SANDRO BONGIANI ARTE CONTEMPORANEA
Pavilion
Locust Valley /
Fuori Biennale Aperto 2026
“Ricercare le
vibrazioni sospese della memoria”
75 anni di ricerche
artistiche contemporanee,
da Andrè Derain
a Shepard Fairey (1951-2026)
dal 10 maggio al 22
novembre 2026

La
Galleria Sandro Bongiani Arte Contemporanea è lieta di inaugurare domenica 10 maggio 2026 presso
il Pavilion Locust Valley alle ore 18,00, in contemporanea con
il tema “Minor Keys” della 61. Biennale Internazionale di Venezia 2026 che
suggerisce un rallentamento del passo e la necessità di tornare alla terra e a
guardare il cielo, l’evento internazionale “Fuori Biennale Aperto 2026, dal
titolo: Ricercare le vibrazioni sospese della memoria”, in
cui viene segnalata la condizione di
marginalità di diverse generazioni di artisti che in modo unico e originale
hanno continuato a lavorare spesso nell’isolamento collettivo, alcuni anche per
diversi decenni, non curandosi
minimamente del mercato e del sistema ufficiale dell’arte e producendo nel tempo opere per certi versi
non conformi ai dettami imposti dal mercato proseguendo in un cosciente viaggio solitario
e personale. Una sorta di “Fuori
Biennale” a cura di Sandro Bongiani, presentando nella galleria
287 opere di arte contemporanea.
Nella
presentazione Sandro Bongiani scrive: “Viviamo tempi inquieti carichi di
sofferenza e di tormento in cui le incomprensioni e i dubbi si addensano cupi
all’orizzonte.
Una monotonia culturale odierna ridotta all’afasia aleggia nell’aria in cui
l’arte del dejà vu naviga a vista tra l’impotenza e la spettacolarità decadente
del presente alla ricerca della suggestione scenografica, dello stupore e del
divertimento collettivo. Tale catastrofe inizia circa trent’anni fa in cui
diverse generazioni di artisti di valore nati tra gli anni 20 e gli anni 70 si
ritrovano di colpo messi in quarantena permanente a condividere il silenzio e
l’abbandono, sostituiti da giovani rampolli di scuderia alla ricerca del facile
successo e della possibile ricchezza finanziaria. Un procedere, quello di oggi,
decisamente diverso rispetto al passato, sterilizzando di colpo da parte delle
istituzioni l’azione del critico d’arte sostituito ingenerosamente da curatori
“tuttofare” allo scopo di avvalorare e rendere credibile qualsiasi opera d’arte
e persino dare un senso e un valore a una cosa che non ha alcun valore come per
esempio la banana con nastro adesivo esposta a parete e venduta a caro prezzo.
Una follia maldestra e incosciente e soprattutto una disfatta culturale a tutto
campo che ci ha condotti a condividere le miserie creative prodotte oggi”.
Una
curiosità a margine, la Biennale di Venezia, secondo dati tecnici, produce per questa
particolare manifestazione internazionale oltre 100.000 tonnellate di CO2,
l'equivalente di 5.000 automobili utilizzate in 10 anni. Ecco una
sorta di convinta rilettura presente per l’occorrenza in un “fuori
padiglione” del tutto virtuale ed anche ecologico, con un’area immaginaria
di 13 sale presso il Pavilion Locust Valley in cui sono stati coinvolti 177 artisti
di varie nazioni realmente presenti nella Collezione reale
del Bongiani Art Museum di Salerno in un lucido e suggestivo
percorso per una condivisione globale via web a 360 gradi in tutto
il mondo a ridottissimo impatto di contenuto di emissioni di CO2.
Artisti
presenti: Andrè Derain, Jacques
Villon, Max Bill, Max Ernst, Peter Royen, Berto Lardera, Renè Mels, Guido Biasi, Yves Brayer, Alberto Giacometti, Monique Baroni, Pericle Fazzini, Carlo Mattioli, Victor
Vasarely, Heinz Trockes, Maurice Elie Sarthou, Renzo Vespignani, Elsa Oliva
Urbach, Giancarlo Pozzi, Corrado Cagli, Tony Agostini, Fabrizio Clerici, Carlo Levi, Fernando Farulli, Gianni Dova, Aldo Turchiaro, Edival Ramosa, Gianni Bertini, Fernando De Filippi, Antonio
Corpora, Edouard Pignon, Attilio Steffanoni, Vanni Viviani, Seymour Rosofsky, Aldo Calò, Antonio Possenti, Walter
Piacesi, Wifredo Lam,
Ajdic
Andrej, Christian Mischke, Francesc Artigau Segui, Floriano Bodini, Camille Hilaire, Enrico Della Torre, Ugo Attardi, Pietro
Annigoni, Eduardo Chillida, Joan Miro’, Robert Muller, Gonzalo Sebastian de Erice, Leonardo Cremonini, Riccardo
Licata, Bernard Schultze, Valeriano
Trubbiani, Luigi Boille, Guido Strazza, Hans Hartung, Mario Radice, Agostino Ferrari, Graham
Sutherland, Josè Balmes, Giovanni Campus, Andrea Bonanno, Maurice Henry, Jean
Michel Folon, Dieter Wallert, Alberto Sughi, Giulio Turcato, Roberto Fontirossi, Luca Alinari, Armodio, Guglielmo Achille Cavellini, Robert Carroll, Titina
Maselli, Antoni Tapies, Christo Javacheff, Luciano Minguzzi, Emilio Greco,
Ennio
Calabria, Willem
De Kooning, Alfred Klinkan, Alberto Venditti, Bruno
Cassinari, Salvatore Fiume, Franco
Rognoni, Eva Fischer, Riccardo Benvenuti, Tommaso
Cascella, Georg Fenkl, Lise Malinovsky, Serge Segay, Lia Drei, Shozo
Shimamoto, Ron Kowalke, Dieter
Haack, Roberto Barni, Antonio Vangelli, Robert Rauschenberg, Helmut
Kies, Arcangelo (Esposito Arcangelo), Walter Valentini, Ruggero Maggi, Vincenzo Ferrara, Giovanni Bonanno, Ugo
Nespolo, Martin Schwarz, Peter
Schenk, Ercole Pignatelli, Gianfranco Pardi, Fernandez
Arman, Livio Bernasconi, Domenico Boscolo Natta, Giancarlo Cazzaniga, Giovanni
Leto, Angelo Cagnone, Klaus Bartl, Renzo
Nucara, Marcello Diotallevi, Giovanni Fontana, Omar
Galliani, Kino
Mistral, Nicolò
D’Alessandro, Carla Bertola, Clemens Briels, Arrigo Lora Totino, Vincenzo Nucci, Mariano Filippetta,
Anna Boschi, Franco Massanova, Fernando Aguiar, Jurgen O. Olbrich, Hans
Braumuller, Greta Schoedl, Rosalie Gancie, Lamberto Pignotti, Mirella Bentivoglio, Paolo Scirpa, Rolando Zucchini, Paolo Bini, Maurizia
Carantani, Ryosuke Cohen, Tomaso Binga, Irma Blank, Ernesto Terlizzi, Philip Henderson, Paolo Gubinelli, Filippo Panseca, Masaki Kazushi,
Mauro Magni, Giulia Napoleone, Coco
Gordon, Franco Panella, Pablo Echaurren, Carlo Iacomucci, Carmela Corsitto,
Cinzia Farina, Elena Marini, Antonella Gandini, Enzo Patti, Giorgio Moio, John
M. Bennett, Mauro Molinari,Oronzo Liuzzi, RCBz, Reid Wood, Serse Luigetti, Ugo
La Pietra, Pietro Lista, Raffaele
Boemio, Francesco Aprile, Alessandra Angelini, Antonio Baglivo, Gian Paolo
Roffi, Luc Fierens, Marco Giovenale, Maya Lopez Muro, Rosa Cuccurullo, Alberto Vitacchio, Shepard Fairey.
Pavilion Locust Valley
“Fuori
Biennale Aperto 2026,
“Ricercare le vibrazioni sospese della memoria”
75
anni di ricerche artistiche contemporanee,
da Andrè
Derain a Shepard Fairey (1951-2026).
A cura di Sandro Bongiani
13 Room presso il Pavilion Locust Valley
con
177 artisti e 287 opere presenti
nella Collezione del Bongiani Art Museum di Salerno (Italy).
Vernissage: Domenica 10 maggio ore 18:00
Da domenica 10 maggio al 22 novembre 2026
Orari: tutti i giorni dalle 00.00 alle
24.00
https://www.sandrobongianivrspace.it/
E-MAIL INFO: bongianimuseum@gmail.com
TELEFONO PER INFORMAZIONI: +393937380225
Credits:
Collezione Bongiani Art Museum.

La Presentazione di Sandro Bongiani
Salerno, 17 aprile 2026
Viviamo
tempi inquieti carichi di sofferenza e di tormento in cui le incomprensioni e i
dubbi si addensano cupi all’orizzonte. Una monotonia culturale odierna ridotta all’afasia
aleggia nell’aria in cui l’arte del déjà vu naviga a vista tra l’impotenza e la
spettacolarità decadente del presente alla ricerca della suggestione
scenografica, dello stupore e del divertimento collettivo. Tale catastrofe
inizia circa trent’anni fa in cui diverse generazioni di artisti di valore nati
tra gli anni 20 e gli anni 70 si ritrovano di colpo messi in quarantena
permanente a condividere il silenzio e l’abbandono, sostituiti da giovani rampolli
di scuderia alla ricerca del facile successo e della possibile ricchezza
finanziaria. Un procedere quello di oggi decisamente diverso rispetto al
passato, sterilizzando da parte delle istituzioni l’azione del critico d’arte
sostituito ingenerosamente da curatori “tuttofare” allo scopo di avvalorare e rendere
credibile qualsiasi opera d’arte e persino dare un senso e un valore a una cosa
che non ha alcun valore, come per esempio, la banana con nastro adesivo esposta
a parete e venduta a caro prezzo. Una follia maldestra e incosciente e soprattutto
una disfatta culturale a tutto campo che ci ha condotti a condividere le miserie
creative prodotte oggi.
Per diverso
tempo, gli artisti hanno trovato una certa
autonomia e libertà creativa, che nella diversità delle indagini e delle
proposte, ha permesso di produrre con creatività e aprire finestre sull’abisso del
mondo. Purtroppo, dopo gli anni ottanta qualcosa di strano stava già succedendo
da parte del sistema nella gestione dell’arte globale, preferendo nelle scelte degli
artisti una logica e un criterio “accondiscendente” creando in questo modo una forte standardizzazione e omologazione nelle
proposte degli artisti opportunamente presentati da curatori chiaramente
associati al potere gestionale, in una sorta di passerella domenicale di personaggi segnalati da amici e
collezionisti potenti, che hanno preferito di anno in anno,
segnalare sempre gli stessi i pupilli protetti provenienti da scuderie altamente
facoltose in senso finanziario, come per esempio, le scelte messe in atto in
diverse precedenti Biennali di Venezia con i soliti fenomeni come Massimo Bartolini, Giorgio Andreotta Calò, Chiara Enzo,
Yuri Ancarani, Maurizio Cattelan, e quest’anno anche con la rovinosa giardiniera
di turno delle Alpi Apuane Chiara Camoni. In tal senso,
che poter pensare della festaiola e circense da luna park come Marinella
Senatore, tutta lustrini e neon, votata al coinvolgimento collettivo in sagre
paesane di dubbio valore che orgogliosamente rivendica “la potenza del corpo collettivo, della luce come
gesto pubblico e della celebrazione come pratica capace di costruire, ancora,
comunità”. In siffatta condizione precaria di nichilismo il condizionamento
risulta una pratica altamente utile e assai consueta che si esercita da parte
di chi nel baratto ritrova benefici richiesti e concessi.
Un dare
e avere richiesto dal basso o viceversa dall’alto decisamente
radicato nell’animo umano. Una relazione decisamente tossica e deviata votata
al Dio denaro che lega amici, gruppi di vario genere, associazioni, mercanti,
curatori e soprattutto gallerie star system che al bisogno intercedono nel
compromesso arrogante del sistema corrotto dell’arte globale a costringere al
silenzio chi non ha voce e non si allinea alle regole deviate da loro stabilite.
Tutto ciò ha
consolidato nel tempo una paralisi di idee da parte di giovani e meno giovani
promesse tenuti in scacco e mantenuti economicamente in ostaggio, costretti in
cambio di un possibile momento di successo a essere protagonisti innocui
e merce di scambio di eventi e
appuntamenti diffusi come per esempio le solite e noiose fiere dell’arte. Un
sistema dell’arte di clan chiusi e prepotenti che ha fatto fuori la critica
d’arte a beneficio di sprovveduti curatori compiacenti che nel corso del tempo hanno
raccolto poca qualità e innovazione creativa, e soprattutto, cadaveri da
riesumare e illusioni diventate relitti e macerie.
Nel nuovo saggio
del filosofo francese Latouche analizza la commercializzazione dello
spazio urbano e dell’arte
contemporanea smantellando il concetto di città-supermercato e l’arte
usa-e-getta che entrambe affondano nella stessa identica matrice,
l’omnimercificazione, che trasforma il mondo in un supermercato infinito dove
spariscono i confini, la storia e persino il senso del limite. Una sorta di
spazio anonimo, del non-luogo in cui l’essere umano alla ricerca della
competizione e del profitto si ritrova con una creatività addomesticata alle
logiche del mero mercato. Strumentalizzare l’arte
– avverte l’autore - equivale a distruggerla. Insomma, una “colonizzazione
dell’immaginario” condizionato dall’economia alla ricerca
sfrenata del profitto, del culto della tecnoscienza e del facile consenso, che
ovviamente influenza negativamente l’attuale modo di fare arte, proponendo di
fatto poveri simulacri sterilizzati senza futuro e senza storia. Se tutto può
diventare arte e merce di scambio, anche la creatività più viva può essere reclusa
e abbandonata in un vecchio solaio dei ricordi. Festival, fiere d’arte, Biennali
rassegne collettive e personali organizzate nelle fondazioni e nei musei si
rincorrono ormai con un ritmo frenetico, sostenuti da banche, sponsor, finanziatori
occulti, riviste d’arte, premi e aste da record.
Un intenso e
quando mai travagliato procedere di assegnazioni di residenze per giovani
artisti under 30, concorsi pilotati, conferenze e stage all’estero hanno avuto il
solo scopo di ovattare e far credere che tutto ciò potesse ricreare un’azione
libera a favore della cultura, in realtà si lavorava sottobanco per i propri personali
interessi commerciali. Inoltre, con la richiesta ossessiva e velleitaria di
nuove leve di giovani autori hanno persino tentato di convincerci che potessero
risvegliarci dal torpore e dall’inerzia, illudendoci che essere giovani fosse
sinonimo di nuova e possibile creatività, ben sapendo che l’originalità non può
essere per forza data da una semplice questione anagrafica e divenire volutamente
una qualità creativa. In passato le migliori opere prodotte dagli artisti sono
state create in età anche avanzata. Una “colonizzazione generalizzata della creatività che da lungo
tempo ci attanaglia,
condizionata dall’economia che si
riflette negativamente nei modi di fare arte oggi.
L’arte a parere nostro non può essere
asservita agli imperativi del mercato. Nella riflessione critica che prima o
poi occorrerà seriamente fare è convincersi che vi è bisogno di produrre un’arte per certi versi
“resistente” visionaria, che possa nella marginalità metterci in contatto con
l’alterità e con l’inesauribile, in un rapporto profondo “che ci lega
all’abisso” al di là delle logiche di consumo e di spettacolarizzazione e non
egoisticamente condividere la sterilizzazione totale della
coscienza e di conseguenza della creatività.
L’arte
senza una riflessione critica e una libertà di pensiero “divergente” è
destinata a soccombere, inoltre, bisognerà urgentemente puntare sulla
formazione degli artisti piuttosto che sulla spettacolarità delle proposte
spesso accademiche e rivisitate che pescano nel torbido alla ricerca di qualche
possibile certezza quasi sempre negata. Ormai più nessuno fa ricerca sul campo,
preferendo aggiornarsi osservando le consuete riviste di arte dai contenuti
uniformati, spesso anche complici dello stesso sistema corrotto in un dare e
avere ricambiato. Di certo bisognerà intercettare Il silenzio e nel silenzio più assorto
anche l’abisso e anche la rigenerazione in cui affiori la qualità vera della
visione. E’ sorprendente come l’arte oggi si mostri ignuda nella sua precaria e
indifesa veste effimera e didascalica, sempre più ripetitiva e dipendente dal
bailamme della parola e dalle scelte confuse imposte dal sistema.
Per
sopravvivere in senso creativo a questa catastrofe collettiva l’artista dovrà per
forza riappropriarsi di un proprio tempo soggettivo e visionario per poter
aprire varchi e luoghi immaginari, adottare una “resistenza sensibile” per
poter ancora sognare e svelare nuovi mondi piuttosto che condividere il
balbettio di trappole, tralicci e messinscene spettacolari per divertire il
pubblico, che purtroppo, non aggiungono niente di nuovo di ciò che siamo e
sappiamo. Anche per tale motivo, noi della Collezione Bongiani Art Museum
abbiamo preferito in occasione di questa 61. Biennale di Venezia 2026 prospettare
una rassegna ad ampio spettro in cui proporre l’avvicendamento di esperienze
grafiche e pittoriche svolte dagli artisti a partire dal 1951 fino a oggi, una
sorta di controproposta storica “Fuori Biennale” degli esclusi e degli artisti
marginalizzati e dimenticati dal sistema ufficiale dell’arte. 177 artisti presenti in tutto con una selezione
significativa di 287 opere di importanti protagonisti già storicizzati dell’arte
internazionale e anche con la presenza di diverse generazioni di artisti più
giovani che completano il percorso espositivo che comprende 75 lunghi anni di
ricerche e di esperienze creative svolte e scelte opportunamente dalla raccolta
in divenire della Collezione Bongiani Art Museum di Salerno.
evento segnalato da Archivio Ophen Virtual Art