mercoledì 29 aprile 2009

ABC /ARTE E BENI CULTURALI



La cultura in Italia


" Come mai siamo caduti così in basso "

Calano sensibilmente il numero dei visitatori in Italia, nei musei e nelle mostre organizzate nel 2008. Ulteriore allarme per la cultura del nostro paese. Tutto ciò risulta dal dossier dei dati presentato all’Auditorium dell’Ara Pacis dal manager dei Beni Culturali Mario Resca. La cultura è decisamente in crisi. Scorrendo la classifica del mondo si scopre - questa non era una novità - che gli Uffizi sono solo al ventitreesimo posto mentre il Louvre è in crescita con ben sette milioni di visitatori in più. La situazione negativa si evidenzia al sud, a Pompei come a Caserta ormai fanalini di coda di questo inquietante censimento. L’Italia, nonostante possieda un numero considerevole di opere d’arte, si trova a gestire questi beni in modo assai improvvisato diventando alla fine un peso per tutta la collettività. Non è vero che la cultura mondiale è in crisi. La Francia come l’Inghilterra o la Svizzera, per esempio, si ritrovano decisamente in attivo, con una richiesta considerevole di offerte e un uso appropriato dei fondi statali e dei finanziamenti privati . Di contro, noi ” abituati a mungere la cosa pubblica” mettiamo in scena solo piattaforme provvisorie non adeguate al considerevole patrimonio culturale. Alcuni mesi fa, ai primi veri segnali della crisi finanziaria, il ministro Sandro Bondi si era affrettato ad affidare questo settore al Superman Mario Resca, ex amministratore di Mc-Donald Italia al fine di tentare di valorizzare un po’ meglio il nostro patrimonio. Nonostante ciò, perdiamo ancora posizioni e richiesta culturale da parte del pubblico internazionale. Non si è capito ancora che per far cultura occorre creare alla base l’ accoglienza e l’organizzazione mirata delle offerte, evitando l’improvvisazione e le trovate poco professionali. In questa situazione delicata, nonostante ci si lamenti dell’insufficiente bagget statale, Mario Resca, come tutti i suoi predecessori, si lecca un gelato Mc-Donald da 80 centesimi e soprattutto le ferite di questo ulteriore in-successo tutto Made in Italy .

Lettera aperta al Ministro Sandro Bondi


IN ITALIA PERCHE’ DECLASSIAMO LA CULTURA?
Il mondo della cultura e dell’arte è in forte fermento con i forti tagli delle risorse italiane destinate alla cultura. Ormai la paura si è tramutata in incubo e panico generale. L’intero settore è ormai in ginocchio. Sono stati chiusi già più di 400 teatri e si taglieranno diversi film già in produzione e diversi musei potrebbero a breve chiudere definitivamente. L’Italia a differenza degli altri paesi europei ritiene la cultura una cosa inutile da tagliare perché non produce ricchezza apparente. Qualche tempo fa il ministro Bondi promise di defiscalizzare tutta l’arte prodotta in Italia, purtroppo sono rimaste parole al vento e praticamente lettera morta. Temo la povertà spirituale molto di più di quella economica. Mi chiedo: perché non si investe in cultura? La cultura se ben gestita produce la ricchezza, -non solo in senso economico- di un paese civile. Ci rimane soltanto la cultura bassa dei guardoni del Grande Fratello, i curiosi dell’Isola dei Famosi, i monotoni e appariscenti incontri da Maria De Filippi dove l’apparire è l’unica occasione per esserci e in quanto tale viene esibita senza alcun ritegno. Vincenzo Cerami, qualche giorno fa ha detto: “La cultura crea coesione sociale, incoraggia la creatività, combatte la solitudine”. Senza la cultura -credo- si soffoca l’invenzione e i sogni di ognuno di noi, rimane accesa solo la televisione nazional-popolare che condivide il “Gossip”, volutamente di bassa levatura culturale. Tutto ciò fa comodo al sistema Italia perché non ci fa pensare, dandoci in definitiva la dimensione stereotipata e omologata di ciò che siamo o potremmo ben presto diventare.

LA NOTIZIA DI OGGI

" la Fondazione Musei Civici di Venezia annulla per mancanza di fondi il progetto della mostra “Astrazioni”, in programma al Museo Correr, anello della trilogia Futurismo100 che - per la cura di Ester Coen – avrebbe dovuto celebrare compiutamente il lavoro di Giacomo Balla e costituire la nervatura centrale delle celebrazioni per il centenario del movimento".



Balla? No gratis !!!

Un’altra mostra che in questi tempi di vacche magre viene fortunatamente soppressa. Al dire il vero, non ho mai creduto che una miriade di mostre sparse per tutta la penisola potessero servire alla causa comune per rivalutare al meglio il movimento futurista italiano. Troppe mostre a macchia di leopardo, una per ogni parrocchia, scollegate e senza alcuna coordinazione generale di un progetto unitario comune, alla fine ha contribuito a devastare i pochi finanziamenti ancora disponibili e a ottenere il risultato opposto a quello immaginato. Anche la Biennale di Venezia oggi non è da meno, ci mostra nel nostro padiglione italiano- ancora una volta- come noi sappiamo far bene e con classe, in pieno 2009, le “pugnette futuriste di nuova generazione un pò italiane e un pò fasciste” . Con l “aut aut del canta che ti passa” imposto da Venezia, aimè, Futur Balla non può più ballare gratis; può solo girarsi rovinosamente nella tomba fino a farsi male.

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MUSEI, EDITORI E SPAZI PUBBLICI

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Lista general de museos
opere presenti :

Alte Pinakothek
Museo de Bellas Artes de Vitoria
Basílica de San Francisco de Asís
Museo de San Marcos
Casón del Buen Retiro
Museo del Prado
Centre Georges Pompidou
Museo e Gallerie Nazionali di Capodimonte
Colección Real del Castillo de Windsor
Museo Lazaro Galdiano
Colección de la Fundación Juan March
Museo Municipal de Bellas Artes de Santander
Galería de los Uffizi
Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía
Graphische Sammlung Albertina
Museo Pushkin de Bellas Artes de Moscú
Guggenheim
Museo Romántico
Instituto de Arte de Chicago
Museo Sorolla
Instituto Valenciano de Arte Moderno
Museo Thyssen-Bornemisza
Kunsthistorisches Museum
Museos Vaticanos
MOMA, The Museum of Modern Art
National Gallery of Art, Washington D.C.
Musée D’Orsay
Real Academia de Bellas Artes de San Fernando
Musée du Louvre
Real Monasterio de San Lorenzo de El Escorial
Museo de Arte Abstracto Español
Rijksmuseum
Museo de Arte Moderno de Barcelona
Rijksmuseum Vincent Van Gogh
Museo de Bellas Artes de Bilbao
Tate Gallery
Museo de Bellas Artes de Boston
The British Museum
Museo de Bellas Artes de Burdeos
The Hermitage Museum
Museo de Bellas Artes de Grenoble
The Metropolitan Museum of Art
Museo de Bellas Artes de Sevilla
The National Gallery, London
Museo de Bellas Artes de Valencia
The Whitney Museum of American Art
di Sandro Bongiani visita il blog


SEGNALIBRI Ophen Art / Nicolò D'Alessandro

ARCHIVIO OPHEN ART


NICOLO' D'ALESSANDRO









[casa studio gianbecchina]
Sambuca Di Sicilia (AG) - dal 2 agosto al 2 settembre 2009




CASA STUDIO GIANBECCHINA In occasione delle celebrazioni del centenario della nascita del maestro Gianbecchina sarà aperta al pubblico la casa-studio del pittore siciliano a Sambuca di Sicilia (c. da Adragna), dove si è inaugurata una mostra personale di Nicolò D’Alessandro.





I Lavori di Nicolò D'Alessandro presenti su Archivio Ophen di Salerno : SPAZIO OPHEN VIRTUAL CON/TEMPORANEO - DALLA PARTE DEL SEGNO

http://archivioophenvirtualart.blogspot.com/2008/11/cose-larchivio-ophen.html


INTERVISTA a Nicolò D'Alessandro


Il disegno quindi è un altro modo di "scrivere"?

"Certo. Ma il disegno è anche qualcosa in più. Ad esempio architettura, teatro e pittura sono tutte figlie del disegno. Il disegno è attuale proprio perché è eterno, visto che non ha mediazioni. Credo che l'esempio lampante sia nei disegni delle Grotte di Lascaux, realizzate 15.000 anni fa e che ancora oggi riusciamo a leggere e decifrare, mentre ai giorni nostri ci sono gli emoticon di internet che sono globali con i tratti universali: il cerchio, il punto, la linea e il quadrato. Oggi, a quasi 40 anni la mia esperienza mi dà la forza di affermare che il disegno è la nostra “salvezza”, in termini prepotentemente culturali".

"Ma oggi sono cambiati i processi di comunicazione e intere generazioni non hanno più gli strumenti perché ritengono che il passato non serva, che la storia non esista. Gli artisti di oggi sono diffidenti nei confronti delle passate generazioni. Agli artisti di oggi chiedo di non farsi prendere in giro dai falsi profeti, dai cattivi maestri, che partendo da un'ideologia forte, ritornano a un pensiero debole per fare i proprio interessi. Utilizzano il grande "vuoto" che c'è per costruire un "pieno" che non esiste. Gli artisti devono imparare ad andare dritto verso la metà e non a zig-zag. Devono andare fino all'obiettivo senza ascoltare i panegirici dei critici a pagamento. Purtroppo credo che le Accademie non diano gli strumenti giusti agli artisti, non insegnano agli artisti a scegliere e a rinunciare alle mostre e alle esperienze inutili".


"Sono assolutamente consapevole del fatto che intorno all'arte debbano girare dei soldi, perché l'arte entra nel processo economico. Ma non voglio un criterio mercantilistico dell'arte. In uno stato confusionale dell'Arte solo senza il "denaro" si può mettere ordine".













Chi è Nicolò D'Alessandro?

Nicolò D'Alessandro Autore de "La valle dell'apocalisse", metri 83,50 x 1,50, (il disegno più lungo del mondo), vive a Palermo. Ha tenuto un centinaio di personali, 200 collettive e pubblicato diversi libri.







Nicolò D’Alessandro nasce a Tripoli (Libia) da genitori siciliani nel 1944. Vive a Palermo. Partecipa alla vita artistica italiana dal 1961 esponendo per invito a numerose collettive nazionali ed internazionali in Italia e all’estero. Ha firmato scene e costumi di spettacoli teatrali. Collabora come direttore artistico per alcune case editrici. Svolge un’intensa attività grafica curando oltre cento libri con copertine e disegni, più di ottanta impaginazioni e numerosi manifesti. Si é sempre interessato parallelamente di ricerca estetica, contribuendo con scritti critici. Numerosi disegni sono stati pubblicati in riviste, giornali e libri in Italia e in molti altri paesi. Dal 1963 ha tenuto ottantacinque mostre personali e oltre centosettanta collettive su inviti di gallerie, enti ed istituzioni culturali, in Italia e all'estero, Si citano le più significative. Nel 1980, a Palermo, l’Opera Universitaria ospita “La Nave dei Folli” e nel 1981 l’Accademia BB. AA. della stessa città propone numerosi disegni ed acqueforti dal 1973 al 1980. Ampio consenso critico ed artistico suscitano le mostre personali di Bucarest (1981) e Budapest, Amsterdam (1982) ed ancora quelle di Belgrado, Zagabria (1983); New York (1985); Mosca (1988); Praga (1989); Presov, Novj Jicin, Radhostém, Plzen, Pisek, Humenné (1990); Brno, Kosice, Benejov u Pray, Bratislava (1991); New York (1992); Palermo (1996); Tichy, Olkutz, Madrid, Cracovia (1997), Rimini (1999), Palermo (2001). Piombino (2002), Catania, Cefalù (2003). Trapani, Varsavia (2005), Caltanissetta (2006).


E’ autore del disegno a china e china colorata: La Valle dell’Apocalisse (metri 83,50 x metri 1,50), iniziato il 6 novembre 1989 ed esposto in anteprima assoluta a Racalmuto (1991). L’opera definitiva é stata esposta in anteprima mondiale a New York (1992). E’ il disegno più lungo del mondo. Ha partecipato a circa centosessanta collettive. Vastissima la bibliografia. Molto é stato scritto sul suo lavoro in Italia e all’estero.


Tra le varie pubblicazioni: Una favola, edizione interdisciplinare di documentazione e di ricerca culturale, Palermo, 1973; Situazioni della pittura in Sicilia (1940-1970), Célèbes Editore, 1975; Frammenti di memoria praticabile, Ila Palma, 1982; Giocolieri, Ila Palma,1985; Imprecisioni ed appunti, Ila Palma, 1986; La Casa sulla collina, Cross-Cultural-Communications, New York,1988; Pensieri come virgole, Ila Palma,1989; Pittura in Sicilia (dal futurismo al postmoderno), La Ginestra, 1992; Favole ed altre favole, Edizioni dell’ Arrotino, 1993; La valle nelle memorie dei visitatori in La Valle dei Templi, Sellerio Editore, 1994; La Valle dell’Apocalisse (il disegno più lungo del mondo) Cross-Cultural-Communications, New York, 1995; Intervista in Oltre il Chador, Edizione Torre Archirafi, 1995; Emergenza cultura a Palermo, Nicola Bravo Editore, 1995; La Regina e le sue ancelle in Agrigento, Edizioni Ariete, 1995; La Valle dell’Apocalisse (racconto), Edizioni Mazzotta, 1996; Viva Palermo e Santa Rosalia in Raccontiamo Palermo, Nuova Ipsa Editore, 1996; Nel Cuore della Città Antica (La poetica di De Angelis), Edizioni DEA, Palermo 1997; Un incanto tra Sicilia e Africa in Isole Pelagie, Viaggio in Sicilia, Edizione Ariete, 1998; Intorno alle pratiche sparse di Francesco Carbone, Fiumare d’Arte, 1998; La Luce nel Nero (Tino Signorini) Edizioni TIESSE, Palermo 1998; Artisti siciliani nel secondo “900”(X° volume) in Storia della Sicilia, Editalia, 1999; Transiti (Lorenzo Guzzo), Palermo 2000; Affabulanti teche del silenzio e del dolore (Carmela Corsitto), Enna 2000; Innamorato di un’alga in Amori, 2001; Introduzione in Palermo (Michele Lessona), Coppola Editore, Trapani, 2001; Transiti tra casualità, rigore e lamiere rugginose (Totò Vitrano), Edizione Scirocco, 2002; Pattern senza direzioni (Matilde Trapassi), Elledizioni, Palermo, 2003;Bestiario marino (Patrizio di Sciullo), Edizioni Mazzotta, 2004; Artisti Contemporanei, Cefalù, 2004; Tra etica ed estetica, (Percorsi Etici di Giuseppina Radice) Edizioni Mazzotta, Catania, 2005; Sculture e disegni, (Edo Janich), Art Gallery Seledi, Palermo, 2005; Il gioco delle apparenze (Laura Arancio), Palermo, 2005; Dal disegno alla pittura (Antonio Cutino), Palermo 2005; Esplorazione di un percorso tematico (Gaetano Lo Manto), Palermo 2005; Dall'equivoco dell'informale ai racconti frattali (Nino Parlagreco), Bagheria 2005; Omaggio alla Pop Art in Bart Man (Bartolomeo Manno), Palermo, 2006; Emigrazione, un dramma antico (Giuseppe Agozzino) 2006;Passeggiata nei territori immaginativi (Gabriella Patti) 2006.




consulta:











Il fatto: Oltre 6000 opere distrutte nell'incendio del 30 gennaio del 2008 a Palermo




Nicolo' D' Alessandro e la memoria distrutta

Repubblica — 30 gennaio 2008 pagina 1 sezione: PALERMO







Palermo, incendio del 27.01.2008





Nelle pareti della casa incendiata del pittore-incisore Nicolò D' Alessandro, sono rimasti solo gli aloni dei quadri divorati dalle fiamme. Ora tutto è cenere. Il fuoco ha cancellato almeno seimila pezzi fatti dall'artista, in gran parte incisioni e disegni, quattrocento oli e centocinquanta copertine di libri che aveva creato, senza contare le sue collezioni. «Si sono bruciati i centodieci disegni sui mostri di Villa Palagonia a Bagheria, cento disegni ispirati alla Torre di Babele esposti questa estate a Varsavia. D' Alessandro, nato a Tripoli 63 anni fa, ha al suo attivo 89 mostre personali in tutto il mondo - Russia e America inclusi - e centinaia di collettive. Collezionista incallito, la sua casa era un museo sontuoso. Stampe antiche, incisioni del Seicento e del Settecento, duemila cataloghi di mostre, molti dei quali rari, epistolari, ritagli di giornali sul suo mezzo secolo di attività. «Mi sento cancellato», dice. E rimpiange anche le centinaia di lettere degli amici artisti. «Avevo una bella corrispondenza con Guttuso, col poeta futurista Giacomo Giardina, col critico mecenate Francesco Carbone fondatore di Godranopoli. E con tanti altri». Si duole anche per i tanti libri preziosi, antichi di tre secoli. «Mi viene da piangere se penso che avevo libri con dedica agli amici del tempo dei grandi autori. Uno era stato firmato da Luigi Pirandello. Ora non ho più nulla da donare.


Peccato. Purtroppo i tempi della politica sono biblici. E mentre loro perdono tempo, il tempo si ingoia tutto. In una realtà diversa, i miei disegni sarebbero stati al riparo. Da anni. Ora mi chiamano tutti, politici, sindacalisti, sindaci. Mi dicono che debbo farmi forza che le mie opere sono importanti, che sono un patrimonio per la Sicilia e non solo. E se ne accorgono solo adesso che artisticamente sono morto?».

La sua opera più famosa, che si è salvata assieme a duecento disegni perché si trovava in un altro luogo, appunto quella "Valle dell' Apocalisse" passata alla storia dell' arte e del costume come «il disegno più lungo del mondo», che l' artista ha realizzato in tre anni di incessante lavoro, dal 1989 al 1992. Lungo 83,50 metri, alto un metro e mezzo, racconta la disperazione in un mondo che ha perso la sua umanità. Una sorta di bestiario medievale, con animali dalle inquietanti sembianze, e uomini di oggi abbrutiti dai disvalori e dal dio denaro. A rivedere i disegni nel catalogo pubblicato nelle edizioni Guida (la mostra venne organizzata a Palazzo Asmundo nel 1996)

estratto da un articolo di Tano Gullo





articolo del 30.01 2008 pubblicato da "la Repubblica"
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/01/30/alessandro-la-memoria-distrutta-dal-fuoco.html




L’intervista : DISEGNO PER RACCONTARE IL MONDO
http://www.tribenet.it/print.php?id=6054






Stanze di Luce: Recupero dei disegni del pittore Nicolò D'Alessandro
Da diversi giorni la soc. coop, "Stanze di Luce" ha iniziato il lavoro di recupero di quanto le fiamme hanno risparmiato nel terribile incendio dello studio-abitazione del pittore Nicolò D'Alessandro.Quaranta anni di attività tra disegni a china, a matita, incisioni, libri, documenti e la stessa collezione privata del Maestro, comprendente opere di Janich, Guttuso, Caruso, Zancanaro, Treccani.




ABC/ LE VISITE VIRTUALI








Alphabeti Srl, Via Sebenico, 14 - 20124 Milano.
Tel. 02 608 30 196.
email info@alphamuse.it.



ALPHAMUSE: Le Gallerie Virtuali del futuro

Il Museo o la mostra che non c'è


Le gallerie virtuali sono una realtà ormai già consolidata. “Alphamuse” è una raccolta di gallerie completamente virtuali, il luogo dove i miti dell’arte rivivono presentando al mondo l’immenso patrimonio artistico appartenuto alla nostra civiltà. Le Muse, ancora oggi, sono il punto di partenza e di arrivo della nuova cultura tecnologica e il web, in particolar modo, diventa lo spazio espositivo “senza tempo”. L’esigenza di creare questo spazio accessibile a tutti scaturisce dalla volontà di dare opportunità al pubblico di scoprire tutte le realtà dell’arte. Il sito è costruito interamente con la tecnologia I’MVR® (Interactive Multimedia Virtual Reality), che permette di “navigare” nell’arte a 360° e visualizzare contenuti di approfondimento.


Alphamuse presenta diverse gallerie dove trovano spazio i musei, le città d'arte, le mostre e i siti archeologici: Calipso, Museo, Polis, Arte Sacra, Virtual Expò e Iride aspettano il cyber visitatore che grazie al format I'MVR® potrà esplorare in maniera interattiva ambienti e piazze, scoprendo tesori famosi e meno noti.



VISITA:





- COS’E’ MUSEO?
Museo è la sezione creata per approfondire la conoscenza dei Musei

/http://www.alphamuse.it/museo.php





- COS’E’ ARTE SACRA?
In Arte Sacra chiese e basiliche sono tutte da scoprire attraverso una nuova modalità creativa per promuoverne la bellezza e l’unicità.
http://www.alphamuse.it/arte_sacra.php





- COS’E’ POLIS?
Con Polis le città d’arte sono a 360° per dare la possibilità a tutti di passeggiare, stando seduti a casa, nelle più belle piazze d’Italia, anche quelle meno conosciute. Il visitatore che entra in contatto con la città attraverso lo schermo è potenzialmente il turista che visiterà quello stesso territorio portando, in questo modo, benefici economici a tutta la comunità.
http://www.alphamuse.it/polis.php







Ambrosiana Virtuale e segreta

Quasi una Biblioteca/Galleria da sfogliare



Indirizzo Piazza Pio XI 2, 20123, Milano,
Telefono 02/806921
Sito http://www.ambrosiana.eu/



Per la Pinacoteca e Biblioteca Ambrosiana di Milano, nella sezione "Museo, è stato realizzato il progetto "Ambrosiana Virtuale e Segreta", in occasione dei 400 anni dalla fondazione di questa istituzione .

Tutti questi progetti multimediali vengono realizzati grazie alla realtà fotografica iterattiva (I'MVR® - Interactive Multimedia Virtual Reality), un framework ideato da Alphabeti.



consulta:

Sala 2 - Le magie del bello
-Sono presenti 13 opere


La sala 2 ospita dipinti italiani, in massima parte rinascimentali, non facenti parte della donazione del cardinale Federico Borromeo del 1618, ma pervenuti all'Ambrosiana con successivi lasciti. Oltre al noto Musico di Leonardo, questa sala della Pinacoteca conserva importanti opere fiorentine e venete, come la Madonna del Padiglione di Sandro Botticelli.
Nell'allestimento museale attuale si possono ammirare, oltre a quelle già citate, opere di Bergognone (Milano? 1453 - 1523), Vivarini (Murano 1430 - 1491 circa), Zenale (Treviglio circa 1450 - Milano 1526), Cima da Conegliano (Conegliano circa 1459/60 - circa 1517/18), Pinturicchio (Bernardino di Betto, Perugia circa 1454 - Siena 1513), solo per citare i nomi più noti.

Con l'allestimento virtuale si sono voluti riunire nella sala 2 altri capolavori significativi custoditi dalla Pinacoteca Ambrosiana. Per la nuova esposizione virtuale è stata scelta proprio la sala 2: intorno al Musico di Leonardo, considerata tra le opere più rappresentative dell'Ambrosiana, sono disposti capolavori di Caravaggio, Brueghel, Luini, Tiziano, Giorgione e Bramantino, esibiti in altre sale. Rispetto alla disposizione originale, il nuovo allestimento conserva un'opera di Bergognone, Botticelli e Pinturicchio.


Sala 5 - L'eternità del gesto (La Scuola di Atene)
-E’ presente solo un’opera di Raffaello Sanzio

Il grande cartone preparatorio per La Scuola di Atene, affrescata da Raffaello nelle Stanze Vaticane nel 1510, aveva suscitato l'interesse di Federico Borromeo già nel 1610, ma venne definitivamente ceduto dalla vedova del proprietario, Fabio Borromeo Visconti, solo nel 1626 per una somma di seicento lire imperiali. Peraltro, già nel 1625, il grande disegno è descritto nel Musaeum. Si tratta dell'unico grande cartone rinascimentale pervenutoci quasi integro.
Rispetto al dipinto manca l'architettura classica che accoglie e sovrasta il consesso dei filosofi e la figura di Eraclito, aggiunta da Raffaello ad affresco ormai concluso, usando le sembianze di Michelangelo. Per il resto il cartone comunica il grande equilibrio compositivo e la chiarezza di contenuto che Raffaello voleva raggiungere in questo trionfo della saggezza antica, radunata attorno alle figure cardine di Platone e Aristotele.



Sala Luini (Cristo incoronato di Spine di Bernardino Luini)
-E’ presente solo un’opera di Bernardino Luini

L'affresco, commissionato dal luogo pio, presieduto dal mercante Bernardino Ghilio, venne eseguito da Bernardino Luini e da "un suo gioveno" tra il 12 Ottobre e il 22 Marzo 1522; il primo avrebbe lavorato 38 giorni e il secondo altri 11.
Il dipinto, scandito in tre parti da un'articolata struttura architettonica che crea una sorta di loggiato, presenta al centro la regalità di Cristo incoronato di spine (CAPUT REGIS GLORIAE SPINIS CORONATUR), mentre ai lati sono inginocchiati in adorazione i confratelli di Santa Corona. La Regola della confraternita stabiliva infatti che ogni mattina fosse adorata in ginocchio la corona di spine di Cristo.
Oltre che nel naturalismo dello sfondo, peculiari componenti leonardesche di quest'opera sono rintracciabili nelle smorfie e nelle caricature dei volti degli aguzzini.



Sala della Rosa (Sala della Rosa - La Rosa delle rarità)
-Sono presenti 17 manoscritti rari

Fino agli inizi dell'Ottocento sull'attuale piazza Pio XI, ove oggi vi è l'ingresso della Biblioteca Ambrosiana, si affacciava la quattrocentesca chiesa domenicana di Santa Maria della Rosa. Questa nel 1831 venne demolita per ampliare il complesso architettonico dell'Ambrosiana. Dell'antica chiesa non rimase più nulla, se non alcuni affreschi ora conservati nella sala 22 della pinacoteca. Rimase però il toponimo, perché una delle sale della biblioteca realizzata dove prima sorgeva la chiesa venne per l'appunto chiamata "Sala della Rosa".
La sala è uno dei luoghi più suggestivi dell'Ambrosiana, perché in essa è stata riallestita quello che resta dell'antica e originaria scaffalatura lignea del Seicento. In tale sala si conservano numerosi libri antichi, preziose stampe e pregiate collezioni, nonché i primi libri cinesi giunti in Europa all'epoca del cardinal Federico Borromeo.


Inoltre, su commissione della Galleria dell'Accademia di Firenze, è stato realizzato un CD ROM con tutta la visita virtuale della Galleria in vendita al bookshop e di cui si può vederne una piccola parte in questo sito.


Navigazione Virtuale su:

http://www.ambrosiana.it/virtuale/




mercoledì 1 aprile 2009

ARTISTA ARCHIVIO OPHEN ART/ Gabriele Jardini





ARCHIVE OPHEN - ART EXHIBITIONS - CONTEMPORARY ART E MAIL ART



UN ARTISTA DELL'ARCHIVIO OPHEN ART


Gabriele Jardini , Uomo, sabbia luglio 2003 Sardegna (CA)




PERSONALE

DI

GABRIELE JARDINI

A VARESE




Muro di neve tra due betulle, bastoni appuntiti di varie dimensioni inverno 2004 Prealpi Svizzere (CH)


“Per presentare “Buchi nella neve” l’opera che Gabriele Jardini espone nello spazio di Clip, non si può che partire dalle sue stesse parole che raccontano il processo del suo lavoro e la pratica “tribale” attuata per la realizzazione di questa scultura/fotografia (“Tra due tronchi di Betulla pendula ho costruito un muro di neve che il gelo della notte ha indurito. La mattina seguente, per la foratura della parete ghiacciata, sono andato alla ricerca di grossi rami secchi di varie dimensioni che ho appuntito e scaldato gli apici sul fuoco”). La scultura originale, realizzata con materiali deperibili sulle prealpi svizzere nel Dicembre del 2000, è presentata qui come immagine fotografica, medium che Gabriele Jardini predilige e sceglie per tradurre e proiettare nel futuro le sue effimere e deperibili installazioni. Jardini è un artista che s’immerge nella natura con lo sguardo indagatore dello scienziato e quello immaginifico del poeta. La sua docile erranza gli permette di considerare il territorio come una palestra per la fantasia e l’immaginazione, e di intervenire nei luoghi della natura organizzando in una dialettica quasi osmotica, spazi, forme e colori. E questo, pensando anche alla storia dell’arte contemporanea, con cui relazionarsi discretamente, come in questo caso, Buchi nella neve, dove ritroviamo un sotteso omaggio ai buchi di Lucio Fontana rimodellati poeticamente sul mondo reale. In fondo è un artista che sa cogliere le piccole cose: lascia scorrere, lavora sul tempo, si adatta, seleziona, riporta,pratica l’attesa e poi, porta la natura dentro ad una stanza. “







Gabriele Jardini: Dall'altra parte dell'ombra

Testo
di Sandro Bongiani


In poco tempo l’uomo è riuscito a trasformare l’ambiente in cui vive a ritmi sempre più accelerati. La distruzione delle foreste tropicali, la desertificazione,il buco dell’ozono, le piogge acide minacciano inevitabilmente la delicata struttura e il precario equilibrio, ormai la sfida ambientale coincide con la nostra stessa esistenza, a meno che non venga riscoperto e propiziato uno spirito umanistico con un sentimento morale nei confronti della natura quasi dimenticata e delle sue straordinarie possibilità. Purtroppo, la natura è stata sostituita integralmente dalla cultura, la realtà da una catasta di logori relitti tecnologici. La perdita della “totalità” ha reso il rapporto tra l’uomo e la natura assai problematico. Di sicuro, dopo il Romanticismo, il percorso dell’arte ha conosciuto una intensa accelerazione che ha bruciato rapidamente il confronto con la natura, nel fuoco di una esigenza progressiva a valersi della più assoluta libertà espressiva. Una cultura, quindi, che nasce essenzialmente dalla “scissione” e dall’armonia perduta e si esprime in un’arte “dissonante” e lontana dall’equilibrio. L’uomo contemporaneo con la tragica consapevolezza dell’esilio dalla natura e la nostalgia dell’equilibrio perduto non riesce più a essere “sentimentale”. Nel 1978, con il Manifesto del Rio Negro, Pierre Restany sentiva la necessità di chiedersi: “Quale tipo di arte, quale sistema di linguaggio può suscitare un simile ambiente? Di certo un naturalismo di tipo essenzialista che si oppone al realismo della tradizione realista. Il naturalismo implica la più grande disponibilità dell’artista e la più grande apertura snaturando il meno possibile. In fondo nello spazio-tempo della vita di un uomo, la natura è la sua misura, la sua coscienza, la sua sensibilità”. Oggi si sente il bisogno urgente di un rapporto più intenso con la natura. Monet, a differenza di tutti gli altri, aveva capito che la pittura non era solo pura percezione della natura, ma anche sensibilità e partecipazione. Solo in questi ultimi anni si nota il tentativo da parte di alcuni giovani artisti di instaurare un “rapporto nuovo” con il mondo naturale, forse per tentare di ristabilire qualche equilibrio irreparabilmente infranto o per recuperare zone di immaginario perduto. Uno di questi giovani artisti è Gabriele Jardini. L’artista, per creare ha bisogno di varcare la soglia che lo divide con la natura e ritrovarsi immerso totalmente in essa. L’artista lombardo non desidera utilizzare solo gli occhi, ma tutti i sensi, il suo stesso corpo. Jardini ha compreso che la natura, per essere veramente capita ha bisogno della partecipazione attiva e quindi il coinvolgimento e lo sprofondamento dei sensi. Entrare nella natura significa attivare un dialogo utilizzando tutte le abilità e le strategie possibili. L’artista, totalmente immerso in quella “simbiosi” di natura e sensibilità, studia l’armonia che governa la natura, in attesa di qualche suggestione, che prontamente utilizza. La realtà dell’immagine che ne viene fuori coincide perfettamente con la realtà della natura; una natura profonda, delicata, musicale, sospesa nella sottile vertigine dell’evento. Jardini non vuole più vivere dentro il vuoto della cultura della nostra società, desidera autocollocarsi in posizione critica interrogandosi sulla propria funzione d’artista e sulla necessità espressiva di utilizzare una coscienza planetaria capace di svelare le straordinarie possibilità che la natura ancora ci offre. Ormai il suo laboratorio di ricerca è la natura; quando l’artista s’insinua tra i boschi di Gerenzano o della vicina Svizzera, il suo corpo incomincia a vibrare, a tendersi, diventa egli stesso foglia, ramo, rugiada. Dentro il suo “laboratorio verde”, in rapporto al luogo, trova sempre gli stimoli adatti e le suggestioni per definire i suoi “concetti d natura”. Sono convinto che Jardini non può più fare a meno della natura, non può immaginare l’opera prima nel mondo poetico e poi nel mondo fisico; sono due cose che deve relazionare nel momento stesso ch’è a contatto diretto con il paesaggio, in stretta sintesi tra natura e creatività. Certamente, ha bisogno di sentirsi addosso gli umori della natura, l’odore della terra, i ritmi naturali. Dentro il bosco, dal contatto tra la mano, la mente e gli elementi della natura, nasce un dialogo solitario, che spinge l’artista a inconsueti gesti, come per esempio assemblare le foglie tra loro, intrecciare i rami o incollare le parti di un corpo vegetale utilizzando le spine di robinia che trova facilmente in natura. Dall’osservazione attenta dei fenomeni naturali fa nascere misteriosi segnali poetici, variazioni ritmiche cariche di silenzio che vengono disseminati nello spazio del reale. Jardini ha la capacità insolita di “sintetizzare” gli svariati elementi che trova in natura, creando installazioni molto precarie, quasi sempre soggette a distruzione; a volte basta un piccolo gesto della mano o persino un soffio leggero per rompere l’incantesimo e spegnere la poesia. Per lui è fondamentale “imitare” i processi che avvengono in natura, studiare la caduta, la concentrazione e il diradamento delle foglie; la “mimesi” diventa prerogativa essenziale per dialogare con la natura. Dall’osservazione dei meccanismi che interagiscono in natura, dall’integrazione degli elementi naturali “raccolti”, nascono le suggestioni che spingono l’artista a realizzare determinati “gesti poetici”, per esempio: dal ritrovamento di alcune pigne è nata la necessità di farle roteare sulla sabbia allo scopo di riattivare una vasta zona di superficie naturale, ottenendo impronte abbastanza precarie, la scoperta di una grande ragnatela ha persino suggerito all’artista l’innesto di una serie di fiori secchi attorno alla sua circonferenza, seguendo un ordine e un ritmo tutto musicale, per divenire una sorta di corona sospesa nel vuoto. Il lavoro di Jardini, per vivere ha bisogno di ritrovare la sospensione dell’evento, “l’altra parte dell’ombra” ovvero la parte oscura e misteriosa del reale. I suoi eventi sono, in definitiva, apparizioni di tipo visionario che vogliono creare il sortilegio e condividere l’urgente bisogno di un rapporto immediato con la natura. La capacità di voler comprendere, sentire e intervenire, sono le uniche possibilità che l’uomo contemporaneo ha ormai a disposizione per risolvere i suoi problemi; questo è quello che Jardini tenta di rivelarci. Sandro Bongiani




Chi è Gabriele Jardini?


Gabriele Jardini nasce nel 1956 a Gerenzano, si diploma al Conservatorio di Brescia in Direzione di Coro e Canto Corale. La sua attività artistica inizia nel 1981 e dal 1985 lavora direttamente nell’ambiente naturale interagendo con il luogo ed i suoi materiali, spesso creando scultura effimere e caduche per poi fotografarle, unico documento che testimoni la loro breve esistenza. Dal ‘90 al ‘97 frequenta Enrico Baj. Nel 1995 fonda il Movimento Anaconcettuale. Nel 1994 e nel 2004 partecipa ad Arte Sella, la prestigiosa Biennale Internazionale di Arte nella Natura in provincia di Trento curata da Vittorio Fagone. Tiene personali al Museo di Scienze Naturali di Trento, alla Galleria Cavellini-Cilena di Milano, al Museo Ken Damy di Brescia, Photology a Milano, Artelife a Venezia e in numerose altre sedi espositive. E' presente poi ad Architettura e Natura, alla Mole Antonelliana a Torino, nei Musei di Scienze Naturali di Vienna e Berlino, all’Accademia Carrara di Bergamo, al Museo d’Arte Moderna Pagani a Castellana, all’Arengo del Broletto di Novara, alla Galleria D’Ascanio di Roma. Nel 2002 è tra i vincitori del Premio Biennale d’arte Donato Frisia, alla sua III° edizione. Nel 2007 è stato prodotto il portfolio “Ecosculture 1992-2007”: una raccolta di sue immagini per le edizioni del Museo Ken Damy.

domenica 29 marzo 2009

COLLEZIONE VIRTUALE / ARCHIVIO OPHEN DI SALERNO


Il Mercato dell'Arte Contemporanea e la Recessione Planetaria


L'Arte Contemporanea è ancora un bene rifugio?
-Quali sono oggi i dati che abbiamo del mercato dell’arte in Italia-


Le analisi degli andamenti dei mercati finanziari ed immobiliari in Italia nell'ultimo anno sono indice di una caduta libera assai complessa vista la situazione difficile a livello planetario. La crisi mondiale, purtroppo, non risparmia i paesi ricchi, l’intera Europa e neanche il nostro precario paese, Nell'ultimo anno l'indice Mib ha riportato una pesante perdita stimata in circa il 55%, mentre il valore degli immobili in Italia è sceso in media di circa il 10%. Ciò ha indotto gli investitore e risparmiatori di un certo livello a valutare meglio come impiegare il proprio denaro, come abbiamo ripetuto più volte in queste pagine. L'indice medio dei valori dell'Arte Contemporanea nei mercati italiani, ricavato dai risultati delle principali case d'asta, indica nell'ultimo anno, purtroppo, una flessione del 6% circa. L'Arte Contemporanea si acquista essenzialmente per soddisfare il piacere di possedere un pezzo interessante e per noi importante dal punto di vista culturale ed estetico, tuttavia, occorre convincersi che la vera e autentica opera d’arte , da sempre, ha una buona tenuta e una sicura competitività rispetto ai più classici settori d'investimento.


COLLEZIONE VIRTUALE:

LE OPERE D’ARTE CONTEMPORANEA SCELTE DALL’ARCHIVIO OPHEN DI SALERNO

curata da Sandro Bongiani

Che cos'è la Collezione Virtuale dei Desideri e come si utilizza?

la Collezione Virtuale dei Desideri, tiene a memoria le opere che abbiamo scelto, monitorando la variazione delle quotazioni nel tempo di un gruppo di artisti di varie correnti artistiche con opere prodotte dal dal 1950 al 2006. La Collezione Virtuale dei Desideri è un modo per costruire la propria collezione virtuale. Vi sono inserite tutte le opere di proprio gradimento, selezionandole fra quelle in commercio consentendo di tenere monitorato nel tempo il valore della collezione. Infatti, nel momento in cui viene inserita un'opera, il sistema ne memorizza istantaneamente il valore e lo fissa; questo valore verrà poi continuamente confrontato con la quotazione corrente dell'opera che, nel tempo, può subire variazioni al rialzo o al ribasso. Nella Collezione Virtuale dei Desideri si potrà quindi monitorare istantaneamente qual è la tendenza delle quotazioni, visualizzandole per ogni singola opera, per singolo artista o per l'intera collezione, in modo che la Collezione possa diventare uno strumento vivo ed utile, per i collezionisti, per gli appassionati e per gli operatori del settore.

La nostra collezione può essere spedita via e-mail a chi ne fa richiesta per condividere o criticare le scelte fatte dallo staff dell'Archivio Ophen di Salerno.


Attualmente vi sono 6 Pagine con 59 Opere virtuali facenti parte della collezione Virtuale dell’Archivio Ophen di Salerno.

(31 Marzo 2009)

con un Totale: Quotazioni delle opere all'inserimento: € 975.502.00

Variazione: 18 maggio 2009

Totale Quotazioni delle opere : € 975.502,00

Totale Quotazioni attuali: € 965.002,00

Totale Variazione: -€ 10.500,00 -1%

Causa crisi del mercato

la perdita attuale è dell'1% del totale investito.

Prossima quotazione delle opere:

Totale Variazione:

Prossima Variazione:

VISITA LA MIA COLLEZIONE VIRTUALE DEI DESIDERI:

http://www.artantide.com/utenti_WishlistPubblica?codiceWishlist=sBKcH5r0xaOBTcui



http://ARCHIVIOOPHENVIRTUALART.blogspot.com/


Museo D'Arte VIRTUALE

(GLI ARTISTI SCELTI E LE OPERE SONO STATE SELEZIONATE CONSULTANDO IL "Museo D'ARTE VIRTUALE").


Arte Povera
Pierpaolo Calzolari
Piero Gilardi
Jannis Kounellis
Giuseppe Penone
Michelangelo Pistoletto
Fabrizio Plessi
Gilberto Zorio
Astrattismo
Remo Bianco
Gastone Biggi
Giuseppe Capogrossi
Arturo Carmassi
Bruno Ceccobelli
Hsiao Chin
Marco Cingolani
Antonio Corpora
Roberto Crippa
Dadamaino
Sonia Delaunay
Jorge Eielson
Luis Feito
Marco Gradi
Paul Jenkins
Riccardo Licata
Philippe Morisson
Mario Nigro
Emilio Scanavino
Gerard Schneider
Shozo Shimamoto
Giuseppe Spagnulo
Tancredi
Wladimiro Tulli
Emilio Vedova
Astrattismo - Forma 1
Carla Accardi
Piero Dorazio
Giulio Turcato
Astrattismo - Gruppo Cobra
Karel Appel
Astrattismo geometrico
Edoardo Jonquieres
Bruno Munari
Achille Perilli
Luigi Veronesi
Body Art
Hermann Nitsch
Vettor Pisani
Cinetismo
Gianni Colombo
Hugo Demarco
Horacio Garcia Rossi
Julio Le Parc
Concettuale
Nobuyoshi Araki
Stefano Arienti
Bernard Aubertin
Alighiero Boetti
Guglielmo Achille Cavellini
Gino de Dominicis
Emilio Isgrò
Luigi Mainolfi
Umberto Mariani
Aldo Mondino
Nunzio
Claudio Parmiggiani
Giuseppe Uncini
Figurativo
Gianni Bertini
Omar Galliani
Mimmo Germanà
Mark Kostabi
Salvo
Fluxus
Joseph Beuys
Giuseppe Chiari
Graffitismo
Keith Haring
Paul Kostabi
LA2 (Angel Ortiz)
Gruppo Gutai
Yasuo Sumi
Informale
Afro
Gianni Dova
Bengt Lindström
Mattia Moreni
Andrea Raccagni
Piero Ruggeri
Mark Tobey
Land Art
Dennis Oppenheim
Minimalismo
Rodolfo Aricò
Eros Bonamini
Arthur Kostner
Nouveau Réalisme
Arman
Mimmo Rotella
Daniel Spoerri
Jacques Villeglè
Optical Art
Getulio Alviani
Alberto Biasi
Franco Costalonga
Ennio Finzi
Victor Vasarely
Pittura analitica
Giorgio Griffa
Carmengloria Morales
Claudio Olivieri
Pino Pinelli
Valentino Vago
Poesia Visiva
Jiri Kolar
Pop Art
Valerio Adami
Franco Angeli
Lucio Del Pezzo
Tano Festa
Marco Lodola
Renato Mambor
Ugo Nespolo
Concetto Pozzati
Robert Rauschenberg
Mario Schifano
Emilio Tadini
Spazialismo
Agostino Bonalumi
Beppe Bonetti
Lucio Fontana
Paolo Scheggi
Turi Simeti
Surrealismo
Sergio Dangelo
Man Ray
Transavanguardia
Sandro Chia
Mimmo Paladino

Fonte: LA MIA COLLEZIONE DEI DESIDERI
http://www.artantide.com/

sabato 7 marzo 2009

A R C H I V I O O P H E N / ARTE E FOLLIA

A R T / L I T T E R A M



ARTE e FOLLIA




In occasione del trentesimo anniversario della legge Basaglia (Legge 180/78), il PD di Limbiate si fa promotore di un ciclo di iniziative culturali rivolte a suscitare attenzione verso un tema, quello della pazzia, centrale nella cultura contemporanea e soprattutto nella storia di Limbiate, sede di uno dei più grandi manicomi italiani, quello di Mombello. Una mostra di Mail Art è sicuramente un modo altro, forse poco convenzionale, di stimolare pensieri, dibattiti, emozioni sull’argomento, ma è proprio questa non convenzionalità l’elemento propulsore di riflessioni possibili. La stessa storia della Mail art, la sua ragion d’essere, i suoi meccanismi, le sue sperimentazioni tecnico-linguistiche e la sua ironia fuori dagli schemi possono addirittura suggerire punti di tangenza con il mondo della follia.
La Mail art (arte postale) è infatti una forma d’arte border line, marginale, estranea al sistema dell’arte, ma proprio per questo è più libera, autentica e foriera di arguzie intellettuali e di audaci soluzioni creative. Le opere di piccolo formato, soprattutto cartoline, francobolli, buste, lettere viaggiano per posta, sfidando ogni tipo di imprevisto, anzi, il caso, l’accidente, il disguido sono un valore aggiunto per l’opera, perché contribuiscono ad arricchirla e modificarla in modi del tutto non razionali e non calcolati. Già alcuni futuristi come Balla, Depero e Cangiullo, intuendo la portata creativa di questa leggera e semplice forma d’arte, si scambiavano idee, progetti o sperimentavano ogni tipo di produzione artistica avvalendosi di lettere, cartoline, telegrammi. La consapevolezza di creare un movimento artistico che scorre e si muove al di sotto dell’arte ufficiale, nasce però dall’esperienza anti-istituzionale del dadaismo duchampiano e di Fluxus, quando, nel 1962, l’artista americano Ray Johnson fonda la New York Correspondance School of Arts, una vera e propria rete di artisti che collaborano dando vita a processi in progress frutto di un’espressione collettiva.
In Italia la Mail Art inizia diffondersi a partire dagli anni Settanta, nel clima dei grandi cambiamenti sociali di critica antiborghese, in cui anche l’arte viene messa in discussione. Vicina all’arte concettuale nella volontà di arrivare ad una ridefinizione dell’arte, la Mail art se ne discosta rinunciando all’introversione e alla freddezza, ma proponendo una risposta sociale-relazionale e operativa: l’arte deve essere svincolata dal mercato, dalle gallerie ufficiali, dalla grande committenza e recuperare un gesto creativo che sia libero e generatore di un messaggio vero. Rispetto invece all’arte di contenuto politico sociale di quegli anni, si discosta da tematiche didascaliche e propagandistiche preferendo una forma leggera, fresca, innovativa a livello tecnico e linguistico, spesso ludica e irriverente, ma di grande forza eversiva.
La dimensione privata della corrispondenza diventa un movimento di scambio collettivo di idee che circolano, viaggiano, si muovono e smuovono pensiero. Pluralità e democrazia sono altre fondamentali caratteristiche: tutti, volendo, possono fare Mail art, non esiste il capolavoro; le opere sono costituite da elementi quotidiani, ma assemblati lasciando libero spazio alle idee più geniali senza aver la paura di incappare in giudizi o censure. Nelle esposizioni di Mail art non c’è una selezione, ma le opere di tutti gli artisti invitati sono esposte, perché ciascuna contiene un messaggio diverso ed è specchio della complessità del reale. Il meccanismo di azione è quello della catena ad invito, spesso legato ad un tema preciso.
Nel caso di questa mostra l’artista Giuseppe Denti ha invitato alcuni artisti a lavorare in modo libero sul rapporto arte e follia, indicando solo la misura del formato su cui intervenire (foglio formato A4). Se da un punto di vista tematico gli autori mettono al centro della loro riflessione l’uomo, nella sua solitudine, sofferenza e diversità, i lavori rivelano varietà nelle tecniche e nei linguaggi usati, da quelli più tradizionali a quelli più sperimentali rivolti ad una contaminazione intermediale. Tali opere possono essere suddivise in tre categorie: quelle connesse allo spirito e all’ironia della Mail Art, quelle realizzate con tecniche più tradizionali quali la pittura, il disegno e la scultura ed infine quei lavori che rientrano nell’ambito della più contemporanea Digital art.
La creatività più libera della Mail Art, in linea con certe ricerche verbovisuali, si esprime attraverso la combinazione inconsueta, il più delle volte a collage, di immagini, parole, disegni, numeri, timbri… che invita ad una lettura attenta dei molteplici segni che disvelano autonomamente e in relazione agli altri, una infinita e sottesa trama di significati.
In alcuni casi le parole unite al collage sono un messaggio breve quasi pubblicitario, un monito come nel caso di Morandi: “esci dal recinto” e “per te un nuovo mondo” o di Bonanno: “l’arte moderna è follia e vertigine” “io sono uno di voi”. In altri lavori la parola è il centro, l’artista punta contemporaneamente sull’aspetto del significante e del significato creando interessanti giochi di parole che aprono a più possibilità interpretative come nel caso dell’opera di Patrizio Vellucci e Donato Maturro in cui la frase “siamo sempre insieme separatamente non mente normalmente” scritta senza cesure rivela la sua densità di senso nella parola “mente”.
Gli ironici collage di Strada molto affini allo spirito irriverente e critico del dadaismo offrono uno spunto di riflessione più ludico per l’accesa cromia e per insoliti accostamenti e sovrapposizioni.
Anche l’aspetto materico e cromatico ci invita a scoprire piccole magie nascoste nella calibrata scelta di carte di diverse tipologie (Luc Fierens); nei raffinati interventi tecnici frutto di un sapiente uso delle potenzialità di macchine fotocopiatrici (Celeste Baraldi); nel contrasto tra materiali leggeri e pesanti come nel caso dell’opera di Galvani in cui il filo di ferro crea una trama modulare, simile alle grate di una prigione, unita alla leggerezza del tessuto chiaro e alla delicatezza della carta. Colpiscono i freschi collage di Maria Pia Fanna Roncoroni, la calibrata composizione di immagini di Hornschuh e Anna Boschi e il collage polimaterico di Ruggero Maggi. Francobolli creativi sono invece la caratteristica del lavoro di Kamperelic.
Alla seconda categoria appartengono scultori e pittori, come Caravita, Carantani, Cassaglia, Cavallotti, che partecipano all’operazione attraverso lavori realizzati con tecniche più tradizionali a testimonianza della grande apertura della Mail art, all’interno della quale ciascuno a suo modo può dare il suo contributo.
L’ultima categoria comprende artisti che si sono spinti verso le più recenti frontiere della Digital art come Eman, Daligand, Giuseppe Denti, Nicola Denti e Dany Tomasini che rielaborano immagini e fotografie attraverso la sovrapposizione di altre immagini e la compenetrazione e il contrasto di accesi colori. Queste opere pongono l’attenzione sulla sofferenza, il disagio e la complessità della mente concepita come un contenitore di infiniti mondi. Tra questi lavori colpisce quello di Nicola Denti, perché interviene su fotografie del manicomio di Mombello, protagonista latente di tutta la mostra, custode di una memoria ancora da scoprire.



Cos'è la follia?
La follia è una precipuità della malattia mentale, ossia un'aberrazione del cervello, non può avere come qualcuno, sostiene, due valenze: una creativa e una distruttiva. Da precisare che la parola"creatività" è un termine"largo", e che copre quindi un'area vastissima di fenomeni, anche quella delle arti.
Detto con parole povere, la follia, è un corto circuito del cervello e che quando accade, ha bisogno di essere urgentemente ripristinato, oppure se non lo si può ripristinare, si deve ricorrere al suo rifacimento.
Cosa oggi possibile grazie alla cono-scienza (nuove conoscenze/dna) e ad una chirurgia d’avanguardia, che cerca di renderci la vita meno amara.
Tra non molto assisteremo alla nostra completa clonazione, ritardo voluto e dovuto a delle opposizioni di carattere etico, e non come molti sostengono di carattere morale, poiché dobbiamo ricordarci che siamo un paese laico.
La verità è che l'uomo vuole vivere la sua breve o lunga vita, nel miglior modo possibile, sottoponendosi anche ad interventi lunghi e pericolosi, pur di vivere.
Nelle epoche passate, i gesti di ribellione o trasgressione erano additati a gesti di follia (malattia mentale); per le leggi vigenti, datesi dall'uomo, diverse dalle tavole dei comandamenti, ed erano ritenuti pericolosi e dannosi per lo stesso uomo e queste erano sanzionate con delle pene, quelle più severe, comprendeva anche l'eliminazione della persona.
Nelle epoche successive, la società, sollecitata dalle problematiche di salute mentale, ha incominciato ad analizzare la "follia" rivedendo anche il tipo di pena da applicare, conciliando l'eliminazione per una segregazione e una pena debilitante (flagellazione, digiuni, ecc.), questo per renderlo innocuo. Debilitazione, che inevitabilmente, portava alla morte, anche se si aveva una forte tempra.
Nel XX secolo. grazie alla maggior conoscenza (tematica) della psichiatria, intesa come filosofia, la società ha chiesto ai ricercatori, di studiare la problematica, e questi unanimemente hanno convenuto che la follia e le varie forme di depressione, sono delle "malattie" e come tutte le malattie, curabili nei modi e forme differenti.
La segregazione, in strutture protette, elettroshock e farmaci sono i metodi più adottati, poiché erano gli unici mezzi conosciuti, e che potevano portare qualche giovamento. Mentre si sono dimostrati invasivi e peggiorativi.
Negli anni 80 del XX secolo alcuni specialisti hanno adottato metodi meno invasivi (terapie di gruppo) e forme nuove: aprendo le strutture per una conoscenza della problematica; cercando di dare identità ai pazienti con la partecipazione; richiedendo o/i ravvedimenti di vecchie leggi o l'emanazione di nuove leggi.
La follia incomincia ad essere presente nel grande repertorio figurativo dell’arte come un documento, una testimonianza per informare l'aspetto doloroso: figure inguardabili, atti irrispettosi della morale, ecc.
Bosch può essere considerato un singolare interprete della follia. Ha mescolato gli esseri umani con oggetti, animali e vegetali, in una delirante atmosfera surreale.
Con un segno diverso il tema della follia, nell’arte dell’Ottocento, fa rientrare nell’ambito della sua espletazione i disturbi delle facoltà mentali.
In quel periodo, infatti, un’opinione diffusa riteneva che le passioni dell'epoca, originavano la follia.
Gericault, pur appartenente alla corrente romantica,dipinse intorno al 1822 dieci ritratti di pazzi, dei quali soltanto cinque sono giunti fino a noi, fissando sulla tela i volti di alcuni ricoverati presso l’Ospedale della Salpietère a Parigi, destinando i quadri al dottor E. J. Georget come illustrazioni per un libro o per alcune lezioni sulle malattie mentali.
La rappresentazione era di uno stanzone enorme e spoglio, riempito violentemente da una luce intensa e abbagliante che ritaglia in controluce le sagome delle pazze.
Poche sono in piedi, la maggior parte sono allineati è bloccati contro il muro, che forma una ulteriore barriera in un ambiente chiuso da grate e da cancelli.
Questa spettrale visione di un luogo destinato al ricovero dei malati di mente, voleva essere una denuncia di una condizione di violenza e disumana.
Questa era la prima denuncia fatta dall’arte, ritenuta fino a quel momento, espressiva solo di puri valori estetici.
La mostra "arte & follia" vuole continuare il viaggio intrapreso, cercando anche aggregazioni che abbiano voci che possano creare degli echi, che se accolti possano portare giovamento alla problematica.
C'è da rilevare che la malattia mentale è imputabile ed è ascrivibile ai fattori di rischio presenti nella società, che per i propri interessi ha inculcato falsi valori quali: arricchimento, sfruttamento, ecc., valori questi che ancora oggi vengono preferiti, ai veri valori morali


Approfondimento:

http://dacampo.altervista.org/arteepazzia/pittori%20pazzi.htm