venerdì 27 marzo 2015

MUSEO DIOTTI / MILLE SALUTI DA CASALMAGGIORE






Mille saluti da Casalmaggiore
Dalle cartoline storiche alla Mail Art

28 marzo – 3 maggio 2015
Museo Diotti
Via Formis 17 – Casalmaggiore


inaugurazione sabato 28 marzo ore 17.00




Una mostra che è, in realtà, due mostre. Da una parte c’è una sezione documentaria curata da Valter Rosa in cui sono esposte circa 300 cartoline di Casalmaggiore dagli inizi del Novecento agli anni Sessanta, provenienti dalle collezioni di Lucia Mainoldi Capelli e di Mario Buglia, oltre che dalle raccolte del Museo stesso. A corredo di questa sezione un video realizzato da due studenti del Liceo Classico di Casalmaggiore pone a confronto alcune di queste immagini con la città odierna. 

C’è poi una sezione - coloratissima e ironica - che riunisce la cartoline realizzate da 207 artisti italiani e stranieri esponenti della Mail Art, invitati da Ruggero Maggi e da Tiziana Priori ad inviare per questa rassegna del Museo Diotti opere che rivisitano Casalmaggiore in chiave creativa e contemporanea. 


La nuova mostra del Museo Diotti, che sarà inaugurata sabato 28 marzo, si colloca nell’ambito della documentazione e della ricerca – proprie dalla missione del Museo – sul paesaggio, sulla città, sul territorio e sulle forme della loro rappresentazione.
Il Museo possiede, fra le raccolte normalmente non esposte al pubblico, un piccolo fondo di cartoline storiche che si prestava come punto di partenza per una mostra più articolata: questa è stata possibile grazie al prestito di due collezionisti casalaschi, amici e collaboratori del Museo già in altre occasioni, Lucia Mainoldi Capelli e Mario Buglia che da anni raccolgono cartoline di Casalmaggiore, alcune delle quali ormai molto rare. La mostra non intende avere carattere di esaustività: i pezzi esposti avrebbero potuto essere molti di più, anche perché spesso le cartoline sono state realizzate in molte varianti, simili fra loro. E’ stata quindi effettuata una selezione, a cura di Valter Rosa, che consentirà comunque di osservare in mostra circa 300 pezzi raffiguranti gli scorci più caratteristici della città, dal fiume alla piazza, dalle chiese alle principali strade, a documentare le trasformazioni intervenute a Casalmaggiore dagli inizi del Novecento agli anni Sessanta.
A corredo della mostra viene proposto un montaggio-video di alcune immagini del passato a confronto con la città attuale: esso è stato realizzato da Fabrizio Paroli e Chiara Vietta, studenti del Liceo Classico di Casalmaggiore, nel corso della loro recente esperienza di alternanza scuola lavoro svolta presso il Museo.

Quella delle cartoline storiche è tuttavia solo una sezione della mostra: ad essa è stata infatti affiancata una sezione di Mail Art, grazie ad un’idea di Tiziana Priori e con la collaborazione di Ruggero Maggi, uno dei massimi esponenti di questo genere artistico. I due artisti milanesi hanno lanciato ad una cerchia di colleghi un progetto denominato “Museo Diotti Card”, proponendo loro la realizzazione di una cartolina d’artista, prendendo spunto da alcune immagini di Casalmaggiore (la facciata del Museo Diotti, la Chiesa di Santa Chiara e il Duomo di Santo Stefano) che hanno costituito la base di partenza per un intervento artistico molto vario e creativo. Hanno aderito al progetto ben 207 artisti, provenienti da tutt’Italia, da molti paesi europei, ma anche dagli Stati Uniti, da vari stati del Sud-America, dal Canada e dal Giappone. Le cartoline pervenute in poco più di un mese sono state 380: un successo che è andato oltre ogni aspettativa. Lo spirito che anima queste coloratissime cartoline contemporanee d’artista è prevalentemente l’ironia: gli autori scatenano la loro fantasia manipolando in ogni modo le immagini di partenza, facendo interagire spesso testo e immagini e, soprattutto, ricorrendo alle tecniche più disparate: dal fotomontaggio all’elaborazione digitale, dal collage agli interventi più propriamente grafici e pittorici. Fra le più insolite cartoline cucite, cartoline di legno o di stoffa che diventano dei veri e propri oggetti tridimensionali.




L’inaugurazione, aperta a tutti, si terrà sabato 28 marzo alle ore 17.
La mostra sarà quindi aperta fino al 3 maggio 2015 nei normali orari del Museo: da martedì a venerdì, dalle 8 alle 13; il sabato e i festivi, dalle 15.30 alle 18.30.




Retrospettiva di Pino Pinelli alla Dep Art di Milano






Pino Pinelli
Antologia Rossa

22 marzo / 30 maggio 2015

1974 - Pittura R 70x70 cm acrilico su tela

La Galleria Dep Art ha inaugurato una importante mostra retrospettiva con opere dagli anni ’70 ad oggi: dai primi monocromi che indagano lo "stato ansioso" della pittura fino alla “rottura del quadro” e le conseguenti “disseminazioni”.
Come scrive A. Zanchetta: «Nella seconda metà del XX secolo i pittori avevano rinunciato alla cornice del quadro – sentita come un vincolo e un orpello – e si erano interessati a scandagliare le pareti dei musei o delle gallerie d’arte, permettendo così alle opere di entrare in relazione diretta con l’ambiente espositivo, “luogo di accadimenti” che diventa il nuovo confine spaziale della pittura. Negli anni Settanta, artisti come Pino Pinelli si avvedono anche del limite imposto dal telaio del quadro stesso; rispondono quindi con una deflagrazione e uno sconfinamento in grado di dare corpo alla pittura, rendendola materia (più ancora che materica). Pinelli, ad esempio, avverte l’esigenza di rifondare la natura stessa della pittura, i suoi presupposti, prefigurandone gli sviluppi futuri e tutte le diramazioni possibili. Ancor oggi, la sua è una pittura “pensata” in relazione allo spazio espositivo, “progettata” per vivere in sinergia e in simbiosi con l’architettura».


     

  
1986 -  Pittura 86 21x21x13 3 elementi




2009 - Pittura R 41x41 cm incroci 7 elementi




2009 - Pittura R  24,5x7,5 cm -18 elementi




  1997 - Pittura R 22x54 cm - 6 elementi


 Pinelli / english
Dep Art Gallery is inaugurating an important retrospective show with works ranging from the seventies to today: starting from the first monochromes, investigating the “anxious condition” of painting, until the work of art was “broken” itself, and disseminations followed.
As A. Zanchetta writes: «During the second half of the twentieth century, painters rejected painting frames – felt as an obligation and a frill – and involved themselves in probing the walls of art museums and art galleries, thus allowing works to enter in direct relation with the exhibition space, a “place of happenings” becoming the new spatial limit of painting. During the seventies artists as Pino Pinelli also got knowledge of the boundary imposed by the structure of the work itself; they therefore answered with an explosion and a trespassing of it, giving a body to painting and making it a material (more than materical). Pinelli, for example, feels the necessity of resettle the nature of painting itself and its premises, foreseeing its future developments and all possible applications. Today his painting is still “thought” in relation to the exhibition space and “projected” to live in synergy and symbiosis with architecture».

2000 -  Pittura R 42x152 cm  2 elementi



Dep Art

Via Mario Giuriati, 9 - 20129 Milano

Orario: dal Martedì al Sabato dalle 15 alle 19

Mattina e Festivi su appuntamento

Ingresso libero
ufficiostampa@depart.it


inoltre:
Dal dicembre 2013 la galleria Dep Art è 
la sede dell’Archivio Turi Simeti


giovedì 26 marzo 2015


     GIUSEPPE  MODICA

 Giuseppe  Modica, Nell'atelier 2014 olio tela 100x70

"Reflects et Lumieres"    mostra personale  selezione opere  2009-2014
dipinti ad olio, acquarelli, disegni 
28 Marzo-30 Maggio, 2015  Martedì-Sabato   ore 15-19 

Inaugurazione Venerdì 27 Marzo ore 17-21.
Catalogo in galleria con testo di Giovanni Lista:La melancolie onirique di Giuseppe Modica.

Galerie Sifrein   10,  rue Lavoisier   75008 Paris   tel. 01 45633114


Giuseppe  Modica, Labirinto-Atelier,2013 trittico,olio tele cm.180x350 

La mélancolie onirique de Giuseppe Modica

La peinture de Giuseppe Modica appartient à un genre qu’on a parfois qualifié de « surréalisme italien », c’est-à-dire à un courant artistique qui remonte à la peinture « métaphysique » de Giorgio De Chirico et qui se distingue nettement du surréalisme français théorisé par André Breton. Les forces de l’inconscient, l’angoisse, les fantasmes et les désirs refoulés, tout ce qui tient d’une approche freudienne, y est ignoré au profit d’un sentiment d’énigme qui correspond à l’impénétrable opacité du monde. Avec l’art métaphysique de De Chirico, l’interrogation est posée tout à la fois sur la densité des choses, sur le rapport entre vision intérieure et vision extérieure, et sur la mémoire comme certitude d’une identité. Modica soulève l’une après l’autre ces mêmes questions dans une exploration obstinée de ce qui est l’apparence du monde visible. Nourrie par une vision subtilement onirique et visionnaire, sa peinture évolue autour des thèmes qu’il affectionne, tous rattachés à la culture matérielle de sa Sicile natale à laquelle s’est ajoutée ces dernières années la solennité du contexte urbain de Rome, la ville où il a choisi de vivre.
Les sensations de couleurs et de formes qui ont accompagné son adolescence se retrouvent dans les citrons et les feuilles d’olivier, les motifs jaune et bleu de la céramique de Caltagirone, les mosaïques romaines abimées de Piazza Armerina, les sols en carrelage ébréché des villas de vacances d’été, les salines blanches de Trapani, les temples grecs d’Agrigente, l’espace ouvert et lumineux de la Méditerranée. Il s’agit d’un paysage de la mémoire où s’esquissent des oppositions et des complémentarités. Ainsi la forme conique d’un monticule de sel remémore les formes parfaites du corps féminin, les ruines anciennes font pendant aux architectures de la ville moderne agressée par le climat. Ces thèmes iconographiques donnent toujours lieu à un questionnement du regard. L’image est réduite à l’essentiel, dépouillée de tout anecdote, mise à distance par la texture picturale même, tandis que l’espace est complexifié jusqu’à une désorientation labyrinthique, voire perçu comme pure illusion.
Il peint l’espace construit, que ce soit l’intérieur de l’atelier ou le contexte urbain de la Rome monumentale, et l’espace ouvert, vide et sans cadre, d’un bord de mer qui permet au regard de se confronter avec l’immensité bleue de la surface marine. La volumétrie de l’espace construit est toujours détruite par un jeu répété de miroirs et d’ouvertures faisant en sorte que toute réalité physique du lieu observé se dérobe et se dissout en devenant un espace mental. Le même effet est obtenu par les cadres ou les ouvertures sur les murs, ou en saisissant le panorama urbain reflété dans les carreaux d’une verrière, ce qui en assimile les formes à un jeu de boîtes chinoises. L’espace ouvert de la mer est saisi avec une ligne d’horizon qui devient une bande de cobalt intense, placée toujours très haut dans le tableau de façon à rabattre au premier plan une sorte de plateau sur lequel il dispose des objets au symbolisme hermétique.
Giuseppe Modica incorpore ainsi, comme citations iconographiques dans sa peinture, des éléments symboliques de la célèbre gravure Melancholia de Dürer permettant de réveiller la nostalgie d’un ordre idéal perdu, celui de la géométrie comme science et discipline des proportions : le ciseau et le marteau des tailleurs de pierre qui ont construit les cathédrales, l'échelle appuyée à un mur qui incarne l'espoir d'accès à un monde spirituel supérieur, l’énigmatique polyèdre convexe à huit faces, la sphère qui fait allusion au Cosmos, le soleil étincelant du milieu de l'après-midi qui annonce le déclin du jour, le compas ouvert à 30 degrés qui est l'instrument de l'architecte. Il y ajoute des prises de courant ou des interrupteurs qui relativisent l’image comme simple apparition éphémère, une échelle chromatique qui assimile l’image à un cliché, ou encore un appareil photo sur trépied, détail qui renvoie à une image réfléchie, saisie dans un miroir, mais également à une image statique, posée, ignorant l’instantanéité du geste vivant et s’offrant, à l’égal d’une nature morte, à la contemplation et à la réflexion sur la caducité de tout ce qui est sur terre. 
Sa peinture exclut la continuité organique de la nature, avec les variations et les enchaînements de ses lignes de croissance végétale, pour ne reposer que sur une organisation orthogonale de l’espace et de toutes les données représentées. L’image n’est jamais construite selon les lignes convergentes de la pyramide inversée de l’espace perspectif, mais uniquement à travers un montage de plans successifs s’intercalant l’un après l’autre dans une étendue continue comme des coulisses posées sur un plateau de théâtre. Aucune ligne oblique ou diagonale ne vient introduire la tension d’un mouvement ou d’une composante dynamique esquissant une progression dans l’espace. Avec la suppression des connotations d’une scène naturaliste, il simplifie au maximum les données visuelles, il élabore l’image en schématisant les matériaux iconographiques les plus classiques et en se servant d’un simple système de lignes horizontales et verticales, adoptées même pour le motif décoratif du tissu d’un divan. Aucune variation rythmique n’anime l’espace, même le nu féminin apparaît tel un mannequin non habillé, dépourvu de toute contingence ou de toute individualité, gisant sur un plan parallèle à celui de l’observateur ou le long d’une ligne qui s’éloigne vers le fond de l’image. Il s’en sert pour sonder l’espace mais il introduit aussitôt le mental par la plénitude morphologique d’un fessier cambré évoquant la sphère, forme géométrique qui matérialise le silence.
Il ne recourt jamais aux aplats et il ne construit pas réellement la plasticité des formes. Il privilégie plutôt un travail de tramage ou de tissage de l’image qui la rend équivalente à une mosaïque, voire à une image pixellisée. Cette trame de tesselles peintes sur le plan de la toile est mise en évidence de façon autonome, indépendamment des choses figurées. La surface apparaît ainsi constamment piquetée de touches qui se juxtaposent comme les points travaillés d’un tissu ou d’un tapis. Dans d’autres cas il laisse affleurer les tracés linéaires d’une préparation de la composition à la règle et à l’équerre. Il brouille aussi l’image par des taches répétées dont la persistance régulière rappelle soit le reflet dans un miroir au tain vieilli et abimé, soit une toile qui a souffert pour être trop longtemps restée enroulée. La peinture s’exhibe ainsi en tant que telle car ces effets de surface, texturée de façon homogène par points séparés ou rendue semblable à une vieille toile exhumée, restituent l’artificialité de l’image, augmentent son aplatissement et son imposition au regard comme surface peinte.
La mise en échec de toute approche idéaliste de l’image, tout comme la déconstruction de la peinture en tant qu’expérience concrètement fondée de la réalité sensible, est poursuivie et figurée par les miroirs qui déréalisent le réel, par la mise en abyme de l’emboîtement de l’espace, par la démultiplication des cadres peints qui fragmente la vision dans un jeu semblable à un puzzle ou à un Rubik’s cube, ou encore par les pavements modulaires fracassés qui métaphorisent la mise au carreau comme travail d’une recherche des proportions. Autrement dit, le véritable objet de la peinture de Giuseppe Modica est l’impossibilité de l’image, ou plutôt de la peinture comme vérification d’un monde sensible dont la beauté serait le témoignage d’une nature divine oubliée.
L’architecture est l’art géométrique par excellence et Giuseppe Modica, qui a reçu une formation d’architecte, se laisse gagner par la nostalgie d’un monde idéal perdu. La double dominante de son travail est constituée par le bleu de la mélancolie et par la géométrie de l’espace. Il reste d’une part dans la couleur des données oniriques et mentales, de l’autre dans une approche évoquant la peinture classique, lorsque l’art était une forme scientifique du savoir et que la géométrie euclidienne était le critère ultime de la vérité objective de la perception. C’est par la géométrie que le peintre percevait avec une exactitude toute rationnelle les corps concrets, les volumes et les espaces présents dans le monde physique. L’artiste était le créateur d’images à la valeur scientifique d’une expérience de la réalité, à la fois observation et vérification du monde. La vision n’était rien d’autre qu’un moyen de connaissance permettant d’accéder par le concret à l’abstrait idéal.
Cette époque mythique de l’art comme science se nourrissait, à la Renaissance, de la philosophie humaniste et classique de la Grèce antique. De cette même philosophie, qui imprègne encore aujourd’hui la culture de sa terre natale, Giuseppe Modica garde l’idée des rapports proportionnels parfaits comme incarnation de la beauté. Ainsi, il ne cesse de guetter dans les apparences du monde sensible les équivalents des formes idéales de la géométrie euclidienne, des solides de Platon, de ces rapports numériques élémentaires qui étaient pour Pythagore une confirmation de l’existence de Dieu. Et il ne peut que s’employer à déconstruire la peinture pour témoigner de son rêve déçu.     Giovanni Lista



Giuseppe  Modica, Biennale di Venezia,  Melanconia - frammenti,2011 trittico olio tavola,150x225

domenica 15 marzo 2015

"Mail Art Disruption"



"Mail Art Disruption" - sezione mail art di Networked Disruption, a cura di Vittore Baroni, presenta una selezione di opere d'arte elettronica "dirompenti" dal EON Archive, insieme a opere postali originali 

Škuc Gallery, Stari trg 21, SI-1000 Ljubljana, Slovenia


(Vittore Baroni) E’ giunto il momento ringraziare tutti quelli che hanno inviato opere originali per il progetto "Mail Art Disruption", qui ci sono tutti i nomi:

Maybe it's about time I write a big THANK YOU to all those of you who sent original works for the "Mail Art Disruption" project, here are all the names: 

Adenoidi, Demostenes Agrafiotis, Helen Amyes, Francesco Aprile, Arky of Toast, Vittore Baroni, Pier Roberto Bassi, Keith Bates, Hanna Bayer, Angela Behrendt, Mariano Bellarosa, John M. Bennett, Pedro Bericat, G. Bibb, Giovanni Bonanno, Renee Bouws, Hans Braumüller, Walter Brovia, Rossana Bucci, Mirta Caccaro, Cristiano Caggiula, Angela Caporaso, Ryosuke Cohen, Conelicao, Francesco Cornello, R.F. Cote, Dadanautik, Chevalier Daniel C. Boyer, Rudheath Cheeshire, Pal Csaba, Ko De Jonge, David Dellafiora, Michael Della Vedova, Ewitte De With, Marcello Diotallevi, Disruption Bureau, Ivan Dujmušić, Mike Dyar, Ever Arts, Wolfgang Faller, Arturo Fallico, Jas W. Felter, Luc Fierens, Fora, Roberto Formigoni, C.U. Frank, Nicola Frangione, Thorsten Fuhrmann, Gyorgy Galantai, Claudio Gavina, Luca Giacobbe, Susan Gold, Claudio Grandinetti, Uli Grohmann, Sinasi Gunes, Roland Halbritter, John Held Jr., Valentine Mark Herman, Alexandre Herre, Thomas Imhof, I Santini Del Prete, Eberhard Janke, Ruud Janssen, Miguel Jimenez, Rora & Dobrica Kamperelic, Peter Kell, Viktor Kòtun, Sanja Krug, Alessio Larocchi, Michael Leigh, Alexander Limarev, Paulo Lionetti, Little Shiva, Oronzo Liuzzi, Lome, Niels Lomholt, Lunar Suede, Ralf Luth, Ruggero Maggi, Dorian Ribas Marinho, Anna Maria Matone, Mack McFarland, Matt Metzgar, Gen Ken Montgomery, Emilio Morandi, Antonio Mousintto, Andrew Maximilian Niss, Barbara Noculak, Jűrgen O. Olbrich, Clemente Padin, Linda Paoli, Mark Pawson. Walter Pennacchi, Klaus Pinter, Hugo Pontes, Poul Pozlage, Giancarlo Pucci, Tulio Restrepo, Michael Ridge, Rocola, Sabina Romanin, Claudio Romeo, Walter Rovere, Marina Salmaso, Antonio Sassu, Lars Schumacher, Otto D. Sherman, Judith Skolnick, Robert Snajomski, Mark Sonnenfeld, Zoran Starčevič, Carol Stetser, Rod Summers, Margiritta Sundermann, Janomir Svozilik, Salvatore Starace, The Sticker Dude, Giovanni e Renata Strada, Enrico Sturani, Joey Patrick T, Ptzia TicTac, Michael Thompson, Thierry Tillier, Giuseppe Luca Torraco, Tommaso Tozzi, Horst Tress, Lubmyr Tymkir, Darius Vaičekanskas, Daniele Virgilio, Tina von Schmöckwitz, Margitta Sundermann, Michael Wagner, Lutz Wohlrab, Reid Wood, Bernhard Zilling (…)





2015- Ljubljana, "Mail Art Disruption" Galerija Skuc, Ljubljana, Slovenia, A cura di  Tatiana Bazzichelli e  Vittore Baroni.

sabato 7 marzo 2015

Roma / MADONNINA SOCIAL POP

Madonnina social-pop. 

Il simbolo di Milano va a Roma

Nella capitale apre una mostra dedicata alla statua dorata. 60 artisti le hanno dato un nuovo look. Intanto, in città è polemica su dove mettere la copia a grandezza naturale


http://youtu.be/SKzqxqUcKQc

 
Decine di artisti presentano a studio.ra il loro contributo creativo spontaneo per modernizzare un’icona simbolo per eccellenza di Milano

Il progetto, ideato da Raffaella Losapio nel 2004, ed esteso a tutti gli artisti nel gennaio 2015, include
il video e commento sonoro “S.AVE” di Carlo Fatigoni- www.faticart.org/

“New Look, abiti nuovi per la Madonnina: spogliata dell’oro, è trasformata in icona social, addobbata con colori sgargianti. Svecchiata e aggiornata, la statua simbolo di Milano ottimizza il suo valore di logo, di marchio riconoscibile.
L’icona modernizzata potrà così essere collocata ovunque, in luoghi deputati alla fruizione artistica così come su treni, autobus e metropolitane. Accanto a tutti, atei e devoti, riconoscibile e al contempo inedita. La Madonnina scende sulla terra. Il divino partecipa con curiosità alle faccende, soprattutto cromatiche e di look, di quaggiù. E lo fa inondata e inondando di luce. È una luce epifanica, rivelatrice, moderna quella che circonda la Madonnina milanese; è una luce privata di ogni accento atmosferico che diventa puro colore. Ed è la luce a nutrire la misura del limite, e a suggerire di superarlo. Nel segno del dialogo, del progresso, del futuro.”
Cinzia Bollino Bossi

La documentazione, raccolta su dvd, verrà decontestualizzata a Roma, discussa e proiettata a studio.ra, con commento sonoro, giovedì 6 marzo 2015 dalle ore 18 alle 21. Le “Madonnine social pop”, realizzate in piccolo formato, formeranno un’installazione collettiva costituita da un grande mosaico di immagini. L’intento non è quello di sfruttare commercialmente il suddetto simbolo. I contributi spontanei e creativi degli Artisti rimarranno a disposizione di Autorità e Responsabili religiosi, pubblici o privati. Si potrà così eventualmente decidere o approvare le modalità di un eventuale sviluppo di attività espositive, performative, installazioni, special project.

Artisti: Salvatore Anelli, Alessandro Antonucci, Roberta Banino, Tiziana Baracchi, Pier Roberto Bassi, ‎Tiziana Befani, Luisa Bergamini, Jose Luis Bernardes, Guy Bleus (Belgium), Giovanni Bonanno, Patrizia Jacomella Bonola, Cecilia Bossi, Rossana Bucci, Alfonso Caccavale, Vincenzo Ceccato, Giorgio Celon, Francesca Cho (Korea), Laura Cristin, Valentina Colella, Carmela Corsitto, Rosanna de Felice, Eleonora Del Brocco, Peppe Esposito, Marcello Diotallevi, Isabella Di Sagio (Austria), Monika Mori (Austria), Yue Fan (China), Cinzia Farina, Eligia Gentilucci, Sofia Gradassi_Maria Vittoria Baravelli, Michela Giovinetti, Rosy Imbrogno, Gabriele Innammorati, Isabelle, Benedetta Jandolo, La Fabbrica delle Scimmie, Raffaella Losapio, Xing Liu (China), Calogero Marrali, Virginia Milici, Assunta Mollo, Antonella Paponi, Michel Patrin, Ilaria Pergolesi, Ettore Pinelli, Eliana Prosperi, Mauro De Simone Rea, Claudia Rivelli, Angelo Riviello, Vincenzo Russo, Rocco Salvia, Ilaria Santarelli, Roberto Scala, Giuseppe Scelfo, Giovanna Semerano, Fulgor Silvi, Gruppo Sinestetico, Silvia Stucky, Lucia Spagnuolo, Giancarlo Villani, Lili White (NYC, USA), Qinggang Xiang (China).

Inaugurazione Venerdì 6 marzo ore 18
Studio Ra Contemporary Art
via Bartolomeo Platina, 1/F Roma
lun-sab 15.30-19
ingresso libero

CHI E' GIOVANNI BONANNO?



ARCHIVIO OPHEN VIRTUAL ART
Documentazione Arte Contemporanea e Mail Art
Via S. Calenda 84126 SALERNO ITALY-



CHI E' GIOVANNI BONANNO?

Giovanni Bonanno /Dopo una prima iniziale fase di lavoro, nel 1976 incomincia a definire le sue ricerche a carattere ambientale dal 1976 al 1978 lavora sull’espansione di materia attiva, con disegni, progetti, sculture e ambienti. Da 1979 al 1982 serie di lavori sui percorsi mentali, sulle tracce e sui reperti della memoria. Nel 1980 lavora in direzione del “naturalismo integrale”,dal 1983 al 1987 serie di lavori sulle nature alterate e sui contaminanti. Dal 1988 ad oggi nuova serie di lavori sulla condizione inoggettiva, dove leggere angosce e uno strisciante malessere velato di silenzio, generano una visione nuova che trasforma il veduto in visionario inoggettivo. Ne risulta un accumulo di immagini frantumate e disseminate che definiscono un sistema che si sfalda e si ricompone continuamente, in un gioco sfuggente di figure trascorrenti dentro una temporaneità che approda a silenzio dell’assenza. Una temporaneità, che prolifera e si accumula in catene associative continuamente contraddette, che si fa spazio e senso di rappresentazione.





BIOGRAFIA / BIOGRAPHIE
1954 -Nasce a Menfi (AG), nella valle dei templi tra Selinunte e Agrigento.
1969 -Sciacca /Studia all'Istituto Statale d'Arte.
1974 -Milano / Conosce Arnaldo Pomodoro
1976 -Milano / Incomincia a definire le sue ricerche a carattere ambientale.
1976 -Termoli / E’ invitato alla ”XXI Mostra d'Arte Contemporanea Castello Svevo”.
1978 -Milano / Conosce Carlo Ramous, Francesco Somaini e Bruno Munari.
1978 -Soggiorna a Parigi.
1978 -Allo studio La Ruota di Como conosce Ico Parisi,l’architetto dell’utopia praticabile che gli presenta il suo progetto “Operazione Arcevia” e lo sollecita vivamente a lavorare in quella direzione di ricerca.
1979 -Como / Mostra Personale “Che succede? ” - Galleria La Colonna (Testo di F. Gualdoni).
1980 -Milano / Mostra Personale "I Percorsi della natura" - Galleria d'Arte Porta Ticinese (Testo di F. Gualdoni).
1980 -Milano / Conosce Pierre Restany e Guido Le Noci della Galleria Apollinaire di Milano.
1980 -Nuova fase di ricerca lavora in direzione del “Naturalismo Integrale”.
1981 -Como / Mostra Personale “Percorsi per un Atlante Im / Possibile” - Galleria La Colonna (Testo di C. Strano).
1983 - Fa parte del Collettivo Artisti di Porta Ticinese e gestisce per qualche anno lo spazio espositivo “NSM- Nuovospaziometropolitano” dentro la stazione metropolitana MM Gioia/linea 2 di Milano.
1984 -Milano /Mostra Personale “Le Tracce della Memoria”–Galleria Nuovo Spazio Metropolitano) . (Testo di F. Legrottaglie).
1984 -Nuova fase di ricerca esegue le "Nature Alterate".
1985 -Inizia a lavorare nell’ambito della Mail Art.
1985 -A Milano conosce e instaura una profonda amicizia con il poeta visivo Ruggero Maggi, con lui collabora attivamente a diversi progetti internazionali di Mail Art.
1985 -Milano / Mostra Personale “I Germogli dell'attesa” - Galleria Centro Lavoro Arte (Testo di A. Veca ).
1988 -Milano / Primo Manifesto Tecnico della Nuova Non Oggettìvità.
1989 -Mozzate/ Crea L’Archivio Ophen di Documentazione d’arte Contemporanea e di Mail Art
1989 -Mozzate / Mostra Personale “Oltre il Muro” -Archivio Ophen (Testo Personale).
1990 -Milano / Secondo Manifesto Tecnico del Tempo Inoggettuale.
1991 -Milano / Mostra Personale “Condizione Dissipatio” - Galleria Centro Lavoro Arte.
1991 -Olgiate Comasco / Mostra Antologica “Natura-L-Mente”-Villa Camilla (Testo di C. Strano).
1992 -Dopo l'antologica del 1991 si dedica con più insistenza all'attività di Mail artista e di saggista di arte contemporanea curando le pagine dell'arte della rivista "Dialogo" di Olgiate Comasco con saggi e studi su diversi artisti contemporanei.
1996 -Coordina l'attività espositiva dello Spazio Media Immagine di Turate (CO), con esposizioni personali e collettive di artisti contemporanei e anche con progetti internazionali di mail art.
2002 -Si trasferisce a Salerno.
2008 -Nuova serie di lavori sulla condizione Post-Humain
2009 -Salerno/Mostra Personale "Occupatio-Dissipatio" - Spazio Brancaccio (testo di Sandro Bongiani).
2009 - Inizia l'attività di gallerista con lo spazio virtuale "OPHEN VIRTUAL ART GALLERY", presente on-line  anche su The Saatchi Gallery di Londra.
2011 - Inizia l'attività del Bongiani Ophen Art Museum, Museo Virtuale di Arte Contemporanea.


Siciliano di nascita, di formazione comasca, da sempre interessato al Naturalismo Integrale, Giovanni Bonanno ha operato insistentemente ai confini delle soglie disciplinari, in una sorta di fertile e felice contaminazione poetica incentrata sul dato progettuale e utopistico avviato precedentemente a Como da artisti di grande interesse come Antonio Sant’Elia, Francesco Somaini e Ico Parisi. Docente Ordinario di Storia dell’Arte, ha vissuto dal 1977 al 2002 in provincia di Como, attualmente vive e opera a Salerno.





MOSTRE

-1976/ Termoli - XXIª Rassegna Castello Svevo - Castello Svevo.
-1980/ Milano - “ Scultura / Giovani “ - Galleria San Fedele.
-1981/ Barcellona - XXº Premi Internacional De Dibuix “Joan Mirò” (Spagna).
-1981/ Parigi - Nouveau Salon De Paris - Galerie d'Art Z.L. (Francia).
-1982/ Milano - “Appunti” - Galleria Nuovo Spazio Metropolitano.
-1982 /Bilbao - Muestra Internacional De Arte Grafico “Arteder 82 ”.
-1982/ Milano - “Mise en Boìte” - Galleria Nuovo Spazio Metropolitano.
-1983/ Parigi - “34º Salon de la Jeune Peinture” - Gran Palais (Francia).
-1983/ Salsomaggiore Terme - “ Cronache e Indagine “-3ª Biennale d'Arte Città Della Spezia.
-1983 /Barcellona - XXIIº Premi Internacional De Dibuix “Joan Mirò” (Spagna).
-1983 /Torino - I Segnalati della Biennale - Promotrice Belle Arti.
-1983/Tokyo - XXXª Rassegna Internazionale “ Maestri Italiani del disegno e della grafica “ Contemporanea “ (Giappone).
-1983/Acquasparta - 1º Premio Nazionale “Acquasparta “ -Palazzo Cesi .
-1983/Rho - 11º Premio Internazionale di Grafica del Pomero.
-1983/Burlada, Estella,Tudela, Sanguesa - “Seleccion de Dibuix del XXIIº Premi Internacional Joan Mirò” (Spagna).
-1984/Los Angeles - Rassegna Internazionale “ Maestri Italiani del disegno e della Grafica Contemporanea” (Usa).
-1985/Villa Di Serio - “ Shadow Project ” - 3ª Biennale d’arte Villa Di Serio.
-1985/Nishinomiya - “A Bag from Italy” - Gallery Art Space (Giappone).
-1986/Tokyo - “A Bag from Italy n° 2 - Metropolitan Museum of Tokyo (Giappone). 1986Osaka - “ Italians and Japanesen Artists “ - ABC Gallery of Osaka (Giappone).
-1986/Nishinomiya - “ Cavellini Event” - Gallery Art Space (Giappone).
-1987/Bologna- Arte Fiera 87 1987/Lodi Vecchio - “ America Latina: Miti, Leggende e Magia ” - Sala della Biblioteca Civica Popolare.
-1987/Ascoli Piceno - “ Progetto Internazionale sulla Pace ” - Chiostro S. Francesco.
-1987/Salerno - “In Forma di Libro” - Laboratorio Dadodue.
-1987/Milano - “America Latina: Miti, Leggende e Magia” - Studio Bramante 39.
-1987 /Pontecagnano F. - “Atlantide ” - Comune di Pontecagnano Faiano.
-1988/Malta - “ Omaggio al Caravaggio “ - Biennale Internazionale di Malta - Museo Mystique d'Arte Moderna.
-1988/Ponte Nossa - “ Time 88 ” Mail Art Project - Galleria Artestudio.
-1988/Ferrara - “Fotocopia della Copy Art” - Centro Attività Visive della Galleria D'Arte Moderna.
-1988/Valva - “In Forma di Libro” - Castello di Valva.
-1988/Kyoto - “Progetto Ombra” - Museum Municipal of Kyoto (Giappone).
-1988/Senigallia - “Fotocopia della Copy Art” - Museo dell'Informazione.
-1989/Gabrovo - “ IXª Biennial of Humour and Satire in The Arts “ - House of Humour and Satire (Bulgaria).
-1989/Kyoto - “ Italian Contemporary Art ” - Municipal Museum of Art (Giappone).
-1989/Oldenzaal - “International Mail Art Project” - Palthehuis Museum (Olanda).
-1989/Milano - “Non solo libri” Rassegna Internazionale di libri d'artista e d'arte postale - Galleria Milan Art Center
-1989)Isbergues - “1789” International Mail Art Exhibition - Maison des Associations (Francia).
-1989/Pisa - “ 1ª Mostra Internazionale di Mail Art Pisa 89 “- Galleria Apap .
-1989/Calexico - “ The International Shadow Project “ - Art Gallery San Diego State University (Usa).
-1989/Lublin - “ Exhbition Labyrinth ” - Galeria Srodek (Polonia).
-1990/Mozzate - “ Tentativo di Appropriazione ” - Archivio Ophen Documentazione Arte Contemporanea.
-1990/Dublin - “ Gesture and Memory ” - Italian Cultural Institute (Irlanda).
-1990/Campagna - “ Fifth Stranger Exhibition ” - Museo Civico.
-1990/Pisa - “ Germany / The Dream's Wall is Open “ - International Mail Art Archive.
-1990/Milwaukee - “ The International Shadow Project “ -Woodland Pattern Gallery (Usa).
-1990/Ponsacco - “ Germany / The Dream's Wall is Open” -Biblioteca Comunale.
-1991/Milano - “ Arte da e per L’America Latina “ - Castello Sforzesco.                                                                                              
-1991Milano - “ Ray Johnson's bat tub” - Galleria Centro Lavoro Arte.
-1991/Hildesheim - “Mail Art Project” - Rathaushalle Hildesheim (West Germany).
-1991/Belgioioso - “La Carta dell'Artista” - Castello di Belgioioso.
-1991/Pisa - “Wish of Peace” - International exhibition - Palazzo Lanfranchi.
-1991/Stoke on Trent - “What Changes” - City Museum And Art Gallery (Great Britain)
-1991/Milano - “ Per incanto un'asta diversa “ - Nuova Brerarte S. Paolo Converso.
-1991/Mandello del Lario - “ Non solo libri “ - Galleria Gothic (Como).
-1991/Oxford - “Artweek 1991” - Templars Square (Great Britain).
-1991/Barletta - “ Non solo libri “ - Rassegna Internazionale di libri d 'artista - Galleria Teatro Curci.
-1991/Ponte Nossa - “ Message Earth 90-92 “ - Galleria Artestudio.
-1992/Firenze - “ Progetto 1992 “ - Mostra Internazionale di original Mail Art - Studio d'Arte Il Moro.
-1992/Bologna - “ 30 anni di Mail Art “ - Prima Pagina Gallery.
-1992/Pisa - “ lmages Congress Project “ - Artemisia Arte Contemporanea.
-1992/Spoleto – “ 30 anni di Mail Art” – Spazi Comunali.
-1992/Milano - “1962 -1992 / Omaggio a Ray Johnson” - Galleria d'arte Avida Dollars.
-1992/Arezzo - “ Images About Youth World “ - Ex Autostazione - Comune di Arezzo.
-1993/Milano - “ La Linea infinita di Piero Manzoni “ -Galleria Milan Art Center
-1993/Ravenna - “ Lo specchio “ - Gallery Artestudio Sumithra.
-1993/Bologna - ” Message Earth 93 “ - Centro d'arte Masaorita.
-1993/Gabrovo - “ XIª Biennial of Humour and Satire in The Arts ” - House of Humour and Satire (Bulgaria).
-1993/Stoke On Trent - “Are You a Happy Shopper? “ - City Museum and Art Gallery (Great Britain).
-1993/Milano - “Arte Amplificata “ - Centro Ponte delle Gabelle.
-1994/Pisa - “Art without limits e frontiers” - Corte San Domenico.
-1994/Pieve Di Cento - “ Pieve Di Cento e il suo Barbaspein “ - Pinacoteca Civica.
-1994/Milano - “ Erotic Mail Art “ - Spazio Espositivo Pastrengo 2.
-1994/Pordenone - “ Non solo libri / Aquarantacinquegiri ” - Quartiere Fiera.
-1995/Sisuliai - “ Amplified Art “ - Siauliai Art Gallery (Lithuania).
-1995/Roma - “ Remembering Giulietta “ - Galleria Vittoria.
-1995/Milano - “ Tracce di Milano ” - Banca Mercantile Italiana.
-1995/Carrara - “Remembering Giulietta “ - Accademia di Belle Arti (Sala delle Colonne).
-1996/Vilnius - “ Àmplified Art “ - Lietuvos Kulturos Fondas (Lithuania).
-1996/Forlì - “La Preistoria a Forlì “ - XIII Congresso dell'Unione Internazionale delle Scienze Preistoriche e Protostoriche - Comune di Forlì.
-1996/Imola - “ Guglielmo Marconi “ - Cassa di Risparmio di Imola.
-1996/Forlì - “ Mailart Preistory “ - Comune di Forlì -Sala XC Pacifici.
-1996 /Fano - “ From Cinema Archeoleogy To Mail Art “ - Palazzo Martinozzi.
-1997/Turate - “Al di là della linea di Greenwich ” - Turarte / Spazio Media Immagine ( Como ).
-1997/Pisa - “Art’s Myths “ -Accademia D'Arte di Pisa.
-1997/Spilimbergo - “ Come un Gabbiano…” - Galleria d'arte La Torre, Palazzo di Troilo.
-1997/Bologna - “ 1962/1992 “ - 30 anni di arte postale in omaggio a Ray Johnson -
-1997/Budapest - “ Boite/Box “ - Artpool (Ungheria).
-1997/Moscow - “ Mail Art Show in Moscow 97 “ - State Gallery Beljaevo ( Russia ).
-1997/Pisa - “ The Monsters “ - Palazzo Delle Poste.
-1997/Sao Paulo - “ 2ª Bienal Internacional De Arte Postal “ Colegio Universitas ( Brasile).
-1998/Roma - “ Recycling Art “ - Palazzo Delle Esposizioni.
-1998/Turate - “ Un Negativo per il Terzo Millennio “ - Turarte / Spazio Media Immagine, (Como).
-1998/Belvedere Ostrense - “ Mail Art Italia “ - Museo Internazionale dell’Immagine Postale, (Ancona).
-1998/Firenze -“Ova“ -Eart Studio/Rosa Degli Eventi.
-1998/Merida - “ Como Ves Extremadura?"-International Itinerant Exhibition of Mail Art –Istituto De Bachillerato Extremadura , (Spagna).
-1998/Pisa - “ A+R+T = Freedom of Thought “ - Saletta Kinzica.
-1998/Castel S. Pietro Terme - “ Libri D’Artista e Poesia Visiva - Sala Ex Fienile .
-1999/Torreglia - “La fantasia non ha limiti “ – Centro Polivalente .
-1999/Sasso Marconi - “ Guglielmo Marconi “ - Sala Mostre del Comune di Sasso Marconi.
-1999/Lurate Caccivio - “ Mail Art per i Diritti Umani”-Biblioteca Comunale.
-1999/Pisa - “ Abstraction: order, instinct or both? “ -Centro Esposizioni Pisa Arte.
-1999/Castel S. Pietro - “ Happy Birthday Castel S. Pietro Terme” - Sala Ex Fienile.
-1999/Jesi - “ Caro Duemila ti scrivo” - Palazzo Dei Convegni.
-1999/Oslo - “H2O”- International Mail Art Exhibition -El Djarida.
-1999/Pistoia - “ Millenium / Strange Days ”- Chiesa di San Leone.
1999/Sao Paulo - “ 3ª Bienal Internacional De Arte Postal “ Colegio Universitas ( Brasile).
-1999/Latisana , “ Caos/ Villaggio Globale”- Spazi “Attivaria Officina Culturale”,Comune di Latisana.
-1999/Moguer, (Huelva) “ 2ª Bienal Internacional De Arte Correo ” Centenario De La Publicacion De Los Primeros Libros De Juan Ramon Jimenez - Galeria De Arte Fernando Serrano, (Spagna).
-2000/Firenze,- “L’Uovo e la sorpresa, nell’avvento del III Millennio” - Eart Studio / Rosa Degli Eventi.
-2000/Cava De’ Tirreni, - “Remembering Che” – Complesso Monumentale S.Maria al Rifugio,
-2000/Castel S. Pietro – “2000: Anno Mondiale della Matematica “ – Sala Ex fienile.
-2001/Spilimbergo (PN) - " Donne sotto il Burqua" - Mail art Internazionale - Grand Hotel President.
-2002/Sondrio, - " Donne sotto il Burqa" - Mail art Internazionale - Palazzo Pretorio.
-2002/Tirano,- " Donne sotto il Burqa" - Mail art Internazionale - Ex Chiesa S. Giacomo.
-2002/Forlì – “ Contemporanea 2002” - Non solo libri / Aquarantacinquegiri a cura di R. Maggi Arte Fiera di Forlì.
-2003/Senigallia, “ Digit Art “ - Palazzo Del Duca.
-2003/Macerata, “ Im / Migrazioni, Trasformazioni, Mutamenti Sociali “ – Università di Macerata – (Auditorium S. Paolo).
-2004/Bagheria, “Le sembianze anatomiche“ – Palazzo Aragona Cutò .
-2004/Milano, “ Mail Art allo Specchio / Preview “ –(anteprima) Teatro Franco Parenti.
-2004/Ripe, -“ Nori De Nobili / Mail Art Project“- Centro Polifunzionale di Ripe.
-2004/London, “ Mail Art allo Specchio “ – London Art Biennial 2004 .
-2005/Milano, “Arte e Migrazione“ - Camera del Lavoro di Milano
-2005/Gallarate, “ Mail Art allo Specchio “ – On the road Art Gallery
-2008/Venezuela, "Iª Bienal Internacional del Pequeño Formato” -Venezuela
-2008/"(Argentina). Galería de la Casa de Los Arcos de Maracay .
-2008/Sanborn, “Senders receive” - Niagara N.C.C.C. Art Gallery (Usa) a cura di Becky Moda.
-2008/ Itami, "Your Documents Please"- Museum of Arts and Crafts - Itami-shi,-Japan ,a cura di Daniel Georges and Rumi Tsuda
-2008/Parksville, "Work,Work,Work" - Mail Art Exhibition - Arrowsmith Gallery (Canada) a cura di Ed. Varney
-2008/Vernoux-en-Vivarais,"Portes et passages"-Space Office de tourisme du Pays de Vernoux,(France).
-2008/San Demetrio Corone,"Typewriter/Macchina da scrivere" Chiesa di Sant'Adriano (CS) a cura di Claudio Grandinetti.
-2008/ Yokohama,"Your Documents Please"- Museum ZAIM e Galerie Paris, Yokohama, Japan , a cura di Daniel Georges and Rumi Tsuda
-2008/Arcevia,“Piticchio & the Innocent Mailart"-Ar[t]cevia International Art Festival Sala Del Teatro di Piticchio - Castello di Piticchio Arcevia(An)a cura di Massimo Nicotra.
-2008/Staincliffe, installation "A Flock Takes Flight" -Christ Church Staincliffe, Batley West YorKshire, UK. (Regno Unito) a cura di Gary Cromack
2008/Baia Mare Maramures, "Green Eyes - Mail Art Exibition"- Florean Museum (Romania)
-2008/Bandon-by-the-Sea, " Post 2 Coast:97411 " - Watermark Gallery -Oregon (USA)
-2008/Chajari "Words" - Cultural Center Costantine Caballaro - 6 Feria International Book Chiajari (Argentina), a cura di Silvia Lissa
-2008/ Lecce, “Vasi comunicanti”- Segno, scrittura, comunicazione- Accademia di Belle Arti di Lecce -Virtuale rassegna Internazionale di Mail Art (parte integrante della tesi di laurea di Andrea Piccino relatrice Prof. Donatella Stamer.
-2008/Immenstadt, "Schriftelijke-Image-Teken" Internationale Mail Art -Literaturhaus Allgau(Germania),a cura di Harald Dreher
-2008/Maldonado, 4º Muestra de Arte Correo “Homenaje a Ray Johnson”,organizada por edizione del Cementerio, primera exposición itinerante en la Ciudad de Maldonado e de Punta del Este,Uruguay. A cura di Juan Angel Italiano
-2008/Milano,"Cesare Pavese. le colline, il sole" -Mostra Internazionale Di Mail Art - Casa dell'Energia
-2008/Victoria, "Mailmania 3 Biennial Exhibition"Spaces Studio J, Victoria, British Columbia-Canada a cura di Dale Roberts, September 18-27,
-2008/ Torino, "Cesare Pavese. Le colline, Il sole" -Mostra Internazionale Di Mail Art - Palazzo Bricherasio.
-2008/ Budapest,"Your Documents Please" -2B Galéria, Hungary, a cura di Daniel Georges and Rumi Tsuda
-2008/Cagliari, “Miniature d'autore” Galleria G28 -Palazzo Marini a cura di Nuria Metzil Montoya
-2008/Vila Nova de Gaia, " ART IN LOCO 2 / 1 St International Contemporary Art Exhibition - Galeria de Arte Sílvia Soares. A cura di Sílvia Soares (Portogallo).
-2009/Berlin,"Your Documents Please" – Galerie Kurt im Hirsch-Germany a cura di Daniel Georges and Rumi Tsuda
-2009/ Bratislava, "Your Documents Please" – Galeria Z , Slovakia a cura di Daniel Georges and Rumi Tsuda
-2009 /Victoria, “Mailmania 3 Biennial Exhibition"- Gallery at the Vancouver Island School of Art, CANADA, a cura di Dale Roberts
-2009/Cesano Maderno, " Mille Artisti a Palazzo "-Palazzo Arese Borromeo                                                                                                                    
-2009/Limbiate, "Arte e follia" -Mail art e dintorni-Spazio PD
-2009/Guadalajara, "Your Documents Please" -Galeria Ajolote Arte Contemporàneo, Mexico - A cura di Daniel Georges and Rumi Tsuda-2009/Bucarest, "Tradition" - Cultural Center Mira, a cura di Ioana Enescu e Dan Tudor Truica,(Romania)
-2009/ Courtenay, "Maurworks 2009" - Cunningham Ford Gallery - Canada a cura di Varney
-2009/Maldonado, 4º Muestra de Arte Correo “Homenaje a Ray Johnson”,organizada por edizione del Cementerio, primera exposición itinerante en la Casa De La Cultura De Rocha, Uruguay. A cura di Juan Angel Italiano
-2009/Junta de Freguesia de Milheiròs, Exbition “Arte Postal/Poesia Visual” – 2° Bienal de Arte de Milheiròs
-2009/AIUD, (Transilvania) - Libertate/Liberty, 14 Edizione Internazionale di INTER-ART artcamp. A cura di Ioana Gruija Savu e Ioan Hadarig. Romania
-2009/Staincliffe, "Crossed" -International Mail Art Project -Christ Church Staincliffe, Batley West YorKshire, UK. (Regno Unito) a cura di Gary Cromack
-2009/Cervia, “Sale Nostrum”- Mail Art Project- Magazzini del Sale.
-2009/Imperia,“Resistenze"- Esposizione di Mail Art - Teatro Bajazzo
-2009/Berlin, “20 years since the Fall of the Wall” – Prenzlauer Berg-Museum a cura di Lutz Wohlrab e Uwe Warnke
-2009/Thessaloniki, “No To Violence” – Aristotle University Thessaloniki (Grecia)
-2009/Maldonado, “Utopía de la comunicación?" - 5º Muestra de Arte correo, Casa de la Cultura de la Ciudad de Maldonado. (Uruguay)
-2009/Coruna, "Radiografia Do Medo" - Biblioteca Falcultade de Ciencias da Educacion. A cura di Imma Doval
-2009/Baia Mare Maramures, “THE DRAWING SALON” - Muzeul Florean, Romania
-2009/Porto Alegre/RS, "III Mostre Internacional de Arte Postal" - Espaco Cultural da Letras & Cia Livraria (Brasil) - A cura di Nadia Poltosi
-2009/Counternay, “Mail Art Olimpix” – Comox Valley Art Gallery - Canada, a cura di Ed Varney-2010/Wendell, “Green Seen Mail Art” – Wendell Free Library, a cura di Christine Tarantino e Richard Baldwin- Massachusetts USA
-2010/Penticton, “Mail Art Olimpix” – Penticton Art Gallery - Canada, a cura di Ed Varney
-2010/Vancouver, “Mail Art Olimpix” – Havana Gallery - Canada, a cura di Ed Varney
-2010/Wells, “Mail Art Olimpix” – Island Mountain Arts Public Gallery - Canada, a cura di Ed Varney
-2010/ Wendell, “Green Seen Mail Art” – Wendell Free Library, a cura di Christine Tarantino e Richard Baldwin- Massachusetts USA
-2010/Greenfield, “Green Seen Mail Art” – Baystate Franklin Medical Center, a cura di Christine Tarantino e Richard Baldwin - Massachusetts USA
-2010/ Pontevedra, "Radiografia Do Medo"- Biblioteca Centrale Campus de Pontevedra. A cura di I. Doval
-2010/Bologna, "C'era una volta Pasolini..." - Collettiva, Galleria TERRE RARE.Progetto a cura di Rosa Biagi.                                                          
2010/ San Demetrio Corone,“The Owl/Il Gufo” - IV. Biennale Internazionale Mail Art - Chiesa di Sant'Adriano (CS), a cura di Claudio Grandinetti              
-2010/ Scampia, 2° Simposio Internazionale d’Arte Contemporanea di Scampia, “Occhiaperti: guardare, osare, sognare” – Spazio Casarcobaleno
-2010/ Buenos Aires, " Mi lugar en el Mundo". (Argentina). A cura di Claudia Ligorria.
-2010 / Vado Ligure, “Io Ti  Video”, Museo Civico di Villa Groppallo, a cura di Spaces - ArteContemporanea. 
-2010/  Tigre, “ Objetos   Imposibles” -  Espacio Klee,  a cura di Luis Morado  (Argentina).
-2010/ Gallarate, “GenerAction” - Galleria di Arti Visive dell'Università del Melo di Gallarate (VA)  a cura di Ruggero Maggi
-2010/ Buenos Aires, “La Mejor Flor” - Palacio Barceló, Avellaneda.(Argentina)-2010/-Victoria, “Mailmania 4 Biennial Exhibition"- Gallery at the Vancouver Island School of Art, CANADA, a cura di Dale Roberts
-2010/- Buenos Aires, Mostra Internazionale "10 x 15 Spazio di libertà", Gallery Palermo H . Organizzato dal Dipartimento Universitario di Arti Visive, IUNA di Buenos Aires, a cura di Clemente Padin.
-2010/- New York, "Your Documents Please" - Alma in Manhattan Fine Light Inc. - A cura di Daniel Georges and Rumi Tsuda
-2010/ Sarajevo, “ Art Show Universal Langage”- Centro de Estudios Hispánicos). A cura di Nataša Stanišić.
-2010/ Yaroslavl, "Yaroslavl is a glorious city!" - Modern Art Center (ARS-Forum). A cura di Katerina Zmejeva.
-2010/ Weilheim, "Blick aus dem fenster" - Stadtmuseum Weilheim (Germania).
-2011/ Modesto, “Airmail 100 Mail Art Exhibition”- Modesto Art Museum.
-2011/ Eindhoven, “Collecting Mail Art Project” - Stedelijk Van Abbemuseum di Eindhoven (NL) a cura di Miranda Vissers & Diana Franssen.
-2011/ Arcevia, "Tutto un Museo su una parete" - Palazzo Dei Priori (AN).-2011/ Venezia Mestre, "No Commercial Potential phaze II, the Show" - Garage N.3 Gallery. A cura di Maurizio Follin e Giancarlo Da Lio.
-2011/ Barcellona, “Use a Book” IV Festival Del LLibre d’artista i la petita Edicio’ - Artesania Catalunya. A cura di Elisa Pellacani.
-2011/ Bad Kissingen, "Post Fur Otto" - Bismarck Museum Obere Saline - Germany
-2011/ Venezia Mestre,“No Commercial Potential phaze II, the Show” - Sale espositive Centro Culturale Candiani, a cura di Maurizio Follin e Giancarlo Da Lio.
-2011/ Chaam, "Lists" - The Museum Of Instant Images. QS Gallery. (Pays Bas).
-2011 Lönsboda, "Hommage to Harry Martinson“ - Gylsboda Art-Center, Swede. A cura di Ottmar Bergmann.
-2011/Milano, “ Micro² - Collettiva –Circuiti Dinamici Spazio 2. A cura di Anna Epis e Aldo Torrebruno.-2011/12 - Savona, “Arte di frontiera,armonia dei contrari”, Pinacoteca Civica di Savona - Palazzo Gavotti, a cura di Bruno Cassaglia.
-2012 / Milano, “ Micro² - Collettiva –Galleria L’Acanto, A cura di Anna Epis e Aldo Torrebruno.
-2012/Bologna,“No Commercial Potential phaze II, the Show” – Galleria Terre Rare a cura di Maurizio Follin e presentazione critica di Giancarlo Da Lio.
-2012/ Bologna, “Nice to meet you. How to tell that you are pleased to meet them” – Progetto di Loredana Galante, Arte Fiera stand 35 Espoarte. A cura di Olivia Spatola.
2012 /Milano, “ Micro² - Collettiva – Auditorium del PIME. A cura di Anna Epis e Aldo Torrebruno.
-2012/ Torino, “PROGETTO Inviso” - Padiglione  Italia - 54° Biennale  di  Venezia, Spazi Padiglione TIBET - Palazzo delle  esposizioni  Sala  Nervi. A cura di Ruggero Maggi.
-2012/ Padiglione Tibet, Progetto di Mail Art INviso, a cura di Ruggero Maggi -  Associazione SalViana, Pianello del Lario (CO).
-2012/ Milano, “ Micro² - Collettiva – Centro Diurno Ospedale San Carlo Borromeo. A cura di Anna Epis e Aldo Torrebruno.
-2012/ Montecarotto, Mostra Internazionale “1962-2012 – 50 Anni di Mail Art”, in omaggio a RAY JOHNSON - Civico Museo della Mail Art, Comune di Montecarotto. A cura di Anna Boschi.
-2012/ Cassino, “Diritti Umani – Il mondo siamo noi” – Spazio "L. G. Pellecchia”. A cura di Mariano Filippetta.
-2012/ Quiliano (SV, "Im[m]agine",Objet d’art - SACS / Spazio Arte Contemporanea Sperimentale, Sala Polivalente, - a cura di Renato Cerisola e Cristina Sosio.
-2012/ Roma, Premio Terna, Mostra online.
-2012/Milano, Micro² - Collettiva internazionale di opere di piccolo formato, Rocco Basciano Art Gallery. A cura di Anna Epis e Aldo Torrebruno.
-2012/ Chaam,  "Scooldays  in Artlife" - The Museum Of Instant Images. QS Gallery. (Pays Bas).
-2012/ Ponte Nossa, “1992 / 2012 DECENTRALIZED WORLD WIDE NETWORKER CONGRESS AND INTERACTIVITY” - Artestudio Morandi. A cura di Emilio Morandi.
-2012/ Roanoke, “1992 / 2012 DECENTRALIZED WORLD WIDE NETWORKER CONGRESS AND INTERACTIVITY” - A cura di Jim Leftwich Keith Buchholz. (USA).
-2012/ Odzaci, “1992 / 2012 DECENTRALIZED WORLD WIDE NETWORKER CONGRESS AND INTERACTIVITY” - Multimedial Art Studio / MAS Gallery. A cura di Nenad Bogdanovic (Serbia).
-2012 / Cornwall, “1992 / 2012 DECENTRALIZED WORLD WIDE NETWORKER CONGRESS AND INTERACTIVITY” - The Exchange Gallery. A cura di Rebecca Weeks Regno Unito.
-2012/ Caiazzo, "John Cage Mail Art …. Supposing" mostra internazionale di mail art realizzata per il primo centenario della nascita di John Cage – Palazzo Mazziotti (CE), a cura di Angela Caporaso.
-2012/ Milano, MICRO & BOOK - Circuiti Dinamici, Spazio 2. A cura di Anna Epis e Aldo Torrebruno
-2012/ Montegrotto Terme (PD), “Biennale Internazionale del libro d’artista”, Museo Internazionale del Vetro – Queenartstudio di Padova, a cura di Maria Grazia Todaro.
-2012/ Milano, “Giordano Bruno”, M a i l A r t P r o j e c t - Tufanostudio25. A cura di Rosanna Veronesi con la collaborazione di Gretel Fehr e Ornella Garbin.
-2012/ Vancouver Island, "Mayworks 2012 - Festival of Labour  & The Arts - Nanaimo Art Gallery. A cura di Ed Varney. 
-2012/ Milano, Mostra Collettiva "Economia Mistica" - Teatro Filodrammatici - A cura di Patrizia Gioia.
-2012/ Salerno, “ In Forma di Francobollo/ 70 Years di Marcello Diotallevi” – Spazio Ophen Virtual Art Gallery. A cura di Giovanni Bonanno.
-2013/ Milano,” Inviso” progetto di Mail Art - Spazio Mantegna, a cura di R. Maggi
-2013 Milano,  Micro2 I Micro&Book,  Atelier Chagall. A cura di  Anna Epis e Aldo Torrebruno
-2013/ Chaam, "Visions of Bosch" - Jherinimus Bosch Art Center. A cura di C. Gijsen & E. Honders.(Olanda)
-2014/ Milano, Mostra Collettiva Internazionale Micro2 - Palazzo Isimbardi. A cura di Anna Epis e Aldo Torrebruno
-2014/ Venezia Mestre, Collettiva “Il Mito di Lord Byron”, 3D Gallery - A cura di Adolfina De Stefani, Daniele Sartori, Giulia Pistone.

 
-2014, Viareggio, “G.A. CAVELLINI 1914-2014 - I FRANCOBOLLI DEL CENTENARIO” Palazzo Paolina. A cura di Vittore Baroni
-2014,Salerno, Collettiva Internazionale “Virtual Underground” - Spazio Ophen Virtual Art Gallery. a cura di Giovanni Bonanno. Aprile 2014
-2014/ Ponte Nossa, “Cavellini Centenary” – ARTESTUDIO MORANDI. A cura di Emilio e Franca Morandi.
-2014/ Comune di San Donato Milanese,“Micro&Book" Libri d’artista Reali e Virtuali/ Collettiva internazionale itinerante di opere di piccolo formato e libri d’artista – Spazio Circuiti Dinamici. A cura di Anna Epis e Aldo Torrebruno. Cascina Roma.
-2014/Salerno, "Ibridi Fogli" - Pinacoteca Provinciale di Salerno. A cura di Antonio Baglivo e Vito Pinto.
-2014/ Cairo Montenotte - "GAC/NEXT/CENTURY", Mostra del Centenario di GAC - Biblioteca Civica di Cairo Montenotte.
-2014/ Victoria - Mailmania 5, International exhibition,- Slide Room Gallery. A cura di Dale Roberts. (Canada)
-2014/ Arizona - “I BELONG, Who´s handicapped – you or me?“ - Phoenix Art Museum, Usa. A cura di Vanessa Davidson e John Held, Jr
-2014/ Rosignano Marittimo, “Videoterrazza per Gac” - A cura di I Santini Del Prete.
2014/Juminkeko,Kuhmo "Kalevala Progect" - a cura di Miranda Vissers(Fillandia).
-2014/ Napoli, "Olè 01/Big Splash" - Palazzo Reale- A cura di Caterina Davinio.
-2014/Verona, "Progetto Interference", 10° Ed. di ArtVerona - A cura di Add-Art.
-2014/ Capua, Suoni e Visioni/Tecnologia Creativa con l'installazione “Artisticamente una partitura mail art” - Palazzo Fazio. A cura di Angela Caporaso.
-2014/ Torino, “Krowten” omaggio ad Alfio Fiorentino - THE ROOM. A cura di Carla Bertola e Alberto Vitacchio.
-2014/ Salerno, "Mise en Boite / Quasi un’opera collettiva" - Spazio Ophen Virtual Art Gallery A cura di Giovanni Bonanno
-2014/ Mar del Plata, “Biennale Del Fin Del Mundo”, IV edizione 2014/2015 . Paese invitato d'onore: Italia, con il Progetto speciale “Padiglione Tibet” a cura di Ruggero Maggi - Centro Cultural Unzue (Argentina).
-2015/ Roma, "Madonnina Social Pop" - Studio . Ra Contemporary Art. A cura di Raffaella Losapio.

2015/ Ljubljana, "Mail Art Disruption" Galerija Skuc, Ljubljana, Slovenia, A cura di  Tatiana Bazzichelli e  Vittore Baroni.
2015/ Venezia Mestre, La Via" - Way Pavilion International - Garace n° 3 Gallery. A cura di Maurizio Follin.

 


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La Critica



-I PERCORSI DELLA NATURA 1978
Giovanni BONANNO
“Non c’è un’opera, ma soltanto un agire: Le DIS-ABIENTAZIONI

La mia costante e seria preoccupazione è sempre stata diretta alla realizzazione di un evento. Per questo, credo, che l’opera non dovrebbe rappresentare, ma piuttosto significare; il valore è nell’operazione e non nel solo prodotto. L’arte per molto tempo è stata concepita come prodotto, come oggetto staccato e separato da investire sia di un valore merceologico, sia di un valore culturale da conservare religiosamente. Ormai, non credo più alla scultura, o almeno al concetto di scultura che si aveva un tempo, è inutile concepire ancora dei tralicci; strutture isolate dal contesto reale, frammenti di realtà nella realtà. Il paesaggio, quindi, è il luogo delegato a registrare e ad accogliere gli interventi dell’artista. Per me è impossibile un’attività artistica senza una presa di coscienza con la natura, con lo spazio, con la terra, Per documentare ciò mi sono servito della fotografia, tuttavia, rimasto deluso di alcune foto (avevano documentato pochissimo) ho sentito la necessità di operarvi sopra, manipolarle. La manipolazione, per me, non è un ritocco per aggiustamento, bensì una modificazione negativa della natura. Per me, agire nello spazio (spazio fotografico) è pur sempre un segnare la natura, un percorrerla mentalmente, per sperimentare l’oggettività. Credo che l’oggetto separato dall’agire è inutilmente reale, ha un grado minore di esistenza e di durata, quindi conta solo l’atto vitale.Attualmente mi interessa agire su una superficie(la superficie fotografica della natura)ed associare le due nozioni essenziali della mia ricerca: Spazio reale (reperto fotografico) e potenziale distruttivo (liquido in espansione).Ogni volta constato che le due nozioni vengono ad interferire tra loro e a stabilire scontri urti e attriti. Infatti la superficie,la natura, quasi sempre viene modificata da misteriose presenze,(potenziale distruttivo)da colate di materia liquida in espansione.Queste misteriose presenze sono segnali di allarme,che percorrono la natura segnandola definitivamente, cercando così di violentare un ordine prestabilito e accettato che passa per armonico. Questi eventi nascono dal basso,dalla terra,perchè adoperano il percorso come luogo,campo e corpo dell'evento.La cosa che più m'interessa,per ora,è quella di occupare anche mentalmente vaste superfici.Questo bisogno incontenibile di fisicità, di fluidificazione spaziale,mi spinge ad abbracciare la "noosfera",la sfera delle nozioni impalpabili.A questo punto,non mi resta che ricorrere al disegno, alla manipolazione come tecnica manuale di espressione per progettare spazi e campi vasti di grande dimensione,per acquisire una libertà di comportamento che con la scultura (intesa in senso tradizionale) mi era negata.Secondo me, c'è una scultura che diventa oggetto, c'è una scultura che si può realizzare solo estemporaneamente per il gusto di farla e subito distruggerla(Cristo Javacheff),c'è infine,la scultura che si può solo pensare;la mia. Quindi non sono interventi realizzati e neanche progetti da realizzare,sono progetti realizzati, eventi dove qualcosa si è lo stesso rivelato e manifestato: il liquido scende e automaticamente annulla la natura, la vita.Tutto questo per me è segnale di minaccia, di morte. Il fare resta irrazionale,un atto di vita esposto alla negazione.Del resto vivo e lavoro nel dubbio, il senso della distruzione, della morte,sono i motivi primari che mi spingono a progettare,a creare,a manipolare.Quindi ciò che faccio non è un duplicato ridotto dell'universo reale,è tuttaltro che decorativo, elegante, mimetico; è l'espressione di una ossessione,uno straniamento,un momento irrazionale,un Blow op mentale che ci riconduce alle origini.In definitiva è un evento di tipo vitalistico ed esistenziale, dove il gesto del manipolare determina un tramite tra noi e la realtà,un gesto capace di instaurare relazioni,rivelare e soprattutto mettere in dubbio certezze che sembrano verità.




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-Flaminio Gualdoni
( Presentazione Cat. ed. Galleria La Colonna -Como) Gennaio 1979

I connotati fondamentali delle operazioni di Bonanno inseriscono l’artista siciliano in quell’area di ricerca, viva e vitale, che affonda le sue radici nell’environment e, innervata degli stimoli di minimal e land art, costituisce uno dei settori più fertili del concettuale. L’intervento nella/sulla natura, nello/sullo spazio non si motiva per Bonanno nella necessità di verificare asetticamente la polarità tra l’artefatto e il naturale come normale articolazione dialettica entro cui si produce progresso, ma come violenta mozione disequilibrante e destabilizzante all’interno di un ordine stabilito e accettato per armonico: al di fuori di qualsiasi metafora sulla virtualità dell’operazione artistica, anzi rivendicandone l’effettualità all’interno di uno spazio reale, fisico e vissuto. Atto di negazione profondamente consapevole, gesto provocatoriamente arbitrario, l’operazione di Bonanno frantuma in realtà un ordine apparente o quantomeno relativo e recupera ad una diversa dimensione cognitiva quegli stessi elementi primari che lo costituivano. Scevre da qualsiasi suggestione di tipo edonistico e estetico, le dis-ambientazioni di Bonanno negano il normale nella loro prepotente carica liberatoria: dietro ad esse emerge, utopica, la volontà di un nuovo equilibrio.




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-Flaminio Gualdoni
(Dello spazio di natura, Bollettino n° 1 ed. Galleria P.ta Ticinese-. Milano novembre 1980)

A partire dal 1976 Giovanni Bonanno ha definito in maniera chiara e inequivocabile le sue ricerche come indagini trasgressive a carattere ambientale. I’environment, il progetto, il fotomontaggio (pratiche, tutte, che abbiamo ritrovato presenti pariteticamente nella mostra “Che succede?”, a Como) sono altrettanti strumenti attraverso cui egli ha dato vita al suo intervento nella/sulla natura, nello/sullo spazio, con una gamma di riferimenti che andava, negli anni passati, dalla minimal, alla land art, da certe esperienze ‘povere’ alla scultura urbana. Alla radice delle sue dis-ambientazioni era la necessità non di verificare asetticamente, nella virtualità della pratica estetica, la polarità tra l’artefatto e il naturale, ma piuttosto di produrre violente mozioni disequilibranti e destabilizzanti all’interno di un paesaggio fisico biecamente ‘normale’ . Sotto questa tensione liberatoria e, per certi versi, utopica, correva tuttavia il filo di un’ambiguità irrisolta. Certo, era già ben evidente che, nonostante le diverse e atipiche modalità di intervento, Bonanno intendeva collocarsi entro i margini dello specifico della scultura, verso il quale formulare sì eccezioni di tipo disciplinare, ma solo per rigenerarne quell’intima tensione di partecipazione storica che la mera attività di formazione plastica sembra avere perduto. Tuttavia, lo svariare in chiave sperimentale dalla scultura solo progettata a quella effettivamente realizzata entro i margini angusti dello spazio espositivo, e da questa ancora al fotomontaggio, in cui recuperare effettivamente l’ambiente storico di vita, lasciava ancora aperta la porta a dubbi sui connotati e sulla portata reale degli interventi. Ora, con l’ultima serie di lavori, Bonanno ha sciolto anche questo residuo nodo di lettura, assumendo come pratica esclusiva quella della manipolazione fotografica. Una scelta, questa, che non comporta riduzioni o restringimenti nel suo orizzonte concettuale, ma anzi una lucida puntualizzazione di quell’eversione ambientale che rappresenta il nucleo motore della sua ricerca. In queste ipotesi di macrointerventi naturali 1’artista si misura direttamente, senza filtri metaforici, con il paesaggio, la sua fisionomia e le sue intime componenti costitutive: e la fotografia non ha più l’angusta e precaria dimensione intellettuale del progetto, ma piuttosto l’immediatezza provocatoria del documento, che la manipolazione sovraccarica di una quota di comunicazione ideologica che fa leva sulle corde risonanti dell’immaginazione. Letto in questa logica, il gesto di Bonanno non è più in alcun modo un evento comunque strutturante ma, nella sua impraticabilità concreta, si presenta come manifestazione assoluta di un impulso eversivo: è, il suo, un gesto clamoroso su uno dei grandi temi esistenziali dell’uomo.




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-C. Strano
(come trasgredire la land art) , “Natura Integrale”, Milano n° 13-14 1981

La land art per Giovanni Bonanno opera virtualmente. Il giovane artista siciliano non “interviene” con segni, indicazioni, percorsi in maniera diretta sulla natura, bensì sul reperto ambientale. Una sorta di metalinguaggio della land art, dove ha molto gioco il frammento dell’immagine, della memoria. Non c’è parodia del comportamento, giacchè il suo comportamento è “freddo” e trascende la fisicità per avvicinarsi a posizioni concettuali.Sennonché, ’immagine “naturalistica” ch’egli offre diventa elastica: oltre che come oggetto di transfert del comportamento, può essere assunta come valore oggettuale.





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-Franco Legrottaglie,
Presentazione Cat. ed. Galleria Nuovospaziometropolitano- Milano Gennaio 1984

Tutto può rientrare nella sfera delle umane possibilità di “protezione” e di “garanzia”,e Christo ce lo dimostra attraverso le sue operazioni di impacchettamento di ogni sorta di “dimensione esistenziale” (il Colosseo, l’intero territorio di uno stato americano ecc.). Allora il mondo è ancora esperibile? Giovanni Bonanno ne è convinto e integra il concetto di ”protezione” e di “garanzia” con quello del “recupero” organico (che non è “riappropriazione”) de la dimensione stessa. Analizza la sua storia e, ponendola al confronto critico del mondo contemporaneo, ne ricava una sorta di coscientizzazione del “negletto” da cui contemporaneamente emergono le contraddizioni dell’uomo e la rivincita del tempo sullo stesso. Bonanno, quindi, vitalizza e rende fruibile. Scopre “ruderi” parlanti, che implorano sopravvivenza, ne capisce il linguaggio e, come Christo impacchetta la struttura dimensionale perchè crede nella “capacità del mondo”, Bonanno ne traduce il messaggio in termini di progetto culturale conseguendo la prova inequivocabile della sua esperibilità.Milano, marzo 1985 Alberto Veca Quando Giovanni Bonanno ha iniziato a disporre sul pavimento i disegni della sua recente produzione, che costituiscono la parte principale delle opere esposte in questa occasione, avevo, nella memoria e nell’archivio dei documenti, minuziosi interventi, sempre grafici, sul paesaggio (disegni, fotomontaggi) e oggetti tridimensionali in poliestere colorato, anch’essi “mimesi” di un landscape naturale in cui emergevano o venivano segnalate tracce, percorsi ambiguamente allusivi a un intervento umano o a una sedimentazione vegetale. Ora appunto il paesaggio da lontano si offriva vicino, dall’indefinito di una porzione del piano e del orizzonte a uno spazio ridotto, mentale, al suo rapporto subordinato con una figura e un piedistallo colto nel la freddezza della rappresentazione assonometrica. E la figura ha assunto il contorno ambiguo del riferimento contemporaneo all’universo dell’organico come dell’artificiale. Cercare di puntualizzare allora l’attuale fase di lavoro di Bonanno parte proprio da alcune limitate considerazioni sulle tappe immediatamente precedenti e che risultano sinteticamente esemplificate nella pubblicazione “Le tracce e i reperti” edita nel 1983. In quella occasione il processo ambientale della stanza veniva messo a paragone con quello del territorio, colto significativamente nella opposizione fra un piano e un alzato, fra il rilievo e la pianura. L’immagine “ovvia” del paesaggio veniva aggredita con un intervento grafico, un segnale o una figura che alternativamente potevano travolgere o evidenziare i “segnali” naturali: il cambiare della materia, i disegni dei rilievi, le fratture e le forme che gli agenti atmosferici avevano determinato. Gli interventi grafici tendevano a significare ulteriormente queste trasformazioni, potevano anche giungere a uno stravolgimento dell’immagine di partenza, della realtà. Il secondo aspetto dell’intervento di Bonanno conosceva una divaricante soluzione : da una parte la realizzazione di un modello in scala ridotta del “paesaggio”, allora una miniaturizzazione in tridimensione, un modello su cui le tracce lasciate, i percorsi evidenziati, potessero materialmente assumere il ruolo protagonista rispetto al volume; dall’altra una ricerca grafica, ai limiti dell’illusionismo, della contraffattura, in cui l’uso del carboncino permetteva sul piano l’illustrazione della depressione, del piano e del rilievo. E proprio da quest’ultimo strumento discendono i recenti lavori, in cui vengono esaltati l’aspetto progettuale del disegno e la sua capacità sostitutiva del modello tridimensionale, o della realtà. Del progetto sono rimaste la sicurezza dell’impianto, la grafia del piedistallo e del volume, dell’architettura contenitore, o del semplice zoccolo — base del reperto. Disegno pensato come replica dell’ architettura allora, nella verità mentale dell’assenza di un punto di fuga: ma l’attenzione si è spostata dal paesaggio al tavolo di studio, al piano di lavoro, conoscendo un brusco spostamento l’esterno all’interno, dall’infinitamente lontano al vicino, manipolabile, all’universo confrontabile dimensionalmente con l’uomo. Alla certezza della capacità di riprodurre, o di alludere a spazio, corrisponde l’incertezza, l’insicurezza della figura presentata, che assume l’inequivoca fisionomia del reperto, quasi l’ingigamento di un frammento del paesaggio, mantenendo di quello gli stessi riferimenti al volume, la medesima plasticità. Una presentazione “certa” allora, della tridimensionalità come delle dimensioni relative rispetto al campo, ma anche l’incertezza - è segnale certamente significativo della fisionomia stessa l’oggetto studiato e proposto. Come se le classificazioni tradizionali con cui può essere suddiviso l’ambiente conoscessero l’ambiguità, la contaminazione, forse anche la metamorfosi, la trasformazione. E in effetti la figura proposta da Bonanno suggerisce alternamente un riferimento al mondo organico, al vivente che si sviluppa e si modifica, ma anche al mondo dell’artificiale, dell’aggregazione meccanica, dell’incastro o dell’innesto. Il “corpo” che allora si dispone sul piano può alternativamente conoscere la “continuità’ organica dell’anatomia, dove le singole parti conoscono un innesto omogeneo, senza traumi e senza immediate. distinzioni, e la “discontinuità dell’arto diverso, fisionomicamente estraneo. Contaminazione, trasformazione, metamorfosi: Bonanno sembra cogliere, in questo ribaltamento fra verosimile e .immaginazione, un “istante” del processo: la stessa figura viene sospesa nella posa ambigua fra stasi e movimento: e le soluzioni, lo sviluppo si i seguono da tavola a tavola senza un ordine prefissato, ma nella costanza, nell’omogeneità del punto di vista da cui osservare il fenomeno, La trasformazione è momento dell’instabilità, appunto del cambiamento da uno stadio cognito: a uno sconosciuto o presupposto: Bonanno sembra illustrarla nella sicurezza dell’osservazione distante, probabilmente sorpreso del risultato che di volta in volta emerge.




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Milano, marzo 1985
Alberto Veca

Quando Giovanni Bonanno ha iniziato a disporre sul pavimento i disegni della sua recente produzione, che costituiscono la parte principale delle opere esposte in questa occasione, avevo, nella memoria e nell’archivio dei documenti, minuziosi interventi, sempre grafici, sul paesaggio (disegni, fotomontaggi) e oggetti tridimensionali in poliestere colorato, anch’essi “mimesi” di un landscape naturale in cui emergevano o venivano segnalate tracce, percorsi ambiguamente allusivi a un intervento umano o a una sedimentazione vegetale. Ora appunto il paesaggio da lontano si offriva vicino, dall’indefinito di una porzione del piano e del orizzonte a uno spazio ridotto, mentale, al suo rapporto subordinato con una figura e un piedistallo colto nel la freddezza della rappresentazione assonometrica. E la figura ha assunto il contorno ambiguo del riferimento contemporaneo all’universo dell’organico come dell’artificiale. Cercare di puntualizzare allora l’attuale fase di lavoro di Bonanno parte proprio da alcune limitate considerazioni sulle tappe immediatamente precedenti e che risultano sinteticamente esemplificate nella pubblicazione “Le tracce e i reperti” edita nel 1983. In quella occasione il processo ambientale della stanza veniva messo a paragone con quello del territorio, colto significativamente nella opposizione fra un piano e un alzato, fra il rilievo e la pianura. L’immagine “ovvia” del paesaggio veniva aggredita con un intervento grafico, un segnale o una figura che alternativamente potevano travolgere o evidenziare i “segnali” naturali: il cambiare della materia, i disegni dei rilievi, le fratture e le forme che gli agenti atmosferici avevano determinato. Gli interventi grafici tendevano a significare ulteriormente queste trasformazioni, potevano anche giungere a uno stravolgimento dell’immagine di partenza, della realtà. Il secondo aspetto dell’intervento di Bonanno conosceva una divaricante soluzione : da una parte la realizzazione di un modello in scala ridotta del “paesaggio”, allora una miniaturizzazione in tridimensione, un modello su cui le tracce lasciate, i percorsi evidenziati, potessero materialmente assumere il ruolo protagonista rispetto al volume; dall’altra una ricerca grafica, ai limiti dell’illusionismo, della contraffattura, in cui l’uso del carboncino permetteva sul piano l’illustrazione della depressione, del piano e del rilievo. E proprio da quest’ultimo strumento discendono i recenti lavori, in cui vengono esaltati l’aspetto progettuale del disegno e la sua capacità sostitutiva del modello tridimensionale, o della realtà. Del progetto sono rimaste la sicurezza dell’impianto, la grafia del piedistallo e del volume, dell’architettura contenitore, o del semplice zoccolo — base del reperto. Disegno pensato come replica dell’ architettura allora, nella verità mentale dell’assenza di un punto di fuga: ma l’attenzione si è spostata dal paesaggio al tavolo di studio, al piano di lavoro, conoscendo un brusco spostamento l’esterno all’interno, dall’infinitamente lontano al vicino, manipolabile, all’universo confrontabile dimensionalmente con l’uomo. Alla certezza della capacità di riprodurre, o di alludere a spazio, corrisponde l’incertezza, l’insicurezza della figura presentata, che assume l’inequivoca fisionomia del reperto, quasi l’ingigamento di un frammento del paesaggio, mantenendo di quello gli stessi riferimenti al volume, la medesima plasticità. Una presentazione “certa” allora, della tridimensionalità come delle dimensioni relative rispetto al campo, ma anche l’incertezza - è segnale certamente significativo della fisionomia stessa l’oggetto studiato e proposto. Come se le classificazioni tradizionali con cui può essere suddiviso l’ambiente conoscessero l’ambiguità, la contaminazione, forse anche la metamorfosi, la trasformazione. E in effetti la figura proposta da Bonanno suggerisce alternamente un riferimento al mondo organico, al vivente che si sviluppa e si modifica, ma anche al mondo dell’artificiale, dell’aggregazione meccanica, dell’incastro o dell’innesto. Il “corpo” che allora si dispone sul piano può alternativamente conoscere la “continuità’ organica dell’anatomia, dove le singole parti conoscono un innesto omogeneo, senza traumi e senza immediate. distinzioni, e la “discontinuità dell’arto diverso, fisionomicamente estraneo. Contaminazione, trasformazione, metamorfosi: Bonanno sembra cogliere, in questo ribaltamento fra verosimile e .immaginazione, un “istante” del processo: la stessa figura viene sospesa nella posa ambigua fra stasi e movimento: e le soluzioni, lo sviluppo si i seguono da tavola a tavola senza un ordine prefissato, ma nella costanza, nell’omogeneità del punto di vista da cui osservare il fenomeno, La trasformazione è momento dell’instabilità, appunto del cambiamento da uno stadio cognito: a uno sconosciuto o presupposto: Bonanno sembra illustrarla nella sicurezza dell’osservazione distante, probabilmente sorpreso del risultato che di volta in volta emerge.



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-Tutto Montanari,
“Carte” Giovanni Bonanno al Centro Lavoro Arte di Milano 1985

Sono ricordi di avvenimenti lontani, mutazioni che sorgono da memoria atavica da inizio della vita, uniti da un filo che si interrompe dove inizia l’altro brano di racconto. Forme che possono essere disturbatrici perché rinnovano le preoccupazioni delle domande prive di risposte. L’allegoria, se allegoria si vuole intendere, permette una interpretazione individuale dove ognuno riesce a trovare una dimensione richiamata, un’evoluzione non ancora completa. Il solo colore delle tavole che preludono alla proposta del trittico finale è il nero, colore non colore, di deciso impasto, che aumenta la sensazione di fase iniziale. Immagini gonfie di umori, personaggi che cercano una dimensione, una motivazione per cambiare, per definirsi, per trasformare l’embrione alludendo a una forma futura non ancora possibile. L’uscita dalle prigioni lineari avviene per gradi, per tentativi, viene solo imitata, quasi trattenuta dalla paura del cambiamento. Cordoni vitali che finiscono nel nulla che cercano di attaccarsi a se stessi, volendo risolvere in se stessi la loro esistenza. E si arriva alla momentanea conclusione: le forme si definiscono assumendo aspetto antropomorfico. I voli o le cadute, altro modo di volare, narrano di paurosi vuoti, di incombenti minacce, di ambigue maschere necessarie per la sopravvivenza, di prigioni finestrate, di cieli corrotti da presenze indefinibilmente terrificanti. L’unione temporanea dei tre pezzi ha il gusto del provvisorio, dell’intercambiabile, e contemporaneamente del definitivo, dell’unica soluzione possibile. Cassola scriveva nel 1975: “La fantasia, o immaginazione che dir si voglia, non esula dalla realtà. Al contrario si esercita sulla realtà; è il solo scandaglio che vada a fondo della realtà. La fantasia non è necessaria solo agli artisti...” e il messaggio che Bonanno ci fa arrivare si può misurare su tale affermazione.




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-A. Boni
N. 14 -Comunicazioni /A R T E 1985

Di contro alle pur motivate operazioni della Land Art, risoltesi però in ameni e sofisticati esiti estetizzanti, mostranti l’impotenza della sola esperienza sensoria a voler decifrare il fenomeno, Giovanni Bonanno, nel suo fare post-concettualista, demanda tale compito alle facoltà intuitive ed immaginative dell ‘uomo. Tant’è che, senza infingimenti di sorta e con chiara lucidità mentale, ha iniziato a lavorare sul “reperto ambientale” e non in maniera diretta sulla natura (in una sorta di metalinguaggio della Land Art) come ha annotato Carmelo Strano. Ai reperti di ieri studiati in gigantometrie per studiare da vicino la spettrale radiografia di una natura toccata da deturpazioni sempre più aberranti, oggi, con la sua personale al “Centro Lavoro Arte”, l’artista propone delle iconografie ancor più acute, tese a proiettare, in un atto conoscitivo brevi manu, dei segnali inavvertiti di processi incogniti ed impronte emblematiche di eventi strazianti. Con la certosina disposizione mentale di uno scienziato si accosta ad un fenomeno naturale per coglierne le ragioni dei, suo essere. La sua arte si propone, allora, come disciplina seria della ricognizione e ricostruzione del fenomeno con la mente ormai libera ed estranea ad ogni sorta di stimmung umanistico-romantica, ormai inerte e deviante con il suo voler risolvere l’arte in un’attività pedissequamente ‘ricopiatrice’ della pelle del reale. Così, l’artista a se stesso ed a noi restituisce una intatta capacità di osservazione del reale con una metodica costanza degna di un appassionato biologo. Così, la parte attiva del suo fare immaginativo si sposa in lui ad acuti stimoli e conoscenze che affondano nei significati più validi della Land Art e del Concettualismo in genere per trovare il punto focale in un’inedita sintesi rinvenibile nelle sue attuali iconografie vertenti sulle metamorfosi strazianti di una natura e sostanza antropomorfa che declina sempre più in un martirio di agonia orrida e sconcertante. Bonanno, invero, abbandona per una genuina esplorazione del fenomeno, ogni idea preconcetta ed ogni metafora azzardata e con il fare di un santo laico si accosta alla natura e ne nomina i martirya irriferibili. Ne segue l’aberrante crescita mista ad un’orrida segnaletica: ancora la natura segue i suoi ritmi? O nell’osmosi della crescita frammenti insoliti ne travolgono l’iter? Certo è che le sue iconografie presentano una struttura vegetale che lascia aperti spiragli alla commistione con frammenti dell’organico che solcano i territori di una figurazione lacerata e lacerante per lo spasimo consapevole che destina il tutto ad un habitat abnorme e senza senso, impietosamente sgorgato dalla consapevolezza dei nostri misfatti. Alla fine, la sua inimaginazione affondata nelle viscere della sostanza organico-vegetale, si ritrae sbigottita insieme alla nostra ragione irrazionale. Già, “I GERMOGLI DELL’ATTESA”! Ora, nella incapacità della previsione certa del ritmo futuro della natura, i germogli sembrano abitare gli spazi di una acconsentita speranza? O’sono le spie più laceranti e d’incubo di una natura che si aliena e degenera sempre più? Al di là, comunque, di questo pseudo dilemma. interrogativo, ci sembra che l’operazione post-concettuale di Giovanni Bonanno traccia, con ironica saggezza, la mappa dei nostri attuali turbamenti ed inquietudini, nell’intuizione che si incammina a divenire certezza, che nell’uomo e nella natura, la componente biomorfa, ssessivamente ormai, si snoda e fluisce secondo ritmi e vie sempre più allucinati ed incontrollabili.




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-Carmelo Strano
Milano, settembre 1991
La ricerca linguistica e iconografica di Giovanni Bonanno si è sempre basata sull’improbabile, sul virtuale. Non un referente eminentemente fantastico, semmai immaginativo. In sintesi: non l’impossibile, ma l’improbabile, appunto. Così è stato per le “Espansioni” (disegni), per i “Percorsi” (foto manipolate), per i “Territoires” (il suo segno grafico e pittorico lasciato sul poliestere, ad esempio). Il corsaro della traccia grafico-estetica: questo ha fatto Bonanno. Sostanzialmente, ha disegnato mappe, segni sul territorio, e il fruitore s’è mosso alla ricerca di un tesoro improbabile, il tesoro di una provocazione in senso naturalistico e ambientalistico. E’ accaduto allora che l’utopia ideologia ha coinciso con l’utopia dell‘immaginazione creativa. Ciò è stato possibile anche perchè nei suoi territori improbabili Bonanno ha giocato ampiamente con la memoria come reperto. Questa assenza di vincolo da un referente realistico, e persino naturalistico-realistico, ha ardimentato la successiva, e ultima, ricerca dell’artista lombardo Il segno grafico, pur rispettando per così dire il canone dell’improbabile, ha perso l’approssimazione e ha definito figure, animali, spazi: un’iconografia di per sè originalissima. Ma non si tratta soltanto del fatto che gli ambienti improbabili si sono popolati di esseri improbabili sulla base dì un’atmosfera generale di piglio surrealista. L’autore ha puntato sostanzialmente la sua attenzione al problema dello spazio. Per quanto fondamentalmente euclideo esso si complica con connotazioni relativistiche. Principalmente vengono contraddette la forza di gravità e la centralità prospettica. Si tratta di un regime spaziale pluricentrico quale si accompagna, come dice il titolo di un testo-manifesto dell’artista, un tempo inoggettuale. Se con le precedenti esperienze Bonanno aveva stabilito la propria distanza dal mero concettuale e dalla pura land-art, sulla base di un “metacomportamento”, adesso egli precisa con coraggio e convincente logica un suo mondo iconografico e spaziale non più negativo, bensì positivo e propositivo. Ho fatto cenno a un certo piglio surrealista. E’ bene precisare che in questo mondo improbabile non vi è traccia dell’automatismo psichico puro millantato da Breton e compagni. L’improbabile di Bonanno può essere semmai ricondotto a un terreno di ricerca patrocinato da Escher e dalle matematiche relativistiche. Tutto questo non penalizza affatto il fruitore: le qualità tecniche di laboratorio sono tali da catturare l’intelligenza e la commozione.




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-A. Boni, 1992


Una "condizione negata" all'uomo è lo stimolo primo che attiva l'operare di Giovanni Bonanno che affronta lo sfaldarsi incessante della soggettività in uno spazio solcato da frammenti della memoria e da lacerti dell'oggettività delle cose. La verifica dell'accorata condizione dell'umano si dispone in lui in vista di un possibile riscatto della vitale poeticità dell'uomo.




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Sandro Bongiani, 2008 “Occupatio/Dissipatio”

Viviamo in una società globale piena di contraddizioni, l’uomo non ha perso soltanto i naturali riferimenti che aveva con la natura ma persino il desiderio di sognare. Da sempre l’uomo ha cercato di essere creatore d’immagini, talvolta sforzandosi di imitare la natura, fino a decidere di contraffarla e di sostituirla nell’artificiale. Di certo, non esistono più limiti, ormai si vive una situazione complessa e deviata. Voler assumere “la diversità del reale”, l’uomo vive una situazione decisamente “anomala”; questa è la realtà della “simulazione significante”, una realtà in cui gli eventi naturali vengono attraversati da accorgimenti che ne alterano le componenti temporali-spaziali, dandoci l’illusione di una verità. In questa condizione, la realtà viene spesso sostituita con quella “virtuale, quasi una seconda realtà simulata e immateriale. La produzione creativa, oggi, vive la dimensione conoscitiva di diverse ricerche e scoperte che vengono “filtrate” dall’artista, confrontate e sublimate in una cosa che chiamiamo “immaginazione”. La produzione artistica risente di questi nuovi fattori; ne è altamente condizionata. L’artista di oggi deve per forza di cose leggere in profondità, dentro una complessità ormai “Post-Humain”. Ormai, i progressi nella biotecnologia stanno variando i confini in corrispondenza dei quali si celebra la fine dell’uomo e l’inizio del post-umano. Secondo tale ipotesi le nuove problematiche in atto contribuiranno a ridefinire “una nuova costruzione dell’io” determinata dall’applicazione consueta di tecniche di trasformazione fisica; la chirurgia plastica, gli interventi a livello celebrale, l’inseminazione artificiale diventeranno una prassi comune per cui bisognerà reinventare se stessi. Si dovrà necessariamente ridefinire i parametri dell’esistenza stessa in un regno evolutivo artificiale. In arte, oggi, emerge un rinnovato interesse verso la natura e il corpo umano, alcuni artisti come G. Bonanno dimostrano di essere molto interessati a tali problematiche, tentando in tutti i modi di rispondere a questi nuovi interrogativi. Già, qualche anno fa C. Strano scriveva: “La ricerca linguistica e iconografica di Giovanni Bonanno si è sempre basata sull’improbabile, sul virtuale. Non un referente eminentemente fantastico, semmai immaginativo. In sintesi: non l’impossibile, ma l’improbabile, appunto. Così è stato per le “Espansioni” (disegni), per i “Percorsi” (foto manipolate), per i “Territoires” (il suo segno grafico e pittorico lasciato sul poliestere, ad esempio). Il corsaro della traccia grafico-estetica: questo ha fatto Bonanno. Sostanzialmente, ha disegnato mappe, segni sul territorio, e il fruitore s’è mosso alla ricerca di un tesoro improbabile, il tesoro di una provocazione in senso naturalistico e ambientalistico. E’ accaduto allora che l’utopia ideologia ha coinciso con l’utopia dell‘immaginazione creativa. Ciò è stato possibile anche perché nei suoi territori improbabili Bonanno ha giocato ampiamente con la memoria”. L’artista, con queste ultime l’opere presenta una serie di lavori incentrati sulla perdita dell’identità dell’uomo contemporaneo, in particolare, è interessato a definire una visione alternativa, un nuovo immaginario. Da sempre, l’artista ha lavorato sulle “dis-nature” immettendo nell’opera, come scrive Flaminio Gualdoni, “una violenta mozione disequilibrante e destabilizzante all’interno di un ordine stabilito e accettato per armonico; atto di negazione profondamente consapevole, gesto provocatoriamente arbitrario, l’operazione di Bonanno frantuma la realtà un ordine apparente o quantomeno normale recuperando una diversa dimensione cognitiva e immaginativa con ciò si nega il normale nella loro prepotente carica liberatoria: dietro ad esse emerge, utopica, la volontà di un nuovo e possibile equilibrio”. In una società carica di profondi cambiamenti culturali, sociali, segnata dall’alterità e dai nuovi modi nella costruzione dell’io, i consueti concetti tradizionali vengono ripetutamente smantellati e sostituiti da nuove e provvisorie percezioni e dal nuovo modo di relazionarsi con l’io. Bonanno, da bravo analista, mette l’uomo a nudo di fronte a se stesso, al suo specchio culturale e sociale facendo intendere come la tecnologia odierna abbia sconvolto definitivamente in nostro io. Con ciò non vuole rappresentare l’io come registrazione del bello, bensì come possibilità per accedere ad un livello più profondo di conoscenza. Con l’ultima serie di opere “Occupatio H.X.”, l’artista tenta di definire un modello di rappresentazione, molto più espressivo e idoneo, in cui le fattezze esteriori del volto e del corpo, gli orifizi degli occhi, del naso, delle orecchie, della bocca e persino dei genitali vengono occupate ossessivamente da una miriade di formiche disegnate a china direttamente sulla fotografia digitalizzata. Ne vengono fuori esseri profondamente mutati, senza una loro chiara identità; esseri caratterizzati da certi stereotipi della società attuale, come quelli imposti attraverso la pubblicità commerciale di massa; non a caso l’artista preferisce lavorare spesso direttamente sopra foto anonime e impersonali, volutamente scelte per il dato asettico e anestetizzato’, in questo modo, si misura direttamente senza filtri metaforici con il corpo umano, la fotografia non ha più l’angusta e precaria dimensione documentaria del ritratto , ma piuttosto l’immediatezza provocatoria che la manipolazione grafica sovraccarica di una quota di comunicazione che fa leva sull’immaginazione. I corpi ripresi dalla realtà più oggettiva, “caricati” di accumuli di formiche occupano ossessivamente parti di corpo umano, creando stati d’animo e situazioni emotive da cortocircuito, decisamente destabilizzanti di un ordine apparentemente normale. Inoltre è da segnalare anche la rappresentazione di presenze inconsistenti e apparizioni apparentemente illogiche che si condensano in modo assai nascosto e velato, ma che hanno la capacità di trasformare l’opera dal puro reperto documentario verso una dimensione “altra”, assai più complicata e pregnante rispetto quella che noi comunemente percepiamo. Condividiamo appieno tali proposte incentrate ad una definizione nuova dell’io, attraverso la commistione di fantasia, finzione e ossessione. Da tali proposte, l’artista perviene ad una riformulazione decisamente “schioccante” dell’ umanità, che trasmette una impressione inquietante della condizione post-umana verso la quale ci stiamo avviando. Il lavoro di Bonanno diventa, in definitiva, il promemoria della fragilità psicologica dell’uomo moderno: il ritratto abbandona la similitudine, la ripetitività e la somiglianza della copia reale, la “mimesi” per divenire presa di coscienza e di conoscenza di un’io che non riesce a definirsi e a consolidarsi in forme più stabili. Di certo, queste apparizioni precarie e negate di accumuli incontrollati di formiche smantellano i luoghi comuni e i modelli certi della pseudo-identità. La dissoluzione della nozione d’identità viene esibita nel tentativo estremo di recupero dell’unità persa, come l’unica condizione possibile per trovare se stesso. L’emozione alla vista di questi lavori è molto forte, nonostante l’evidenza fotografica dell’immagini, dandoci un certo fastidio nel sentirci smarriti e indifesi, forse perché siamo costretti a scrutarci allo specchio del nostro “io impersonale”,che definisce un’identità anonima, sterilizzata, ma perfettamente aderente alla precarietà di come siamo diventati.


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A. Boni, 2009


"Nei suoi interventi l'artista raffigura una miriade di formiche che invadono ed occupano ossessivamente un'estesa parte dei volti e corpi estrapolati dal circuito mass-mediale di una società anonima ed omologata, creando inattese situazioni emotive da cortocircuito nello spettatore e, nel contempo, destabilizzando un contesto antecedente di apparente e spersonalizzata bellezza che si offriva rassicurante e armonica".



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Alberto Sandron

(Da “Mail Art Service”, n. 65, febbraio 2009


ARTIFICIALITA' E RICERCA DELL'IDENTITA' NELLE OPERE DI GIOVANNI BONANNO

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Ad un primo e veloce approccio, le immagini di Giovanni Bonanno possono presentarsi come delle rappresentazioni sconvolgenti e spaesanti, tessute su un fraseggio ironico e surreale, dato come un trasgressivo ludus originante un marcato ed acre senso di sbigottimento, anche perchè i volti e le fisionomie anonime e stereotipate, desunti dai circuiti massmediali della pubblicità commerciale, invasi ed occupati da una scia brulicante di piccole formiche, sono in realtà del tutto stravolti, in modo ossessivo e lancinante, nelle loro fattezze e nella loro identità. Il rilevamento ironico da parte dell'artista ed il suo sondare siffatte planimetrie, dove l'artificialità dei volti viene a stridere con la naturalità dei piccoli animaletti, si pongono in direzione di una ricognizione volta alla scoperta di una verità "rimossa", di una evocazione a livello oggettivo di una identità forse ancora possibile. Il processo della visualizzazione e della rappresentazione si offre a valenza fortemente metaforica con uno spessore poetico notevole, in quanto l'intervento dell'artista sulle fotografie digitalizzate, nel sondare le raffigurazioni rassicuranti della pubblicità commerciale, le scopre come effetti di coercitive manipolazioni dell'umano e come alterazioni imposte all'identità dell'uomo. Sono i risultati di una riduzione operata da una omologazione sequenziale e feroce che li ha resi come dei vuoti involucri e come delle forme inautentiche. L'artista, così, sottoponendo ad una incisiva analisi e problematizzazione volti e fisionomie oleografici e anonimi della pubblicità commerciale, ne scardina l'apparente e fredda loro bellezza imposta su schemi precostituiti con un'invasione di qualcosa di inaspettato e di dirompente per romperne la loro serialità e clonabilità secondo un modello monopolizzato sempre identico. L'irruzione del naturale, a valenza fortemente metaforica, nel contesto di forme artificiali e ideologicamente imposte, nelle opere, si configura come possibilità di accesso all' "imprevisto" e al "non pianificato" contro un potere tecnologico onnivoro e disumano, che con l'avvenuto avvento del "villaggio globale" ha reso di fatto gli esseri umani massificati e dalle perdute identità. Bonanno ha il pregio, per via intuitiva ed artistica, di puntare lo sguardo sul massimo problema che riguarda l'uomo di oggi: la ricerca della sua vera identità e anche delle sue possibili potenzialità poetiche, come essere umano che interroghi incessantemente la sua interiorità nei riguardi delle tematiche metafisiche più assillanti e promozioni la sua vera umanità, nell'accertata "totale rimozione della storicità", per dirla con il Vattimo. Dunque, un'arte, quella di Giovanni Bonanno, che accende e promoziona di continuo la speranza di aprire un varco, magari uno spiraglio, che ci faccia accedere alla luce di un definitivo riscatto della nostra umanità nei confronti dei disegni di alterazione e di morte che hanno consentito agli orribili tecnocrati di sostituire il mondo della realtà con un mondo apparente di glaciali forme narcisistiche dell'assenza, svuotate per sempre di anima e di un benchè esile barlume di spiritualità.








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