venerdì 27 settembre 2019

L'ARTE CLASSICA VISTA CON L'OCCHIO CURIOSO DI UN GRANDE ANTIQUARIO ITALIANO





Da Artemisia a Hackert, la collezione Lampronti alla Reggia di Caserta



"Da Artemisia a Hackert. Storia di un antiquario collezionista alla Reggia"
La Reggia di Caserta
Fino al 16. 01. 2020


Non accade spesso  di visitare  un evento  a corte  ideato da un grande antiquario come  Cesare Lampronti, con opere importanti esposte nelle Retrostanze settecentesche degli appartamenti storici alla  Reggia di Caserta, nella Sala degli Alabardieri e nella Sala delle Guardie del Corpo. Tra gli autori del Seicento presentati in mostra vi è Artemisia Gentileschi, Carracci, Rubens, Poussin,  Claude Lorrain,  Gaspar van Wittel  Guercino, Domenichino, Pietro da Cortona, Cagnacci,  Salvator Rosa, Sebastiano Ricci, Luca Giordano, Mattia Preti, Bernardo Cavallino, Giovan Battista Gaulli, Cavalier d'Arpino, Bartolomeo Bimbi e poi, le presenze importanti del Settecento come quelle di Canaletto, Bernardo Bellotto,  Francesco Guardi,  Van Wittel, Jakob Philipp Hackert,  Alessandro Magnasco, Giovanni Battista Pittoni, Paolo Anesi, Francesco Solimena, Giovanni Paolo Panini, Antonio Joli, Paolo Porpora e tanti altri autori  operanti in Italia tra il 600’ e il 700’.


 Bellotto, veduta Venezia

Le 100 opere presentate sono riconducibili a cinque aree tematiche differenti: pitture caravaggesche; pittura del ‘600; vedute; paesaggi e nature morte. Rimane sicuramente una delle più prestigiose mostre  organizzate negli ultimi anni a Caserta. Un’ulteriore sala è dedicata al progetto “Immagini in cerca di autore”, una sezione di quadri di autori ignoti, la cui attribuzione sarà oggetto di studio e dibattito da parte di studiosi e ricercatori.


Rubens, Sacra famiglia.

La mostra è nata dopo un contatto qualche anno fa a Londra con il precedente direttore della Reggia  di Caserta Dott. Mauro Felicori che  voleva far acquistare dal Mibac il quadro di Hackert “Il porto di Salerno”. Cesare Lampronti  curatore dell’evento rappresenta già la terza generazione di una conosciuta famiglia di antiquari con la Lampronti Gallery dapprima a Roma  e poi trasferita nel 2012 a Londra. Ci confessa che è  motivo di orgoglio aver recuperato dall’estero in Italia in cinquant’anni di intensa attività, circa 12.000 dipinti.  Chi è però un antiquario? - scrive Cesare Lampronti – “è colui che per primo entra in contatto con un’opera d’arte selezionando il bello dal mediocre, intervenendo per riportare l’opera nel suo contesto originale, cercando di valorizzare l’opera collocandola nella giusta sfera di attribuzione. Poi interverranno storici dell’arte, direttori di musei che completeranno il percorso. Antiquario è chi è disposto a sacrificare la propria sfera privata per acquisire o difendere un’opera di cui è innamorato”.


Canaletto, Prigioni. Vedute.


L’evento di Caserta si prefigge di mostrare soprattutto il legame esistente tra le opere già presenti all’interno della collezione reale della Reggia e i dipinti della collezione Lampronti. Artemisia  Gentileschi, personaggio quasi leggendario e forse una delle prime donne femministe più famose nell’arte, con l’opera “Betsabea al bagno” del 1636 -1638  in cui Davide seduce Betsabea, si erge quasi come un’eroina  identificandosi  completamente nel personaggio di Betsabea  a causa anche di una sofferta violenza subita da Agostino Tassi, un’artista amico del padre Orazio.  E’ probabile che l’architettura che si vede a sinistra del quadro sia una volontà di Bernardo Cavallino.  Per la prima volta ritorna e viene presentato in Italia  il “Porto di Salernodi Jakob Philipp Hackert, un'opera recentemente restaurata di grande qualità e bellezza, che è il “pezzo” mancante della serie dei Porti realizzata da Hackert per il re Ferdinando IV di Borbone. Anche per questo motivo diventa un’occasione  unica per conoscere l’intera serie dei 17 porti borbonici del Regno dipinti da Jakob Philipp Hackert, straordinario vedutista di corte e testimone delle antiche vedute di una Caserta settecentesca ormai perduta.


 Jakob Philipp HackertPorto di Salerno.


Una importante opera presente in questa rassegna è sicuramente quella del fiammingo Pietro Paolo Rubens, “Sagra Famiglia”  con Santa Elisabetta, San Giovannino e la colomba, acquisita di recente,  a contatto rimani affascinato per la qualità della pittura, per la compostezza  e la vivacità classica  dell’incarnato che ci fa riflettere persino sulle ricche e generose carni dipinte alcuni secoli dopo dal grande Jean Auguste Renoir. Basta  anche solo un’opera come questa per decidere di fare un viaggio a Caserta  a ammirare la grande pittura classica in un luogo incantato come ci appare  da sempre la maestosa e fascinosa Reggia di Caserta.       


Artemisia Gentileschi, Betsabea al bagno” 





Sandro  Bongiani
Mostra visitata il 16 settembre  2019
Dal 16 settembre 2019  al 16 gennaio 2020

DA ARTEMISIA A HACKERT. Storia di un antiquario collezionista alla Reggia

REGGIA DI CASERTA Via Douhet, 22, (Caserta)
Appartamenti Storici,  Sala degli Alabardieri, Sala delle Guardie del Corpo della  Reggia di Caserta  
Via Douhet 22 - 81100 Caserta
Orari: tutti i giorni dalle 8.30 alle 19.30, martedì chiusura settimanale
Ufficio stampa STUDIO ESSECI



Le altre opere:




Cagnacci,  Allegoria della vita


Carracci,  Madonna in gloria


Guercino, Eroismo di Muzio Scevola.


Salvator Rosa,  Martirio di Sant'Agata.



Paolo Anesi, Veduta di Villa Corsini.







Elenco delle immagini allegate:


«Da Artemisia a Hackert. Storia di un antiquario collezionista alla Reggia»
A cura di Lampronti Gallery Reggia di Caserta 16 settembre 2019 - 16 gennaio 2020



Jakob Philipp Hackert
The Port of Salerno from Vietri
olio su tela
134,7 x 221,6 cm

Artemisia  Gentileschi
Betsabea al bagno” del 1636 -1638
olio su tela

Bernardo Bellotto
Venice, the Grand Canal looking towards the Rialto Bridge
olio su tela

Canaletto
Prigioni
olio su tela
105,3 x 127,5 cm

Rubens 
Sacra famiglia con San Giovannino e Santa Elisabetta
olio su tavola
66 x 51 cm

Carracci
Madonna in gloria sulla città di Bologna
tempera ad uovo su carta 
27,8 x 18,7  cm

Cagnacci
Allegoria della vita
olio su tela
118,2 x 95,3 cm

Guercino
Eroismo di Muzio Scevola davanti al re etrusco Lars Porsenna
olio su tela 
247 x 280 cm

Salvator Rosa
Martirio di SantAgata.
olio su tela 
112,5 x 148 cm


Paolo Anesi
View of Villa Corsini and Villa Albani, Anzio
olio su tela
73,6 x 136,5 cm





venerdì 13 settembre 2019

CLEMENTE PADIN / PRIX LITTÉRAIRE BERNARD HEIDSIECK - CENTRE POMPIDOU 2019








PRIX LITTÉRAIRE BERNARD HEIDSIECK - CENTRE POMPIDOU 2019: 

I PREMIATI
✨Prix d’honneur: Clemente Padin (Lascano, Uruguay, 1939)
✨Prix 2019: Cia Rinne (Göteborg, Svezia, 1973)
✨Prix Mention spéciale Fondazione Bonotto: Franz Mon (Francoforte, Germania, 1926)

https://www.fondazionebonotto.org/…/171-prix_litt_raire_ber…




I nostri migliori auguri al poeta visivo Clemente Padin, a Cia Rinne e all'italiana Fondazione Bonotto di Vicenza per il meritato e importante premio letterario ricevuto.   Sandro  Bongiani Arte Contemporanea









CLEMENTE PADIN
LA PRESENTAZIONE DI  SANDRO  BONGIANI 
(organizzata all'Ophenvirtualart di Salerno nel 2011 - Italy).

"Oltre il muro, tra utopia e trasgressione"


Da un po’ di tempo la situazione artistica contemporanea risulta complicata e imprevedibile.  Dopo i profondi mutamenti delle avanguardie storiche che hanno contribuito definitivamente al mutamento della cultura degli ultimi decenni. In questi ultimi  anni si sta assistendo ad una ondata ripetuta di citazioni senza alcuna autenticità, creata da falsi profeti illuminati che venduti al consumismo ai centri di potere, creano gruppi e progettano  mostre senza alcun valore culturale. Un  eccessivo proliferare di  artisti, di gallerie e di riviste, di cataloghi monografici che girano attorno una situazione che nasce essenzialmente dalla pianificazione pre-organizzata dagli addetti ai lavori con il solo fine di portare l’arte verso una sorta di azzeramento delle idee a grado zero. Queste inaffidabili strategie lucidamente mercantili vengono attuate con il solo fine di rinnovare il mercato e l’interesse del collezionismo ormai esausto  a casa della crisi del mercato dell’arte, e più in generale della fastidiosa crisi economica e finanziaria che attanaglia  da tempo il sistema economico di tutto il villaggio globale. Molti giovani, a scadenze programmate, vengono sacrificati sull’altare dell’arte pronti a cambiare pelle e produzione artistica  a seconda delle richieste di certi critici alla moda. Luciano Caruso si  è posto  lucidamente il problema confessando:  “Chissà se col tempo capiranno che sono serviti da truppa d’assalto, in vista di ben altri interessi!”. Ne risulta, quindi,  una situazione profondamente confusa, senza idee e soprattutto senza un progetto lucidamente perseguito di messa in discussione del mondo. Dopo il riflusso e la situazione chiaramente mercantile, la situazione oggi impone all’artista il riprendere il cammino interrotto e il recupero più alto dell’esperienza precedente, per proseguire verso la trasgressione, rifiutando le leggi del mercato che condizionano l’artista a tal punto da far prediligere la qualità mercantile dell’oggetto che l’energia estetica e creativa del vero lavoro artistico. Naturalmente in questa condizione difficile, l’artista può lavorare individualmente in modo forte, solo se trova dei riferimenti che possano garantire degli stimoli che siano rilevati non da una realtà attuale piuttosto confusa, bensì da un momento di presa di coscienza veramente autentica. Esiste sempre un dualismo fra un’arte cosiddetta “normale” e un’arte “progressiva”, cioè tra un’arte che opera con i canoni e nei canali stabiliti dalle regole della comunicazione codificate. Il suo vero destino è quello di porsi in condizione di essere continuamente emarginata ed estraniata dai circuiti economici della comunicazione. Il solo obiettivo lucido che il mercato dimostra di possedere, credo, è quello di esaltare costantemente la superficialità  produttiva nel tentativo di omologarla nel sistema culturale e soprattutto soffocare la ragione vera e autentica dell’opera d’arte: la creatività. Un’artista attento esclusivamente a delle verità di ricerca non potrà mai essere economicamente autosufficiente perché si trova in perfetta antitesi col mercato. I suoi sono antivalori per il mercato. Per cui ogni attività profonda e totalizzante dell’artista non può non contare sul risultato economico del proprio esercizio. L’arte non può morire soffocata dall’inutilità “funzionale” del consumismo, a causa di una società multinazionale e regime culturale che considera il sistema artistico un “sottosistema comunicativo” che controlla perfettamente e non rispetta la funzione primaria dell’arte che è soprattutto quella di affermare autonomamente la creatività dell’uomo.


... Un artista complesso e non uniformato ai dettami del potere commerciale e politico globale  è sicuramente l’uruguaiano Clemente Padin. Un artista decisamente lucido che si pone volutamente in disparte da provvisorie ipotesi mercantili nel tentativo di procedere oltre il limite, oltre il muro, tra utopia e  trasgressione. Partito nel 1967 da proposte di poesia visiva con i suoi  “Visual Poems”, opere  che abbracciano un arco di tempo che va dal 67 al 70 e ben presto approdato  alla Mail Art, (già  nel  1967 era entrato in contatto con il mondo alternativo dell’arte postale grazie alle pubblicazioni di Dick Higgins, alla corrispondenza con Ken Friedman e anche al coinvolgimento e scambio di opere di arte postale e di opinioni nel circuito latino-americano composto allora da Edgardo Antonio Vigo, Guillermo Deisler, Horacio Zabala, Bruscky Paolo del Brasile, Julio Plaza, Pedro Lyra, Damaso Ogaz, Daniel Santiago, Samaral, Jonier Marín, Diego Barboza e qualche altro artista latino. Nel 1971 partecipa alla prima mostra di Ray Johnson a Filadelfia.). Oggi, Clemente Padin  è un’artista  di “frontiera”;  grafico, performer, videoartista, e impegnato attivamente  nel netartworker e soprattutto nel sociale.    Nel 1974, durante la dittatura militare uruguayana, aveva  organizzato il primo Latinoamericana Mail Art Exposition a Galeria U, a Montevideo, Uruguay. Denunciato per idee sovversive dal regime dittatoriale uruguaiano in quel tempo   assai poco disponibile al rispetto dei diritti umani,  arrestato e processato dalla dittatura del suo paese per vilipendio alla morale ed alla reputazione dell'Esercito, venne condannato a quattro anni di prigione e incarcerato. Dopo due anni di permanenza in carcere (agosto del 1977 a tutto novembre 1979),  venne liberato in anticipo grazie all'interessamento di molti artisti ed alla solidarietà internazionale, tuttavia, per diversi anni subì tragicamente la costrizione e l’impedimento della libertà, (2 anni di carcere e altri 5 lunghi anni di libertà vigilata e “condizionata”, dal 1977 al 1984, per un totale di 7 interminabili anni). Solo nel  mese dell’ottobre 1983 ha potuto riprendere un po’ più  assiduamente la sua attività artistica  organizzando alcune interessanti mostre come quella storica del  "1° Maggio"  presso l'Associazione degli impiegati bancari di Uruguay e continuare in modo più costante   il suo impegno contro le armi e la violenza e il rispetto dei diritti umani.   Oggi, dopo oltre un quarantennio di attività, Clemente Padin è ormai un artista conosciuto a livello internazione per i suoi apporti soprattutto  nel sociale; uno dei pochi artisti contemporanei  ancora impegnati in una attenta  e sistematica denuncia del sistema politico e  sociale e della triste  condizione umana. In tutti questi anni l’artista uruguaiano ha continuato, con tutti i modi e gli strumenti possibili a sua disposizione, a credere e a sperare nella libertà, nell’uguaglianza di tutti gli esseri umani, a prescindere dalle opinioni, dal sesso, dalla razza, dall’appartenenza etnica, politica, religiosa, e anche dalla condizione sociale e economica. Insomma, ci ha fatto capire che bisogna ripudiare energicamente la violenza, il terrorismo e la guerra, come unico strumento per risolvere le contese tra gli uomini e gli stati. Inoltre ci ha sollecitato verso un comportamento più attivo e propositivo, verso un mondo che  incentra il suo esistere sulla giustizia sociale, sulla solidarietà di tutti, sul rispetto,  sul dialogo e su un’equa distribuzione solidale delle risorse  disponibili. Sicuramente è un personaggio da proporre come Premio Nobel  per la pace per il continuo apporto alle problematiche sociali e umane svolte in tanti anni di lavoro. Purtroppo, nel nostro distratto e arrogante pianeta terra assistiamo increduli ad una sistematica demolizione di ogni principio di giusta convivenza civile, basata sull’esclusione e sulla costante discriminazione sociale dell’essere umano, in un sistema prevaricante  che preferisce al dialogo  la barbarie e la diseguaglianza sociale. In tutta l’opera di Padin  è presente il carattere essenzialmente ideologico, supportato da nuovi strumenti  come la Mail Art che permettono di  evidenziare in modo prepotente ed efficace tali problematiche.
Padin  in una sua dichiarazione afferma: “Mail Art from these tendencies and return it to its communicative efficacy. It is impossible to reduce artists to the political or the social; yet artists can only reduce reality by pretending that their work is not involved in the political and social. In conclusion, there are several options that the networkers can choose from:
·    They can opt for social values already in existence or they can change the codes of social communication.
·    They can qualify or try to measure the different mechanisms of control within the system, or try a new form of representation that will enable artists to question all established knowledge.
·    They can reproduce work only for the art market which includes all work that is permissible, or propose works and texts that question the aesthetic, social and political status.
·   They can resign their social responsibility by "l´art pour l´art" or...  (1)
Per convincersi davvero dell’apporto e dell’importanza di Clemente Padin basterebbe  soltanto aprire  per un momento gli occhi  per  rimanere di colpo  indifesi e smarriti  per tale   determinata e prepotente  indagine sociale, per l’utopia propositiva  e anche per  la continua e lucida  energia trasgressiva   che  questo straordinario artista  immette  volutamente e costantemente in tutto il suo lavoro di ricerca.                                          Sandro  Bongiani Arte Contemporanea                                                                                                  

(1)-  (book "ETERNAL NETWORK-A Mail Art Anthology" edited by Chuck Welch, University of Calgary Press, Alberta, Canada, 1995 (page 205)        

















Clemente Padin



Clemente Padin (Lascano, Rocha, Uruguay, 8 ottobre 1939). Poeta, artista e graphic designer, performer, artista video e multimediali in rete.
Si è laureato in Letteratura Spagnola presso la Facoltà di Lettere e dell'Educazione presso l'Università della Repubblica (Uruguay).
Ha diretto le seguenti pubblicazioni: Huevos del Plata (1965-1969), 10 e OVUM OVUM (1969-1975), partecipazione (1984-1986) e Correo del Sur (2000). Attualmente lavora con la rivista d'esplorazione culturale: Online Magazine Arte Contemporanea e Nuove Tendenze.
Ha pubblicato in riviste e pubblicazioni internazionali. E 'stato tradotto in molte lingue, tra cui inglese, portoghese, francese, italiano, ungherese, olandese, tedesco e russo.
Per la sua opposizione alla dittatura uruguayana (1973-1984), ha passato 2 anni in carcere, e fino al 1984 era in "libertà vigilata". Dopo il 1984 ha potuto sviluppare liberamente il suo lavoro artistico e letterario.
Ha partecipato a numerose esposizioni e mostre d'arte  e oltre 2.000  mostre di mail art  in tutto il mondo.  Clemente Padin ha una pagina web che mostra l'elenco di tutte le attività culturali svolte.


Born on octuber 8, 1939 in Lascano, Uruguay. Poet, artist and graphic designer, performancer, videoartist, multimedia and netartworker. Graduated in Letras Hispanas of University of The Republic, Uruguay. Director of the art magazines Los Huevos del Plata (1965-1969); OVUM 10 and OVUM (1969-1975) and Participación (1984-1986). Author of 18 books edited in Francie, Germany, Holanda, Italie, Venezuela, United States and Uruguay.  Has participated in  numerous  art exibitionns and more than 2.000 exibitions of mail art in the word. One solo show in United States, Italie, Corea, Argentina, Uruguay, Germany, Spain, Belgic and Japon.  Some of recognition it has receive are special invitated in the XVI Bienal of San Pablo, Brazil, 1981; Special Mention in I Bienal de La Habana, Cuba, 1984. The Art and Letters Academy of Germany le concedió una beca en 1984, etc.  Since La Poesía Debe Ser Hecha por Todos, Montevideo, Uruguay 1970, ha realizado docenas de presentaciones y performances en todo el mundo. Se han publicado sus notas y artículos en docenas de revistas y publicaciones traducidas al inglés, portugués, francés, italiano, húngaro, holandés, alemán y ruso y ha participado en múltiples eventos en Internet desde 1992.  Ha participado personalmente en encuentros relacionado con el arte y la poesía, since Exposición de Proposiciones a Realizar, Buenos Aires, 1971 and XVI Bienal de San Pablo, Brasil, 1981,until XI International Congresse of Estetic, Nottingham,  Inglaterra, 1988; Acciones, Chester Spring, Filadelfia, EE UU. 1989; XXXIX Congreso SALALM, Salt Lake City, Utah, EE.UU. 1994; V International Bienal of Visual/ Experimental Poetry, México City, México, 1996, Eye Rytmes, Edmonton, Alberta, Canadá 1997; Intersignos, San Pablo, Brasil 1998; VIII International Festival of Poetry, Medellín, Colombia 1998, International Biennale of Poetry, Belo Horizonte, Brasil 1998, and much more.







- Curriculum Vitae Multimedia de Clemente Padín
- http://www.escaner.cl/netart/padin1.html
 + Clemente Padín:
http://www.escaner.cl/padin





CLEMENTE PADIN/ Biographical Background

My experiences in Mail Art date from 1967 when Edgardo Antonio Vigo, Guillermo Deisler, Dámaso Ogaz and me exchanged our respective publications: Diagonal Cero (Diagonal Zero), Ediciones Mimbre (Osier Editions), La Pata de Palo (leg of Wood) and Los Huevos del Plata (The Eggs of Silver). From these publications we later assembled the testimony of our propositions. I officially began creating Mail Art in 1969 when the Uruguayan magazine OVUM 10 published my postcards and visual poems. In 1974, during the Uruguayan military dictatorship, I organized the First Latinoamerican Mail Art Exposition at Galeria U, in Montevideo, Uruguay. My edition of apocryphal mail art stamps denounced the dictatorial regime for its brutal suppression of human rights and this eventually led to my incarceration from August, 1977 to November, 1979. But, in October, 1983 I resumed my artistic activities with the "1st. of May" Exhibition at the Association of Banking Employees of Uruguay. Thereafter, I proposed and organized the Latin American and Caribbean Association of Mail Artists which was formed August 3l, 1984, in Rosario, Argentina. Since then, I have participated in hundreds of Mail Art Shows throughout the world with combinations of my poetry, performances and video art.


My Attraction to Mail Art


My attraction to Mail Art was the responsive, genuine nature of communication exchanges. Mail Art is an artistic school without any "isms". As such, any "student" can enter this "school" and participate by using a diversity of new techniques or media for creating artwork in all disciplines. In this non-commercial and non-consumer domain, Mail Art has endured and remained a viable force for nearly thirty years. Originality in Mail Art stems from the revolutionary communication of people through the mail. This and other characteristics of Mail Art are essential if we are to understand appropriate concepts. Mail Art emphasizes the importance of communication, rather than a mercantile product subject to the laws of the marketplace. Mail artworks are not made for the art market to be consumed. Rather, they are products of communication. The aesthetic value of Mail Art lies in the communicative effectiveness of transmitted ideas. Yet, the cultural regime dictates in an oppressive system where certain privileged beings are "allowed" through divine mandate to produce art. Mail artists should question this form of false cultural dialectic. Sometimes the images and works which mail artists produce are created to please critics. The cultural regime is satisfied when artists create images and works which build an ideal world without contradictions and without wounds. This only succeeds in placing society under a blanket which hides art in a false reality without purpose or function. Ideological hegemony in society defines priorities of what is "beautiful" and what is not, that which is "art" and that which is not. Given free options to communicative proposals, the viewer's right and that of everybody else are affirmed in the decision making process. Mail Art and other conceptual disciplines permit the spectator to have direct interaction with artwork according to that which has living value for one's self. Herein lies the fulfillment of individual, consummate creativity. It is viable to neither seek nor give approbation to people or art that merely maintains hegemony. The price of a breath of air; the price of human values; the art establishment has functioned for its own ends: what is the price of these things, and who pays?

 

The Ideological Character of Mail Art

Mail Art is art and results in products of human work that reflect social relations. As a product of communication, Mail Art is an inseparable part of social production and it is from this social milieu that mail artists use whatever media are of useful value. Just as important, with the network of mail artists are interchanges of ideas and proceedings which are important factors for the production of mail objets. In whatever product of communication that I choose to transmit there are the characteristics of relationships between society and me. Of course, this includes the antagonisms and contradictions that these relationships present. Mail Art reflects these relationships without often reproducing approved ideologies. The political sense of art is inseparable from its artistic sense. Art is revealed like a subliminal form of social conscience; an instrument of knowledge whose function is auxiliary to that same society. Art can be an instrument of change and transformation.The ideological mechanisms of cultural control thrive in societies that favor a hegemonic system. No wonder that Mail Art, intended as a full expression of humanity, is distorted to the point that it can only be spoken of as a historical or autonomous discourse, like an entity floating in space. Mail Art is taken out of the world and is alienated from the social reality that gave rise to it. It is necessary that we recover Mail Art from these tendencies and return it to its communicative efficacy. It is impossible to reduce artists to the political or the social; yet artists can only reduce reality by pretending that their work is not involved in the political and social. In conclusion, there are several options that the networkers can choose from:
They can opt for social values already in existence or they can change the codes of social communication.
They can qualify or try to measure the different mechanisms of control within the system, or try a new form of representation that will enable artists to question all established knowledge.
They can reproduce work only for the art market which includes all work that is permissible, or propose works and texts that question the aesthetic, social and political status.
They can resign their social responsibility by "l´art pour l´art" or...
 This note was published in the review "ND", nr. 15, (page 35), Austin, Texas, USA, 1991 and included in the book "ETERNAL NETWORK-A Mail Art Anthology" edited by Chuck Welch, University of Calgary Press, Alberta, Canada, 1995 (page 205).




La forza della Mail Art
 Testimonianza  di Clemente Padin -  Corea del Sud, ottobre 2001


 La forza della Mail Art, dai suoi inizi nella metà degli anni '60. (fino alla metà degli anni '90), era la sua scommessa per la comunicazione e la relazione tra persone. Soprattutto il suo impegnarsi per un linguaggio universale, obiettivo di tutte le utopie: la comunicazione continua e senza confini. Per questo fu supposto di spostare l'asse che manteneva l'arte nella sfera dello "scambio" per portarlo verso la sfera del "uso". Il lavoro artistico è così uscito dal campo delle merci, la compravendita nel mercato, e si è trasformato in uno strumento di dialogo, in prodotto di comunicazione. Questa è la rivoluzione di Mail Art. Una costruzione culturale ed artistica che ha puntato al cuore del sistema, a quello che lo mantiene unito: il denaro. E, anche, alla negazione della sua struttura (il mercato) e della sua conseguenza (il consumismo).
Comunque, la Mail Art è di questo mondo ed in questo mondo si è evoluta. All'apparenza, oggi noi siamo di fronte all'apertura di scelte nuove che cominciano dalla sua ricchezza incredibile. Anche il mondo sembra un altro dal momento in cui Ray Johnson ebbe l'idea brillante, negli anni '960, di spedire i suoi lavori a degli amici senza averli finiti, così che loro li completassero e glie li rispedissero ("Add & Pass"), mettendo così in opera le sue prime esposizioni sulla Mail Art a New York.
Così avvenne, prima il processo lento di istituzionalizzazione nella metà degli anni '80, quando gli organismi culturali associati all'arte ufficiale, come Gallerie e Musei, cominciarono ad organizzare esposizioni di Mail Art, (Ogni Biennale d'Arte si sentì incompleta senza organizzare la propria esposizione di Mail Art. Ogni Università si sentì carente verso il suo ambiente sociale senza creare una sezione di Mail Art.) e dopo la vendita degli archivi ... e tutto il resto.
Senza dubbio le due tendenze persisteranno per molto tempo: le convocazioni a progetti di Mail Art di tipo "dilettantistico" ("weekend paint") e quelle "professionali". Seguirono esposizioni senza appoggio economico, per "amore dell'arte", ed esposizioni gigantesche, con cataloghi spessi e a colori, di istituzioni commiste con l'apparato ufficiale: Gallerie, Musei, Agenzie di Posta Nazionali. Da un lato le esposizioni in cui era visibile il contributo di mailartisti rivolto alla comunicazione, e dall'altro le esposizioni organizzate dall'establisment dove i critici e le giurie imponevano i loro criteri.

Estratto dalle riflessioni di Clemente Padín a margine dell'International Art Exposition diJeju
Corea del Sud, dal 18 al 27 ottobre 2001.
 http://clementepadin.blogspot.com/2009_03_01_archive.html


I VIDEO: 

 - La Poesía Visual en el tiempo.   Música: Goran Bregovic   Aven Ivendra, Te Kuravle, "Silencio" 4    (2009)
http://www.youtube.com/watch?v=rlh22OakuUs&feature=related

 - Poemas visuales de Clemente Padín (2009)
http://www.youtube.com/watch?v=pgL2RaA8IIM&feature=related

altri:  Por la Vida y por la Paz (1987),   Juan y Marìa (1988),  Memorial America Latina (1989), Muévete Panamà (1990),  Artistas por la Paz (1991),  Zona de Arte (1999),  Per questi video visita:  http://www.beatrizramirez.com.ar/videosdeCP.htm

Bibliografia
http://www.cervantes.es/imagenes/File/biblioteca/bibliografias/padin_clemente_bibliografia.pdf











PRIX LITTÉRAIRE BERNARD HEIDSIECK - CENTRE POMPIDOU 2019
11 SETTEMBRE 2019 H 20.30 - FORUM 1 CENTRE GEORGES POMPIDOU, PARIGI


Il Prix Littéraire Bernard Heidsieck-Centre Pompidou, assegnato lo scorso anno a Michèle Métail, Fia Backström e Alain Arias-Misson, mira a onorare e premiare più e diverse forme di creazio- ne e diffusione della letteratura, spesso differenti dal libro: poesia sonora, performance, conferenze- performance, letture, film-poemi, creazioni radiofoniche, esibizioni letterarie, letteratura digitale, ecc. Posta sotto il nome del poeta Bernard Heidsieck, vero pioniere della poesia sonora, questo premio afferma così la sua grande singolarità.
Fondazione Bonotto e il Centre Pompidou annunciano i vincitori del Prix littéraire Bernard Heidsieck-Centre Pompidou 2019


1) Il PRIX D'HONNEUR Bernard Heidsieck-Centre Pompidou, che riconosce il notevole valore del lavoro artistico di una vita, viene assegnato a:

CLEMENTE PADÌN (Lascano, Uruguay, 1939)


Clemente Padìn (Lascano, 1939) è un poeta, performer, designer e artista multimediale uruguaiano. È anche un importante teorico delle pratiche poetiche delle avanguardie storiche. Negli anni '60, è stato uno dei promotori della mail art in America Latina. Nel 1966, ha creato la rivista Los Huevos del Plata, che dà il tono a una poesia decisamente moderna che si reinventa al di fuori dei formalismi dell'epoca, e che appare politica.
L'impegno politico dell'artista e il suo lavoro, che spesso esponevano discorsi proibiti o vietati dalle forze politiche, varranno per lui la pena di essere messo in prigione dal 1977 al 1979 dalla dittatura militare, per poi rimanere in libertà vigilata fino al 1984. Il Prix littéraire Centre Pompidou Bernard Heidsieck-Centre Pompidou gli viene assegnato 40 anni dopo la sua liberazione dal carcere.
Con la sua assegnazione del Prix d'honneur, la giuria del Prix littéraire Bernard Heidsieck - Centre Pompidou intende dare valore a una figura influente sulla poesia contribuendo ad aumentare il suo riconoscimento pubblico internazionale.


2) Il PRIX 2019 riconosce un autore per la rilevanza e la qualità della sua creazione letteraria per l’anno 2019, viene assegnato a:

CIA RINNE (nata a Göteborg, Svezia, 1973)


Cia Rinne è una poetessa che vive nel sud di Berlino. Nata a Göteborg (Svezia), è cresciuta in Germania e ha studiato filosofia a Francoforte, Atene e Helsinki. I suoi testi minimalisti sono scritti in diverse lingue e riducono le domande filosofiche e linguistiche a sequenze sonore con dei cambiamenti di significato. Le sue performance, mostre e installazioni sonore sono presentate in Europa e in giro per il mondo. Recentemente è stato esposto il suo lavoro sonoro leçon du mot [le son du mot] (con Sebastian Eskildsen, 2018) alla Glyptothek di Copenaghen.


3) Il PRIX MENTION SPÉCIAL FONDAZIONE BONOTTO, conferito al poeta:

FRAN MON (Francoforte, Germania, 1926)


Franz Mon (nato nel 1926 a Francoforte, dove tuttora vive) è uno dei pionieri della poesia concreta e sonora in Germania. Da bambino, usato durante la guerra per aiutare la difesa aerea, scopre la modernità artistica vietata dai nazisti leggendo una recensione letteraria in un campo di prigionia alleato. Successivamente, ha cambiato il suo cognome tedesco Löffelholz in MON, un palindromo che gli evocava "MON NOM” in francese. In risposta all'uso abusivo della lingua sotto il nazismo, le sue poesie, la sua prosa e i suoi pezzi radiofonici combinano una concentrazione minimalista su una lingua che veniva vista sospetto, manifestando un'espressione allo stesso tempo grave e assurda del- l’essere umano. Vicino al movimento della poesia concreta degli anni '50, Mon rimane un solitario radicale che crede in una funzione critica della sperimentazione.






Clemente Padìn
“Un ricordo per Bernard ...

“Ho conosciuto Bernard Heidsieck in modo epistolare negli anni '60 del secolo scorso e sono stato toccato nell'apprendere che un poeta sperimentale-sonoro avesse vinto il Premio nazionale francese per la letteratura ... è stato un evento assolutamente insolito per qualsiasi paese ... quei premi sempre, sempre, lo hanno vinto i poeti tradizionali ... più tardi, grazie a DOC(K)S, la rivista di Julien Blaine, mi sono messo in contatto con lui e Bernard mi ha inviato alcuni dei suoi fantastici album in cambio della nostra modesta rivista OVUM 10 negli anni ’70, che ci ha dato la possibilità di diffondere queste nuo- ve forme letterarie nei nostri paesi. Poi, a causa della mia prigionia sotto la dittatura uruguaiana (7 anni), l'ho perso di vista fino a quando mi è arrivata la triste notizia della sua morte e da lì è stato l'ini- zio della sua leggenda che anno dopo anno rinasce in questi premi sostenuti dalla Fondazione Bonot- to .. totalmente grato, non ho parole per esprimere la mia ammirazione e rispetto per la sua eredità, non per la semplice sperimentazione con le forme, l'eterno empirico, ma per ciò che significa cedere a un atteggiamento di cambiamento e rinnovamento della realtà in tutti i suoi aspetti... I contenuti sono sempre gli stessi nel tempo, ciò che cambia sono i modi in cui si esprimono ...”

Franz Mon


“All’inizio mi sono chiesto, qual è il mio materiale letterario?
Senza dubbio il testo, la scrittura - ma anche la voce. L'invenzione del magnetofono rese la letteratura fruibile. Le stazioni radio si offrirono come media. Negli anni del dopoguerra, un cosmo di poesia acustica prese sviluppo.
Il modo materico del pensiero raggiunse anche l'altro strumento del linguaggio: le lettere. Che non sono solo segni di parole, ma sono anche segni mentali, entità autonome con cui è possibile creare trame letterarie leggibili su un muro di casa come su un foglio di carta.
Gli occhi e le orecchie sono stati aperti nel nostro tempo a un mondo così nuovo di esperienza, che è internazionale. Le lingue rimangono, senza confini, come ognuno di noi può scoprire. Sono lieto che esista il Prix Littéraire Bernard Heidsieck - Centre Pompidou. È un nuovo apprezzamento per tutte le numerose produzioni letterarie che non si riferiscono più solo alla pubblicazione di libri tradizionali.
I miei più sinceri ringraziamenti alla Fondazione Bonotto e al Centre Georges Pompidou per aver onorato questa tradizione e il mio contributo ad essa.”



Prix Littéraire Bernard Heidsieck - Centre Pompidou 2019 | Graphic by Anette Lenz
11 settembre 2019

Lista dei candidati al Prix littéraire Bernard Heidsieck – Centre Pompidou 2019
Véronique Aubouy (videographer, autore del progetto "Proust lu", dal 1993 - Francia)
Alessandro Bossetti (poeta e compositore - Italia)
Jean-Michel Espitallier (scrittore - Francia)
Heike Fiedler (poetessa, autrice e artista - Svizzera)
Anna Holveck (performer - Francia)
Christina Linaris-Coridou (poetessa e artista - Grecia)
Violaine Lochu (performer sonora - Francia)
Cia Rinne (poetessa - Finlandia)
Pierre Tilman (poeta e artista - Francia)
Ye Mimi (poeta e videographer - Taiwan)
Presidente Esther Ferrer, artista

-Membri della commissione
Nathalie et Emmanuelle Heidsieck, figlie di Bernard Heidsieck
Patrizio Peterlini, Fondazione Bonotto, mecenate del Prix Bernard Heidsieck-Centre Pompidou
Kathryn Weir, Directrice du Département du développement culturel, Centre Pompidou
Bernard Blistène, Directeur du Musée national d’art moderne, Centre Pompidou
Christine Carrier, Directrice de la Bpi (Bibliothèque Publique d’information), Centre Pompidou
Jean-Max Colard, Chef du service de la Parole, concepteur du Festival EXTRA !
Aurélie Olivier, Programmatrice du Festival EXTRA !
Demosthenes Agrafiotis, artista e poeta
Anne-James Chaton, scrittrice
Martina Corgnati, storica e critica d'arte
Hung Hung, Directeur du Taipei Poetry Festival
Mathieu Potte-Bonneville, Directeur du Département culture et création
Cristina de Simone, docente universitaria







-Commissione Menzione Speciale Fondazione Bonotto

Luigi Bonotto (Presidente Fondazione Bonotto)
Lorenzo Bonotto (Consiglio d’amministrazione Fondazione Bonotto)
Giovanni Bonotto (Consiglio d’amministrazione Fondazione Bonotto)
Patrizio Peterlini (Direttore Fondazione Bonotto)
Sonia Puccetti Caruso (Presidente Archivio Luciano Caruso)

Il sostegno della Fondazione Bonotto al Prix Littéraire Bernard Heidsieck – Centre Pompidou nasce dalla volontà di dare nuova luce e rilevanza a questo campo allargato della letteratura, in tutte le sue declinazioni ed espressioni artistiche. Essa rappresenta infatti l’evoluzione contemporanea e diversificata delle espressioni artistiche che hanno avuto il loro massimo sviluppo con le pratiche della Poesia sperimentale collezionate da Luigi Bonotto.

- Archivio Ophen Virtual Art di Salerno (Italy).



giovedì 5 settembre 2019

Rovereto, Performance di Ruggero Maggi "CRITICI ALL'ATTACCO - BUON CENTENARIO GAC"




GIOVEDI' 5 SETTEMBRE 2019 ORE 18 PERFORMANCE di Ruggero Maggi "CRITICI ALL'ATTACCO - BUON CENTENARIO GAC" - Il passo doppio: Eventi performativi Cortile di Sant’Osvaldo - Santa Maria, Rovereto (TN)



Ruggero Maggi a Rovereto in una performance dedicata a Guglielmo A.  
Cavellini è un contrattacco ai critici di cui GAC è stato bersaglio durante la sua 
vita.  Inoltre, in occasione della XIX EDIZIONE del Premio Arte in Arti e 
mestieri  2019  presso la Fondazione Scuola Arti e Mestieri "F. Bertazzoni" 
di Suzzara, Il 1 settembre è stato conferito il conferimento del 
Riconoscimento alla Carriera” a Ruggero Maggi
Un plauso a questo importante artista e agli organizzatori della rassegna. 
(Sandro  Bongiani)









NEW SITUAZIONISME - Fuori Festival
Chiesa di Sant’Osvaldo e Ostello, Rovereto (TN)
Il passo doppio: Eventi performativi
Cortile di Sant’Osvaldo - Santa Maria, Rovereto (TN)


Giovedì 5 settembre ore 18.00
Ruggero Maggi, Critici all’attacco - Buon Centenario GAC" 2014 (10 min)
con la collaborazione di Piero Cavellini e di Lillo Marciano
arciere: Oscar Ventura
Realizzata nel 2014 in occasione del centenario di Guglielmo Achille Cavellini (GAC), artista bresciano ideatore dell'autostoricizzazione, e qui riproposta, la performance è un contrattacco ai critici di cui GAC è stato bersaglio durante la sua vita.

Sergio Poggianella, Sciamani danzanti (15 min)
I tempi e le geografie delle pratiche sciamaniche s’incontrano nella centralità del corpo, del movimento, della presenza suggestiva dello sciamano. Al racconto video di diverse esperienze raccolte negli anni attraverso i viaggi di Sergio Poggianella, si unisce l’intervento di sciamani danzanti.

Lome, La danza di Fonio (20 min)
Sei danzatori conosciuti durante il festival Oriente Occidente danzeranno una leggenda Dogon secondo la quale l’Universo è stato creato da un segno, celebreranno Fonio, uno dei cereali più antichi utilizzati dagli esseri umani per la loro alimentazione coltivato in Africa dal 5000 a.C.




PROGRAMMA COMPLETO



NEW SITUAZIONISME - Fuori Festival
Chiesa di Sant’Osvaldo e Ostello, Rovereto (TN)
Il passo doppio: Eventi performativi
Cortile di Sant’Osvaldo - Santa Maria, Rovereto (TN)

Dal 30 agosto all’11 settembre 2019, in occasione del Festival di danza Oriente Occidente, al quale rivolgono molteplici sguardi, due mostre e un ciclo di performance artistiche si svilupperanno tra la Chiesa di Sant’Osvaldo in Santa Maria e l’Ostello di Rovereto.

Dangelo – Lome: Il passo doppio
a cura di Francesca Piersanti e Massimo Montesi
Chiesa di Sant’Osvaldo – Santa Maria, Rovereto (TN)
Eventi di genere performativo presso il Cortile di S.Osvaldo
30 agosto - 11 settembre 2019
Ore 17.00 - 21.00


Dangelo - Lome: Il passo doppio, che inaugurerà il 30 agosto presso la Chiesa di Sant’Osvaldo nel borgo di Santa Maria, costituisce un nuovo tassello del sodalizio artistico tra l’artista trentino Lorenzo Lome Menguzzato e il milanese Sergio Dangelo. Come in un passo di danza divertito e vorticoso, le opere dei due artisti abiteranno gli spazi della suggestiva chiesetta in maniera giocosa e mutevole. Il lavoro dei due artisti si snoda tra pittura, scultura, assemblage, ed è accomunato dal colore guizzante e vivace, dal valore del segno, del gesto e della poesia. Tele, carte, oggetti e pensieri s’incontreranno in un corpus di opere realizzate a due mani e in divenire. L’evento espositivo sarà infatti arricchito da oggetti che verranno realizzati in coppia durante la mostra.
Accadrà tutto in un ambiente di confine, che oscilla sopra quel limite dove la maniera diventa eccesso, il pudore esuberanza, la personalità coro.
Imprevedibile e affollato, tutt’altro che lineare, l’insieme delle opere esposte in Sant’Osvaldo e degli eventi performativi correlati rispecchiano la capacità ludica, empatica, catalizzatrice di energie e sogni che il duo artistico sa far scorrere oltre la tela e i materiali fin dentro ai giorni, ai luoghi, alle relazioni, alla vita. La partitura a un certo punto diventa improvvisazione, il passo della danza irrefrenabile.
Nel tempo e negli spazi della mostra accadranno cose fuori programma: incontri, suoni, accadimenti (happenigs come si usava definire agli esordi la pratica di costruire eventi impermanenti attraverso i mezzi delle arti figurative). New situazionisme è il movimento che, facendo seguito a un glorioso quanto enigmatico momento della storia dell’arte, termine che ammicca all’inglese e in modo indisciplinato al francese, definirà la propria genesi in questo contesto: il manifesto sarà qui scritto a più mani.
Tutte le opere esposte saranno protagoniste di un’asta silenziosa, a cui è possibile registrarsi a inizio mostra.

Dangelo ha fondato il Movimento della Pittura Nucleare nel 1951 insieme ad Enrico Baj. Ha partecipato alla realizzazione di riviste internazionali. Ha alle spalle oltre cinquecento mostre personali e ha partecipato a più di 1500 mostre collettive nel mondo. Ha preso parte a quattro edizioni della Biennale di San Paolo, tre  della Biennale di Parigi, tre del premio Pittsburgh, alla Quadriennale di Roma, a 6 edizioni della Biennale di Venezia, una delle quali con sala personale.

Lome, pittore e scultore trentino, è fondatore del progetto Bosco dei poeti che nasce una ventina di anni fa e raggruppa lungo il percorso circa seicento artisti per un totale di più di mille opere. Sono oltre 300 le mostre e gli eventi in Italia e all’estero a cui ha partecipato. I suoi lavori si trovano in importanti collezioni e progetti architettonici. E’ vincitore di importanti premi, tra i quali il prestigioso Premio Telecom Italia Contagiare Bellezza 2005 - Presidente Umberto Eco.

Il passo doppio: Eventi performativi
Cortile di Sant’Osvaldo - Santa Maria, Rovereto (TN)

Domenica 1 settembre ore 18.00
Eugenio Lanfranco, Shikata Ga Nai (20 minuti)
Shikata Ga Nai, letteralmente “non c’è niente da fare”, secondo l’antica saggezza giapponese è la capacità di lasciar fluire, e andare, le cose. L’arte calligrafica giapponese è la guida di una performance in cui i movimenti delle mani e la danza degli inchiostri percorrono le carte e trasformano l’arte in una pratica meditativa.

Dangelo, Feriale Festivo (10 minuti)
L’avvenimento di Sergio Dangelo è un omaggio a un vecchio gioco dei maestri surrealisti che ispirano un’azione in cui saranno distribuiti agli intervenuti enigmatici fogli per il Concilio mai avvenuto, un ermetico accadimento con conclusione ottimale per un pubblico già adulto.

Jakob de Chirico, Non danzo, non sogno (10 minuti)
Onirica ed esuberante, Non danzo, non sogno irrompe come un’azione visionaria, improvvisa e giocosa nella quale l’artista mescola oggetti colorati in un’azzardo alchemico che culmina in un gesto dal grande impatto visivo e snoda riflessioni sui nostri tempi, sui nostri corpi.

Mercoledì 4 settembre ore 18.00
Gigi Zoppello, Pretty everything I found on the ground walking from my home to here (20 min)
Una performance di walking-art.
Una camminata che parte al mattino dall’abitazione di Zoppello a Trento e coinvolgerà il pubblico nei pressi della Chiesa di S.Osvaldo in una cerimonia-azione finale, una sorta di purificazione tramite i materiali raccolti lungo il cammino, nel segno di aria-acqua e fuoco .

Osvaldo Maffei, Vigilia (20 min)
Il video ripercorre la preparazione della performance Vigilius, realizzata in occasione del Dolomiti Pride 2018. Vigilia è backstage, rivive e documenta attraverso le immagini di Thomas Saglia che si impregnano del significato dell'attesa implicito nel titolo che allude anche al concetto di veglia, vigilanza su ciò che ancora deve accadere.

Renato Sclaunich,  Yellow vibrations (omaggio a John Cage) (10 min)

Il colore giallo è il simbolo della luce del sole e dell'energia mentale e fisica. Chi è attratto dal giallo manifesta vitalità, accoglie con gioia le novità, solitamente è dotato di una fervente immaginazione. Ma cosa centra il giallo con J. Cage e quella sua particolare composizione del 1952? Quali erano le intenzioni del compositore? Il silenzio è un utopia?


Giovedì 5 settembre ore 18.00
Ruggero Maggi, Critici all’attacco - Buon Centenario GAC" 2014 (10 min)

con la collaborazione di Piero Cavellini e di Lillo Marciano
arciere: Oscar Ventura
Realizzata nel 2014 in occasione del centenario di Guglielmo Achille Cavellini (GAC), artista bresciano ideatore dell'autostoricizzazione, e qui riproposta, la performance è un contrattacco ai critici di cui GAC è stato bersaglio durante la sua vita.

Sergio Poggianella, Sciamani danzanti (15 min)
I tempi e le geografie delle pratiche sciamaniche s’incontrano nella centralità del corpo, del movimento, della presenza suggestiva dello sciamano. Al racconto video di diverse esperienze raccolte negli anni attraverso i viaggi di Sergio Poggianella, si unisce l’intervento di sciamani danzanti.

Lome, La danza di Fonio (20 min)
Sei danzatori conosciuti durante il festival Oriente Occidente danzeranno una leggenda Dogon secondo la quale l’Universo è stato creato da un segno, celebreranno Fonio, uno dei cereali più antichi utilizzati dagli esseri umani per la loro alimentazione coltivato in Africa dal 5000 a.C. 


Performance Dipinta
a cura di Francesca Piersanti, Lorenzo Menguzzato, Sergio Poggianella
Ostello di Rovereto - Via Scuole, 18
31 agosto - 11 settembre 2019
Ore 10 - 12 e  14 - 20
Inaugurazione sabato 31 agosto ore 18.00

Dipinti, fotografie e progetti, libri di Dangelo, Lome, Anna Boschi, Gudrun de Chirico, Jakob de Chirico, Gigi Zoppello, Osvaldo Maffei, Renato Sclaunich, Eugenio Lanfranco, Ruggero Maggi, Gerard Broutin, Giuseppe Desiato, Lamberto Pignotti, Jack Hirschman, Gabriele Picco, Roger Fritz, Luc Fierens, Kiddy Citny, Gianfranco Grisi, Tullio Mazzotti, Orazio Bacci, Orazio Gaetano, Giorgio Moiso, Alberto Casiraghy, Francesco Aprile, Ben Vautier, Luigi Bonotto, Heinrich Bunzel, Ampelio Zappalorto, Joseph Beuys, Sarenco, Giuseppe Chiari.


Con il patrocinio di
Oriente Occidente
Comune di Rovereto

Partnership:
Distetto Famiglia Vallagarina
Ostello di Rovereto – Il Faggio Soc. Coop
Aste Dolomia
Bosco dei Poeti
Associazione Santa Maria Incontra
Casa del Vino Vallagarina

Contatti
Lome Lorenzo Menguzzato
info@boscodeipoeti.it
+39 3492585007

domenica 4 agosto 2019

RETROSPETTIVA DI VINCENZO NUCCI A SCIACCA




RETROSPETTIVA DI  VINCENZO  NUCCI A SCIACCA





VINCENZO   NUCCI
"dipingere è un’esigenza dell’anima"



Alla “Casa Museo Scaglione” di Sciacca, dal 4 agosto al 30 settembre (con il patrocinio di: Regione Siciliana, Soprintendenza per i beni culturali e ambientali di Agrigento e Comune di Sciacca) si svolge la mostra “Nucci. Una retrospettiva, opere 1985-2015”. Essa segna, con decisione, la presenza di questo artista saccense, nato nel 1941 e scomparso nel 2015, come cantore di una atmosfera mediterranea perfusa di mito e di storia.

Curatori della mostra Tanino Bonifacio e Aldo Gerbino i quali mettono in evidenza i momenti creativi di tale fruttuoso percorso. Bonifacio sottolinea come “La luce dipinta da Nucci rischiari la bellezza che sosta nascosta fra le cose della nostra esistenza, tutte le sue opere sono il regno governato dalle sostanze della luce concepita anche come simbolo, luce come atto del divenire, il venire fuori dal buio, il venire alla luce della vita. Aldo Gerbino coglie, in Nucci, il valore di pigmenti rintracciabili “nell’obiettivo di tale cauta Retrospettiva, per poi spostarsi e ricollocarsi gradualmente, nel prosieguo dell’indagine, in quel fading inserito a piene mani dall’artista in ciò che è stata la sua più recente scrittura. Mutamenti, tra Nouvelle Figuration e il commosso guardare all’intensità dell’amico Piero Guccione”. Agli scritti dei curatori si affianca, in catalogo, il testo di Rita Ferlisi che riferisce della “bellezza dell’arte di Vincenzo Nucci”, “un dialogare con la pittura creando un universo diaristico capace di raccontare la vita attraverso l’anima delle cose”.

Il corredo critico è testimoniato, in sintesi, da interventi di Philippe Daverio, Valentina Di Miceli, Aldo Gerbino, Marco Goldin e Vittorio Sgarbi.
Aprono il catalogo gli interventi istituzionali di Michele Benfari, Soprintendente per i Beni Culturali e Ambientali di Agrigento, e di Francesca Valenti, Sindaco di Sciacca.




Giardino mediterraneo olio su tela cm 100 x cm 95 anno 2015




Ricordi di luce olio su tela cm 79 x cm 55 anno 2009




Paesaggio olio su tela cm 55 x cm 80 anno 2009









Dopo la mostra del 2015 al Teatro Samonà, a Sciacca,  ritornano  i grandi lavori di Enzo Nucci in una retrospettiva che comprende il periodo che va dal 1985 al 2015,  una grande stagione intima e poetica del paesaggio siciliano con le case patronali e l'aria della grande pittura in cui l'uomo quasi mai rappresentato come del resto anche il mare che vedeva ogni giorno dalla sua finestra dello studio, eppure presente nel silenzio assolato e solitario delle sue intime visioni. Mi diceva di amare il grande pittore francese impressionista Pierre Bonnard. Credo che bisogna partire proprio da qui per capire la grande lezione poetica di Enzo Nucci.  Nato a Sciacca nel 1941 e scomparso il 25 aprile di questo 2015, Nucci si è distinto nel panorama della pittura italiana contemporanea per una attenzione cromatica e stilistica peculiare, che ha portato i suoi paesaggi ad essere apprezzati, ricercati, esposti e collezionati fra gli intenditori di tutta Europa.    Sandro  Bongiani