercare le vibrazioni sospese della memoria

75 anni di ricerche artistiche contemporanee,

da Andrè Derain  a Shepard Fairey (1951-2026)

dal 10 maggio al 22 novembre 2026

 


La Galleria Sandro Bongiani Arte Contemporanea è lieta di inaugurare domenica 10 maggio 2026 presso il Pavilion Locust Valley alle ore 18,00, in contemporanea con il tema “Minor Keys” della 61. Biennale Internazionale di Venezia 2026 che suggerisce un rallentamento del passo e la necessità di tornare alla terra e a guardare il cielo, l’evento internazionale “Fuori Biennale Aperto 2026, dal titolo: Ricercare le vibrazioni sospese della memoria, in cui viene segnalata la condizione  di marginalità di diverse generazioni di artisti che in modo unico e originale hanno continuato a lavorare spesso nell’isolamento collettivo, alcuni anche per diversi decenni, non curandosi  minimamente del mercato e del sistema ufficiale dell’arte e  producendo nel tempo opere per certi versi non conformi ai dettami imposti dal mercato  proseguendo in un cosciente viaggio solitario e  personale. Una sorta di “Fuori Biennale” a cura di Sandro Bongiani, presentando nella galleria 285 opere di arte contemporanea.

Nella presentazione Sandro Bongiani scrive: “Viviamo tempi inquieti carichi di sofferenza e di tormento in cui le incomprensioni e i dubbi si addensano cupi all’orizzonte. Una monotonia culturale odierna ridotta all’afasia aleggia nell’aria in cui l’arte del dejà vu naviga a vista tra l’impotenza e la spettacolarità decadente del presente alla ricerca della suggestione scenografica, dello stupore e del divertimento collettivo. Tale catastrofe inizia circa trent’anni fa in cui diverse generazioni di artisti di valore nati tra gli anni 20 e gli anni 70 si ritrovano di colpo messi in quarantena permanente a condividere il silenzio e l’abbandono, sostituiti da giovani rampolli di scuderia alla ricerca del facile successo e della possibile ricchezza finanziaria. Un procedere, quello di oggi, decisamente diverso rispetto al passato, sterilizzando di colpo da parte delle istituzioni l’azione del critico d’arte sostituito ingenerosamente da curatori “tuttofare” allo scopo di avvalorare e rendere credibile qualsiasi opera d’arte e persino dare un senso e un valore a una cosa che non ha alcun valore come per esempio la banana con nastro adesivo esposta a parete e venduta a caro prezzo. Una follia maldestra e incosciente e soprattutto una disfatta culturale a tutto campo che ci ha condotti a condividere le miserie creative prodotte oggi”.   

Una curiosità a margine, la Biennale di Venezia, secondo dati tecnici, produce per questa particolare manifestazione internazionale oltre 100.000 tonnellate di CO2, l'equivalente di 5.000 automobili utilizzate in 10 anni. Ecco una sorta di convinta rilettura presente per l’occorrenza in un “fuori padiglione” del tutto virtuale ed anche ecologico, con un’area immaginaria di 13 sale presso il Pavilion Locust Valley in cui sono stati coinvolti 176 artisti di varie nazioni realmente presenti nella Collezione reale del Bongiani Art Museum di Salerno in un lucido e suggestivo percorso per una condivisione globale via web a 360 gradi in tutto il mondo a ridottissimo impatto di contenuto di emissioni di CO2.


Artisti presenti: Andrè  Derain, Jacques Villon, Max Bill, Max Ernst, Peter Royen, Berto Lardera, Renè Mels, Guido Biasi, Yves Brayer, Alberto Giacometti, Monique Baroni, Pericle Fazzini, Carlo Mattioli, Victor Vasarely, Heinz Trockes, Maurice Elie Sarthou, Renzo Vespignani, Elsa Oliva Urbach, Giancarlo Pozzi, Corrado Cagli, Tony Agostini, Fabrizio Clerici, Carlo Levi, Fernando Farulli, Gianni Dova, Aldo Turchiaro, Edival Ramosa, Gianni Bertini, Fernando De Filippi, Antonio Corpora, Edouard Pignon,  Attilio Steffanoni, Vanni Viviani, Seymour Rosofsky, Aldo Calò, Antonio Possenti, Walter Piacesi, Wifredo Lam,  Ajdic Andrej, Christian Mischke, Francesc Artigau Segui, Floriano Bodini, Camille Hilaire, Enrico Della Torre, Ugo Attardi, Pietro Annigoni, Eduardo Chillida, Joan Miro’, Robert Muller, Gonzalo Sebastian de Erice, Leonardo Cremonini, Riccardo Licata, Bernard Schultze, Valeriano Trubbiani, Luigi Boille,  Guido Strazza, Hans Hartung, Mario Radice, Agostino Ferrari, Graham Sutherland, Josè Balmes, Giovanni Campus, Andrea Bonanno, Maurice Henry, Jean Michel Folon, Dieter Wallert, Alberto Sughi, Giulio Turcato, Roberto Fontirossi, Luca Alinari, Armodio, Guglielmo Achille Cavellini, Robert Carroll, Titina Maselli, Antoni Tapies, Christo Javacheff, Luciano Minguzzi, Emilio Greco, Ennio Calabria, Willem De Kooning, Alfred Klinkan, Alberto Venditti, Bruno Cassinari, Salvatore Fiume, Franco Rognoni, Eva Fischer, Riccardo Benvenuti, Tommaso Cascella, Georg Fenkl, Lise Malinovsky, Serge Segay, Lia Drei, Shozo  Shimamoto, Ron  Kowalke, Dieter Haack, Roberto Barni, Antonio Vangelli, Robert Rauschenberg, Helmut Kies, Arcangelo (Esposito Arcangelo), Walter Valentini, Ruggero Maggi, Vincenzo Ferrara, Giovanni Bonanno, Ugo Nespolo, Martin Schwarz, Peter Schenk, Ercole Pignatelli, Gianfranco Pardi, Fernandez Arman, Livio Bernasconi, Domenico Boscolo Natta, Giancarlo Cazzaniga, Giovanni Leto, Angelo Cagnone, Klaus Bartl, Renzo Nucara, Marcello Diotallevi, Giovanni Fontana, Omar Galliani, Kino Mistral, Nicolò D’Alessandro, Carla Bertola, Clemens Briels, Arrigo Lora Totino, Vincenzo Nucci, Mariano Filippetta, Anna Boschi, Franco Massanova, Fernando Aguiar, Jurgen O. Olbrich, Hans Braumuller, Greta Schoedl, Rosalie Gancie, Lamberto Pignotti, Mirella Bentivoglio, Paolo Scirpa, Rolando Zucchini, Paolo Bini, Maurizia Carantani, Ryosuke Cohen, Tomaso Binga, Irma Blank, Ernesto Terlizzi, Philip Henderson, Paolo Gubinelli, Filippo Panseca, Masaki Kazushi, Mauro Magni, Giulia Napoleone, Coco Gordon, Franco Panella, Pablo Echaurren, Carlo Iacomucci, Carmela Corsitto, Cinzia Farina, Elena Marini, Antonella Gandini, Enzo Patti, Giorgio Moio, John M. Bennett, Mauro Molinari,Oronzo Liuzzi, RCBz, Reid Wood, Serse Luigetti, Ugo La Pietra, Pietro Lista, Raffaele Boemio, Francesco Aprile, Alessandra Angelini, Antonio Baglivo, Gian Paolo Roffi, Luc Fierens, Marco Giovenale, Maya Lopez Muro, Rosa Cuccurullo, Alberto Vitacchio, Shepard Fairey.

 

Pavilion Locust Valley

“Fuori Biennale Aperto 2026,

“Ricercare le vibrazioni sospese della memoria” 

75 anni di ricerche artistiche contemporanee, 

da Andrè Derain  a Shepard Fairey   (1951-2026).  

A cura di Sandro Bongiani

13 Room presso il Pavilion Locust Valley 

con 176 artisti e 285 opere  presenti nella Collezione del Bongiani Art Museum  di Salerno (Italy).

Vernissage: Domenica 10 maggio ore  18:00                                                                                                         

Da Domenica 10 maggio al 22 novembre 2026                                                                                                             

Orari:  tutti i giorni dalle 00.00 alle 24.00                                                                            

https://www.sandrobongianivrspace.it/                                                                                                                                         

E-MAIL INFO: bongianimuseum@gmail.com                                                                                      

TELEFONO PER INFORMAZIONI: +393937380225                                                                                      

Credits: Collezione Bongiani Art Museum.

 



 La Presentazione di Sandro Bongiani                                                                                                                                     

Salerno, 17 aprile 2026

Viviamo tempi inquieti carichi di sofferenza e di tormento in cui le incomprensioni e i dubbi si addensano cupi all’orizzonte. Una monotonia culturale odierna ridotta all’afasia aleggia nell’aria in cui l’arte del déjà vu naviga a vista tra l’impotenza e la spettacolarità decadente del presente alla ricerca della suggestione scenografica, dello stupore e del divertimento collettivo. Tale catastrofe inizia circa trent’anni fa in cui diverse generazioni di artisti di valore nati tra gli anni 20 e gli anni 70 si ritrovano di colpo messi in quarantena permanente a condividere il silenzio e l’abbandono, sostituiti da giovani rampolli di scuderia alla ricerca del facile successo e della possibile ricchezza finanziaria. Un procedere quello di oggi decisamente diverso rispetto al passato, sterilizzando da parte delle istituzioni l’azione del critico d’arte sostituito ingenerosamente da curatori “tuttofare” allo scopo di avvalorare e rendere credibile qualsiasi opera d’arte e persino dare un senso e un valore a una cosa che non ha alcun valore, come per esempio, la banana con nastro adesivo esposta a parete e venduta a caro prezzo. Una follia maldestra e incosciente e soprattutto una disfatta culturale a tutto campo che ci ha condotti a condividere le miserie creative prodotte oggi.   

Per diverso tempo, gli artisti hanno trovato una certa autonomia e libertà creativa, che nella diversità delle indagini e delle proposte, ha permesso di produrre con creatività e aprire finestre sull’abisso del mondo. Purtroppo, dopo gli anni ottanta qualcosa di strano stava già succedendo da parte del sistema nella gestione dell’arte globale, preferendo nelle scelte degli artisti una logica e un criterio “accondiscendente”  creando in questo modo una forte standardizzazione e omologazione nelle proposte degli artisti opportunamente presentati da curatori chiaramente associati al potere gestionale, in una sorta di  passerella domenicale di personaggi segnalati da amici e collezionisti potenti, che hanno preferito di anno in anno, segnalare sempre gli stessi i pupilli protetti provenienti da scuderie altamente facoltose in senso finanziario, come per esempio, le scelte messe in atto in diverse precedenti Biennali di Venezia con i soliti fenomeni come Massimo Bartolini, Giorgio Andreotta Calò, Chiara Enzo, Yuri Ancarani, Maurizio Cattelan, e quest’anno anche con la rovinosa giardiniera  di turno delle Alpi Apuane Chiara Camoni. In tal senso, che poter pensare della festaiola e circense da luna park come Marinella Senatore, tutta lustrini e neon, votata al coinvolgimento collettivo in sagre paesane di dubbio valore che orgogliosamente rivendica “la potenza del corpo collettivo, della luce come gesto pubblico e della celebrazione come pratica capace di costruire, ancora, comunità”. In siffatta condizione precaria di nichilismo il condizionamento risulta una pratica altamente utile e assai consueta che si esercita da parte di chi nel baratto   ritrova benefici richiesti e concessi. 

Un dare e avere richiesto dal basso o viceversa dall’alto   decisamente radicato nell’animo umano. Una relazione decisamente tossica e deviata votata al Dio denaro che lega amici, gruppi di vario genere, associazioni, mercanti, curatori e soprattutto gallerie star system che al bisogno intercedono nel compromesso arrogante del sistema corrotto dell’arte globale a costringere al silenzio chi non ha voce e non si allinea alle regole deviate da loro stabilite. Tutto ciò ha consolidato nel tempo una paralisi di idee da parte di giovani e meno giovani promesse tenuti in scacco e mantenuti economicamente in ostaggio, costretti in cambio di un possibile momento di successo a essere protagonisti innocui e merce di scambio di eventi e appuntamenti diffusi come per esempio le solite e noiose fiere dell’arte. Un sistema dell’arte di clan chiusi e prepotenti che ha fatto fuori la critica d’arte a beneficio di sprovveduti curatori compiacenti che nel corso del tempo hanno raccolto poca qualità e innovazione creativa, e soprattutto, cadaveri da riesumare e illusioni diventate relitti e macerie.

Nel nuovo saggio del filosofo francese Latouche analizza la commercializzazione dello spazio urbano e dell’arte contemporanea smantellando il concetto di città-supermercato e l’arte usa-e-getta che entrambe affondano nella stessa identica matrice, l’omnimercificazione, che trasforma il mondo in un supermercato infinito dove spariscono i confini, la storia e persino il senso del limite. Una sorta di spazio anonimo, del non-luogo in cui l’essere umano alla ricerca della competizione e del profitto si ritrova con una creatività addomesticata alle logiche del mero mercato. Strumentalizzare l’arte – avverte l’autore - equivale a distruggerla. Insomma, una “colonizzazione dell’immaginario” condizionato dall’economia alla ricerca sfrenata del profitto, del culto della tecnoscienza e del facile consenso, che ovviamente influenza negativamente l’attuale modo di fare arte, proponendo di fatto poveri simulacri sterilizzati senza futuro e senza storia. Se tutto può diventare arte e merce di scambio, anche la creatività più viva può essere reclusa e abbandonata in un vecchio solaio dei ricordi. Festival, fiere d’arte, Biennali rassegne collettive e personali organizzate nelle fondazioni e nei musei si rincorrono ormai con un ritmo frenetico, sostenuti da banche, sponsor, finanziatori occulti, riviste d’arte, premi e aste da record. 

Un intenso e quando mai travagliato procedere di assegnazioni di residenze per giovani artisti under 30, concorsi pilotati, conferenze e stage all’estero hanno avuto il solo scopo di ovattare e far credere che tutto ciò potesse ricreare un’azione libera a favore della cultura, in realtà si lavorava sottobanco per i propri personali interessi commerciali. Inoltre, con la richiesta ossessiva e velleitaria di nuove leve di giovani autori hanno persino tentato di convincerci che potessero risvegliarci dal torpore e dall’inerzia, illudendoci che essere giovani fosse sinonimo di nuova e possibile creatività, ben sapendo che l’originalità non può essere per forza data da una semplice questione anagrafica e divenire volutamente una qualità creativa. In passato le migliori opere prodotte dagli artisti sono state create in età anche avanzata. Una “colonizzazione generalizzata della creatività che da lungo tempo ci attanaglia, condizionata dall’economia    che si riflette negativamente nei modi di fare arte oggi. 

L’arte a parere nostro non può essere asservita agli imperativi del mercato. Nella riflessione critica che prima o poi occorrerà seriamente fare è convincersi che vi è bisogno di produrre un’arte per certi versi “resistente” visionaria, che possa nella marginalità metterci in contatto con l’alterità e con l’inesauribile, in un rapporto profondo “che ci lega all’abisso” al di là delle logiche di consumo e di spettacolarizzazione e non egoisticamente condividere la sterilizzazione totale della coscienza e di conseguenza della creatività.

L’arte senza una riflessione critica e una libertà di pensiero “divergente” è destinata a soccombere, inoltre, bisognerà urgentemente puntare sulla formazione degli artisti piuttosto che sulla spettacolarità delle proposte spesso accademiche e rivisitate che pescano nel torbido alla ricerca di qualche possibile certezza quasi sempre negata. Ormai più nessuno fa ricerca sul campo, preferendo aggiornarsi osservando le consuete riviste di arte dai contenuti uniformati, spesso anche complici dello stesso sistema corrotto in un dare e avere ricambiato. Di certo bisognerà intercettare Il silenzio e nel silenzio più assorto anche l’abisso e anche la rigenerazione in cui affiori la qualità vera della visione. E’ sorprendente come l’arte oggi si mostri ignuda nella sua precaria e indifesa veste effimera e didascalica, sempre più ripetitiva e dipendente dal bailamme della parola e dalle scelte confuse imposte dal sistema.

Per sopravvivere in senso creativo a questa catastrofe collettiva l’artista dovrà per forza riappropriarsi di un proprio tempo soggettivo e visionario per poter aprire varchi e luoghi immaginari, adottare una “resistenza sensibile” per poter ancora sognare e svelare nuovi mondi piuttosto che condividere il balbettio di trappole, tralicci e messinscene spettacolari per divertire il pubblico, che purtroppo, non aggiungono niente di nuovo di ciò che siamo e sappiamo. Anche per tale motivo, noi della Collezione Bongiani Art Museum abbiamo preferito in occasione di questa 61. Biennale di Venezia 2026 prospettare una rassegna ad ampio spettro in cui proporre l’avvicendamento di esperienze grafiche e pittoriche svolte dagli artisti a partire dal 1951 fino a oggi, una sorta di controproposta storica “Fuori Biennale” degli esclusi e degli artisti marginalizzati e dimenticati dal sistema ufficiale dell’arte. 176  artisti presenti in tutto con una selezione significativa di 285 opere di importanti protagonisti già storicizzati dell’arte internazionale e anche con la presenza di diverse generazioni di artisti più giovani che completano il percorso espositivo che comprende 75 lunghi anni di ricerche e di esperienze creative svolte e scelte opportunamente dalla raccolta in divenire della Collezione Bongiani Art Museum di Salerno.


evento segnalato da Archivio Ophen Virtual Art

 



domenica 22 marzo 2026

PIETRO LISTA ... TRA LE NUVOLE

 

 

Pietro Lista… tra le nuvole  

 


Salerno, Galleria Paola Verrengia 

dal 22 marzo al 22 aprile 2026

Il lavoro dell’artista Pietro Lista, dalla lunga e importante carriera espositiva in Italia e all’estero, si contraddistingue, a partire dalla fine degli anni Sessanta, per una grande varietà di temi e per la continua sperimentazione di tecniche e materiali.

L'artista Pietro Lista


La Galleria Paola Verrengia inaugura domenica 22 marzo 2026 alle ore 11:30 la mostra Pietro Lista…tra le nuvole, a cura di Renata Caragliano.

Il lavoro dell’artista Pietro Lista, dalla lunga e importante carriera espositiva in Italia e all’estero, si contraddistingue, a partire dalla fine degli anni Sessanta, per una grande varietà di temi e per la continua sperimentazione di tecniche e materiali che spaziano dall’uso della pittura, al disegno, alla scultura, all’incisione e alla performance. Tra le esperienze che hanno segnato gli inizi della sua carriera, si segnala la partecipazione nell’ottobre del 1968 alla nota rassegna Arte povera più azioni povere ideata da Marcello Rumma, intellettuale e collezionista salernitano, e curata dal critico Germano Celant. Negli Antichi Arsenali di Amalfi, Lista realizza un’azione notturna dal titolo La scoperta della luce.

«Il progetto Pietro Lista…tra le nuvole – sottolinea la curatrice Renata Caragliano – gioca sul modo dell’artista di creare connessioni e relazioni di senso sempre nuove e imprevedibili tra le proprie opere, costruendo così un personalissimo universo creativo, soffermandosi soprattutto su un elemento ricorrente nella produzione di Lista: “la nuvola”».

Nuvole pop di vari colori dipinte su tela si accompagnano ad altre ritagliate su carta o tessute su reti che cercano di catturarne la forma, a volte nere come un fascio di luce nello spazio vuoto della notte. «La nuvola è una presenza chiamata ad esprimere l’assenza, il vuoto. Essa stessa si scinde, si altera secondo sequenze integrative. Il suo assorbimento nello spazio è mimato per denotare lo scaturire della luce e dello spazio stesso. Non si tratta in alcun modo di lirismo o di poesia. La grande macchia nel cielo non è per me sintesi del cosmo, ma segno del lavoro incessante della luce nello spazio». Pietro Lista definiva così, nel 1975, nel testo manifesto Cielitudine, la sua scelta di lavorare su questa forma continuamente mutevole che se ne sta in alto nell’aria, abita in un mondo di mezzo e che non obbedisce a regole geometriche. «Ogni nuvola aggiunge l’artista – conduce a delle associazioni di idee concrete come ogni sogno è immagine della realtà».

La mostra, pensata appositamente dall’artista per gli spazi della Galleria, raccoglie un nucleo di lavori che vanno dai primi anni ’70, come l’opera Cielitudine, fino a quelli più recenti come il neon Raggio Rosso o la serie delle Nuvola Aquilone del 2025 connotate da un forte cromatismo.


Le opere: 








 




PRINCIPALI MOSTRE PERSONALI E COLLETTIVE


Centralità del corpo: un dialogo a intervalli, opere di Pietro Lista e Lello Torchia, Complesso Monumentale di San Giovanni, Cava de’ Tirreni (2026); Pietro Lista. In controluce, Museo Madre, Napoli (2025); Caffè sospeso, Galleria Storie Contemporanee, Roma (2024); Die Morandiverschwörung, Galerie Peter Tedden, Düsseldorf (2023); Vie d’Acqua – Una proposta per un Museo dell’Acqua, Chiesa San Michele Arcangelo, Sermoneta (2021); Vocabolum, Palazzo Fruscione, Salerno (2021); I sei anni di Marcello Rumma, Museo Madre, Napoli (2019); Un teatro Povero, Pinacoteca Provinciale, Salerno (2018); Pietro Lista – Memoria, SAACI Gallery, Saviano (2017); Presenze, Aria Art Gallery, Firenze (2017); Timelessness, Aria Art Gallery, Londra (2017); Cielitudine, MARTE, Cava de’ Tirreni (2016); Hoc opus fecit… Pietro Lista, Museo Archeologico Nazionale, Pontecagnano (2016); Rosso su bianco, bianco su rosso, Spazio Arte, Milano (2014); 54ma Biennale d’Arte di Venezia (2011); Inquisizione, Complesso della Chiesa di Santa Sofia, Salerno (2010); Homage by Pietro Lista, The University Museum and Art Gallery, Hong Kong (2010); Pietro Lista, Galleria Comunale Santa Maria del Rifugio, Cava de’ Tirreni (2004); Interieurs, Galerie Dumont 18, Ginevra (2001); Interni, Galleria 33, Barcellona (2000); Lavagne, Galleria MR, Roma (1998); Il Lupo cattivo, Museo Nazionale del Picentino, Pontecagnano (1996); Galleria Civica d’Arte Contemporanea, Sarno (1995); Galleria Civica d’Arte Contemporanea, Suzzarra (1992); Galleria Il Catalogo, Salerno (1989); Galleria Taide, Salerno (1987); Eros et Peinture, Galerie Trans/Forme, Parigi (1983); Pole Position, Galleria K, Tokyo (1983); Studio Cavalieri, Bologna (1982); Galleria Il Catalogo, Salerno (1981); Galleria Taide, Salerno (1980); Cooperativa Associazione Esperienze Culturali, Pescara (1978); Concerto al mare, 29° Festival Internazionale del Cinema, Salerno (1976); Galleria Arte Vetrina 1-G, Bologna (1975); Gallerie Les Mains Libres, Parigi (1974); Galleria Breton, Milano (1974); Galleria Arte Vetrina, Bologna (1973); Galleria Bosquet, Parigi (1971); Galleria Il Catalogo, Salerno (1970); Spazio Einaudi 691, Salerno (1969); Galleria Linea, Salerno (1968); Galleria d’Arte La Seggiola, Salerno (1966).


Evento segnalato da Archivio Ophen Virtual Art di Salerno


giovedì 5 febbraio 2026

PROGETTO INTERNAZIONALE " MEMORIAL RUGGERO MAGGI 2026" - SPAZIO OPHEN VIRTUAL ART GALLERY

 

COLLEZIONE BONGIANI ART MUSEUM

     OPEN CALL / MEMORIAL RUGGERO MAGGI 2026

http://www.collezionebongianiartmuseum.it/ 

 

Invito a partecipare al Progetto Internazionale

dedicato a Ruggero Maggi (16/10/1950 - 29/10/2025).

 

SPAZIO OPHEN VIRTUAL ART GALLERY  (Italy).

Mostra Collettiva Internazionale

“RUGGERO MAGGI, COME  UN BATTITO D’ALI”

                       a cura di Sandro Bongiani

 

Nel 2020 per i 70 anni di Ruggero Maggi, lo Spazio Ophen Virtual Art Gallery di Salerno aveva attivato un Progetto Internazionale di Arte Contemporanea dal titolo “Fragilità e Distacco”. Dopo la prematura scomparsa dell’artista avvenuta il 29 ottobre del 2025 sentiamo il bisogno e l’urgenza di avviare un nuovo progetto internazionale come “memorial del primo anniversario” a lui dedicato, con un particolare e significativo titolo COME UN BATTITO D’ALI” per riflettere sul senso della fragilità, la perdita e il distacco che sono le condizioni del nostro precario esistere.

 

Pertanto, se desidera partecipare a questo evento, vi preghiamo di darci conferma via e-mail a: bongianimuseum@gmail.com

 

Con questo invito sono allegate le due "basi" da scaricare su cui intervenire e inviare esclusivamente per posta


Per utilizzare le due basi di lavoro si prega di utilizzare le seguenti card:


Base 1


Risoluzione immagine  di 2232x1688



Base 2


Risoluzione immagine  di 2232x1688


Per sicurezza, per evitare che le immagini inviate per posta vadano perse, si prega di inviarle anche in formato JPG a:

bongianimuseum@gmail.com

Spedire le opere solo per posta, preferibilmente in formato verticale max A4 (29,7 × 21 cm), indicando chiaramente sul retro di ciascuna opera il nome dell'autore, il formato, l'anno di esecuzione, la città, il paese e il rispettivo indirizzo per spedire le due opere a:

Giovanni Bonanno / Collezione Bongiani Art Museum

Via S. Calenda, 105/D 84126 SALERNO (Italia).

(scadenza del progetto: 31 agosto 2026)


Tutte le opere pervenute per posta non verranno restituite ma faranno parte delle opere presenti nella Collezione Bongiani Art Museum di Salerno per eventuali altri eventi.

Il 16 ottobre 2026, tutte le opere pervenute entro la data di scadenza saranno presentate ufficialmente in una mostra collettiva internazionale presso lo Spazio Ophen Virtual Art Gallery di Salerno (Italia).

Per possibili chiarimenti potete chiamare il numero: +39 3937380225.

Ci auguriamo di ricevere le opere entro il 31 agosto 2026, in modo da poter preparare al meglio la mostra interattiva dal 16 ottobre al 31 dicembre 2026. In attesa,  vi porgiamo i nostri più cordiali e cari saluti.

© - Collezione Bongiani Art Museum di Salerno - Italia

 


giovedì 16 ottobre 2025

Mostra Antologica di Carla Bertola “Interferenze e intrecci tra parole e immagini”

 

 

COMUNICATO STAMPA

 

COLLEZIONE BONGIANI ART MUSEUM

Mostra Antologica di Carla Bertola

“Interferenze e intrecci tra parole e immagini

Dal 2 ottobre al 30 dicembre 2025

con 71 opere del periodo 1970-2023

a cura di Sandro Bongiani

Presentazione critica di Giorgio Moio

 

L'artista Carla Bertola

 

La Collezione Bongiani Art Museum di Salerno è lieta di presentare l’Antologica dedicata all’artista torinese Carla Bertola, dal titolo: “Interferenze e intrecci tra parole e immagini”. Un evento a cura di Sandro Bongiani con la presentazione critica di Giorgio Moio.

Sembra già un decennio da quando Carla Bertola è passata nel 2023 a miglior vita, vista la tendenza di collocarla nell’oblio, sospinta da un silenzio “precoce” e incomprensibile nonostante l’importante  attività ultra sessantennale svolta da questa interessante artista torinese.  Artista visuale, scrittrice, poeta verbovisuale-sonora e performer, ha vissuto a Torino dove è nata nel 1935, partecipando assiduamente  alle attività culturali  internazionali dagli anni ’70. Ha esposto e realizzato installazioni in molti spazi e partecipato attivamente a numerose rassegne di poesia sonora e performativa in  varie città italiane ed estere. Alla base del suo lavoro “permane la scrittura; una scrittura lineare e ermetica iniziata negli anni sessanta con un’evoluzione costante e doverosa alla fine degli anni ’70 incontrando la poesia visuale e poco dopo la poesia sonora che non ha più abbandonato. I suoi lavori visuali non potevano prescindere dalla parola sul quale non cessò mai di lavorare e sperimentare con lettere, ritagli di giornale, fili di lana colorati, linee, segni fino all’aggiunta di materiali più disparati: stoffa cucita, pellicole di alluminio fino a realizzare meravigliosi libri d’artista. Per non parlare poi di grafemi incomprensibili racchiusi tra fili di lana, sovente cuciti, a formare figure geometriche che Bertola ha chiamato Filograffiti, annunciando l’approdo, sul tramonto degli ultimi anni, anche a un accenno di scrittura asemica. La poesia visuale e ironica di Bertola -scrive Giorgio Moio- che possiamo definire un’interferenza tra la parola, segno e immagine, si compone per accumulo, associazione di vocaboli, dissociazioni, una fonetica del significante che troviamo anche nella sua poesia sonora e che viviseziona parole e segni con il ritmo e il suono creando la cosiddetta “parola che si vede”. Ovviamente a monte di tutto questo vi erano le frequentazioni con coloro che in quel periodo già operavano nel campo della poesia visiva (Arrigo Lora Totino ad esempio abitava vicino a noi, gli incontri e le partecipazioni a pubblicazioni che si occupavano sia di scrittura che di visuale in Italia e all’estero.

In questa prima mostra antologica che la Collezione Bongiani Art Museum di Salerno ha voluto dedicare a Carla Bertola viene presentata una prima completa panoramica del lavoro svolto nel tempo che ora attende, a distanza di due anni dalla scomparsa, uno studio critico accurato e una doverosa e degna attenzione da parte della critica e delle istituzioni.

Si ringrazia l’Archivio personale di Carla Bertola e Alberto Vitacchio di Torino per aver permesso la realizzazione di questa  importante antologica che riassume con 71 opere  oltre sessanta anni di assiduo lavoro.  (1970-2023).

 

 

 

 

 

Le Opere


 




La presentazione 

di GIORGIO MOIO

Frange d’interferenza tra parole e immagini

Ormai sono più di due anni che ci ha lasciati Carla Bertola, una eccellente poeta visuale e sonora che giocava con le parole: «verso cosa ? / verso chi ? / verso dove ? // Il Capo Stazione lo sa: // Il Capo fila / verso // versi ficcati di tra verso le tra versi ne / in versi one & two // Scusate se imper verso se mi verso / o ti verso un verre per brindare / all’uni verso // intanto attra verso per / scansare il per verso / e con verso con l’intro verso / a Capo retto // PuntoACapo, IL CAPO VERSO, da A.a. V.v., Sul fondo del bianco. Cinque poete verbovisuali, a cura di G. Moio, Bertoni Editore, 2021».

E sembra già che sia passato un decennio da quando Bertola è passata a miglior vita, vista la tendenza di collocarla nell’oblio, sospinta da un silenzio “precoce” e incomprensibile sulla sua importantissima attività artistica ultra sessantennale, alimentato da quelle stesse persone che in vita sembravano stimarla. E vanno ringraziate pochissime persone se di Carla Bertola e della sua arte ancora si parla. Una di queste persone è Sandro Bongiani, titolare di un museo virtuale di arte contemporanea ubicato a Salerno (Ophen Art Museum), il quale ha organizzato e curato questa mostra antologica sulle parole, i segni e le immagini che si dispongono lungo una settantina di opere visuali bertolane, dai primi anni ’70 fino al 2023.     

Dunque, la scrittura di Bertola ha iniziato un’evoluzione costante alla fine degli anni ’70 incontrando la poesia visuale e poco dopo la poesia sonora. Ma Carla Bertola non nasce come poeta verbovisuale né come poeta sonoro. Inizia negli anni ʼ60 del secolo scorso come poeta lineare, anzi “passatista ma non troppo”, come si definì in quegli inizi. «In realtà scrivevo già a quindici anni», mi confidò. Le prime pubblicazioni furono ospitate su riviste, erano «testi influenzati da poeti che avevo letto in precedenza: Ungaretti, Quasimodo, Gatto… cercando tuttavia una mia scrittura personale. […] Non ricordo esattamente quando scoprii il Futurismo e il Dadaismo, credo fine anni Settanta. Esplorare i loro testi fu fondamentale, mi aprì anche la strada alla poesia sonora e poésie action, che non ho mai abbandonato. Potrei, anzi dovrei, citare almeno qualche poeta verbovisuale [ad es. Arrigo Lora Totino, in particolare per la poesia sonora; Julian Blaine, Eugenio Miccini, ecc.], conosciuto in quegli anni, che fu molto significativo per la mia evoluzione» (Bertola, da Aa. Vv., Sul fondo del bianco, op. cit., p. 15).

Potremmo anche sottolineare ˗ forse senza essere smentiti ˗ che la poesia lineare di Bertola precludeva e preclude in sé tratti di “visualità” fin troppo evidenti, e soprattutto le linee guida delle sue performances sonore che poi svilupperà negli anni in giro per il mondo, con Alberto Vitacchio, compagno di una vita. Ma quale poesia lineare? Karl Marx affermava che i “filosofi hanno finora soltanto interpretato il mondo in diversi modi; ora si tratta di trasformarlo”.

Vale anche per il poeta? Certamente. Sono anacronistici i tempi di declamazione del loro esclusivo mondo interiore come gli ermetici o i neorealisti, descrivendo un modo autobiografico della realtà; occorre ritornare a “scoprire” la realtà che ci circonda come una sfida che la trasformi e la rinomini, mettendosi davanti alla storia, non nella storia. E come ci si mette davanti alla storia? Trasformando l’affermazione marxiana: fino ad oggi i poeti hanno scritto fiumi di parole, oceani di parole – e continuano a farlo -, ora si tratta di cambiarle, scrivendone delle nuove essendo legate a linguaggi remoti e usurati. Per realizzare parole poetiche nuove non può che soccorrerci la poesia sperimentale, di ricerca, alternativa e antagonista alla tradizione, manipolando la visione del mondo da un avvilente e remissivo sentimento di falsi feticci. In fondo che cos’è la poesia se non il rendere possibile l’impossibile?

E Carla Bertola ci riusciva benissimo. I suoi lavori visuali, a parte i disegni degli inizi, non potevano prescindere dalla parola, dai lacerti delle sue poesie lineari che, quasi sempre scritte a mano, con una grafia elegante ma anche incomprensibile, infantile, volutamente infantile, quindi spontanea, su supporti a volte alquanto strani, come i retini fotografici per la stampa che si procurava in cartolerie di qualche decennio fa, che furono l’inizio del progetto Frange d’interferenza, sul quale non cessò mai di lavorare e sperimentare, passando anche ad aggiungere ritagli di giornale, fili di lana colorati, linee, segni fino all’aggiunta di materiali più disparati: stoffa cucita su cartoncini e/o cartoni, carta colorata, pellicole di alluminio facilmente da cucire e da ripiegare in forme arbitrarie, nastri adesivi, frammenti di rametti, lettere o accenni di lettere, anch’esse spesso cucite come ricami su stoffe anche pregiate, fino a rendere alcuni lavori originali libri d’artista. E a proposito di lettere – intendo le buste con le quali spediamo materiali in tutto il mondo -, a Bertola non andava giù il fatto che molte di esse si smarrivano per strada senza mai arrivare al destinatario o che tornassero indietro dal mittente in pessime condizioni, consumate e rovinate dal doppio viaggio finendo nel cestino della carta straccia. Amando la carta in tutte le sue forme, con queste buste di ogni forma ed epoca – spesso trovate in mercatini e negozi vintage -, sfruttandone le varie cromature e il suo interno, con aggiunte di lacerti di scrittura a mano, realizzò 45 lavori assai singolari che intitolò Metamorphose of undelivered letters. Questa era Carla, un’artista piena di risorse e idee originali.

Ma chi è Carla Bertola? Ha vissuto a Torino dove è nata nel 1935 e deceduta nel marzo del 2023. Artista visuale scrittrice performer promotrice di iniziative culturali ha partecipato a moltissime mostre internazionali. Numerose le mostre individuali così come le performances di poesia sonora e d’azione in varie città europee oltre che in Canada Messico Brasile Cuba. È stata Artist in Residence presso il Sirius Arts Centre in Irlanda nel 2010. Con Alberto Vitacchio, ha eseguito il maggior numero di performences sonore e pièces denominate Poesiteatro. Ha pubblicato soltanto due libri di poesie lineari (almeno in Italia), I Monologhi, (SIC, 1973) e Ritrovamenti (Eureka Edizioni, 2016). I suoi libri verbovisuali libri d’artista e poesie si trovano in molti cataloghi, antologie, collezioni pubbliche e private, riviste cartacee e online («Letteratura»; «Altri Termini»; «Carte Segrete»; «Uomini e Idee»; «Anterem»; «Testuale»; «Salvo Imprevisti»; «Amenophis»; «Plages»; «D(o)cks»; «Dopodomani»; «Risvolti»; «L’Intranquille»; «Otoliths»; «Ulu-late»; «Margutte»; «Utsanga»; «Frequenze Poetiche», ecc.). Una rappresentativa selezione delle sue opere è presente al Museo della Carale di Ivrea. Tra le antologie segnaliamo Poesia Totale (Mantova, 1998); A point of View Visual ʼ90 (Russia, 1998); Libri d’Artista in Italia (Torino, 1999); International Artists’ Books (Ungheria, 2000). Ha editato e diretto dal 1978, insieme a Vitacchio, la rivista internazionale multimediale «Offerta Speciale» e la collaterale “Busta a sorpresa” che conteneva lavori originali di poeti e artisti internazionali e che in più di 50 numeri ha ospitato più di 600 autori, distinguendosi con proposte di testi di poesia sperimentale, lineare e visuale, facendo a meno degli editoriali e della critica.

Bertola non è mai stata molto incline al sentimentalismo. Lei giocava con le parole e le immagini. Anche nei suoi testi “seri” si intravedeva una vena ironica e «un’assoluta mancanza di pietà verso me stessa (a detta di un critico che mi criticava anche, meno male)». La poesia bertolana, che diventa tutt’una con quella visuale, è costellata d’ironia spensieratezza allegria; tristezza malinconia aggressive invettive, che a detta della stessa Bertola sono stati i sentimenti sui quali gli editori (italiani, naturalmente) accampavano sempre qualche scusa per non pubblicarla.

La poesia visuale di Bertola si compone anche per accumulo, associazione di vocaboli, dissociazioni, allitterazioni, calembours; una fonetica del significante che troviamo anche nella sua poesia sonora e che viviseziona parole e segni con il ritmo e il suono che incalzano ad ogni angolo del foglio che spesso viene occupato (ma sarebbe più adatto dire invaso) in tutto il suo spazio bianco, creando la cosiddetta “parola che si vede”.

Possiamo definire tutto il lavoro visuale della Bertola un’interferenza tra la parola e il segno, chirografie su una superficie che ha tutte le caratteristiche di un materiale tessile che ritroviamo spesso come supporto nei suoi lavori. Il punto di partenza di questo percorso artistico di Bertola, al quale ha dedicato tutta la vita – possiamo dire -, alla ricerca e alla sperimentazione nel campo della poesia lineare visuale sonora, nella performance, nel libro d’artista e nell’installazione, non può scindere dalla poesia lineare che ha incominciato a comporre sin da giovanissima e in modo naturale. Come nella poesia lineare, anche nella poesia visuale si registra un’analisi e un dettato del quotidiano privo di sentimentalismi che lasciano ampio spazio a un’abile ironia, una scomposizione e ricomposizione di un altrettanto abile gioco sprezzante che dagli anni ’80 – tenendosi abbastanza lontana dalla poesia visiva basata prettamente sul collage e ritagli di parole tipografiche come slogan, estrapolate da giornali e riviste – si palesa con l’utilizzo del colore e tecniche varie, ad esempio il frottage (tecnica antica, riscoperta dai surrealisti) o con accumuli di grosse lettere tipografiche colorate messe alla rinfusa, una sull’altra, anche su supporti di grosse dimensioni. Per non parlare poi di grafemi incomprensibili racchiusi tra fili di lana, sovente cuciti, a formare figure geometriche che Bertola ha chiamato Filograffiti, annunciando l’approdo, sul tramonto degli ultimi anni, anche a un accenno di scrittura asemica.

«Carla […] sfruttava i richiami che si generavano nell’unire un testo di poesia con l’immagine. Talvolta il testo già esisteva e veniva così adattato e spesso esaltato dall’unione con la parte visuale; altre volte il testo veniva scritto al momento di essere unito all’immagine così da divenire un nuovo lavoro visuale.

Ovviamente a monte di tutto questo vi erano le frequentazioni con coloro che in quel periodo già operavano nel campo della poesia visiva (Arrigo Lora Totino ad esempio abitava vicino a noi, gli incontri e le partecipazioni a pubblicazioni che si occupavano sia di scrittura che di visuale in Italia e all’estero» (Alberto Vitacchio, Carla Bertola parolasuonoimmagine, autoprodotto, s.d., pp. 14-15).

In conclusione, in questa mostra antologica di Carla Bertola è rappresentata tutta la sua arte, composizioni variegate e differenti: scritture volutamente “infantili” o con macchina da scrivere, o su supporti digitali e disegni figurativi con scritte amanuense, calligrafie più nobili ed eleganti, libri d’artista con pezzi di stoffa, carte colorate accartocciate, stropicciate e ripiegate, frammenti di foglie, bottoni cuciti o incollati, cerini, collage, inchiostri, chine, pastelli, pennarelli colorati dove non mancano intere pagine con scritte a mano tra linee e segni affrancati da ogni regole e schemi: una quantità di materiali per molteplici progetti, anche in piccoli formati, che attendono ancora uno studio critico accurato e profondo.

 

 


 

 

 


Collezione Bongiani Art Museum

 

Opening:  giovedì  2 ottobre 2025  h. 18:00

 

EVENTO:  dal 2 ottobre  al 30 dicembre  2025

TITOLO: Antologica di Carla Bertola, “Interferenze e intrecci tra parole e immagini” 1970-2023

LUOGO: Salerno (Italy). 

CURATORI:  Sandro  Bongiani

TESTO CRITICO: Giorgio Moio

INDIRIZZO: Via S. Calenda 105/D – Salerno

 

ORARI:  tutti i giorni dalle 00.00 alle 24.00

TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 3937380225

E-MAIL INFO: bongianimuseum@gmail.com

 

SITO UFFICIALE: https://www.collezionebongianiartmuseum.it/   

 

 

Evento segnalato da Archivio Ophen Virtual Art di Salerno