PALERMO OSPITA MANIFESTA 12
dal 16 giugno al 4 novembre 2018
Al via la 12ma edizione di
MANIFESTA ospitata a Palermo come
importante evento culturale. Dodici edizioni
dal 1996 a oggi, di una biennale nomade ospitata ogni volta in altrettanti città d’Europa in cui ha saputo trattare in modo collettivo, interdisciplinare e
culturale i problemi sociali.
Palermo capitale dell’arte contemporanea: Con il titolo: "Il Giardino
Planetario. Coltivare la coesistenza"
la biennale nomade d'arte e cultura dal 16 giugno al 4 novembre
2018 dialogherà con 20 luoghi della città, con oltre 50 progetti tra installazioni pubbliche,
interventi urbani e performance.
Una dodicesima edizione ispirata alle riflessioni del botanico francese Gilles
Clément che nel 1997 ha teorizzato il mondo come un giardino
di cui l’umanità ha il compito di essere giardiniere. Manifesta 12 ha
voluto indagare con le sue indagini artistiche e culturali il
tema della migrazione e del
cambiamento climatico scegliendo come
punto di osservazione la città di Palermo
e la società palermitana, che
come Napoli, rivela
essere un’interessante punto di
osservazione per guardare più da
vicino i cambiamenti e i problemi di questa nostra società. Manifesta nasce nei
primi anni ’90 con un progetto culturale fondato ad Amsterdam dalla storica
dell’arte olandese Hedwig Fijen, in risposta al
cambiamento politico, economico e sociale avviatosi alla fine della
guerra fredda.
“SHOZO
SHIMAMOTO / SPAZIO NEL TEMPO”
Retrospettiva
Fondazione Sant’Elia | PALERMO
Dal 13 giugno al 6 agosto 2018
Palazzo Sant’Elia
Un
colore senza materia non esiste. Se in procinto di creare non si getta via il
pennello, non c’è speranza di emancipare le tinte. Senza pennello le sostanze
coloranti prenderanno vita per la prima volta. Al posto del pennello si
potrebbe usare con profitto qualsivoglia strumento. Per iniziare, le nude mani
o la spatola da pittura. E poi ci sono gli oggetti adoperati dai membri del
gruppo Gutai: annaffiatoi, ombrelli, vibratori, pallottolieri, pattini,
giocattoli. E poi ancora i piedi, o le armi da fuoco, o altro. E in tutto ciò
potrebbe anche ricomparire il pennello, perché non vi è dubbio che in simili
elaborazioni innovatrici qualcosa del passato torna in essere.
(Shozo Shimamoto, Bollettino
«Gutai», n.6 Ōsaka, 1957).
Saranno ben 62 gli eventi collaterali di Manifesta 12, tra questi l’importante mostra retrospettiva dedicata
a Shozo Shimamoto, dal titolo "SPAZIO NEL TEMPO”, a cura di Achille Bonito Oliva, che sarà inaugurata oggi alle ore 18:00 alla
Fondazione Sant’Elia, per concludersi il
6 agosto. Per la prima volta in Italia, verranno esposti anche i lavori
su carta degli anni Cinquanta. L’artista giapponese Shozo
Shimamoto [Osaka, 22 gennaio 1928 – 25 gennaio 2013], nella piccola città
di Ashiya (Hyogo), Negli anni ‘50 Shimamoto inizia a lavorare come pittore e
proprio in nome di un nuovo modo di concepire e praticare la pittura, inizia a
dedicarsi all’azione realizzando opere di tipo
performativo. Un’ampia retrospettiva sull’artista giapponese, a cura di Achille
Bonito Oliva, e della della Fondazione
Morra di Napoli e dall’Associazione Shozo Shimamoto. Un particolare
sguardo attento e completo sul percorso dell’artista giapponese, dalle prime
innovative sperimentazioni degli anni ‘40 e ’50, fino alle performance degli
ultimi anni. Sono in mostra i lavori del periodo storico, dalle prime opere con
il gruppo Gutai alle esplosioni di colore dei lavori realizzati in Campania nel
2000.
Gutai, è una corrente artistica giapponese fondata nel 1954 ad Osaka da Jiro Yoschihara e di cui Shimamoto è uno degli interpreti più importanti è una parola che in giapponese significa conflitto tra materia e spirito, e di fatto, Gutai ha prodotto una evidente rottura con la tradizione e l'arte spirituale giapponese introducendo la materia nel rapporto con la vita in un momento storico condizionato fortemente dai tragici eventi bellici come quelli di Hiroshima e Nagasaki. Una spiritualità concretizzata nella materia. Il termine “Gutai”, significa anche “concreto”. Una decisa volontà di creare forme espressive nuove, diverse, libere da qualsiasi tipo di proposta consueta di tipo accademico, come il disegno, la bella pittura fatta con il pennello. Insomma, l’artista nipponico cambia il concetto consueto di creazione artistica grazie alla ricerca e alla sperimentazione, anticipando esperienze importanti come l’ Action Painting e il movimento Fluxus americano sorto circa dieci anni dopo ad opera di George Maciunas. Attraverso la dimensione sofferta e lacerata dei tempi, attraverso la forte frattura con la tradizione, l'arte intesa come la mediazione della mente cerca di mettere in mostra le qualità intime, la libertà e l’energia insostanziale della materia. Tutto ciò che era prima tradizione ora è materia sciolta e fluida che inizia a rivivere. Per cui, il rapporto fra artista e materia appare invertito: sono gli artisti a porsi al servizio dell’opera, anziché dominarla con la propria arroganza e prepotente sensibilità poetica.
Shozo Shimamoto alcuni anni prima del 1950 aveva già realizzato una serie di opere aprendo uno squarcio concreto sulla superficie della pittura. Anche queste opere, sono nate come risultato di un`azione casuale. In quel periodo, per risparmiare sui materiali, Shimamoto usava come base carta di giornali incollati, tuttavia, un giorno per sbaglio fini` per fare un buco su una superficie di carta fragile. D`istinto Shimamoto si accorse che si trattava comunque di un`espressione. E` interessante sottolineare come circa nello stesso periodo in Italia, Fontana tentava di aprire dei fori sulla tela e successivamente i tagli, tuttavia, bisogna notare come i primi buchi e tagli di Fontana risalgono al 1949, come sono testimoniate dai cataloghi e dalle mostre svolte, mentre Shimamoto, di certo, ha iniziato a fare i primi buchi nel 1946, praticamente tre anni prima di Fontana. La retrospettiva su Shozo Shimamoto è tra gli eventi di punta del grande cartellone di Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018. Sandro Bongiani
Gutai, è una corrente artistica giapponese fondata nel 1954 ad Osaka da Jiro Yoschihara e di cui Shimamoto è uno degli interpreti più importanti è una parola che in giapponese significa conflitto tra materia e spirito, e di fatto, Gutai ha prodotto una evidente rottura con la tradizione e l'arte spirituale giapponese introducendo la materia nel rapporto con la vita in un momento storico condizionato fortemente dai tragici eventi bellici come quelli di Hiroshima e Nagasaki. Una spiritualità concretizzata nella materia. Il termine “Gutai”, significa anche “concreto”. Una decisa volontà di creare forme espressive nuove, diverse, libere da qualsiasi tipo di proposta consueta di tipo accademico, come il disegno, la bella pittura fatta con il pennello. Insomma, l’artista nipponico cambia il concetto consueto di creazione artistica grazie alla ricerca e alla sperimentazione, anticipando esperienze importanti come l’ Action Painting e il movimento Fluxus americano sorto circa dieci anni dopo ad opera di George Maciunas. Attraverso la dimensione sofferta e lacerata dei tempi, attraverso la forte frattura con la tradizione, l'arte intesa come la mediazione della mente cerca di mettere in mostra le qualità intime, la libertà e l’energia insostanziale della materia. Tutto ciò che era prima tradizione ora è materia sciolta e fluida che inizia a rivivere. Per cui, il rapporto fra artista e materia appare invertito: sono gli artisti a porsi al servizio dell’opera, anziché dominarla con la propria arroganza e prepotente sensibilità poetica.
Shozo Shimamoto alcuni anni prima del 1950 aveva già realizzato una serie di opere aprendo uno squarcio concreto sulla superficie della pittura. Anche queste opere, sono nate come risultato di un`azione casuale. In quel periodo, per risparmiare sui materiali, Shimamoto usava come base carta di giornali incollati, tuttavia, un giorno per sbaglio fini` per fare un buco su una superficie di carta fragile. D`istinto Shimamoto si accorse che si trattava comunque di un`espressione. E` interessante sottolineare come circa nello stesso periodo in Italia, Fontana tentava di aprire dei fori sulla tela e successivamente i tagli, tuttavia, bisogna notare come i primi buchi e tagli di Fontana risalgono al 1949, come sono testimoniate dai cataloghi e dalle mostre svolte, mentre Shimamoto, di certo, ha iniziato a fare i primi buchi nel 1946, praticamente tre anni prima di Fontana. La retrospettiva su Shozo Shimamoto è tra gli eventi di punta del grande cartellone di Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018. Sandro Bongiani
SHOZO SHIMAMOTO, note biografiche:
Shozo Shimamoto nasce ad Osaka, in Giappone, nel 1928. In anticipo alla straordinaria apertura e Co-fondatore del gruppo Gutai con Jiro Yoshihara, Shimamoto è stato uno degli artisti più sperimentatori del secondo dopoguerra. Il Gutai, primo movimento artistico radicale del Giappone, si sviluppa dagli anni ’50 con l’intento di rinnovare la tradizione artistica giapponese. L’opera non è più un semplice supporto ma diviene trasposizione fisica dei gesti dell’artista che, come nell’action painting, fa dell’opera un’azione. Shimamoto, figura cardine del movimento, avverte l’esigenza di nuovi segni espressivi che trova nel gesto e nella materia. Le prime sperimentazioni artistiche, gli Ana (Buchi), risalenti agli anni ‘40, consistono in una serie di fogli di carta, coperti da uno strato bianco di colore, sui quali crea dei buchi. Dopo aver frequentato assiduamente lo studio di Yoshihara decide, con il maestro, di fondare il gruppo Gutai – Movimento d’Arte Concreta, nel 1954. In occasione della prima apparizione ufficiale del gruppo, avvenuta nel 1955 nella pineta della città di Ashiya, Shimamoto realizza una lamiera dipinta da un lato bianco e dall’altro blu che, frammentata in piccoli buchi, crea al buio l’effetto di un cielo stellato grazie ad una lampada. A questi primi esperimenti seguono Prego, camminate qui sopra (1956), una passerella di legno montata su un sistema di molle attraverso la quale il fruitore sperimenta attivamente la precarietà del camminare esistenziale, e Cannon Work, in cui il colore è sparato sulla tela attraverso un piccolo cannone, opera che costituisce l’inizio del percorso dedicato alla liberazione casuale dell’espressività della materia. Da lì a poco Shimamoto sviluppa la tecnica del bottle crash, che consiste nel lanciare bottiglie piene di colore sulla tela. L’opera diviene il risultato di un processo di relazione tra gesto e materia, tra azione e colore, il cui leitmotiv è la casualità e l’artista è attore e interprete di un’azione performativa che viene condivisa con il pubblico, testimone e completamento dello scenario di colore costruito dall’artista. Nel 1957 partecipa alla prima esposizione “Arte Gutai sulla scena" al Center Sankei di Osaka, dove mette in mostra i suoi lavori video e sonori. Sono anni in cui inizia a tenere mostre anche fuori dal Giappone in importanti istituzioni e gallerie, come lo Stedelijk Museum di Amsterdam e il Musée Cantonal des Beaux Arts di Losanna. Nel 1972, con la morte di Yoshihara, il Gruppo Gutai si scioglie e Shimamoto s’interessa alla Mail Art, pratica d’avanguardia che consta di invii di lettere, cartoline, buste e simili, innalzati al grado di artisticità da manipolazioni ad hoc e recapitati a uno o a più destinatari tramite posta. Shimamoto ne sviluppa una concezione personale: la sua testa rasata diviene il mezzo su cui scrivere, dipingere o apporre oggetti. Nel 1987 viene invitato dal Museo di Dallas a celebrare il centenario della nascita di Duchamp, per il quale proietta messaggi di pace e spezzoni di film sulla sua testa. Negli anni Novanta recupera la tecnica del Bottle Crash, riempiendola di nuovi significati, e realizza una serie di performance in America e in tutta Europa. Nel 1998 viene scelto come uno dei quattro più grandi artisti nel mondo del dopoguerra, assieme a Jackson Pollock, John Cage e Lucio Fontana, per un'esposizione al MOCA di Los Angeles e l’anno successivo partecipa alla 48a Biennale di Venezia con David Bowie e Yoko Ono. Nel 2004 realizza una performance in elicottero come anticipazione della successiva Biennale di Venezia del 2005. Nel maggio 2006 la Fondazione Morra di Napoli ospita una sua antologica “Shozo Shimamoto. Opere anni '50-'90” inaugurata da una performance, nella storica Piazza Dante, in cui lancia sfere piene di colori su una tela, sollevato dal braccio di una gru e accompagnato al pianoforte da Charlemagne Palestine. Sue opere si trovano, tra le tante, nella collezione della Tate Gallery, del Centre Pompidou, della Galleria di arte moderna di Roma, oltre a essere presenti in quasi tutti i musei giapponesi e in moltissimi archivi privati sparsi in tutto il mondo. Muore ad Osaka nel 2013.
SHOZO SHIMAMOTO. Spazio
nel tempo
A cura di Achille Bonito
Oliva
Fondazione Sant’Elia
Via Maqueda 81 | Palermo
13 GIUGNO > 6 AGOSTO 2018
Orari: martedì | venerdì 9,30
> 18,30
sabato | domenica 10 > 13 e
15,30 > 18,30. Chiuso il lunedì
Biglietti: Intero € 5 | ridotto
€ 4
Organizzazione: Fondazione
Morra | Fondazione Sant’Elia
con il supporto logistico
dell’Associazione Shozo Shimamoto
http://shozoshimamoto.org/it/
Sito
http://www.fondazionesantelia.it | Pagina FB: /Fondazione Sant’Elia
Info: Fondazione Sant’Elia |
39.091.6162520 | fondazionesantelia@gmail.com Agenzia The New Place
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Mostra segnalata da Archivio Ophen Virtual Art di Salerno.