COLLEZIONE BONGIANI ART MUSEUM
Pavilion
Lautania Valley / Fuori Biennale Open 2026
“POIESIS / Materiali
marginali sensibili tra segno, scrittura e corpo (1983-2025).”
Da venerdì 15 maggio a domenica 26 luglio 2026
La
Collezione Bongiani Art Museum è lieta di inaugurare venerdì 15 maggio 2026 presso
il Pavilion Lautania Valley alle ore 18,00, in contemporanea con
il tema “Minor Keys” della 61. Biennale Internazionale di Venezia 2026,
l’evento internazionale “Fuori Biennale Open 2026, dal titolo: POIESIS/
Materiali marginali sensibili tra segno, scrittura e corpo (1983-2025)”, in
cui viene segnalata la condizione di
marginalità di diverse generazioni di artisti che in modo unico e originale
hanno continuato e continuano ancora a lavorare spesso nell’isolamento
collettivo non curandosi del sistema ufficiale dell’arte e producendo nel tempo opere per certi versi
non conformi ai dettami imposti dal mercato proseguendo in un cosciente viaggio solitario
e personale. Una sorta di “Fuori
Biennale” a cura di Sandro Bongiani, presentando nella galleria 74
opere di arte contemporanea.
Nella
presentazione Sandro Bongiani scrive: Per diverso tempo, gli artisti hanno trovato
una certa autonomia e libertà creativa, che nella diversità delle indagini e
delle proposte, ha permesso nel tempo di produrre con creatività e aprire
finestre sull’abisso del mondo. Purtroppo, dopo gli anni ottanta qualcosa di
strano stava già succedendo da parte del sistema nella gestione dell’arte
globale, preferendo nelle scelte degli artisti una logica e un criterio
“accondiscendente” creando in questo modo una forte standardizzazione e omologazione nelle proposte degli
artisti opportunamente presentati da curatori chiaramente associati al potere
gestionale. È sorprendente come l’arte oggi si mostri ignuda nella
sua precaria e indifesa veste effimera e didascalica, sempre più ripetitiva e
dipendente dal bailamme della parola e dalle scelte confuse imposte dal
sistema. Anche per tale
motivo, noi della Collezione Bongiani Art Museum abbiamo preferito in occasione
di questa 61. Biennale di Venezia 2026 prospettare una rassegna in cui proporre
una sorta di controproposta “Fuori dalla Biennale” degli esclusi e degli
artisti marginalizzati e dimenticati dal sistema ufficiale dell’arte, in un percorso
espositivo che comprende 42 anni di ricerche e di esperienze creative presenti
nella raccolta in divenire della Collezione Bongiani Art Museum di Salerno.
Ecco una
sorta di convinta rilettura del presente del tutto virtuale ed anche ecologica,
con un’area immaginaria di 3 sale presso il Pavilion Lautania Valley in cui
sono stati scelti 72 artisti di varie nazioni in un
lucido e suggestivo percorso per una condivisione globale via web a
360° in tutto il mondo a ridottissimo impatto di contenuto di emissioni di CO2.
Artisti presenti: A.
Zhurba, Kherson - Ucraina I Aarol
Flores, Città del Messico - Messico I
Alessandra Angelini - Trivolzio - Italia I
Alessandra Finzi, Milano - Italia I Alfonso
Caccavale, Afragola - Italia I
Andrea Bonanno, Sacile - Italia I
Anna Boschi, Castel San Pietro Terme - Italia I Antonella Sassanelli, Colturano MI - Italia I Antoni Mirò, Alcoi - Spagna I
Antonio Baglivo, Bellizzi - Italia I
Antonio Sassu, Torreglia - Italia I
Ben Vautier (Ben Nice) - Francia I Bruno Cassaglia, Vado Ligure - Italia
I Claudia Ligorria, Argentina I C. Mehrl Bennett, Columbus - Usa I Carl Baker, - Canada I
Carl T. Chew, Seattle - Usa I Carlo
Iacomucci, Monsano AN - Italia I
Carmela Corsitto, Canicatti – Italia I
Cheryl Penn - South Africa I Cinzia Farina, Enna - Italia I Clemente Padin, Montevideo - Uruguay I Daniel Daligand, Levallois - Francia I Domenico Severino, Pompei - Italia I Enzo Patti, Palermo - Italia I Ernesto Terlizzi, Angri - Italia I Fabio Di Ojuara, Crearà - Mirim RN -
Brasile I Fernanda Fedi, Milano -
Italia I Fernando De Filippi, Milano
- Italia I Francesco Aprile,
Caprarica Di Lecce - Italia I Franco
Panella, Monreale - Italia I Gian
Paolo Roffi, Bologna - Italia I
Giorgio Moio, Giugliano in Campania - Italia I Giovanni Bonanno, Salerno
- Italia I Giovanni Leto, Bagheria -
Italia I Giuliana Bellini, Milano - Italia I Jan Theuninck, Zonnebeke - Belgio I John M. Bennett, Columbus - USA I John Held JR, San Francisco - USA I Jurgen O. Olbrich, Kassel - Germania I Keiichi Nakamura, Shinjuku-ku,Tokio - Giappone I Lamberto Pignotti, Roma - Italia I Lars Schumacher, Burgdorf - Germania I Lorenzo Lome Menguzzato, Trento -
Italia I Luc Fierens, Weerde -
Belgio I Marc Deb, Arras - Francia I Marcello Diotallevi, Fano - Italia I Marco Giovenale, Roma – Italia I Mariano Bellarosa, San Donato
Milanese - Italia I Mauro Molinari,
Velletri – Italia I Maya Lopez Muro,
San Giovanni Valdarno - Italia I
Moan Lisa, North Liberty – Usa I Monica Rex, Los Angeles - USA I Mustafa Cevat Atalay -Turchia I Nicola Frangione, Monza - Italia I Nicolas de la Casinière, Nantes -
Francia I Nicolò D'Alessandro,
Palermo - Italia I Oronzo Liuzzi,
Corato - Italia I Paolo Gubinelli,
Firenze - Italia I Pascal Lenoir,
Grandfresnoy - Francia I Paul
Tililà, Palkane - Finlandia I Pina
Della Rossa, Napoli - Italia I
Ramona Palmisani, San Severo - Italia I
RCBz, Minnesota - USA I Reid Wood,
Oberlin - USA I Renata e
Giovanni Strada, Ravenna - Italia I Ruggero Maggi, Milano - Italia I Ryosuke Cohen, Ashiya - Giappone I Serse Luigetti, Perugia - Italia I Simon Warren - Regno Unito I Vittore Baroni, Viareggio - Italia I Vittorio Baccelli, Lucca - Italia.
La presente rassegna è dedicata espressamente a chi ha saputo resistere alle lusinghe e alle intemperie del sistema culturale e soprattutto a chi come Clemente Padin, Ruggero Maggi, Paolo Scirpa, Giovanni Leto, Filippo Panseca, Guy Bleus, Carlo Pittore, BuZ Blurr e Walter Steding che purtroppo ci hanno lasciati prematuramente.
Pavilion Lautania Valley “Fuori Biennale Open 2026”,
“POIESIS / Materiali marginali sensibili tra
segno, scrittura e corpo (1983-2025)”.
42 anni di ricerche artistiche
contemporanee (1983-2025) a cura di Sandro Bongiani
3 Room presso il
Pavilion Lautania Valley con 72 artisti e 74 opere presenti
nell’Archivio
della Collezione del Bongiani Art Museum di Salerno (Italy).
Vernissage:
venerdì 15 maggio ore 18:00
Da
venerdì 15 maggio a domenica 26 luglio 2026
Orari: tutti i giorni dalle 00.00 alle
24.00
https://www.collezionebongianiartmuseum.it/
E-MAIL INFO: bongianimuseum@gmail.com
TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 3937380225
Credits:
Collezione Bongiani Art Museum.
La Presentazione:
Presentazione a cura di Sandro Bongiani Salerno, 17 aprile 2026
Viviamo
tempi inquieti carichi di sofferenza e di tormento in cui le incomprensioni e i
dubbi si addensano cupi all’orizzonte. Una monotonia culturale odierna ridotta all’afasia
aleggia nell’aria in cui l’arte del déjà vu naviga a vista tra l’impotenza e la
spettacolarità decadente del presente alla ricerca della suggestione
scenografica, dello stupore e del divertimento collettivo. Tale catastrofe
inizia circa trent’anni fa in cui diverse generazioni di artisti di valore nati
tra gli anni 20 e gli anni 70 si ritrovano di colpo messi in quarantena
permanente a condividere il silenzio e l’abbandono, sostituiti da giovani rampolli
di scuderia alla ricerca del facile successo e della possibile ricchezza
finanziaria. Un procedere quello di oggi decisamente diverso rispetto al
passato, sterilizzando da parte delle istituzioni l’azione del critico d’arte
sostituito ingenerosamente da curatori “tutto fare” allo scopo di avvalorare e rendere
credibile qualsiasi opera d’arte e persino dare un senso e un valore a una cosa
che non ha alcun valore, come per esempio, la banana con nastro adesivo esposta
a parete e venduta a caro prezzo. Una follia maldestra e incosciente e soprattutto
una disfatta culturale a tutto campo che ci ha condotti a condividere le miserie
creative prodotte oggi.
Per diverso
tempo, gli artisti hanno trovato una certa
autonomia e libertà creativa, che nella diversità delle indagini e delle
proposte, ha permesso di produrre con creatività e aprire finestre sull’abisso del
mondo. Purtroppo, dopo gli anni ottanta qualcosa di strano stava già succedendo
da parte del sistema nella gestione dell’arte globale, preferendo nelle scelte degli
artisti una logica e un criterio “accondiscendente” creando in questo modo una forte standardizzazione e omologazione nelle
proposte degli artisti opportunamente presentati da curatori chiaramente
associati al potere gestionale, in una sorta di passerella domenicale di personaggi segnalati da amici e
collezionisti potenti, che hanno preferito di anno in anno,
segnalare sempre gli stessi i pupilli protetti provenienti da scuderie altamente
facoltose in senso finanziario, come per esempio, le scelte messe in atto in
diverse precedenti Biennali di Venezia con i soliti fenomeni come Massimo Bartolini, Giorgio Andreotta Calò, Chiara Enzo,
Yuri Ancarani, Maurizio Cattelan, e quest’anno anche con la rovinosa giardiniera
di turno delle Alpi Apuane Chiara Camoni. In tal senso,
che poter pensare della festaiola e circense da luna park come Marinella
Senatore, tutta lustrini e neon, votata al coinvolgimento collettivo in sagre
paesane di dubbio valore che orgogliosamente rivendica “la potenza del corpo collettivo, della luce come
gesto pubblico e della celebrazione come pratica capace di costruire, ancora,
comunità”. In siffatta condizione precaria di nichilismo il condizionamento
risulta una pratica altamente utile e assai consueta che si esercita da parte
di chi nel baratto ritrova benefici richiesti e concessi. Un dare
e avere richiesto dal basso o viceversa dall’alto decisamente
radicato nell’animo umano. Una relazione decisamente tossica e deviata votata
al Dio denaro che lega amici, gruppi di vario genere, associazioni, mercanti,
curatori e soprattutto gallerie star system che al bisogno intercedono nel
compromesso arrogante del sistema corrotto dell’arte globale a costringere al
silenzio chi non ha voce e non si allinea alle regole deviate da loro stabilite.
Tutto ciò ha
consolidato nel tempo una paralisi di idee da parte di giovani e meno giovani
promesse tenuti in scacco e mantenuti economicamente in ostaggio, costretti in
cambio di un possibile momento di successo a essere protagonisti innocui
e merce di scambio di eventi e
appuntamenti diffusi come per esempio le solite e noiose fiere dell’arte. Un
sistema dell’arte di clan chiusi e prepotenti che ha fatto fuori la critica
d’arte a beneficio di sprovveduti curatori compiacenti che nel corso del tempo hanno
raccolto poca qualità e innovazione creativa, e soprattutto, cadaveri da
riesumare e illusioni diventate relitti e macerie.
Nel nuovo saggio
del filosofo francese Latouche analizza la commercializzazione dello
spazio urbano e dell’arte
contemporanea smantellando il concetto di città-supermercato e l’arte
usa-e-getta che entrambe affondano nella stessa identica matrice,
l’omnimercificazione, che trasforma il mondo in un supermercato infinito dove
spariscono i confini, la storia e persino il senso del limite. Una sorta di
spazio anonimo, del non-luogo in cui l’essere umano alla ricerca della
competizione e del profitto si ritrova con una creatività addomesticata alle
logiche del mero mercato. Strumentalizzare l’arte
– avverte l’autore - equivale a distruggerla. Insomma, una “colonizzazione
dell’immaginario” condizionato dall’economia alla ricerca
sfrenata del profitto, del culto della tecnoscienza e del facile consenso, che
ovviamente influenza negativamente l’attuale modo di fare arte, proponendo di
fatto poveri simulacri sterilizzati senza futuro e senza storia. Se tutto può
diventare arte e merce di scambio, anche la creatività più viva può essere reclusa
e abbandonata in un vecchio solaio dei ricordi. Festival, fiere d’arte, Biennali
rassegne collettive e personali organizzate nelle fondazioni e nei musei si
rincorrono ormai con un ritmo frenetico, sostenuti da banche, sponsor, finanziatori
occulti, riviste d’arte, premi e aste da record. Un intenso e
quando mai travagliato procedere di assegnazioni di residenze per giovani
artisti under 30, concorsi pilotati, conferenze e stage all’estero hanno avuto il
solo scopo di ovattare e far credere che tutto ciò potesse ricreare un’azione
libera a favore della cultura, in realtà si lavorava sottobanco per i propri personali
interessi commerciali. Inoltre, con la richiesta ossessiva e velleitaria di
nuove leve di giovani autori hanno persino tentato di convincerci che potessero
risvegliarci dal torpore e dall’inerzia, illudendoci che essere giovani fosse
sinonimo di nuova e possibile creatività, ben sapendo che l’originalità non può
essere per forza data da una semplice questione anagrafica e divenire volutamente
una qualità creativa. In passato le migliori opere prodotte dagli artisti sono
state create in età anche avanzata. Una “colonizzazione generalizzata della creatività che da lungo
tempo ci attanaglia,
condizionata dall’economia che si
riflette negativamente nei modi di fare arte oggi. L’arte a parere nostro non può essere asservita
agli imperativi del mercato. Nella riflessione critica che prima o poi
occorrerà seriamente fare è convincersi che vi è bisogno di produrre un’arte per certi versi
“resistente” visionaria, che possa nella marginalità metterci in contatto con
l’alterità e con l’inesauribile, in un rapporto profondo “che ci lega
all’abisso” al di là delle logiche di consumo e di spettacolarizzazione e non
egoisticamente condividere la sterilizzazione totale della
coscienza e di conseguenza della creatività.
L’arte
senza una riflessione critica e una libertà di pensiero “divergente” è
destinata a soccombere, inoltre, bisognerà urgentemente puntare sulla
formazione degli artisti piuttosto che sulla spettacolarità delle proposte
spesso accademiche e rivisitate che pescano nel torbido alla ricerca di qualche
possibile certezza quasi sempre negata. Ormai più nessuno fa ricerca sul campo,
preferendo aggiornarsi osservando le consuete riviste di arte dai contenuti
uniformati, spesso anche complici dello stesso sistema corrotto in un dare e
avere ricambiato. Di certo bisognerà intercettare Il silenzio e nel silenzio più assorto
anche l’abisso e anche la rigenerazione in cui affiori la qualità vera della
visione. È sorprendente come l’arte oggi si mostri ignuda nella sua precaria e
indifesa veste effimera e didascalica, sempre più ripetitiva e dipendente dal
bailamme della parola e dalle scelte confuse imposte dal sistema.
Per
sopravvivere in senso creativo a questa catastrofe collettiva l’artista dovrà
per forza riappropriarsi di un proprio tempo soggettivo e visionario per poter
aprire varchi e luoghi immaginari, adottare una “resistenza sensibile” per
poter ancora sognare e svelare nuovi mondi piuttosto che condividere il
balbettio di trappole, tralicci e messinscene spettacolari per divertire il
pubblico, che purtroppo, non aggiungono niente di nuovo di ciò che siamo e
sappiamo. Anche per tale motivo, noi della Collezione Bongiani Art Museum
abbiamo preferito in occasione di questa 61. Biennale di Venezia 2026
prospettare una rassegna in cui proporre una sorta di controproposta “Fuori
dalla Biennale” degli esclusi e degli artisti marginalizzati e dimenticati dal
sistema ufficiale dell’arte, in un percorso espositivo che comprende 42 anni di
ricerche e di esperienze creative presenti nella raccolta in divenire della
Collezione Bongiani Art Museum di Salerno. Ecco una sorta di convinta rilettura
del presente del tutto virtuale ed anche ecologica, con un’area
immaginaria di 3 sale presso il Pavilion Lautania Valley in cui sono stati
scelti 72 artisti di varie nazioni
in un lucido e suggestivo percorso per una condivisione globale via web a 360° in tutto il mondo a
ridottissimo impatto di contenuto di emissioni di CO2.


