sabato 7 marzo 2009

A R C H I V I O O P H E N / ARTE E FOLLIA

A R T / L I T T E R A M



ARTE e FOLLIA




In occasione del trentesimo anniversario della legge Basaglia (Legge 180/78), il PD di Limbiate si fa promotore di un ciclo di iniziative culturali rivolte a suscitare attenzione verso un tema, quello della pazzia, centrale nella cultura contemporanea e soprattutto nella storia di Limbiate, sede di uno dei più grandi manicomi italiani, quello di Mombello. Una mostra di Mail Art è sicuramente un modo altro, forse poco convenzionale, di stimolare pensieri, dibattiti, emozioni sull’argomento, ma è proprio questa non convenzionalità l’elemento propulsore di riflessioni possibili. La stessa storia della Mail art, la sua ragion d’essere, i suoi meccanismi, le sue sperimentazioni tecnico-linguistiche e la sua ironia fuori dagli schemi possono addirittura suggerire punti di tangenza con il mondo della follia.
La Mail art (arte postale) è infatti una forma d’arte border line, marginale, estranea al sistema dell’arte, ma proprio per questo è più libera, autentica e foriera di arguzie intellettuali e di audaci soluzioni creative. Le opere di piccolo formato, soprattutto cartoline, francobolli, buste, lettere viaggiano per posta, sfidando ogni tipo di imprevisto, anzi, il caso, l’accidente, il disguido sono un valore aggiunto per l’opera, perché contribuiscono ad arricchirla e modificarla in modi del tutto non razionali e non calcolati. Già alcuni futuristi come Balla, Depero e Cangiullo, intuendo la portata creativa di questa leggera e semplice forma d’arte, si scambiavano idee, progetti o sperimentavano ogni tipo di produzione artistica avvalendosi di lettere, cartoline, telegrammi. La consapevolezza di creare un movimento artistico che scorre e si muove al di sotto dell’arte ufficiale, nasce però dall’esperienza anti-istituzionale del dadaismo duchampiano e di Fluxus, quando, nel 1962, l’artista americano Ray Johnson fonda la New York Correspondance School of Arts, una vera e propria rete di artisti che collaborano dando vita a processi in progress frutto di un’espressione collettiva.
In Italia la Mail Art inizia diffondersi a partire dagli anni Settanta, nel clima dei grandi cambiamenti sociali di critica antiborghese, in cui anche l’arte viene messa in discussione. Vicina all’arte concettuale nella volontà di arrivare ad una ridefinizione dell’arte, la Mail art se ne discosta rinunciando all’introversione e alla freddezza, ma proponendo una risposta sociale-relazionale e operativa: l’arte deve essere svincolata dal mercato, dalle gallerie ufficiali, dalla grande committenza e recuperare un gesto creativo che sia libero e generatore di un messaggio vero. Rispetto invece all’arte di contenuto politico sociale di quegli anni, si discosta da tematiche didascaliche e propagandistiche preferendo una forma leggera, fresca, innovativa a livello tecnico e linguistico, spesso ludica e irriverente, ma di grande forza eversiva.
La dimensione privata della corrispondenza diventa un movimento di scambio collettivo di idee che circolano, viaggiano, si muovono e smuovono pensiero. Pluralità e democrazia sono altre fondamentali caratteristiche: tutti, volendo, possono fare Mail art, non esiste il capolavoro; le opere sono costituite da elementi quotidiani, ma assemblati lasciando libero spazio alle idee più geniali senza aver la paura di incappare in giudizi o censure. Nelle esposizioni di Mail art non c’è una selezione, ma le opere di tutti gli artisti invitati sono esposte, perché ciascuna contiene un messaggio diverso ed è specchio della complessità del reale. Il meccanismo di azione è quello della catena ad invito, spesso legato ad un tema preciso.
Nel caso di questa mostra l’artista Giuseppe Denti ha invitato alcuni artisti a lavorare in modo libero sul rapporto arte e follia, indicando solo la misura del formato su cui intervenire (foglio formato A4). Se da un punto di vista tematico gli autori mettono al centro della loro riflessione l’uomo, nella sua solitudine, sofferenza e diversità, i lavori rivelano varietà nelle tecniche e nei linguaggi usati, da quelli più tradizionali a quelli più sperimentali rivolti ad una contaminazione intermediale. Tali opere possono essere suddivise in tre categorie: quelle connesse allo spirito e all’ironia della Mail Art, quelle realizzate con tecniche più tradizionali quali la pittura, il disegno e la scultura ed infine quei lavori che rientrano nell’ambito della più contemporanea Digital art.
La creatività più libera della Mail Art, in linea con certe ricerche verbovisuali, si esprime attraverso la combinazione inconsueta, il più delle volte a collage, di immagini, parole, disegni, numeri, timbri… che invita ad una lettura attenta dei molteplici segni che disvelano autonomamente e in relazione agli altri, una infinita e sottesa trama di significati.
In alcuni casi le parole unite al collage sono un messaggio breve quasi pubblicitario, un monito come nel caso di Morandi: “esci dal recinto” e “per te un nuovo mondo” o di Bonanno: “l’arte moderna è follia e vertigine” “io sono uno di voi”. In altri lavori la parola è il centro, l’artista punta contemporaneamente sull’aspetto del significante e del significato creando interessanti giochi di parole che aprono a più possibilità interpretative come nel caso dell’opera di Patrizio Vellucci e Donato Maturro in cui la frase “siamo sempre insieme separatamente non mente normalmente” scritta senza cesure rivela la sua densità di senso nella parola “mente”.
Gli ironici collage di Strada molto affini allo spirito irriverente e critico del dadaismo offrono uno spunto di riflessione più ludico per l’accesa cromia e per insoliti accostamenti e sovrapposizioni.
Anche l’aspetto materico e cromatico ci invita a scoprire piccole magie nascoste nella calibrata scelta di carte di diverse tipologie (Luc Fierens); nei raffinati interventi tecnici frutto di un sapiente uso delle potenzialità di macchine fotocopiatrici (Celeste Baraldi); nel contrasto tra materiali leggeri e pesanti come nel caso dell’opera di Galvani in cui il filo di ferro crea una trama modulare, simile alle grate di una prigione, unita alla leggerezza del tessuto chiaro e alla delicatezza della carta. Colpiscono i freschi collage di Maria Pia Fanna Roncoroni, la calibrata composizione di immagini di Hornschuh e Anna Boschi e il collage polimaterico di Ruggero Maggi. Francobolli creativi sono invece la caratteristica del lavoro di Kamperelic.
Alla seconda categoria appartengono scultori e pittori, come Caravita, Carantani, Cassaglia, Cavallotti, che partecipano all’operazione attraverso lavori realizzati con tecniche più tradizionali a testimonianza della grande apertura della Mail art, all’interno della quale ciascuno a suo modo può dare il suo contributo.
L’ultima categoria comprende artisti che si sono spinti verso le più recenti frontiere della Digital art come Eman, Daligand, Giuseppe Denti, Nicola Denti e Dany Tomasini che rielaborano immagini e fotografie attraverso la sovrapposizione di altre immagini e la compenetrazione e il contrasto di accesi colori. Queste opere pongono l’attenzione sulla sofferenza, il disagio e la complessità della mente concepita come un contenitore di infiniti mondi. Tra questi lavori colpisce quello di Nicola Denti, perché interviene su fotografie del manicomio di Mombello, protagonista latente di tutta la mostra, custode di una memoria ancora da scoprire.



Cos'è la follia?
La follia è una precipuità della malattia mentale, ossia un'aberrazione del cervello, non può avere come qualcuno, sostiene, due valenze: una creativa e una distruttiva. Da precisare che la parola"creatività" è un termine"largo", e che copre quindi un'area vastissima di fenomeni, anche quella delle arti.
Detto con parole povere, la follia, è un corto circuito del cervello e che quando accade, ha bisogno di essere urgentemente ripristinato, oppure se non lo si può ripristinare, si deve ricorrere al suo rifacimento.
Cosa oggi possibile grazie alla cono-scienza (nuove conoscenze/dna) e ad una chirurgia d’avanguardia, che cerca di renderci la vita meno amara.
Tra non molto assisteremo alla nostra completa clonazione, ritardo voluto e dovuto a delle opposizioni di carattere etico, e non come molti sostengono di carattere morale, poiché dobbiamo ricordarci che siamo un paese laico.
La verità è che l'uomo vuole vivere la sua breve o lunga vita, nel miglior modo possibile, sottoponendosi anche ad interventi lunghi e pericolosi, pur di vivere.
Nelle epoche passate, i gesti di ribellione o trasgressione erano additati a gesti di follia (malattia mentale); per le leggi vigenti, datesi dall'uomo, diverse dalle tavole dei comandamenti, ed erano ritenuti pericolosi e dannosi per lo stesso uomo e queste erano sanzionate con delle pene, quelle più severe, comprendeva anche l'eliminazione della persona.
Nelle epoche successive, la società, sollecitata dalle problematiche di salute mentale, ha incominciato ad analizzare la "follia" rivedendo anche il tipo di pena da applicare, conciliando l'eliminazione per una segregazione e una pena debilitante (flagellazione, digiuni, ecc.), questo per renderlo innocuo. Debilitazione, che inevitabilmente, portava alla morte, anche se si aveva una forte tempra.
Nel XX secolo. grazie alla maggior conoscenza (tematica) della psichiatria, intesa come filosofia, la società ha chiesto ai ricercatori, di studiare la problematica, e questi unanimemente hanno convenuto che la follia e le varie forme di depressione, sono delle "malattie" e come tutte le malattie, curabili nei modi e forme differenti.
La segregazione, in strutture protette, elettroshock e farmaci sono i metodi più adottati, poiché erano gli unici mezzi conosciuti, e che potevano portare qualche giovamento. Mentre si sono dimostrati invasivi e peggiorativi.
Negli anni 80 del XX secolo alcuni specialisti hanno adottato metodi meno invasivi (terapie di gruppo) e forme nuove: aprendo le strutture per una conoscenza della problematica; cercando di dare identità ai pazienti con la partecipazione; richiedendo o/i ravvedimenti di vecchie leggi o l'emanazione di nuove leggi.
La follia incomincia ad essere presente nel grande repertorio figurativo dell’arte come un documento, una testimonianza per informare l'aspetto doloroso: figure inguardabili, atti irrispettosi della morale, ecc.
Bosch può essere considerato un singolare interprete della follia. Ha mescolato gli esseri umani con oggetti, animali e vegetali, in una delirante atmosfera surreale.
Con un segno diverso il tema della follia, nell’arte dell’Ottocento, fa rientrare nell’ambito della sua espletazione i disturbi delle facoltà mentali.
In quel periodo, infatti, un’opinione diffusa riteneva che le passioni dell'epoca, originavano la follia.
Gericault, pur appartenente alla corrente romantica,dipinse intorno al 1822 dieci ritratti di pazzi, dei quali soltanto cinque sono giunti fino a noi, fissando sulla tela i volti di alcuni ricoverati presso l’Ospedale della Salpietère a Parigi, destinando i quadri al dottor E. J. Georget come illustrazioni per un libro o per alcune lezioni sulle malattie mentali.
La rappresentazione era di uno stanzone enorme e spoglio, riempito violentemente da una luce intensa e abbagliante che ritaglia in controluce le sagome delle pazze.
Poche sono in piedi, la maggior parte sono allineati è bloccati contro il muro, che forma una ulteriore barriera in un ambiente chiuso da grate e da cancelli.
Questa spettrale visione di un luogo destinato al ricovero dei malati di mente, voleva essere una denuncia di una condizione di violenza e disumana.
Questa era la prima denuncia fatta dall’arte, ritenuta fino a quel momento, espressiva solo di puri valori estetici.
La mostra "arte & follia" vuole continuare il viaggio intrapreso, cercando anche aggregazioni che abbiano voci che possano creare degli echi, che se accolti possano portare giovamento alla problematica.
C'è da rilevare che la malattia mentale è imputabile ed è ascrivibile ai fattori di rischio presenti nella società, che per i propri interessi ha inculcato falsi valori quali: arricchimento, sfruttamento, ecc., valori questi che ancora oggi vengono preferiti, ai veri valori morali


Approfondimento:

http://dacampo.altervista.org/arteepazzia/pittori%20pazzi.htm





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