lunedì 2 marzo 2009

Il CALENDARIO DELL''ARTE/ IN MOSTRA


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MOSTRE & Musei Online

CALENDARIO:
I BIT CULTURALI IN ITALIA

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LA GRANDE MOSTRA





La Forma Dentro





ENNIO CALABRIA

Milano, Fondazione Luciana Matalon, Foro Buonaparte 67


La forma da dentro.

L’artista, considerato fin dagli anni sessanta uno dei maggiori protagonisti della pittura d’immagine italiana, non ha mai smesso di credere nell’atto del dipingere quale strumento insostituibile per conoscere la realtà esterna e nel contempo interna dello stesso artista, ed è testimone con forza oggi dell’attualità e della necessità profonda di questo gesto.




LA MOSTRA

L’esposizione, documentata da un pregevole catalogo e presentata da un saggio critico di Floriano De Santi, propone un’emblematica selezione di oltre trenta dipinti, tra cui alcuni degli intensi ritratti e autoritratti degli ultimi anni – produzione alla quale è tornato mirabilmente con il ciclo dedicato a Giovanni Paolo II e con la serie “Un volto e il tempo” – ed un nucleo significativo di tele recenti, per lo più di grande formato. In queste opere ogni intenzione progettuale, anche se in passato simbiotica al processo stesso del dipingere, ora cede alla pura trasposizione sulla tela, dell’intima, oscura sensibilità associativa che, da dentro, identifica il mondo esterno. è come sdraiarsi sullo schermo bianco della tela attendendo, nel farsi della pittura, le ombre della direzione e dell'immagine come destino.

In una simile poiesis scrive De Santi: "Si direbbe che nella produzione figurativa degli ultimi quattro cinque anni di Calabria il fantasma dell'immagine sgorga sulla soglia della forma spinta all'estremo, fino al privarsi del reale nelle sue molecole che un vortice spesso solleva a mulinello dalle apparenze incantevoli. Un tale linguaggio è fatto fondamentalmente per correggere, per scoprire, con quello che vede, proprio ciò che appartiene alla piccola, caduca sapienza di ogni comunicazione: il suo tempo di apparizione nella couche della propria distanza e della propria precarietà. Qui la probabilità immaginativa si sviluppa in termini inversamente proporzionali alla probabilità linguistica: dove termina la probabilità nella figura raggiunta da tutte le sue combinazioni, si apre una probabilità inventiva di significati che non è più linguistica, ma simbolica.


Chi è Ennio Calabria?




Riconosciuto dalla critica d’arte fin dal 1958 - anno della sua prima personale - come uno dei pittori maggiormente significativi della generazione emersa tra il ‘50 e il ‘60, Ennio Calabria è presto divenuto un punto di riferimento per le nuove ricerche figurative in Italia nel periodo dell’egemonia dell’arte informale con opere dalla forte impronta sociale. Lungo tutto il corso della sua quarantennale attività artistica - che include manifesti ed incisioni e caratterizzata da numerosi e prestigiosi riconoscimenti e da opere presenti in alcune tra le più importanti collezioni pubbliche e private del mondo - non ha mai rinunciato all’espressione e all’impegno civile e politico-culturale per un profondo mutamento della società. Negli ultimi anni, la forte tensione soggettiva e sociale e la complessa riflessività che lo animano, si sono materializzate in una forma linguistica di rara originalità, in una "figuratività alternativa", in una pittura della "contro-visione" che mantiene, come tema dominante, la condizione umana e soggettiva di afasia e dello stato metamorfico del reale.





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LA GRANDE MOSTRA :

ANTOLOGICA

DI VINCENZO GEMITO

A NAPOLI


























Napoli, “VINCENZO GEMITO AL MUSEO PIGNATELLI”
mostra su importante scultore tra '800 e '900
Il Museo Pignatelli di Napoli ha oaspitato la mostra 'Gemito'. L'esposizione è dedicata a Vincenzo Gemito, uno dei protagonisti della scultura europea tra Ottocento e Novecento che lavorò a Napoli tra il 1868 e il 1929. Il percorso è composto da oltre duecento opere, che vanno dalle terracotte giovanili ai bronzi della maturità, e da ottanta disegni, realizzati a penna, matita, carboncino, seppia e acquerello. Questo il ricco materiale che verra' presentato a Napoli dal 29 marzo al 5 luglio, al Museo Pignatelli e ripercorrera' il percorso creativo di Vincenzo Gemito. Le opere provengono da raccolte pubbliche e private, italiane e straniere. Le esposizioni dedicate a Gemito sono state rarissime: degne di rilievo quella del 1953 al Palazzo Reale di Napoli e la selezione presentata a Spoleto, nel 1989, nell'ambito del Festival dei Due Mondi. L'allestimento è concepito per sezioni tematiche dedicate ai soggetti ricorrenti: fanciulli ripresi dal vero, pescatori e acquaioli .



La Vita di Vincenzo Gemito

DALLA RUOTA DEGLI ESPOSTI ALLA STRADA

- Convento dell'Annunziata, ruota degli esposti, notte d'estate nel 1852. Una suora sonnecchia quando gli lasciano, caldo di nascita, un bambino dall'altra porta della griglia. Scrive la curatrice della mostra Denise Pagano: «Entrava così nel mondo Vincenzo Gemito, lasciando avvolte nel mistero le sue origini. Venne adottato da una coppia di umili condizioni e la sua vita fu la strada, come quella dei tanti coetanei ai quali si accompagnava nei vagabondaggi quotidiani e nei giochi infantili. Tra verità e leggenda si narra che ancora piccolo si affacciasse alla bottega di uno sbozzatore e, affascinato dal mestiere, iniziasse il suo apprendistato presso la bottega di Emanuele Caggiano, prima, e presso quella di Stanislao Lista, poi. Da questi apprese i rudimenti dell’arte e colse nel leone ferito - destinato alla base del monumento della Vittoria - che con scatto istantaneo si volge nel tentativo di liberarsi dal ferro che lo ha colpito, la rottura da ogni vincolo accademico».


DA NAPOLI A PARIGI E RITORNO


- Importante per Gemito è anche il periodo trascorso a Parigi a partire dai Settanta dell'Ottocento in cui frequentò artisti e intellettuali d'Oltralpe. «Nei legami che lo scultore privilegiò - scrive sempre la Pagano - emerge quello con Jean Louis Meissonier, da sempre considerato figura deleteria per lo sviluppo dell’arte gemitiana. In realtà, a me pare che Gemito dipendesse da Meissonier più sul piano umano e sociale che non su quello artistico. Con Meissonier lo scultore condivideva l’acuto spirito di osservazione e l’attaccamento al lavoro. Da lui ricavò, di certo, l’attenzione e la cura per il dettaglio, ma in realtà Gemito restò sempre un isolato, che perseguiva una strada individuale. Non intese il valore rivoluzionario del movimento impressionista, ma in ciò non fu poi molto diverso da tanti suoi compagni. Fu colpito solo da alcune immagini femminili di Manet e dalla ricerca di movimento condotta da Degas nelle sue sculture di ballerine. Quest’ultimo condivideva con Gemito l’interesse per il disegno, la sperimentazione di nuove tecniche, le pose in tempi lunghi e in posizioni scomode, che esprimessero le fasce muscolari sottoposte a sforzi, fissate nel movimento dell’azione. Dell’incontro con Auguste Rodin viene dato conto nel relativo saggio in catalogo. A Rodin era accomunato dall’amore per il disegno, per il modellato robusto, per la resa del temperamento nei ritratti, per i riferimenti al linguaggio classico, così come fu colpito dalle allusioni simboliche delle quali l’ arte di Rodin era pregna. Ritornato a Napoli, Gemito affrontò le due prove più impegnative della sua carriera: la commissione del Carlo V per il prospetto del Palazzo Reale di Napoli e quella del Trionfo da tavola...». Sposò poi Anna Cutolo, donna bellissima, esaltata anche nelle rime di Salvatore Di Giacomo, la quale in passato era stata modella ed amante di famosi artisti, che ne avevano dipinto con estrema poesia e realismo le splendide forme. Ciò scatenò in Gemito un’accesa gelosia ed un feroce rancore verso tutti i colleghi che l’avevano ritratta, tra cui anche Domenico Morelli. Da allora la sua vita fu a lungo segnata dalla follia, fu ricoverato in una casa di cura, da cui fuggì per ritirarsi a vivere come un eremita nella sua casa di via Tasso, alternando momenti di crisi a giornate di lucidità. Alla fine riuscì a guarire ed a ritornare con accresciuta lena a forgiare piccole sculture in materiali preziosi.

INFO - Museo Pignatelli Riviera di Chiaia, 200. Tel. 848 800 288-attivo ad apertura della mostra. Orari: tutti i giorni dalle 9 alle 14; venerdì e sabato 9-20; martedì chiuso Biglietti: integrato: 6 euro, ridotto: 3. Organizzazione e promozione Civita; catalogo Electa Napoli



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LA GRANDE MOSTRA:

BEATO ANGELICO A ROMA





ANNUNCIAZIONE DI BEATO ANGELICO (Part).

Roma - Beato Angelico - L'alba del Rinascimento
MUSEI CAPITOLINI
Palazzo dei Caffarelli
Piazza Del Campidoglio 1 (00186)



La più grande mostra dedicata al Beato Angelico in Italia, dopo quella del 1955 in Vaticano e a Firenze, presenta un’esauriente selezione di opere dai più importanti musei italiani e stranieri, alcune delle quali mai esposte in passato, che documentano la lunga e feconda attività dell’artista a conclusione delle celebrazioni per il 550° anniversario della sua morte.

“Beato Angelico. L’alba del Rinascimento” presenta diverse opere mai esposte in passato, dal Trittico della Galleria Corsini di Roma alla predella della Pala di Bosco ai Frari, restaurati per l’occasione.Attraverso un’esauriente selezione di opere provenienti dai più importanti musei italiani e stranieri, l’esposizione documenta la lunga e feconda attività di fra’ Giovanni da Fiesole, dalla giovinezza, ispirata alle più squisite eleganze tardogotiche (ad es. la Tebaide degli Uffizi e la Madonna di Cedri del Museo di Pisa), fino all’ultima fase romana, (ad es. il Trittico della Galleria Corsini o la predella della Pala di Bosco ai Frati). Sono visibili per la prima volta la predella di Zagabria (Stimmate di san Francesco e Martirio di san Pietro martire), l' Annunciazione di Dresda (riassemblata nel XVI secolo), il frammento con San Giovanni Battista di Lipsia Art, Yale University Art Gallery.


Visita:
http://www.italica.rai.it/argomenti/storia_arte/beatoangelico/index.htm

http://www.exibart.com/notizia.asp?IDNotizia=27323&IDCategoria=1&MP=true

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